giovedì 31 agosto 2017

Il cittadino entra nello Spazio pubblico

POLITICA COME DIFESA DEI DIRITTI DI TUTTI
Il cittadino che aspira a fare politica deve essere fermamente convinto che si debbano difendere i diritti di ogni essere umano, indipendentemente dalla sua età, dal suo ceto sociale, dal colore della sua pelle, dal suo stato di salute. Si tratta di credere che la politica debba essere un servizio per la persona, che il valore del giusto o del non giusto debba dipendere soprattutto dal rispetto dei diritti naturali e che la procedura democratica debba dipendere dalla dignità della persona (bambino, adulto, anziano, diversamente abile).

La persona al centro perché l'essere umano non è un'isola, ma vive in una comunità per il suo carattere sociale.
La famiglia italiana di oggi deve affrontare l’attuale crisi finanziaria, economica e valoriale. Si tratta di recuperare “le radici della crescita delle Regioni per promuovere le loro qualità produttive che fanno vincere le sfide della globalizzazione.

Milioni di Italiani vivono, secondo le recenti statistiche, con la metà del reddito medio nazionale (circa 600 euro al mese). La crescita degli indigenti ( 10 milioni di Italiani) evidenzia una forte disuguaglianza tra ricchi e poveri e un fenomeno di ingiustizia sociale.
La famiglia genera legami di appartenenza, dà forma sociale alle persone, trasmette valori culturali, etici, sociali, spirituali essenziali per lo sviluppo della società civile.
La razionalizzazione morale dell'agire politico deve fondarsi sulla giustizia sociale, la legge e la reciproca amicizia. Si tratta di sforzarsi per applicare le strutture politiche al servizio del bene comune, della dignità della persona e del senso dell'amore civico.
L'attività politica deve basarsi sui bisogni più intimi della vita delle persone e dell’esigenza della pace sociale, dell’amore, delle energie morali e spirituali. Occorre agire nella comunicazione e utilizzare mezzi morali per essere liberi. La forza della società politica presuppone la giustizia perché si avvale delle energie dei cittadini in quanto energie di uomini liberi che sanno esprimersi con amicizia.
Le riforme dovranno mirare a rendere possibile una vita quotidiana più umana per milioni di disoccupati con leggi e norme che migliorino il rispetto della persona umana, della famiglia e del lavoro con l'applicazione del principio di solidarietà e sussidiarietà.
L’esortazione è quella di costruire una società più giusta il cui centro è la persona che si realizza liberamente, cioè una società fondata sul progresso della vita e sulla forza della libertà.
L’appello alla libertà della persona umana è essenziale perché ogni essere umano, donna o uomo, possa impegnarsi ed essere protagonista in una società aperta al progresso di tutto il popolo.
Francesco Liparulo - Venezia
galeaveneta.blogspot.com

La difesa dei valori fondamentali

IL LAVORO E LA FAMIGLIA
PER  LA SOCIETÀ  CIVILE
La politica dovrebbe essere capace di dare risposte ai bisogni economici dei lavoratori e delle loro famiglie, di garantire la legalità e i diritti civili, cioè deve essere vero motore di riforme istituzionali equilibrate e condivise. La politica sarà considerata giusta se realizza il compimento del bene comune, cioè se crea prosperità materiale quale presupposto per “un’esistenza buona” del cittadino.

I valori fondamentali della società (la persona umana, la famiglia, la sussidiarietà, la solidarietà) passano in secondo luogo nel sistema Stato - mercato che impone le proprie concezioni individualistiche nell’attuale mondo globalizzato, dove le regole del mercato non tengono conto della dignità della persona umana.
La difesa degli interessi esistenziali dei lavoratori in tutti i settori produttivi è resa possibile soltanto da uno Stato che dispone di istituzioni che considerano la persona umana come soggetto del lavoro e non come “merce” per aumentare la ricchezza del Paese.
La responsabilità primaria in una società civile e politica spetta al''autorità politica, intesa come funzione essenziale senza la quale la persona umana non può acquisire il bene comune, indispensabile alla sua vita e a quella di tutta la società civile.
Il compito delle persone, investite di potere politico, è quello di emanare una legislazione che garantisca un'ordinata convivenza sociale nella vera giustizia perché tutti i lavoratori possano trascorrere una vita dignitosa.
La legge civile deve assicurare soprattutto i diritti fondamentali che appartengono alla persona.
Il lavoro è un bene essenziale perché con esso l’uomo realizza se stesso ed espleta la sua libertà nella comunicazione con gli altri per la creazione del bene comune, necessario al benessere materiale e spirituale della società civile.

