giovedì 21 settembre 2017

Tasse e perdita dei posti di lavoro

L’ITALIA NON HA MAI AVUTO VOCE 
CON  L’ISTITUZIONE  DELL’EURO 
In un mondo sempre più connesso, il commercio è globalizzato con investimenti e reti di produzione che uniscono tutti I Paesi in grado di produrre beni e servizi competitivi. Si produce dove è più conveniente.
L'Italia non è più competitiva per la mancanza di leggi e regole idonee a far fronte alle sfide del mondo globalizzato.

Negli ultimi anni l’economia mondiale e la politica mondiale sono cambiate.
Gli Stati Uniti d'America e l'Europa hanno perso i loro primati con la “crescita di produttività” di Cina, India e di altri “mercati emergenti” tra cui Brasile e Russia che sono in grado di attrarre i capitali per le loro produzioni industriali e per la fornitura di energie.
I costi di trasporto intercontinentali sono stati ridotti e si produce dove il costo della mano d'opera è di gran lunga inferiore rispetto a quello dell’Occidente.
Beni che una volta erano prodotti negli USA o in Europa ora sono fabbricati in Paesi che, pur essendo considerati in via di sviluppo, hanno un prodotto interno lordo che cresce più del 7%.
Gli egoismi di alcuni Paesi europei hanno generato povertà dilagante in Italia. I nostri prodotti passano in secondo ordine rispetto ad altri meno pregiati.
Si rivendica una discussione dentro il Parlamento per una maggiore aderenza alle istanze del popolo.
I problemi legati alla perdita dei posti di lavoro e quelli del precariato giovanile sembrano non aver spazio nelle proposte del potere esecutivo.
I politici dovrebbero essere capaci di dare risposte ai bisogni economici dei lavoratori e delle loro famiglie, garanti della legalità e dei diritti civili, cioè devono essere vero motore di riforme istituzionali equilibrate e condivise.
Francesco Liparulo - Venezia
P.S. Pagina web: galeaveneta.blogspot.com

venerdì 15 settembre 2017

La famiglia abbia un ruolo pubblico

LEGGE NATURALE, CONTINUITÀ CULTURALE
TRADIZIONE  E  CONSAPEVOLEZZA  STORICA

Le basi della nostra nazione, come entità permanente, sono le regole immutabili della legge naturale, la continuità culturale, la tradizione, la consapevolezza storica, l’amore della patria. A questi valori sono ancorati i cuori di tutti gli uomini e le donne.

Insofferenza, disagio, protesta scaturiscono dai cittadini che vedono minacciata la loro esistenza sociale.
Il modello naturale di famiglia, lo sviluppo della persona, il rispetto del soggetto umano non ancora nato, l'illiceità dell'eutanasia, l'illiceità degli interventi genetici manipolati e non a scopo terapeutico, la certezza del lavoro per i capifamiglia e per le nuove generazioni, costituiscono un complesso di beni in cui si esprime la dignità della persona umana dal concepimento sino alla morte naturale. Questi valori per i cristiani non si possono modificare col tempo.
I cittadini chiedono che non sia trascurata la famiglia che deve difendersi di fronte al potere economico e finanziario del mercato globalizzato che mira soltanto al profitto utilitaristico.
La vita sociale richiede che la famiglia abbia un ruolo pubblico nella comunità perché è il perno di giunzione essenziale fra la persona, la società e lo Stato. Il suo carattere originario, antecedente allo Stato, richiede la promozione della sua funzione da parte delle Istituzioni .
Prima dell’impegno per i diritti dell’uomo c’è quello per il diritto ad essere uomini, cioè ad essere considerate persone che tendono a conquistare la piena autosufficienza nella comunicazione e nell’amicizia con le altre persone.

Senza il collegamento ai valori della vita, gli stessi diritti dell’uomo perdono il loro vigore, cioè divengono semplici enunciati che possono essere revocati in qualsiasi momento. La politica, l’economia, la sociologia possono realizzare i loro fini attuando una morale aperta, estesa ad ogni uomo, una morale del bene e male e non solo dell’utile.
Francesco Liparulo - Venezia
P.S. Pagina web: galeaveneta.blogspot.com

La Regione divide Venezia in 3 Comuni

PROGETTO DI LIGA VENETA - LEGA NORD
INVIATO  AL  SINDACO  LUIGI  BRUGNARO
Riunione congiunta di 2 Commissioni Consiliari (X e I) mercoledì 14 settembre 2016 nella Sala Giunta Grande di Ca’ Farsetti con all’ordine del giorno “Esame della proposta di deliberazione P.D. n. 373/2016: Progetto di legge regionale n. 81 di iniziativa dei consiglieri Semenzato, Villanova; Ciabatti BarisanF., Brescacin, Baron, Gidoni Michieletto e Possamai: “Suddivisione del Comune di Venezia nei tre comuni autonomi di Marghera, Mestre e Venezia”.

I consiglieri regionali proponenti sono della Liga Veneta - Lega Nord e Lista Zaia Presidente.
La seduta è stata presieduta da Marta Locatelli della X Commissione (partecipazioni societarie, governo del sistema delle società, istituzioni, programmazione e controllo, legislazione speciale per Venezia, città metropolitana, risorse umane).
La consigliera Monica Sambo del Partito Democratico, presidente della I Commissione (avvocatura civica, comunicazione, servizi demografici, toponomastica, funzioni delegate dallo Stato, gare e contratti, statuto e regolamento del Consiglio comunale, rapporti istituzionali, semplificazione amministrativa, trasparenza e prevenzione della corruzione, relazioni internazionali), alle ore 16.15 prende la parola ed afferma: “Ribadisco mia richiesta e ragione che sia stata espropriata la competenza alla I Commissione in quanto non si tratta di proposta che riguarda la città metropolitana”.
Andrea Ferrazzi del Partito Democratico ritiene che la competenza della trattazione della proposta, per i suoi contenuti, sia della I Commissione. “La seconda questione:
“È inusuale - dice il consigliere - siamo chiamati a discutere sui proponenti della legge”.
Elena La Rocca del Movimento 5 Stelle afferma: “Abbiamo un parere su proposta di legge regionale che non abbiamo modo di approfondire”.

