mercoledì 19 ottobre 2011

Gli Italiani vogliono una politica per affrontare la crisi

EGOISMI ED OPPORTUNISMI
IMPEDISCONO LA CRESCITA
“La disoccupazione e la frustrazione giovanile – dice Giorgio Napolitano il 19 ottobre 2011 alla cerimonia per i nuovi cavalieri del lavoro – devono essere al centro delle nostre preoccupazioni. Dobbiamo avere l’assillo di dare risposte alle istituzioni europee e alle richieste dei giovani. Si guardi con coraggio agli interessi comuni di più lungo termine. Attenzione alla protesta pacifica in uno con il rifiuto e il dovere del rigore contro inammissibili violenze”.
Il Capo dello Stato manifesta la sua preoccupazione per la coesione sociale, l’equilibrio democratico e la convivenza civile. Per Napolitano occorrono “impellenti scelte di riforma strutturale e stimolo alla crescita”. Si tratta di “riconoscere come problemi di tutti quelli che preoccupano le famiglie in difficoltà, quelli che nei giovani suscitano, per effetto della precarietà e incertezza, pesanti interrogativi per il futuro. Bisogna “proiettarsi oltre approcci legati a pur legittimi interessi settoriali.
“La priorità assoluta dell’Italia - sostiene Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia – è oggi uscire dalla stagnazione riavviando lo sviluppo con misure strutturali. La bassa crescita dell’Italia è anche riflesso delle sempre più scarse opportunità offerte alle giovani generazioni”.
Giampaolo Galli, direttore generale di Confindustria, invoca una immediata attuazione della riforma fiscale e assistenziale. Ivan Malavasi, presidente di Rete imprese, chiede un maggiore impegno contro il sommerso che è ritenuto un “cancro” che determina uno svantaggio competitivo da eliminare. “Ci vuole un Piano Decennale – sostiene l’economista Marco Vitale – per poter traghettare l’Italia fuori da questa situazione attraverso dismissioni, sviluppo del reddito e la diminuzione della macchina politica che è la più costosa del mondo”.
“Il governo con la maggioranza numerica – sostiene Beppe Pisanu, presidente della Commissione Antimafia – non è in grado di reggere i pesi dei problemi che incombono e il Parlamento non è in grado di cambiare il governo”. Si tratta di “debolezza politica”. Una delle cause di questa situazione è “l’intreccio che si è creato tra crisi economico-finanziaria e crisi politica, l’una alimenta l’altra. La soluzione è una grande alleanza che sia in grado di rimettere l’Italia in camminata e di rassicurare i mercati e la comunità internazionale sulla serietà delle nostre intenzioni. Casini può dare un contributo per la nascita e la guida di un movimento politico liberale, laico e cattolico che metta a disposizione delle forze del mutamento, specialmente dei giovani e delle donne”.
I sostenitori del “partito della nazione” sono chiamati a “mantenere desta la sensibilità” per il riconoscimento dei diritti e della dignità dell’uomo, di fronte ai rappresentanti del popolo che hanno piegato la propria ragione “all’attrattiva dell’utilità individualistica” a danno delle persone che costituiscono la comunità civile. Occorre vincere lo statalismo, la partitocrazia e lo sperpero del denaro pubblico che sono ancora oggi le “le male bestie” di Luigi Sturzo.
Il superamento degli egoismi, cioè il trionfo della giustizia sociale, costituisce il fine dell’agire politico per eliminare gli ostacoli dei cittadini che hanno diritto ad “una vita buona”, fatta di prosperità materiale e spirituale. Il bene comune comprende non solo i servizi di utilità pubblica o di interesse nazionale, ma anche l’integrazione sociologica di tutto ciò che vi è di coscienza civica, virtù politiche, senso del diritto e della libertà, rettitudine morale, amicizia, felicità e virtù nelle vite individuali dei membri della società civile.