L'operaio ha anche una vita familiare che è un suo diritto e una sua vocazione naturale. La sua attività è condizione per la nascita e il mantenimento della famiglia, ritenuta cellula primordiale di tutta la comunità civile. La perdita del salario del capo famiglia mina alla radice l’unità fondamentale della stessa società.
Il responsabile di questo stato sociale è lo Stato che non salvaguarda la coesione sociale e permette la nascita di una contraddizione tra sviluppo economico e il fondamento della comunità, perché consente l’inversione dei valori che sono alla base della comunità civile.
La dignità della persona e della famiglia passa in secondo ordine rispetto alla produzione dei beni economici.
L'esigenza di creare ricchezza e sostenere la competizione nel mondo globalizzato non può tralasciare la preminenza dei valori essenziali e il mantenimento della coesione sociale, cioè non può tralasciare di assicurare il sostentamento e l’esistenza quotidiana della vita dell’uomo, soggetto inalienabile di tutte le attività sociali.

Il valore del lavoro umano, che è tale perché caratteristica essenziale di ogni persona e bene fondante di ogni sviluppo sociale, non può essere calpestato per finalità non rispondenti ai veri bisogni primari dei cittadini. Il benessere materiale perde significato se non si dà importanza alla dignità del lavoro, cioè la società civile si disgrega e perde coesione se l’attività che genera ricchezza non è protetta da norme che assicurino l’esistenza del lavoratore e della sua famiglia.
La sopravvivenza stessa della società civile esige il ripristino, a qualsiasi livello produttivo ed economico, dell’etica nel lavoro dell'uomo, cioè la salvaguardia di tutti i suoi diritti.
Francesco Liparulo - Venezia
galeaveneta.blogspot.com

l cittadino che aspira a fare politica porta il suo stendardo.

Il cittadino che aspira a fare politica deve essere fermamente convinto che si debbano difendere i diritti di ogni essere umano, indipendentemente dalla sua età, dal suo ceto sociale, dal colore della sua pelle, dal suo stato di salute.
Si tratta di credere che la politica debba essere un servizio per la persona, che il valore del giusto o del non giusto debba dipendere soprattutto dal rispetto dei diritti naturali e che la procedura democratica debba dipendere dalla dignità della persona (bambino, adulto, anziano, diversamente abile).
La persona al centro perché l'essere umano non è un'isola, ma vive in una comunità per il suo carattere sociale. 
Francesco Liparulo - Venezia
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Ogni giovane abbia la certezza di un lavoro

INTRODURRE IN POLITICA CRITERI DI SUSSIDIARIETÀ
Ogni cittadino ha il diritto di essere rispettato, cioè ha una sua dignità in quanto persona e soggetto di diritto che possiede dei diritti dovuti dalla sua necessità di esistere in libertà, nell’ambito di una società in cui si impegna per il bene comune.

La cellula vitale della società è la famiglia e lo Stato non può disinteressarsi.
C’è un basso tasso di natività in Italia perché non si promuove un’agevolazione di tipo fiscale ed economico per i nuclei familiari.