Francesco Vergine, Vice Segretario Generale del Comune, viene invitato dalla presidente ad illustrare la proposta di deliberazione.
“Questa proposta di delibera - sostiene il dirigente - adottata dalla Giunta, che arriverà domani in Consiglio comunale, si divide in alcune parti. Siamo alla terza espressione di parere del Consiglio Comunale sulla proposta di separazione del Comune. Nella seconda parte della delibera si esprimono tutti i dubbi sulla proposta e la compatibilità con la Legge n. 56 del 7 aprile 2014 (legge Delrio). Si tratta delle stesse considerazioni fatte nel giugno scorso. La legge regionale n. 25 del 1992 applicata per la suddivisione del comune di Venezia è ritenuta dalla Giunta comunale illegittima per la presenza della legge Delrio. 
La relazione della Regione è arrivata il 14 luglio 2016 e non abbiamo trovato alcun documento cartografico per i perimetri dei 3 comuni. L’11 agosto è stata inviata una PEC (posta elettronica certificata) al Consiglio della Regione Veneto chiedendo la cartografia, ritenuta elemento essenziale. Non abbiamo ricevuto risposta. Alla fine di agosto, inviata un’altra PEC. Pochi giorni fa è arrivata proposta completa con cartografia che risulta illeggibile; non si possono desumere i confini dei tre Comuni. Nella delibera ci sono le considerazioni di merito".

Nicola Pellicani del PD dice: “Avrei preferito avere qui i proponenti della Regione perché illustrassero la proposta di suddivisione del territorio di Venezia. Quale Referendum bobbiamo andare a votare? Ci sono pareri contrari alla progetto regionale che si basa sulla legge regionale del 1992 espressi dall’Avvocatura regionale e dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Concordo che c’è illegittimità. Non sono costituzionalista però c’è una questione che va risolta ricorrendo a soggetto terzo. Nodo che resta da chiarire. Noi abbiamo il dovere di mandare a votare i cittadini sapendo che c’è una legge. Occorre capire perché vogliono dividere il Comune di Venezia in tre parti. continuo a ritenere che si tratta di illusione pensando che si possano risolvere i problemi rifacendo i confini. La città metropolitana è stata costituita per valorizzare le economie di Venezia, Mestre e isole. Alcune leggi sono sorpassate come ha già detto Francesco Vergine. Le leggi si possono anche cambiare. C’è la legge n. 56 del 2014 (Delrio). Prima di tutto chiarire la questione legislativa”.
Alle 16.40 Rocco Fiano della Lista Civica Casson dice: “La delibera è apparsa lunedì mattina 12 settembre e il Consiglio è stato convocato per giovedì 15 settembre. Occorre un po’ dare importanza alla forma, cioè la Commissione è convocata quando le delibere sono a disposizione di tutti i consiglieri. 2^ osservazione: gli emendamenti hanno termine alle ore 12.00 quando la Commissione è convocata per le 16.00 dello stesso giorno. Ho chiesto di spostare in avanti il termine per gli emendamenti. Dare opportunità ai consiglieri per gli emendamenti. Ci stiamo arrovellando su aspetti giuridici”.
Deborah Onisto di Forza Italia alle 16.55 chiede di “capire l’iter legislativo e amministrativo per la legittimità del Referendum per votare la proposta regionale che vuole suddividere il Comune : è confliggere tra istituzioni”.
Francesco Vergine afferma che la legge per la proposta di suddivisione del Comune in tre, fatta dai consiglieri regionali, è la stessa di quella per la suddivisione del Comune in due su proposta popolare, cioè si tratta della legge regionale n. 25 del 1992.

Andrea Ferrazzi alle 17.00 dice che la proposta dei consiglieri regionali è successiva alla legge Delrio. Si tratta di conflitto tra leggi. Il consigliere chiama in causa il sindaco per la questione delle “Municipalità” e per le difficoltà sorte con la “Città metropolitana” che non decolla. “Qui non si tratta di proposta popolare - sostiene il consigliere - il contesto è cambiato rispetto a 90 anni fa, bisognava agire precedentemente”.
Alle 17.10 Saverio Centenaro di Forza Italia dice: “Abbiamo sempre detto di essere favorevoli che i cittadini si esprimano ma non sono d’accordo per la separazione. Oggi ci troviamo di fronte alla suddivisione in tre Comuni. Quale vantaggio per i cittadini? Si dimenticano 800 milioni di debito del Comune di Venezia, chi li paga? I cittadini vogliono capire gli obiettivi del Comune”.
Francesca Faccini di Lista Civica Casson ritiene che “gli stessi benefici valutati per la suddivisione del Comune si possono ottenere anche rimanendo uniti”.
Maurizio Crovato della Lista Brugnaro Sindaco alle 17.25 dice: “ Sottoscrivo quanto detto da Pellicani. Non si deve dividere il Comune mandando a casa il sindaco". 
Il consigliere critica la cartografia allegata al progetto della Regione dove i confini dei tre comuni sembrano delineati con il pennarello.