lunedì 10 ottobre 2011

Uomini e donne che realizzano il bene comune

PER L'EMERGENZA OCCORRE
UNA NUOVA CLASSE POLITICA
“L’Italia non crescerà - ha detto Giorgio Napolitano – se non tutta insieme, dal Nord al Sud, se non metterà a frutto le risorse e le potenzialità della nostra gente. I giovani hanno bisogno di avere speranza e noi dobbiamo dare questa speranza. La Politica siamo tutti noi”.
“La priorità assoluta dell’Italia – ha sostenuto Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia - è oggi uscire dalla stagnazione riavviando lo sviluppo con misure strutturali. Si stanno sprecando risorse e stiamo mettendo a repentaglio non solo il futuro ma quello del Paese intero. La bassa crescita dell’Italia degli ultimi anni è anche riflesso delle sempre più scarse opportunità offerte alle giovani generazioni”.
La disoccupazione e la povertà crescono in modo considerevole e lo squilibrio tra Nord e Sud si accentua sempre di più. Precarietà del lavoro, disoccupazione, disuguaglianza nella distribuzione dei redditi. “La globalizzazione resta non governata - ha sostenuto il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana – e sempre di più tende ad agire dispoticamente prescindendo dalla Politica. L’Italia non si era mai trovata tanto chiaramente dinanzi alla verità della propria situazione”.
L’imprenditoria italiana chiede la riforma del fisco. “Dobbiamo prevedere – ha sostenuto Ivan Malavasi, Presidente di Rete Imprese Italia – un sistema che premi, stimoli e agevoli l’efficienza produttiva delle imprese. Dobbiamo anche poter arrivare, per la singola impresa, a ridurre il carico fiscale sugli incrementi di reddito dichiarati”.
“L’unico modo per uscire dalla crisi politica, economica e sociale – ha sostenuto Lorenzo Cesa, segretari dell’Udc - è recepire con i fatti, e non solo a parole, il richiamo del Capo dello Stato e quindi lavorare da subito in Parlamento a provvedimenti condivisi che affrontino le grandi questioni che interessano davvero i cittadini italiani”
È auspicata da Benedetto XVI “una nuova generazione di uomini e donne capaci di promuovere non tanto interessi di parte, ma il bene comune”.
Il bene comune del popolo, inteso come vita buona, cioè conforme alle esigenze e alla dignità della natura umana che esige una vita moralmente giusta e felice, è il fine della politica. Questo bene deve fluire su ogni membro della comunità civile.

La politica sarà considerata giusta se realizza il compimento del bene comune, cioè se crea prosperità materiale quale presupposto per l’elevazione spirituale dell’esistenza umana. Il bene comune si realizza se tutta la comunità è coesa nella giustizia e nell’amicizia civica che sono le forze conservative della società.

L'attività dei rappresentanti del popolo non deve essere fondata sull’avidità, la gelosia, l’egoismo, l’orgoglio e l’astuzia, ma sui bisogni più intimi della vita delle persone e dell’esigenza della pace, dell’energie morali e spirituali dell’uomo.

Il superamento degli egoismi, cioè il trionfo della giustizia sociale, costituisce il fine dell’agire politico che diventa leva che trasforma l’ingiusto in giusto. L'azione del testimone del popolo non è semplice sopportazione, cioè non è calma imperturbabile, ma è provocazione che mira ad eliminare gli ostacoli della vita dei cittadini per la pace e la riconciliazione sociale.

La vita democratica dovrebbe essere un’organizzazione razionale di libertà eticamente e umanamente fondata. La società politica è destinata allo sviluppo delle condizioni di ambiente che portano la moltitudine a un grado di vita materiale, intellettuale e morale conveniente al bene e alla pace del tutto sociale.

Si tratta di realizzare una democrazia nella quale i cittadini non abbiano solo diritto di suffragio, ma si trovino impegnati in modo attivo nella vita politica del Paese. Lo Stato sia strumento a servizio della comunità civile, cioè lo Stato proporzionerà il suo modo di agire in rapporto ai valori della comunità.

Se si vuole proporre un partito per la nazione occorre raggruppare tutti coloro che vorranno dedicarsi a una certa concezione di democrazia da perseguire e dei mezzi idonei per il conseguimento della “vita buona” per tutti.

I valori del popolo iataliano (dignità della persona umana, famiglia, solidarietà, sussidiarietà), devono penetrare la cultura e promuovere il benessere della comunità civile.