La società politica deve perpetuare se stessa ed occorre introdurre più profondamente i criteri di solidarietà e sussidiarietà.
Soltanto la sussidiarietà, cioè la possibilità di permettere alle famiglie di trovare i giusti rimedi ai loro bisogni, può evitare la formazione delle "lobby" che fanno eleggere deputati per i loro interessi e non per il bene di tutti i cittadini.
I testimoni del popolo sostengono lo sviluppo economico, la libertà politica e civile, la coesione sociale, cioè rivendicano il diritto di un'esistenza degna di essere vissuta nella pace sociale in cui ogni famiglia abbia il necessario per una vita buona e ogni giovane abbia la certezza di un lavoro secondo le proprie necessità.
Francesco Liparulo - Venezia
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venerdì 25 agosto 2017

Una politica aderente alle istanze del popolo


ITALIANI SEMPRE PIÙ POVERI
GIOVANI FUGGONO ALL'ESTERO
L'azione dell'eletto del popolo deve alimentare il progresso della civiltà nel senso di arricchire il bene comune che è fatto di prosperità materiale e spirituale per tutti gli uomini e donne della cittadinanza italiana.
La missione per il responsabile politico o amministrativo è quella di agire per poter partecipare alla costruzione di un Paese dove ciascuno possa realizzarsi e dare il meglio di sé, dove lo Stato non espropri i cittadini di ciò che sono riusciti a conquistare con il lavoro e i sacrifici di una vita.
Si tratta di realizzare uno Stato dove ciascuno possa tenere aperta la porta della speranza e tenere alta la bandiera della libertà.
Si rivendica una maggiore aderenza alle istanze del popolo. I problemi dell’immigrazione, quelli legati alla perdita dei posti di lavoro, quelli del precariato giovanile sembrano non aver spazio nelle proposte del potere esecutivo.
La politica deve dare risposte ai bisogni economici dei lavoratori e delle loro famiglie, deve garantire la legalità e i diritti a tutti i cittadini, deve frenare la corruzione, impedire lo sperpero del denaro pubblico, cioè deve essere vero motore di riforme istituzionali equilibrate e condivise.
Le famiglie diventano sempre più povere. Il principio di sussidiarietà deve spronare i cittadini a controllare lo Stato per farlo intervenire quando essi non possono raggiungere con le loro forze i beni e i servizi a cui tengono. È questa la missione che ciascuno di noi, con il proprio operato facendo attività politica, deve sentire come missione principale, per poter partecipare alla costruzione e al mantenimento di una società civile. Si tratta di spronare i parlamentari e gli amministratori pubblici ad eliminare gli sprechi e risolvere il problema di oltre 2 milioni di giovani senza lavoro.
L'Italia deve essere unita per risolvere i gravi problemi che sono uno Stato indebolito di fronte alle speculazioni del mercato finanziario, una democrazia apparentemente fragile di fronte alla crisi". L'impegno comune per Giorgio Napolitano è quello della “tutela dei valori primari, quali il lavoro e la persona che la nostra Costituzione pone a fondamento della Repubblica italiana. Non esitate a scendere in campo”.
Francesco Liparulo - Venezia
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martedì 22 agosto 2017

Festività di San Agapito del 18 agosto

UN GIURECONSULTO NAPOLETANO 
INVIATO DA SISTO V  A  PALESTRINA 

Alcune reliquie di San Agapito, giovane cristiano di Palestrina  (Roma) giustiziato con la decapitazione il 18 agosto 274 d.c. all’epoca dell’imperatore Aureliano, traslate a Corneto (oggi Tarquinia (Viterbo)) nel 1437 per le vicissitudini storiche che coinvolsero Palestrina ed i suoi signori Colonna, ritornarono in parte a Palestrina per intercessione del cardinale Marcantonio Colonna e di papa Sisto V. Il papa, per affrontare l’attaccamento al santo da parte dei fedeli delle due cittadine coinvolte, inviò Francesco Liparulo a Corneto con un breve apostolico del 7 luglio 1588 ( documento pontificio con l’etimo di litterae in forma brevis). Il giureconsulto, originario di Massa Lubrense (NA), “fingendo di dover controllare le reliquie, ne prese buona parte del cranio e alcune ossa del braccio e le riportò a Palestrina. Il cardinale marcantonio Colonna ricondusse le ossa nella cattedrale di Palestrina, dopo averle inserite in un busto d’argento, con una solenne processione (La Notizia di Angelo Pinci)”.