"Le 9 mila firme per il Referendum - sostiene Crovato - sono state raccolte prima della legge Delrio. Ora la Regione dice che il Comune deve essere diviso in tre. La relazione del dirigente Vergine è esaustiva. Vergine si è espresso in modo chiaro ed è sufficiente per andare domani in Consiglio. Sono unionista convinto. Con unione si va avanti, con separazione si resta indietro di secoli. Domani dobbiamo esprimere giudizio su separazione di tre comuni. È scelta politica”.
Roberto Chiaia, Avvocatura della Città metropolitana di Venezia, ritiene che l’eventuale suddivisione del Comune porterebbe al commissariamento del Capoluogo della città metropolitana con una “stima minima di 4 anni di coma”. 
Si tratterebbe di buco, di voragine, di paralisi della Città metropolitana per risolvere tutti i contenziosi. “La legge del 1992 si poteva modificare. Si prolunga l’incertezza e la paralisi amministrativa"
.
La seduta termina alle 17.58.
Francesco Liparulo - Venezia
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Il cittadino esige la libertà di partecipazione politica

PLURIUNIVERSO MORALE E LEGGE DEL NOSTRO TEMPO

La società politica italiana ha scelto la democrazia, ha stabilito di reggersi con forma repubblicana e costituirsi in Stato, retto da norme costituzionali. Il popolo italiano, come società politica costituita, cioè come insieme di coscienze personali che, avendo una storia in comune, attestata dall’unità del linguaggio, avendo scelto di vivere insieme con giustizia e cultura civica, ha deciso di autogovernarsi, di eleggere i propri governanti.

Nella società civile, prodotto di ragione e forza morale, la priorità è data dalla coscienza personale. Il popolo è fatto di persone umane che si riuniscono sotto giuste leggi e reciproca amicizia per il bene comune della loro esistenza.
Il pensiero repubblicano democratico assegna grande rilievo alle virtù civiche.

Il cittadino, dopo le grandi rivoluzioni politiche in cui ha chiesto la libertà da tutti i legami che impediscono il suo sviluppo naturale, esige la libertà di partecipazione politica.
Nel momento in cui il popolo esercita il suo diritto naturale all’autonomia e all’autogoverno si pone come sorgente di autorità dal basso e come fondamento di politica democratica. L’autorità risiede nel popolo che si autogoverna e trasferisce l’esercizio dell’autorità ai propri delegati con procedure elettorali di cinque anni. I rappresentanti del popolo sono investiti di autorità in modo limitato e la esercitano in nome del popolo.
Nella società liberal-democratica c’è la tendenza di riportare i valori nel privato perché non si trova la regola.

Ci si chiede come bilanciare, oggi, il pluralismo morale e la legge del nostro ordinamento. Ci sono leggi che permettono di fare qualcosa, altre che vietano, altre che comandano e altre ancora che permettono a certe condizioni di fare o non fare. La società non dispone più di un universo ma di un pluriuniverso morale.
Tra libertà individuale autonoma e la gestione del bene e del giusto, la legge civile dovrebbe indirizzare a fare ciò che è giusto. La questione è la natura politica dell'uomo. 
L'uomo ha la parola ed esprime ciò che è giusto e ingiusto perché ha la percezione del bene e del male, cioè prima vengono i valori di giusto e ingiusto e poi si genera, per natura, la famiglia e la città.

Oltre i bisogni quotidiani ci sono altri bisogni e la famiglia si unisce alle altre, formando una colonia di famiglie, un villaggio, una comunità più grande per soddisfare bisogni più ampi.
Per rendere la vita felice, cioè pienamente autosufficiente, si costituisce per natura la comunità di più villaggi, cioè la città è comunità politica.
L’anteriorità del valore della città, rispetto a ciascun individuo, è giustificato dal fatto che nella comunità politica si può trovare la capacità di vivere bene, la garanzia dell’autosufficienza della vita, cioè l’autonomia di bastare a se stessa.
Ogni comunità, dalla famiglia alla città, si costituisce in vista di un bene, cioè guardando verso un fine. La comunità più alta è la comunità politica che tende al bene più alto, il vivere bene di tutti.
Il carattere più profondo della socialità umana è di essere in dialogo costante sul bene e sul male. Su questa caratteristica entra il diritto e la giustizia che è una virtù della comunità politica.
Il fine delle Istituzioni politiche è quello di aiutare le persone per il loro pieno sviluppo, cioè di garantire ad ogni uomo o donna l’accesso ai beni materiali, culturali, morali e spirituali che sono patrimonio di tutto il popolo.
La dignità della persona si promuove soprattutto con la cura della famiglia naturale, considerata cellula vitale di ogni società civile. Questa espressione originaria della socialità umana richiede il rispetto del principio di sussidiarietà, inteso come aiuto economico, istituzionale, legislativo offerto alla famiglia.
L'applicazione del principio di sussidiarietà significa che lo Stato non deve togliere alla famiglia quei compiti che essa può svolgere da sola o associata con altre famiglie e deve garantirle il suo sostegno, assicurando l’aiuto di cui ha bisogno per assumere le sue responsabilità. La solidità del nucleo familiare è una risorsa per la qualità della convivenza sociale.
Francesco Liparulo - Venezia
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sabato 9 settembre 2017

L’incanto della penisola di Sorrento o Capo di Minerva

SORRENTO E MASSA LUBRENSE
PATRIA  DI  NOBILISSIMI UOMINI 
Giovanni Antonio Sommonte (Napoli 1538 - Napoli 1608) nella sua “Historia della città e Regno di Napoli”, “Per dar saggio dell’origine delle famiglie clarissime per la nobiltà napoletana” descrive, da pag.137 a pag. 139 del sopracitato libro, un confronto vicino Barletta tra navi di Ancona che caricavano grano e navi del Regno di Napoli che innalzavano il vessillo degli Svevi nel 1255 per sostenere il re Manfredi figlio dell’imperatore Federico II. 