sabato 1 ottobre 2011

Occorre risvegliare la speranza di una vera democrazia

NOSTALGIE DEMAGOGICHE
DI UN LONTANO PASSATO


“Negli ultimi tempi - ha affermato Giorgio Napolitano il 30 settembre 2011 alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Napoli – io ho più volte ricordato l’Articolo 5 della Costituzione. Dice che la Repubblica è una e indivisibile, e subito dopo, lo stesso articolo riconosce e valorizza le autonomie locali. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nell’ambito della Costituzione e delle leggi. E nelle leggi non c’è spazio per la secessione”.
L'opinione del Capo dello Stato è stata chiesta dal professore Massimo Villone per le dichiarazioni di Umberto Bossi a proposito di “una via democratica alla secessione” del “popolo padano”.
Per il Presidente della Repubblica Italiana, il “popolo padano non esiste”. “La memoria degli eventi - ha sostenuto Napolitano - che condussero alla nascita dello Stato nazionale unitario e la riflessione sul percorso successivamente compiuto, possono risultare preziose nella difficile fase che l’Italia sta attraversando, in un’epoca di profondo e incessante cambiamento della realtà mondiale”.
“Il Presidente Napolitano - afferma il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa – riesce meglio di tutti a interpretare il comune sentire degli Italiani. Occorre lavorare perchè cambino le cose, sperando che faccia altrettanto chi si ostina ancora in queste ore a pensare che la crisi del Paese si risolve evocando la “Padania” e la “secessione”.
“Il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia – ha sostenuto Pier Ferdinando Casini – è una grande occasione per una riflessione collettiva sul nostro passato e un ripensamento, per il futuro, del senso di appartenenza alla comunità nazionale. Purtroppo oggi il distacco tra la politica e i cittadini si è gravemente accentuato e le rivendicazioni del cosiddetto "federalismo", alimentate dalla Lega, mettono in discussione le ragioni stesse dell'Unità”.
Oggi lo Stato è in crisi perché troppo angusto per risolvere i “problemi del lavoro e della crescita economica” ed è troppo dilatato per rappresentare gli interessi elementari dei cittadini.
Si utilizzano gli slogan del “federalismo” e della “secessione” per affrontare la crisi economica – finanziaria imposta dal mondo globalizzato. Per i politici della Lega il “problema è l’obiettivo”, cioè la realizzazione del federalismo. Alcuni seguaci di Bossi sono convinti che “la Lega in questo momento sia l’unico partito che rappresenta il “Contratto Sociale”. Rousseau dice che il popolo delega lo Stato a gestire alcune funzioni, quindi i politici. Noi sappiamo come scrive addirittura Jean Rousseau, che chi governa deve interpretare la volontà generale. Per citare il contratto sociale di Rousseau intendiamo rispettare il mandato che il popolo ci ha conferito e che è riportato sul Programma”.
La “volontà generale” di Rousseau, pensatore illuminista del Settecento, non è rappresentativa perché è solo un’autorità lontana dal popolo. Il popolo nell’unità di volontà generale rappresenta se stesso. La sua autorità è un potere forte e non ha bisogno di essere controllato dal basso. Il cittadino è costretto a fare quello che la volontà generale decide, in quanto non c’è possibilità di dissenso. Coloro che non si piegano alla progettualità astratta della volontà generale sono piegati con la forza.
Il pensiero del socialista Pierre-Joseph Proudhon, lettore del “Contratto Sociale” dello svizzero Jean-Jacques Rousseau, è ancora radicato nella Valle Padana. In Italia, i seguaci di Proudhon volevano realizzare nell’Ottocento una democrazia federalista con un patto (=foedus), un contratto tra le persone responsabili, come una nuova religione civile dell’umanità. La società veniva divinizzata; “quello che conta è la società e l’individuo non conta più nulla”. I “proudhoniani” italiani presentavano il federalismo come rivolta libertaria conto l’autoritarismo dello Stato dispotico. Si trattava di democraticismo.
Essenza del federalismo come movimento, per il politologo Gianfranco Miglio, è la partecipazione dei cittadini verso l’autogoverno responsabile. Il federalismo in sostanza dovrebbe presupporre un tessuto sociale robusto, una coesione sociale forte e una compagine politica vigorosa. La prospettiva federale non è dissolutiva, cioè non è disgregazione ma è liberalizzazione generale, pluralismo dinamico e auto emancipazione. Non si tratta di un restringimento della democrazia ma come allargamento, come meta della democrazia, cioè come autogoverno.
In tempi recenti, è avvenuto un equivoco dove “federalismo” appare come “vertigine scompositiva”, cioè si vuole plasmare lo spirito dell'eletore con l’idea che gli organismi della società politica debbano segmentarsi. Il “dispotismo” della maggioranza parlamentare si trasforma in demagogia con l'esaltazione “dell’etnos”, del “popolo padano”, cioè preminenza della comunità chiusa o ripiegamento sulla realtà del campanile. Si parla di “sovranità del popolo” e si invoca la “volontà generale” dell’assemblea parlamentare.
L'atteggiamento come quello etnicista che si ammanta del nome di federalismo ha radice nella paura. Si teme la globalizzazione e lo sconfinamento dei nuovi mercati vissuti come ribaltamento, cioè come voragine che viene ad aprirsi improvvisamente. Tutto ciò genera ansietà e ci si ripiega su se stessi. Si tratta di un problema psicologico collettivo dove il federalismo non ha nulla a che fare. Il federalismo solidale verso gli amici è solo spreco perché si aiuta chi non ha bisogno e sfigura l’ideale stesso di solidarietà se praticato per ottenere appoggio o voti politici.
Il popolo è oggi di fronte a un nuovo “male” rappresentato dal "democraticismo strisciante": le maggioranze parlamentari manifestano prevaricazione nelle decisioni delle Camere. Il mito della democrazia con il continuo richiamo al “dogma” del “popolo sovrano”, alla sua “volontà” o alla continua determinazione della “legge del numero” soffocano la democrazia.
La società politica italiana ha scelto la democrazia, ha stabilito di reggersi con forma repubblicana e costituirsi in Stato, retto da norme costituzionali. Il popolo italiano, come società politica costituita, cioè come insieme di coscienze personali che, avendo una storia in comune attestata dall’unità del linguaggio, avendo scelto di vivere insieme con giustizia e cultura civica, ha deciso, dopo la Seconda guerra mondiale, di autogovernarsi.
La Costituzione è l'evento fondamentale di convivenza. I rappresentanti del popolo sono investiti di autorità in modo limitato e la esercitano in nome del popolo nella forma di potere esecutivo nel Governo, nella forma di potere legislativo nel Parlamento e nella forma giudiziaria nella Magistratura. Il popolo rende partecipi della sua autorità i suoi rappresentanti senza vincolo di mandato e questi non possono emettere leggi senza il consenso dei cittadini.
L'azione del rappresentante del popolo deve alimentare il progresso della civiltà nel senso di arricchire il bene comune che è fatto di prosperità materiale e spirituale per tutti gli uomini e le donne.
La democrazia è un sistema politico in cui il popolo ha bisogno di testimoni che gli insegnino ad essere autenticamente popolo. Il corpo politico necessita persone che mantengano la tensione morale nella comunità civile, perché ha esigenza di ritrovare la propria identità attraverso l’azione di politici che sappiano promuovere il benessere sociale per tutti.