Leonardo Liparulo in una pubblicazione del 1571

WIKIPEDIA:"D. Andreae Iserniensis *In vsus feudorum commentaria. Praeclarissimis d. Nardi Liparuli i.v.d. acutissimi explicationibus nunc primum illustrata, cum infinitorum prope locorum castigationibus. Multa insuper, ac quasi innumerabilia addita sunt: quae omnia, uel ipsorum pars maior ad feuda pertinent. - Neapoli, 1571 (Neapoli : in aedibus d. Nardi Liparuli, 1571. Mense Decembri). - [4], 321, [9] c. ; "fol. ((Presumibilmente stampato nell'officina di Giuseppe Cacchi, cfr. P. Manzi, La tipografia napoletana nel '500, Annali tipografici di Giuseppe Cacchi, p. 51-52. - Sul front. stampato in rosso e nero stemma xil. del cardinale Antonio Perrenot de Granvela. - Cors. ; rom. - Iniziali xil. - Segn.: [paragrafo]2" [paragrafo]2 A-3I6. - Le c. 3I1,2 segnate [paragrafo]1,2. - Contiene anche la vita di Andrea d'Isernia di Leonardo Liparulo".



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lunedì 21 agosto 2017

LEONARDO LIPARULO

L'austerità fiscale non aiuta l'economia

UNA COALIZIONE PER LA PROSPERITÀ DEL PAESE
Globalizzazione e crisi finanziaria alimentano paure nel popolo chiamato a fare sacrifici e a sopportare un rigore fiscale per sostenere il debito pubblico più di duemila miliardi di euro. Si migliorano i bilanci pubblici e si riempiono i forzieri delle banche con tassi agevolati provenienti dalla Banca centrale europea, ma l'ossigeno vitale, secondo il principio di sussidiarietà, non arriva alle famiglie che vedono gli imprenditori disperati senza il sostegno del credito e sempre più lavoratori senza un reddito.

In un mondo sempre più interconnesso, il commercio è globalizzato con investimenti e reti di produzione che uniscono tutti I Paesi in grado di produrre beni e servizi competitivi. Si produce dove è più conveniente. L'Italia non è più competitiva per la mancanza di leggi e regole idonee a far fronte alle sfide del mondo globalizzato. 
Negli ultimi anni l’economia mondiale e la politica mondiale sono cambiati. Gli Stati Uniti d'America e l'Europa hanno perso i loro primati con la “crescita di produttività” di Cina, India e di altri “mercati emergenti” tra cui Brasile e Russia che sono in grado di attrarre i capitali per le loro produzioni industriali e per la fornitura di energie.

I costi di trasporto intercontinentali sono stati ridotti e si produce dove il costo della mano d'opera è di gran lunga inferiore rispetto a quello dell’Occidente. Beni che una volta erano prodotti negli USA o in Europa ora sono fabbricati in Paesi che, pur essendo considerati in via di sviluppo, hanno un prodotto interno lordo che cresce più del 7%.
Qual è il problema?
L'austerità fiscale non aiuta l'economia se non è congiunta con investimenti per la crescita. L'incubo della disoccupazione affligge "le fasce più deboli" degli Italiani.

“La creazione di occupazione è una sfida per tutti i Paesi – ha detto Ignazio Visco, già governatore della Banca d’Italia – e tocca al settore privato creare lavoro economicamente e socialmente sensibile, mentre ai governi tocca fornire le condizioni macroeconomiche stabili, un clima favorevole per gli investimenti, un solido quadro legislativo e una regolamentazione bilanciata del mercato del lavoro".
Lo Stato deve provvedere a migliorare le infrastrutture, a sostenere la ricerca scientifica e a regolamentare il mercato, producendo normative finanziarie e creando maggiore equilibrio tra domanda e offerta nell’ambito del territorio nazionale. Si tratta di frenare la povertà dilagante e la perdita dei posti di lavoro, garantendo equità sociale ed eliminando le ingiustizie sociali tra chi ha troppo e chi non ha nemmeno il necessario per mantenere la famiglia.
La “cellula vitale” della società, la famiglia naturale, costituita dall’amore di un uomo e una donna che attraverso la procreazione dei loro figli tramandano i valori del loro popolo, è minacciata dalla pressione degli interessi utilitaristici che non considerano il valore e la dignità dell’essere umano.
Questa espressione originaria della società umana richiede il rispetto del principio di sussidiarietà, inteso come aiuto economico, istituzionale, legislativo offerto alla famiglia. Soltanto la costituzione di una società “a misura di famiglia” può garantirla dalle derive individualiste perché la persona e i suoi bisogni devono essere al centro delle attenzioni delle Autorità politiche.