“..Al tempo di Alessandro IV Pontefice - scrive Summonte - Manfredi corse traverso una galeazza dei Venetiani alla marina di Molfetta. …Nel giorno di San Bartolomeo d’agosto 1255 in Barletta si vide una bella battaglia: Una nave era di Messer Simone Ventimiglia, cavaliero principalissimo del Regno di Sicilia, l’altra era di Sorrento di Messer Paolone Donn’Orso e l’altra di Pozzuolo di Messer Henrico Spada e vi era anche quella di Costanzo di Pozzuolo”. 

Ci furono dei prigionieri e si provvide al loro riscatto. Nella vicenda furono implicati “il figlio di Messer Petrilllo Accongiagioco di Ravello, parente di Messer Giovanni Salvacoscia che era padrone della galera d’Ischia, e Proculo Venato gentil’huomo di Pozzuolo, Giuseppe Domini Marini e Serio Mastro Giudice di Sorrento. Donn’Orso di Sorrento, Salvacoscia d’Ischia e il Costanzo di Pozzuolo - sostiene lo storico napoletano - erano nobilissimi di questi luoghi e per le comodità del mare si esercitavano a questo misterio d’armar galere a proprie spese. Pietro Salvacoscia oltre l’esser governatore d’Ischia per l’imperatore Federico II fu anche padrone di molti legni con i quali servì poi Carlo I D’Angiò e fu da questi costituito Vice Ammiraglio. Similmente Carlo successore di Pietro Salvacoscia in tempo di Roberto (Re di Napoli dal 1309 al 1343) averli fatto con i suoi legni molti segnalati servizi nell’Isola di Sicilia e in premio di quello ne ottenne il Contato di Bellate”.

Nella “Descrittione della città di Massa Lubrense, mandata in luce dal Dottore Giovanni Battista Persico in Napoli nel 1646”, lo storico napoletano scrive: “La città di Massa Lubrense è Penisola circondata dal Mare da tre parti cioè da Tramontana, Ponente e Mezzo Giorno; solo da Levante è congiunta con il Territorio di Sorrento… Il circuito di Massa per mare comincia dallo scoglio volgarmente detto Petrapoli, verso Levante,… e si estende infine alla marina di Massa detta Fontanella: Quivi anticamente era un bel Molo, insino ad oggi si veggono dentro del mare alcuni suoi pilastri, in questo molo vi stavano 60 navilji, li quali servivano per il traffico delle mercantie dei Cittadini Massesi, prima che si ritirassero ad habitare in Napoli. Girando il mare si termina a Crapolla. Nell’estremità del Monte di Termene, vi sono li vestigij del celebre Tempio di Minerva. Sotto il Tempio di Minerva v’è un bellissimo Porto verso Ponente detto comunemente Ieranto. In questo porto verso Ponente possono stare comodamente 600 navi o vascelli grossi  quando qui si ritirano perché son difesi dalla Tramontana e Magistrale ma non dallo Scirocco a Mezzo Giorno li quali fanno grande tempesta in quel mare. Dopo vi è una montagna chiamata Capo di Penna, appresso sèquita Montealto; dopo sèguita la Campanella, il monte la Mortella,  appresso marina di Nerano”.


“La città di Massa - scrive il Persico nella “Descrittione" del 1646 - ha molte famiglie le quali da 400 anni in circa hanno vissuto nobilmente. Anzi alcune famiglie sono più di 500 anni come quelle dei Liparulo, Cangiani, de Marino, de Fontana, Persico, de Mari, Maggio, Pisani, de Simoni, d’Amitrani, de Maria, de Pastini, de Scoppa, de Perelli, de Maldacei, de Turri, de Palombi, de Tizzani… Hanno alcuni tenuto banco pubblico in Napoli, prima che li banchi si ponessero nei lochi pij; di questi il primo fu Berardino Turbolo, il secondo è Prospero suo fratello, il terzo Giovanni Alfonso Liparulo, il quarto Mario de Mari e Caputo”.

“Li Cittadini di Massa - evidenzia Persico nella sua Storia - sono stati sempre celebri nell’arte militare. Il Re Roberto nell’anno 1330 il 9 di gennaio fa una onorata patente a don Tesselino Fontana, nella quale dice che li conferisce la Cappella reale di S. Pietro ad curtim in Salerno per li suoi meriti si anco ad supplicationis instanti Federici Fontana fratris tui Ducis militum et qual grata servita nobis prestita cum suis strenuis militibus, Iaccone Persico, Josepho Fontana, Iacobo Liparulo, Ioanne Caputo, Pero Monforte et alijis sui commilitonibus sui sumptibus. La sopraddetta patente è inserita nella Renuncia della detta Batia di S. Pietro fatta dal sopraddetto D. Tesselino,  fatto vescovo di Vico Equense nell’anno 1330 da Papa Giovanni 21 detto XXII, per mano del Notaro Giuseppe Cesare Grillo di Salerno”.