domenica 25 settembre 2011

Il Paese è chiamato ad uno sforzo comune

LA POLITICA SI IMPEGNI
PER UNA VERA CRESCITA


“Il nostro Paese - afferma Giorgio Napolitano il 23 settembre 2011 durante la cerimonia dell’apertura dell’anno scolastico – è chiamato a prove difficili, e quindi ad un nuovo grande sforzo comune. L’Italia deve ora affrontare senza indugio la sfida di tornare a crescere, del crescere di più e meglio, del crescere unita. Occorre dare una scossa al muro della disoccupazione giovanile: è l’assillo di tante famiglie. È necessario affermare criteri di massimo rigore e di effettiva produttività nella spesa pubblica”.
Per il Presidente della Repubblica, “c'è necessità del ricostituirsi di un cemento nazionale unitario che consenta la massima mobilitazione di grandi energie di cui potenzialmente l’Italia dispone, allo scopo di superare questa fase molto critica per l’Europa e, specificamente, per l’Italia”.
“L'Italia ha ancora il tempo per salvarsi – sostiene Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria – ma deve fare in fretta, molto in fretta perché il tempo sta scadendo”.
Le banche, dopo il declassamento dell’Italia da parte delle “agenzie di rating”, hanno ridotto i finanziamenti. Senza denaro liquido non c'è lavoro per le imprese e per i loro dipendenti.
“Siamo ad un punto di disfunzione democratica pericolosissima – afferma Marco Vitale al Centro Congressi della Fiera di Verona, tenutasi dal 16 al 18 settembre 2011 – dobbiamo ricostruire la democrazia del nostro Paese e mondialmente dobbiamo ricostruire il pensiero economico”. L’economista incita i giovani a tradurre l'insegnamento della “Dottrina Sociale della Chiesa” in una “Democrazia Sostanziale Coerente” in grado di consentire “un paziente lavoro coerente” da parte della società politica per “traghettare l'Italia fuori da questa situazione attraverso dismissioni, sviluppo del reddito e la diminuzione della macchina politica che è la più costosa del mondo”.
“La Dottrina Sociale della Chiesa oggi ha soprattutto bisogno di coraggiosi e decisi attuatori – sostiene Vittorio Possenti, docente di Filosofia Politica in “Ca’ Foscari” di Venezia – per “attualizzare” i fondamenti della dottrina sociale che sono la persona, il bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiarietà, la partecipazione, la solidarietà”.
La prospettiva di coloro che credono nei principi della persona umana, della famiglia e della sussidiarietà è quella personalistica comunitaria. Si tratta di riconoscere l'importanza della libertà di scelta di ogni uomo e donna con l'organizzazione dal basso della società civile, cioè favorire la libertà delle persone che vogliono realizzare il bene comune. Il ruolo della giustizia è quello di eliminare gli ostacoli alle pacifiche relazioni tra le persone, cioè eliminando le ingiustizie sociali che creano odio e risentimenti tra chi gode di benefici e chi non dispone nemmeno dell’essenziale per vivere. I politici devono conoscere ed applicare con responsabilità l'aspetto politico della giustizia sociale, dell’amicizia e del rispetto della persona.
I valori del popolo sono calpestati e si sta sprofondando sempre più in basso. “L'immoralità è dilagante a tutti i livelli della società – afferma il cardinale Luigi Tettamanzi – e pare che al peggio non ci sia più limite, che la catastrofe sia alle porte. Impoverimento delle famiglie, crescente disaffezione verso la politica, peggioramento di alcune prospettive di stabilità per il lavoro dei giovani, aumento della ricchezza per pochi e indebitamento crescente per molti. Chi governa dovrebbe avere il coraggio di impostare le manovre economiche assicurando vera speranza ai giovani”.
Gli esponenti politici non devono accettare il relativismo che svilisce la dignità della persona umana nella sua stessa comunità con la diffusione del crimine, la droga, il degrado urbano, la prostituzione, l'inquinamento, l'abbandono della famiglia a se stessa. I valori spirituali del popolo italiano devono essere difesi per conservare la nostra identità e promuovere un futuro per la nostra società civile.
Si tratta per gli esperti dell’economia di dare spazio alla sussidiarietà, generare nuove imprese, attrarre nuovi investimenti, dare un valore positivo a chi fa impresa, riportare al centro il lavoro con un mercato inclusivo per i giovani, le donne e gli immigrati.
L'applicazione del principio di sussidiarietà significa che lo Stato non deve togliere alla famiglia quei compiti che essa può svolgere da sola o associata con altre famiglie e deve garantirle il suo sostegno, assicurando l’aiuto di cui ha bisogno per assumere le sue responsabilità. La solidità del nucleo familiare è risorsa per la qualità della convivenza sociale.
Occorre vincere la globalizzazione con un "governo della globalizzazione economica e finanziaria", cioè attuare una economia sociale di mercato e promuovendo la solidarietà e la sussidiarietà.
La richiesta di uno Stato più umano e solidale significa che il mutamento della società spetta alle persone che, chiamate a rappresentare il popolo nelle Istituzioni locali e nazionali, si liberino dalle chiusure individualistiche e si aprano per una società vitale i cui membri possano vivere nella costruzione e nella condivisione della “vita buona” per tutti.