La globalizzazione si governa promuovendo occupazione che dà prosperità, garantendo l'equità che elimina le ingiustizie sociali e armonizzando la sostenibilità per le prossime generazioni.
Il mercato globale favorisce gli interessi degli investitori economici e finanziari. Soltanto l'intervento dello Stato può compendiare l'azione degli investitori mondiali in modo da attrarre i capitali con una giusta ed equa regolamentazione finanziaria e commerciale per promuovere occupazione e progresso per tutta la cittadinanza.

Si tratta per gli esperti dell'economia di dare spazio alla sussidiarietà, generare nuove imprese, attrarre nuovi investimenti, dare un valore positivo a chi fa impresa, riportare al centro il lavoro con un mercato inclusivo per i giovani, le donne e gli immigrati.
Occorre vincere la globalizzazione con un "governo della globalizzazione economica e finanziaria", cioè attuare un'economia sociale di mercato e promuovere la solidarietà e la sussidiarietà.
Francesco Liparulo - Venezia

sabato 19 agosto 2017

Il bene comune è di tutti i cittadini

VERO PROBLEMA LA RISOLUZIONE 
DEL TEMA INCLUSIONE/ESCLUSIONE
Questione fondamentale della nostra epoca è soprattutto il tema dell'inclusione/esclusione civile. Le società liberal democratiche falliscono se non riusciranno a includere quelli che sono esclusi dalla creazione della ricchezza, cioè entreranno in crisi le società se non pongono rimedio al senso di estraneità e di anomia delle persone. La preminenza conferita al singolo con la scissione dei legami sociali muta la democrazia che per l'americano Abraham Lincoln è "il governo del popolo, da parte del popolo e per il popolo".
Il pensiero neoliberale sostiene che nelle liberal democrazie le identità individuali sono tutelate mentre occorre ricostruire l'identità collettiva e sottrarre l'individuo all'isolamento.

La riduzione del bene comune alla cerchia della preferenza privata lascia scoperto l'ambito pubblico dove le questioni del bene riguardano quello del giusto. La mentalità in cui il bene comune è inteso come mezzo per scopi individuali sbocca nella scelta di contribuire il meno possibile o nulla affatto ai costi della convivenza sociale. Per il cattolico liberale il bene comune è visto come "l'insieme delle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi come ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente".
Il pensiero politico odierno colloca la piazza pubblica sotto la regia di regole e procedure imparziali rinviando nel privato le concezioni del bene.
Le attuali liberal democrazie devono fare i conti con numerose sfide. Si auspica un diverso rapporto fra persona e comunità, cioè un diverso modo di concepire il lavoro. Si vuole una società civile attraverso più attenzione ai bisogni delle persone e non cittadinanza attraverso più mercato. Ci sono scarti tra le concezioni ideali delle liberal democrazie e la condizione socio politica reale.

Nella concezione repubblicana - democratica si assegna grande importanza alle virtù civiche, all'idea di autogoverno e di partecipazione alle formazioni sociali che si pongono oltre l'individuo. Nel repubblicanesimo civico la libertà non è libertà dal governo ma capacità e responsabilità di autogoverno.
Occorre superare i punti deboli del liberalismo in una sintesi più alta, cioè più rispondente al contesto attuale dell'Europa, nel senso di guardare oltre le concezioni della società che oggi sono chiamate social democratiche. I punti deboli del liberalismo sono minore resistenza al relativismo etico che sfida la natura morale del rapporto civile, la piazza pubblica eccessivamente procedurale e l'idea angusta di società aperta e di laicità senza considerare l'etica sociale del popolo. È auspicato il ripensamento del liberalismo in un modo positivo considerando la tradizione del cattolicesimo liberale che chiama all'azione e orienta all'impegno civile. La sintesi delle culture menzionate è intesa come pensiero animatore volto a dirigere l'azione politica.