“D. Tesselino Fontana - sostiene il Prospero - ritrovandosi occupato in Roma nell’anno 1334 il 15 ottobre fa un’amplissima patente a Don Andrea Liparulo  di Massa, suo vicario generale. L’originale di questa patente si conserva appresso il Signore Antonino mastro Giudice gentil’huomo di Sorrento”.

Angioini e Aragonesi si contesero il Regno di Napoli nel Quattrocento e Cinquecento. 

“L’anno 1459 - scrive il Persico - mentre Re Ferdinando Primo d’Aragona guerreggia con Giovanne d’Angiò Francese, Giovanni Gagliardo Spagnolo, familiare del Re Alfonso, avendo il governo del Castello di Massa e la città di Castell’à Mare di Stabia le diede in mano de Francesi; Vico e Massa si ribellarono si dubita anche di Sorrento per la sospettione d’alcuni li quali segretamente favorivano le parti di Giovanne. …Nel 1461 Ferrante comincia a recuperare le città e le terre del Regno ribellate. Nel 1464 la Regina Isabella, sua moglie, Luogotenente Generale del Regno, fece un indulto per la ribellione. Al ritorno in Napoli, Re Ferrante vittorioso, acciò la piccola città di Massa non li desse più fastidio con una nuova ribellione, nell’anno 1465 fece rovinare e buttare a terra il castello, le mura della città, li palazzi del Governatore e ad altri uomini principali e tutte le case dei cittadini e distrutta anco la cattedrale; il vescovo fu costretto andare alla chiesa antica di Santa Maria della Lobra sopra il mare dove si dice Fontanella”. 

Molti Massesi tra cui i Turbolo e i Caputo scapparono nella capitale del Regno.

Re Ferrante il 13 ottobre 1470 divise i confini di Massa da quelli di Sorrento e concesse a Giovanni Sancez, consigliere regio, la città di Vico e di Massa con titolo di barone.

Nel 1485 i nobili napoletani, comandati dal principe Roberto Sanseverino, si ribellarono a Ferdinando I d’Aragona e chiesero aiuto ai Francesi e al papa. La ribellione fu soffocata con condanne esemplari. 

L’imperatore Carlo V d’Asburgo nel Cinquecento si oppose alle ingerenze in Italia di Francesco I re dei Francesi. La nobiltà napoletana si schierò parteggiando per l’armata francese inviata in Italia da Francesco I e comandata da Odetto de Foix, detto Lautrec, con l’appoggio degli Inglesi e Svizzeri per liberare  papa Clemente VII.

Nell’anno 1528 - evidenzia il Persico - avendo Monsù Lotrecco preso molte città del Regno di Napoli mandava Governatori Francesi e avendo mandato uno in Massa il Sindaco della famiglia Liparulo con l’eletto della famiglia d’Accetto fa una protesta con dire che già Vico e Sorrento le quali sono città murate hanno ricevuto il Governatore Francese, Massa era costretta anco a riceverlo essendo state da Re Ferrante buttate le mura per terra”. 

"La città vecchia di Massa - scrive Persico - si finì di diroccare circa il 1550 con l'occasione di edificare la nuova città, la quale si edificò nell'istesso sito dove era stata la vecchia". 

Saverio di Franco nella sua “Ricerca di un’identità politica: Giovanni Antonio Summonte e la Patria Napoletana” pubblicata nel 2012 sostiene che “Summonte viveva, come lui stesso aveva dichiarato, alla Porta piccola o Porta Caputo, sul lato opposto  all’attuale ingresso della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Napoli Federico II, era la zona in cui operavano gli abitanti di  Massa Lubrense  che giungevano alle porte di Napoli" con il loro carico di rifornimenti per la città: latticini, vino, frutta e, sopra tutto, quei vitelli che erano celebrati fin dall’antichità. La colonia massese era cospicua in Napoli e alcuni cittadini assursero a grande potenza: come i Caputo e i Cangiano”.  
Francesco Liparulo - Venezia

P.S. Pagina web: galeaveneta.blogspot.com

venerdì 8 settembre 2017

Condizioni di vita buona per la cittadinanza

TRADIZIONI CULTURALI ITALIANE
GIUSTIZIA SOCIALE E BENE COMUNE

Le tradizioni culturali del popolo italiano sono a favore della società in cui sono avvertiti come problemi nodali quelli della giustizia sociale, del bene comune, dell'amicizia civica e dell'interazione tra cittadini e tra cittadini e politici, cioè la comunicazione nel vivere bene.

Si tratta di svolgere un'azione dinamica per riscattare le forme di vita quotidiana con l'apertura del singolo cittadino all'altro, cioè all'apertura di un mondo inter soggettivo, formando una coscienza collettiva e sociale identificando i bisogni reali con i desideri umani.
Al primo posto c'è la famiglia quale società naturale, luogo dello sviluppo della persona e dell'incontro con l'altro dove amore significa dare e ricevere e non vedere la famiglia solo come aspetto economico. La società civile deve essere intesa come "dialogo e comunicazione della vita buona".
Si tratta per la società politica di sviluppare le condizioni d'ambiente che possano permettere alla cittadinanza un grado di vita materiale, intellettuale e morale che ogni persona vi si trovi aiutata positivamente nel raggiungimento della propria vita di persona e della propria libertà spirituale, contro ogni forma di individualismo o di autoritarismo, contro ogni forma di ingiustizia sociale.
Si auspica uno stato sociale di giustizia, d'amicizia civica e di prosperità che rende possibile a ogni uomo o donna il compimento del suo destino, cioè una società dove si riconosce il diritto di tutti i cittadini all'esistenza, al lavoro, all'accrescimento della vita di persona.
Francesco Liparulo - Venezia
P.S. Pagina web: galeaveneta.blogspot.com

giovedì 7 settembre 2017

“Fermate la guerra e non verremo in Europa”

LA CONVIVENZA DELLE NAZIONI
SI ATTUA CON LA NON VIOLENZA
Il valore dell’uomo può realizzarsi nella comunità civile solo se questa è pervasa dalla giustizia e dall’amore civico che sono il fondamento del buon vivere.