martedì 20 settembre 2011

Situazione a rischio per la società civile

LA RIPRESA È NEL SOSTEGNO A
FAMIGLIE, IMPRESE E INDUSTRIA

"I comportamenti degli Italiani sono sempre gli stessi – ha sostenuto Giuseppe De Rita, presidente del Centro Studi e Investimenti Sociali - e, di fronte alla crisi economica – finanziaria, emerge l’inclinazione ad adattarsi. Si reagisce con i risparmi accumulati nel tempo e a ripetere l’arte dell’arrangiarsi per non essere travolti dall’uragano.

Le famiglie vivono in ansia e aspettano la fine della recessione che si è dimostrata ancora più dannosa negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei.

Il problema degli Italiani è la "debolezza politica", cioè i governanti non hanno fiducia nello "sviluppo di popolo” perché le istituzioni, la cultura sono diventate “parole svuotate”, cioè valori che non significavano più nulla.

Il sistema imprenditoriale italiano ha retto finora la crisi globale, grazie al ruolo degli immigrati, dei piccoli imprenditori coraggiosi e a una gestione oculata dei consumi. Occorre dare spazio all'iniziativa privata con agevolazioni e sgravi fiscali, dando fiducia a più soggetti economici in grado di far fronte alla crisi.

Si avverte la necessità di “comunità”, cioè bisogna fare gli interessi di tutta la società civile. "È indispensabile l'impegno comune - sostiene il presidente Giorgio Napolitano - sento parlare di un piano pluriennale, di una piattaforma meditata che nasca da consultazioni ampie per rilanciare la crescita anche perchè se il prodotto interno lordo decresce l'impresa diventa ardua se non impossibile".

In Veneto la percezione sull’economia è preoccupante. È indispensabile l'applicazione del principio di sussidiarietà da parte dello Stato.