Lo Stato sarà "veramente liberale" quando non si limiterà a garantire formalmente la libertà di scelta ma quando intervenendo attivamente provvederà a garantire a tutti la reale possibilità della loro libertà.
Le tradizioni culturali del popolo italiano sono a favore della società in cui sono avvertiti come problemi nodali quelli della giustizia sociale, del bene comune, dell'amicizia civica e dell'interazione tra cittadini e tra cittadini e politici, cioè la comunicazione nel vivere bene.

Francesco Liparulo - Venezia

martedì 15 agosto 2017

Un giurista napoletano regge il Ducato di Spoleto

LA CITTÀ HA UN AUMENTO
DI LARGHEZZE COMMERCIALI
Achille Sansi (Spoleto, 13 ottobre 1822 – Spoleto, 5 maggio 1891), storico e funzionario italiano, nella “Storia del comune di Spoleto” scrive che Francesco Liparulo, vescovo di Capri, nel 1588 fu inviato dal papa Sisto V (1585 - 1590) a Spoleto in qualità di Rettore del “Ducato di Spoleto”). L’alto prelato resse la città fino al 1590.

“Curò - sostiene Sansi - che fossero restaurate le mura della rocca cadenti e in parte già rovinate per la loro vetustà come risulta dall’iscrizione posta nel palazzo comunale: “Sixstus. V. Pont. Max. Arcis. Moenia, Vetustate. Collapsa. instauravit. Francesco Liparulo. Neap. Antistite. Capren. Gub. Anno. DNI. M.DLXXXVIII.”
“Nel tempo del governo di Francesco Liparulo - evidenzia lo storico - ebbe la città un aumento di larghezze commerciali”.
“Liparulo Francesco, giureconsulto napoletano nato in Massa Lubrense verso il 1545, - scrive Lorenzo Giustiniani nel volume 2 delle “Memorie storiche degli scrittori legali del regno di Napoli” - dal pontefice Gregorio XIII addì 28 novembre del 1584 fu eletto vescovo di Capri. Si vuole che il successore pontefice, il gran Sisto V lo avesse costituito Rettore del Ducato di Spoleto, addossandogli delle altre importantissime cariche della Romana Chiesa. Se ciò è vero avremo a credere ch’egli fosse stato un uomo che prevalea molto nel maneggio degli affari; poiché Sisto non incumbenzava che uomini di polso e di una piuchè sperimentata prudenza. Nello stesso anno che vennegli conferito il governo della Chiesa di Capri egli mandò a stampa alcune annotazioni sull’opera feudale di Odofredo Beneventano”. 
Francesco Liparulo - Venezia

domenica 13 agosto 2017

13 AGOSTO MARTIRI DI OTRANTO

NESSUNO RINNEGÒ LA FEDE IN CRISTO
PAPA FRANCESCO SANTIFICA GLI IDRUNTINI
La Cappella di S. Francesco, con la tela di S. Francesco di Paola cui essa è dedicata, custodisce l'urna contenente le reliquie dei Martiri di Otranto, città che sotto il regno di Ferrante I, fu improvvisamente assalita il 28 luglio 1480 e devastata dai Turchi. 
Alla liberazione della città idruntina parteciparono anche soldati di Massa Lubrense il 10 settembre 1481. Sull'urna contenente le reliquie, custodita nell'attuale cappella di S. Francesco è scritto: “Martyres Hydruntini MDLXXXIII”.

Da Wkipedia:
Il 12 maggio 2013, Papa Francesco canonizzò gli otrantini, trucidati dai turchi nell’agosto del 1480 perché rifiutarono la conversione all’Islam.
Il 13 agosto di ogni anno, Otranto ricorda con una grande e suggestiva celebrazione i suoi Eroi Martiri del 1480.