Quale partito politico è in grado oggi di animare la lotta politica e di far emergere quei valori insiti nello spirito di ogni uomo che offrono le ragioni di vivere anche se la lotta richiede sofferenza e sacrificio?
Si tratta di scegliere uomini in grado di risvegliare nel popolo i valori che sono alla base di ogni comunità civile.
Sul terreno politico, la lotta consiste nell’opporsi al male politico sotto forma di soprusi delle maggioranze e di ingiustizie sociali. 
Occorre di puntare sulle risorse del coraggio e delle energie di coloro che lottano affinché la politica stessa sia orientata al suo vero fine che è quello della solidarietà perché la comunità civile si fonda sulla coesione tra le persone e la solidarietà costituisce la forza che tiene unita ogni comunità politica.

L’Europa sembra aver dimenticato la subordinazione dei fini politici ai fini del benessere dei popoli. Si avverte disagio di fronte al disprezzo pratico della persona umana e della sua dignità.
L’emblema della condizione economica-politica di oggi è costituito dalla presenza dì Stati deboli, mercati forti e finanze fortissime. Si assiste ad un intreccio tra sfera economica, politica e mediale per cui occorrono nuove forme di azione politica capaci di bilanciare il potere dei mercati entro gli spazi globalizzati. Il potere della finanza è transnazionale e influisce sulle decisioni dei governi nazionali.
La globalizzazione dell’economia richiede un governo dell’economia che appare oggi mancante agli occhi di tutti. Nel mercato globale mancano Istituzioni politiche ed economiche efficaci per mettere in atto o far rispettare nuove regole. Si rende necessario e urgente la globalizzazione della politica dove siano rappresentati in modo adeguato le popolazioni povere dell’Africa e dell’Asia.
Occorre mettere insieme in Occidente lo sviluppo economico, la civiltà politica e la coesione sociale.
Si parla di diritto e dovere di contenere le operazioni militari entro i limiti canonici della dottrina classica di guerra giusta, cioè si parla dell’immunità dei civili sottoposti ai bombardamenti e ai colpi delle “bombe intelligenti”.

Le violazioni della guerra giusta continuano ancora oggi a non salvaguardare i civili. L’ONU è fatto di nazioni sovrane e di Stati che hanno il diritto di “veto”. La società europea sembra diventare la “cassa di risonanza” di interessi nazionali.
Francesco Liparulo - Venezia
P.S. Pagina web: galeaveneta.blogspot.com

Italiani: società attenta ed esigente

REALIZZARE I VALORI FORTI DEL POPOLO 
C'è l'esigenza per la società civile di uno Stato più umano che “riconosca e sostenga” la persona umana secondo il principio della sussidiarietà, agevolando lo sviluppo di tutte quelle energie delle singole persone e delle organizzazioni sociali per creare una comunità civile che si conserva nel tempo.

Si tratta di riaffermare e realizzare per la nostra “società attenta ed esigente” i “valori forti” del popolo italiano che sono “dignità della persona che lavora, famiglia, solidarietà, sussidiarietà, economia sociale di mercato” per far fronte all’impoverimento delle famiglie, alla crescente disaffezione verso la politica, al peggioramento delle prospettive di stabilità per il lavoro dei giovani, all’ingiustizia sociale, costituita dall’aumento di ricchezza per pochi e dall’indebitamento crescente per molti.
Occorre generare nuove imprese, attrarre nuovi investimenti, dare un valore positivo a chi fa impresa, riportare al centro il lavoro con un mercato inclusivo per i giovani, le donne e gli immigrati.
L’esortazione è quella di costruire una società più giusta il cui centro è la persona che si realizza liberamente, cioè una comunità fondata sul progresso della vita e sulla forza della libertà in cui sia riconosciuta la dignità dell'uomo esistenziale dal suo concepimento fino alla sua morte naturale.
La scelta oculata di uomini e donne che vogliono realizzare il Bene comune per tutti è possibile vagliando l’onestà delle persone.
Francesco Liparulo - Venezia
P.S. Pagina web: galeaveneta.blogspot.com

Il mercato globalizzato schiaccia la famiglia

IL DIRITTO DI ESSERE CONSIDERATE PERSONE
I cittadini chiedono che non sia trascurata la famiglia che deve difendersi di fronte al potere economico e finanziario del mercato globalizzato che mira soltanto al profitto utilitaristico.

La vita sociale richiede che la famiglia abbia un ruolo pubblico nella comunità perché è il perno di giunzione essenziale fra la persona, la società e lo Stato. Il suo carattere originario, antecedente allo Stato, richiede la promozione della sua funzione da parte delle Istituzioni .
Prima dell’impegno per i diritti dell’uomo c’è quello per il diritto ad essere uomini, cioè ad essere considerate persone che tendono a conquistare la piena autosufficienza nella comunicazione e nell’amicizia con le altre persone.