Il fine delle Istituzioni politiche è quello di aiutare le persone per il loro pieno sviluppo. L'azione politica si realizza nella costituzione del bene comune, cioè nell'agire per il popolo attraverso varie forme espressive che sono la famiglia, i gruppi sociali intermedi, le associazioni, le imprese di carattere economico, le città, le regioni. "Siamo una grande economia - dice Napolitano - una società vitale. Ma tutto ciò va messo a frutto con scelte politiche appropriate".

sabato 17 settembre 2011

Il futuro dell’Italia si fonda sui valori dei nostri Padri

LA COMUNITÀ CIVILE
È SECONDO NATURA
La città è comunità in cui ci deve essere amicizia civica perché tutti si conoscono e cercano il bene comune che può essere esteso al di là della città. La comunità che si costituisce secondo natura, per la vita quotidiana, è la famiglia come unione di uomo e donna. Oltre i bisogni quotidiani ci sono altri bisogni e la famiglia si unisce alle altre, formando una colonia di famiglie, un villaggio, una comunità più grande per soddisfare i bisogni più ampi.
Per rendere la vita felice, cioè pienamente autosufficiente, si costituisce per natura la comunità di più villaggi, cioè la città che è comunità politica. È modello aperto perché l’uomo è socievole e vuole vivere nelle regole del giusto e dell’ingiusto, del bene e del male. Non c’è famiglia e città se non c’è comunanza di ciò che è bene e male.
La pura naturalità umana è trascesa verso ambiti di convivenza retta da principi morali. Per costruire la famiglia e la città ci vuole il possesso comune dei principi del bene e male. Si tratta di porre attenzione sul carattere etico della vita sociale. La città è anche anteriore alla famiglia nel senso che ciò che è bene comune, che riguarda tutti, ha più valore dell'interesse privato del singolo uomo.
L'anteriorità del valore della città, rispetto a ciascun individuo, è giustificato dal fatto che nella comunità politica si può trovare la capacità di vivere bene, la garanzia dell’autosufficienza della vita, cioè l’autonomia di bastare a se stessa.
Ogni comunità, dalla famiglia alla città, si costituisce in vista di un bene, cioè guardando verso un fine. La comunità più alta è la comunità politica che tende al bene più alto, il vivere bene di tutti. Il bene comune è onnipresente all’attività umana in quanto gli uomini si uniscono sempre in vista di qualcosa.
Il carattere più profondo della socialità umana è di essere in dialogo costante sul bene e sul male. Su questa caratteristica entra il diritto e la giustizia che è una virtù della comunità politica. Il diritto ordina la comunità sociale in quanto è aggiudicazione di ciò che è giusto. Il giusto è il principio di giustizia che viene applicato nei rapporti umani. L’amicizia politica e la giustizia sono le due virtù che fanno vivere la città.

venerdì 16 settembre 2011

I valori degli Italiani hanno profonde radici cristiane

I testimoni del popolo ridestano uniti il credo
democratico nella libertà delle scelte politiche
Wilfried Martens, presidente del Partito Popolare Europeo, citando Don Sturzo, ha affermato: “…I padri fondatori del PPE avevano convinzioni radicali di libertà, responsabilità e dignità dell'essere umano, considerato come soggetto e non come oggetto della storia… Con le buone idee stimoleremo le linee economiche per la sicurezza dei cittadini...Siamo pronti ad affrontare le sfide con i valori comuni del PPE … per un mercato sociale ... Siamo forti e uniti per l’Europa”.
La “rettitudine intellettuale e morale”, la “testimonianza di amore, libertà e di servizio al popolo" di Luigi Sturzo, fondatore nel 1919 del Partito Popolare Italiano, costituiscono valori fondamentali per tutti gli Italiani. Il suo appello “A tutti gli uomini liberi e forti” di combattere per difendere nella loro interezza “gli ideali di giustizia e libertà” scuote gli animi e sprona i cuori generosi per affrontare le sfide della globalizzazione e dell’immigrazione.
La comunità politica ha bisogno di testimoni che le insegnino la razionalizzazione morale della vita sociale. Si avverte la necessità di uomini che mantengano la tensione morale nei cittadini e li aiutino a ritrovare la propria identità.
Le prove del riconoscimento dei fini essenzialmente umani della vita politica e delle sue istanze più profonde sono essenziali per affrontare le “male bestie” del prete di Caltagirone che sono, ancora oggi, lo statalismo, la partitocrazia e lo sperpero del denaro pubblico.
Lo Stato, espressione e strumento del corpo politico, deve essere “veramente popolare”, riconoscere i “limiti della sua attività”, rispettare gli organismi naturali e sociali intermedi, applicare il principio di sussidiarietà, cioè aiutare economicamente, istituzionalmente e legislativamente tutte le entità sociali più piccole, iniziando dalla famiglia.
La famiglia italiana di oggi deve affrontare l'attuale crisi finanziaria, economica e valoriale. Si tratta di recuperare “le radici della crescita delle Regioni per promuovere le loro qualità produttive che fanno vincere le sfide della globalizzazione. Milioni di Italiani vivono, secondo le recenti statistiche, con la metà del reddito medio nazionale (circa 600 euro al mese) . La crescita degli indigenti evidenzia una forte disuguaglianza tra ricchi e poveri e un fenomeno di ingiustizia sociale.
La famiglia genera legami di appartenenza, dà forma sociale alle persone, trasmette valori culturali, etici, sociali, spirituali, essenziali per lo sviluppo della società civile.

martedì 13 settembre 2011

I cittadini decidono il loro futuro

I TESTIMONI DEL POPOLO
PER I VALORI DELL'ITALIA

La questione del voto impegna i giovani ad essere protagonisti in tutta la società politica.