Senza il collegamento ai valori della vita, gli stessi diritti dell’uomo perdono il loro vigore, cioè divengono semplici enunciati che possono essere revocati in qualsiasi momento.
Francesco Liparulo - Venezia
P.S. Pagina web: galeaveneta.blogspot.com

Cittadini manipolabili per scopi utilitaristici

LA COMUNITÀ POLITICA CHIAMATA A MEDIARE
TRA LE NECESSITÀ DEL MERCATO E LE PERSONE
Le soluzioni già adottate dei problemi dell’attuale mondo economico e finanziario globalizzato minano la concezione cristiana dell'uomo e del suo destino, perché sono basate sull’idea che l’uomo non è il soggetto delle attività umane, ma un oggetto manipolabile per qualsiasi scopo utilitaristico e individualistico.

Spetta alla comunità politica mediare tra le necessità funzionali del mercato e la vita quotidiana delle persone, cioè promuovere i contenuti valoriali nelle decisioni del mondo produttivo e finanziario. La necessità della ricchezza e la competizione mondiale devono armonizzarsi con i valori dell’uomo che è soggetto e fine di ogni produzione e benessere sociale.
Lo Stato deve provvedere a migliorare le infrastrutture, a sostenere la ricerca scientifica e a regolamentare il mercato, producendo normative finanziarie e creando maggiore equilibrio tra domanda e offerta nell’ambito del territorio nazionale.
Si tratta di frenare la povertà dilagante e la perdita dei posti di lavoro, garantendo equità sociale ed eliminando le ingiustizie sociali tra chi ha troppo e chi non ha nemmeno il necessario per mantenere la famiglia.
La “cellula vitale” della società, la famiglia naturale, costituita dall’amore di un uomo e una donna che attraverso la procreazione dei loro figli tramandano i valori del loro popolo, è minacciata dalla pressione degli interessi utilitaristici che non considerano il valore e la dignità dell’essere umano. Questa espressione originaria della società umana richiede il rispetto del principio di sussidiarietà, inteso come aiuto economico, istituzionale, legislativo offerto alla famiglia.
Soltanto la costituzione di una società “a misura di famiglia” può garantirla dalle derive individualiste perché la persona e i suoi bisogni devono essere al centro delle attenzioni delle Autorità politiche.
Si avverte la necessità di costruire un “Partito” di ispirazione popolare, liberale, cristiana e sociale. La politica degli interessi ha dimenticato i valori del popolo italiano. I partiti non sono strutturati dal basso e non sono radicati sul territorio; questo denota mancanza di democrazia.
Si auspica la reintroduzione della preferenza nella scheda elettorale. Le liste elettorali fatte a Roma non permettono di risolvere i gravi problemi della crisi economico – finanziaria che crea disoccupazione e toglie il reddito alle famiglie italiane.
Nelle associazioni e nelle piazze si grida che il popolo non è più disponibile a votare per uomini e donne calati dall’alto.
La democrazia è un sistema politico in cui il popolo ha bisogno di testimoni che gli insegnino ad essere autenticamente popolo. 
Il corpo politico necessita di persone che mantengano la tensione morale nella comunità civile, perché ha esigenza di ritrovare la propria identità attraverso l’azione di politici che sappiano promuovere il benessere sociale per tutti.

I valori del popolo italiano tra cui in primo luogo quello della persona e del lavoro devono essere difesi per conservare la nostra identità.
La globalizzazione si governa promuovendo occupazione che dà prosperità, garantendo l'equità che elimina le ingiustizie sociali e armonizzando la sostenibilità per le prossime generazioni.
Soltanto l'intervento dello Stato può compendiare l'azione degli investitori mondiali in modo da attrarre i capitali con una giusta ed equa regolamentazione finanziaria e commerciale per promuovere occupazione e progresso per tutta la cittadinanza, cioè attuare un'economia sociale di mercato e promuovere la solidarietà e la sussidiarietà.
Francesco Liparulo - Venezia
P.S. Pagina web: galeaveneta.blogspot.com

Milioni di esseri umani bussano alle porte dell’Europa

LE RAGIONI DELLA NON VIOLENZA
Che cosa si può fare a favore di milioni di esseri umani che patiscono la fame, l’ingiustizia e che bussano alle porte dell’Europa?

La principale condizione che si richiede a una società civile è che la maggior parte dei cittadini orientino il loro comportamento sociale e politico alla non violenza. La dimensione positiva della non violenza consiste nel far progredire la giustizia nelle relazioni umane.
L’uomo politico spesso pretende di decidere ragionevolmente nel ricorrere alla violenza per difendere l’ordine o ristabilire la pace e si giustifica appellandosi ai più alti valori dell’umanità. Le ragioni per cui l’uomo ricorre alla violenza non possono giustificare la violenza.
Le situazioni di violenza devono essere trasformate con i metodi della non violenza e questo si ottiene soprattutto con la prudenza. 
La prudenza ci porta a calcolare le eventuali conseguenze delle azioni che si intraprendono per la risoluzione dei conflitti.
Francesco Liparulo - Venezia
P.S. Pagina web: galeaveneta.blogspot.com

Il vero politico per la tua città.

VIVERE NELLA GIUSTIZIA


Per governare e amministrare occorre fare ciò che è giusto, occorre la scelta oculata di chi possa rappresentare il popolo con una “specchiata moralità personale”, abbia dimostrato di vivere con rettitudine, abbia “competenza e passione per il bene comune”, sia credibile per risolvere le “patologie politiche” della città.
Francesco Liparulo - Venezia
P.S. sito web: galeaveneta.blogspot.com

L’anima della comunità civile

BENESSERE E GIUSTIZIA SOCIALE
CON LA FORZA DELLA SOLIDARIETÀ
Come è possibile una società più umana di fronte alla situazione del mondo presente con tutte le minacce di degradazione?

Il male sembra trionfare agli occhi di tutti di fronte al degrado sociale e alle tragedie familiari che appaiono sugli schermi televisivi o sulla stampa quotidiana e periodica.
Lo stato di pace, di benessere e di giustizia sociale dipende dalla coesione tra le persone, cioè dalla forza vitale della solidarietà che costituisce l’anima della società, fatta di ciò che esprimono le persone che si aprono agli altri con generosità, anche a costo del sacrificio, inteso come impegno di sé al servizio degli altri.
Soltanto coloro che "permettono la coesistenza e il dialogo" delle persone creano una società civile che si conserva nel tempo, perché lottano per la giustizia, l’amicizia civica e la fede nell’essere umano che sono la forza che la fa vivere.
L'azione morale di ogni persona si realizza nella costituzione del bene comune, cioè nell'agire sociale attraverso varie forme espressive che sono la famiglia, i gruppi sociali intermedi, le associazioni, le imprese di carattere economico, le città, le regioni, lo stato e la comunità di un popolo.
Francesco Liparulo - Venezia
P.S. PAGINE WEB: galeaveneta.blogspot.com

Uomini di Massa Lubrense (NA) nella capitale del Regno

NOBILI VICINO ALLA CAPPELLA DELLA REGINA
NELLA REAL S. CASA DELL’ANNUNZIATA DI NAPOLI 
Capaccio Giulio Cesare (Campagna, 1550 – Napoli, 8 luglio 1634) nella sua opera “IL FORASTIERO”, pubblicato nel 1634, indica tra gli uomini insigni di Massa Lubrense i Liparulo (pag. 1019), tra i quali quello Alessandro, “vescovo della Guardia, persona insigne e cognita da i papi dai quali fu onorato dell’officio di Referendario”. I Liparulo nel 1582 “aiutarono di alcuni migliaia di dinari il tempio, nel quale habitano in Massa i padri di San Francesco di Paola, come in Napoli edificarono la chiesa della Trinità, con frati minori”.

Nell’Origine Vicende Storiche e Progressi della Real S. Casa dell’Annunziata di Napoli per Giambattista D’ADDOSIO del 1883 si legge: "LA 3.^ Cappella ...Innanzi a questa cappella ... veniva in seguito il piliero con l'altarino... Notamenti B. FOL. 184. A 24 ottobre 1565 li Maystri della (Real S. Casa dell’Annunziata a Napoli) prestano assenso a la cessione fatta per D. Cesare Volpe a li eredi del Marco Liparulo d’un piliero con altarino… il piliero con l’altarino dato nel 1553 a Lionetto Volpe, alias Ricchetto, e dal figlio di costui, Cesare Volpe, ceduto a Marco Liparulo, ed era dedicato a San lorenzo”. La 3^ Cappella nella Annunziata era del “Marchese di Laino Conte della Cerra, D. Ferrante Cardines, per acquisto fatto nel 1524”.

La speranza dei cittadini e la sussidiarietà

LO STATO DEVE INTERVENIRE
PER IL LAVORO DEI GIOVANI
Le famiglie diventano sempre più povere. 
Il principio di sussidiarietà deve spronare i cittadini a controllare lo Stato per farlo intervenire quando essi non possono raggiungere con le loro forze i beni e servizi a cui tengono.
È questa la missione che ciascuno di noi, con il proprio operato, facendo attività politica, deve sentire come missione principale, per poter partecipare alla costruzione di un Paese dove non ci siano cittadini di serie B.
Un Paese dove ciascuno possa realizzarsi e dare il meglio di sé, dove lo Stato non espropri i cittadini di ciò che sono riusciti a conquistare attraverso il lavoro e i sacrifici di una vita.
Uno Stato dove ciascuno posa tenere aperta la porta alla speranza e tenere alta la bandiera della libertà.

sabato 2 settembre 2017

Uomini di Massa Lubrense nella capitale del Regno

NOBILI  VICINO  ALLA  CAPPELLA  DELLA  REGINA
NELLA REAL S. CASA DELL’ANNUNZIATA DI NAPOLI 
Capaccio Giulio Cesare (Campagna, 1550 – Napoli, 8 luglio 1634) nella sua opera “IL FORASTIERO”, pubblicato nel 1634, indica tra gli uomini insigni di Massa Lubrense i Liparulo (pag. 1019), tra i quali quello Alessandro, “vescovo della Guardia, persona insigne e cognita da i papi dai quali fu onorato dell’officio di Referendario”. I Liparulo nel 1582 “aiutarono di alcuni migliaia di dinari il tempio, nel quale habitano in Massa i padri di San Francesco di Paola, come in Napoli edificarono la chiesa della Trinità, con frati minori”.

Nell’Origine Vicende Storiche e Progressi della Real S. Casa dell’Annunziata di Napoli per Giambattista D’ADDOSIO del 1883 si legge: "LA 3.^ Cappella ...Innanzi a questa cappella ... veniva in seguito il piliero con l'altarino... Notamenti B. FOL. 184. A 24 ottobre 1565 li Maystri della (Real S. Casa dell’Annunziata a Napoli) prestano assenso a la cessione fatta per D. Cesare Volpe a li eredi del Marco Liparulo d’un piliero con altarino… il piliero con l’altarino dato nel 1553 a Lionetto Volpe, alias Ricchetto, e
dal figlio di costui, Cesare Volpe, ceduto a Marco Liparulo, ed era dedicato a San lorenzo”. La 3^ Cappella nella Annunziata era del “Marchese di Laino Conte della Cerra, D. Ferrante Cardines, per acquisto fatto nel 1524”.