Il problema è il fututo degli Italiani, cioè se la società civile conserverà i valori tramandati attraverso le generazioni. Si tratta di pensare la cultura del popolo, cioè se sarà rispettata l’eredità migliore della comunità civile in merito allo stato di diritto, alla giustizia, alla solidarietà, alle libertà politiche, civili, sociali per tutte le persone.

Le basi della nostra nazione, come entità permanente, sono le regole immutabili della legge naturale, la continuità culturale, la tradizione, la consapevolezza storica, l’amore della patria . A questi valori sono ancorati i cuori di tutti gli uomini e le donne.

Insofferenza, disagio, protesta scaturiscono dai cittadini che vedono minacciata la loro esistenza.

I cittadini chiedono che non sia trascurata la famiglia che deve difendersi di fronte al potere economico e finanziario del mercato globalizzato che mira soltanto al profitto utilitaristico.

La vita sociale che la famiglia abbia un ruolo pubblico nella comunità perché è il perno di giunzione essenziale fra la persona, la società e lo Stato. Il suo carattere originario, antecedente allo Stato, richiede la promozione della sua funzione da parte delle Istituzioni .

Prima dell’impegno per i diritti dell’uomo c’è quello per il diritto ad essere uomini, cioè ad essere considerate persone che tendono a conquistare la piena autosufficienza nella comunicazione e nell’amicizia con le altre persone.

Senza il collegamento ai valori della vita, gli stessi diritti dell’uomo perdono il loro vigore, cioè divengono semplici enunciati che possono essere revocati in qualsiasi momento.
L'attività politica non deve essere fondata sull’odio, la gelosia, l’egoismo, l’orgoglio, l’astuzia ma basarsi sulla “forza dell'amore”, cioè occorre amare il proprio avversario politico ed essere umano nei suoi confronti.
La politica, l’economia, la sociologia possono realizzare i loro fini attuando una morale aperta, estesa ad ogni uomo, una morale del bene e male e non solo dell’utile.

martedì 6 settembre 2011

Gli Italiani votano con liste elettorali bloccate

LA DEMOCRAZIA DELLE NORME
ANNULLA LA LIBERTÀ POPOLARE


Lo Stato per Hans Kelsen, giurista tedesco nato nel 1881 a Praga, naturalizzato americano e morto nel 1973 a Berkeley, è lo Stato normativo, Stato del diritto come insieme di norme. Nella democrazia si dice: “Lo Stato siamo noi”, cioè è la totalità politica che forma la società civile e lo Stato.
Il giurista sostiene la democrazia esclusivamente procedurale, intesa da tutti come un insieme di regole che stabiliscono chi è autorizzato a prendere le decisioni collettive e con quali procedure. Questa concezione lascia impliciti i presupposti della democrazia, come governo dal basso e suffragio universale, lascia impliciti i valori e i fini ma lascia imprecisati i contenuti. Una democrazia procedurale sarebbe aperta a ogni contenuto e comporta la neutralizzazione pubblica dei valori.
La democrazia procedurale entra in crisi quando nella società circolano tensioni che lacerano le coscienze delle persone. C'è controversia nella nostra società civile.

Il voto di lista e la regola della maggioranza non permettono di tener conto dei valori del popolo e dei bisogni reali dei lavoratori.

I cittadini non hanno più potere perché i loro rappresentanti politici vengono scelti dalle segreterie dei partiti. Le liste sono bloccate e i candidati disposti secondo un ordine non modificabile dagli elettori. Uomini e donne non fanno altro che votare il simbolo del partito senza potersi scegliere gli eletti. I prescelti non rappresentano gli interessi delle popolazioni locali. Un cittadino veneziano è costretto a votare per un politico dell’Umbria o della Toscana.

I cattolici si sentono emarginati nel Partito democratico e nel Popolo della libertà.

Nei partiti si decide secondo la regola della maggioranza.

“Il Partito Democratico – ha affermato la cattolica Dorina Bianchi – è stato una delusione. Lo spazio per una presenza identitaria dei moderati cattolici si è ridotta al lumicino. Il Pd potrà consolarsi sul fronte laico. Un’anima moderata e cattolica ha difficoltà a stare in quel partito”.

Gli altri usciti dal partito di Bersani sono stati Francesco Rutelli, Linda Lanzillotta e Gianni Vernetti.

Nel Popolo della Libertà, i cattolici veneti hanno visto l’affermarsi di culture minoritarie: liberal - socialista, socialista e cristiano - sociale.

Si avverte la necessità di costruire un partito della nazione con una presenza di ispirazione popolare, liberale, cattolica e sociale che si ispiri ai valori del popolarismo di Don Luigi Sturzo. La politica degli interessi ha dimenticato i valori del popolo veneto.

Nel Veneto i partiti non sono strutturati dal basso e non sono radicati sul territorio; questo denota una mancanza di democrazia.

Si auspica la reintroduzione della preferenza nella scheda elettorale. Le liste elettorali fatte a Roma non permettono di risolvere i problemi del territorio. Nelle riunioni delle associazioni politiche si grida che il popolo non è più disponibile a votare liste e uomini calati dall’alto.

I politici per il Centro Studi Investimenti Sociali “si esprimono più come opinionisti che come portatori di interessi concreti delle popolazioni locali”.

Il card. Angelo Scola ha affermato: “È ora di rimboccarsi le maniche, i mesi che ci attendono chiedono a tutti i cittadini di gareggiare per il bene di Venezia e del Veneto. Sono in atto iniziative che partono dal basso per un buon governo. Amare Venezia e il Veneto chiede una partecipazione personale e diretta di tutti noi che incomincia dal quotidiano. Quanti sono scelti dal popolo sovrano dovranno fare squadra per il bene comune che è la vita buona per tutti senza distinzione”.

La democrazia è un sistema politico in cui il popolo ha bisogno di uomini, di testimoni che gli insegnino ad essere autenticamente popolo. Il corpo politico necessita persone che mantengano la tensione morale nella comunità civile, perché ha esigenza di ritrovare la propria identità attraverso l’azione di politici ispirati dai propri elettori e che ridestino i cittadini al senso dei loro compiti: promuovere il benessere sociale per tutti.

venerdì 2 settembre 2011

La partitocrazia impedisce le vere scelte di libertà

MAGGIORANZA CONFUSA

SOCIETÀ CIVILE IN CRISI

I componenti del partito della nazione intendono creare una nuova forza che dia “centralità all’interesse generale nell’azione politica e speranza di crescita ad un Paese disilluso”. I governi hanno realizzato, secondo il pensiero dei politici centristi, "una serie di privatizzazioni che hanno favorito i nuovi monopolisti di settori strategici come banche, assicurazioni, telecomunicazioni, gas ed energia con il risultato di appesantire i costi dei servizi per i cittadini, le famiglie e le imprese".

Gli esponenti politici moderati prevedono una riforma elettorale che consenta finalmente la nascita di partiti politici e schieramenti omogenei. Il sistema elettorale auspicato è quello proporzionale tedesco che prevede con uno sbarramento percentuale la riduzione dei partiti. Si vuole formare un centro politico (popolare, europeista, moderato e riformatore) che rappresenterà il partito della nazione distinto dal populismo demagogico e dal particolarismo territoriale degli interessi localistici.

La prospettiva di coloro che credono nei principi della persona umana, della famiglia e della sussidiarietà è quella personalistica comunitaria. Si tratta di riconoscere l’importanza della libertà di scelta di ogni uomo o donna con l'organizzazione dal basso della società civile, cioè favorire la libertà di autonomia delle persone che vogliono realizzare il bene comune. Ogni persona vuole realizzare se stessa e sentirsi parte delle organizzazioni sociali entro cui può svolgere la propria esistenza.

La comunità civile potrà durare nel tempo se la libertà sociale è ben salda sulla giustizia e sul senso dell’amicizia civica. Il ruolo della giustizia è quello di eliminare gli ostacoli alle pacifiche relazioni tra le persone, cioè eliminare le ingiustizie sociali che creano odio e risentimenti tra chi gode di benefici e chi non dispone nemmeno dell’essenziale per vivere. L’amicizia conferisce dinamicità alle relazioni interpersonali perché infonde entusiasmo che sprigiona le energie più profonde dell’animo umano.

I politici devono conoscere i valori umani e morali coinvolti nella realizzazione del benessere sociale, cioè conoscere ed applicare con responsabilità l’aspetto politico della giustizia sociale, dell’amicizia, del rispetto della persona umana dall’inizio del suo concepimento fino alla sua morte naturale.