Il 28 luglio 1480 una flotta navale turca del sultano dell'Impero ottomano Maometto II proveniente da Valona, forte di 90 galee, 40 galeotte e altre navi, per un totale di circa 150 imbarcazioni e 18.000 soldati, si presentò sotto le mura di Otranto[3].
La città resistette strenuamente agli attacchi, ma la sua popolazione di soli 6.000 abitanti non poté opporsi a lungo ai bombardamenti. Infatti il 29 luglio la guarnigione e tutti gli abitanti abbandonarono il borgo nelle mani dei Turchi, ritirandosi nella cittadella mentre questi ultimi cominciavano le loro razzie anche nei casali vicini.
Nel massacro che ne seguì, tutti i maschi di oltre quindici anni furono uccisi, mentre le donne e i bambini furono ridotti in schiavitù. Secondo alcune ricostruzioni storiche, i morti furono in totale 12.000 e i ridotti in schiavitù 5.000, comprendendo anche le vittime dei territori della penisola salentina intorno alla città[4].
Vani furono i primi tentativi di riconquista, organizzati tra agosto e ottobre del 1480 da Re Ferdinando di Napoli, che richiamò alla guerra il figlio Alfonso d'Aragona e fece una flotta con l'aiuto del cugino (Ferdinando il Cattolico) e del Regno di Sicilia[5]

Dopo tredici mesi Otranto venne riconquistata dagli Aragonesi, guidati da Alfonso d'Aragona, figlio del Re di Napoli".

martedì 8 agosto 2017

Longobardi e Normanni origine di leggi e consuetudini

 GIURECONSULTI ILLUSTRI 
Enrico Isernia (Benevento 30 marzo 1831 - 12 febbraio 1907) nella sua “Istoria della città di Benevento dalla sua origine fino al 1894, Parte terza,  Capitolo II, mette in luce le opere dei giureconsulti napoletani all’epoca dell’imperatore  Federico II  evidenziando i legisti che hanno illustrato l’origine della Giurisprudenza. Tra i dotti esperti di diritto è evidenziato il napoletano Francesco Liparulo della nobile famiglia Liparulo di Massa Lubrense.

“…Roffredo Epifanio, il più gran giureconsulto dell’età sua, nato dalla nobile famiglia Epifanio, che trae la sua origine dai principi longobardi di Benevento, venne in tanta reputazione che nella corte di Federico II, di cui era giudice generale e supremo consigliere, non gli era disputato tra i dotti il primo luogo. Egli apprese le leggi nella celebre accademia di Bologna, dove a quei tempi conveniva il fiore della gioventù italiana, e v’ebbe a maestri Odofredo. … Da Arezzo Roffredo, dopo alcuni anni, si trasferì in Benevento, dove per un segnalato onore fu ammesso tra i giudici. …E il Liparulo, nei Commentarli alla somma di Odofredo, afferma che da questo celebre legista si conservavano dodici volumi di scritti in materie canoniche e civili, composti da Roffredo, i quali andarono dispersi; oltre un’apologia di Federico II e di Pier delle Vigne...). La fama di Roffredo crebbe in modo nei secoli successivi che da taluni scrittori gli fu apposto il nome di secondo Papiniano. Nel 1233 edificò a sue spese in Benevento un tempio con attiguo convento, tenuto poi dall’ordine dei predicatori, e che ora è stato trasformato nel palazzo dei Tribunali.

E dopo Roffredo merita certamente uno speciale ricordo l’esimio giureconsulto Odofredo, tanto encomiato da scrittori italiani e stranieri, che sortì i natali in Benevento nel 1250, e il quale ebbe a maestri l’Azone, Iacopo di Balbuino e Ugolino del Prete. Nella sua giovinezza Odofredo attese agli studii in Bologna, ove allora insegnavano i più celebrati cultori del diritto romano. Ma il suo merito maggiore consiste ne’ libri scritti a dilucidare il codice ed i digesti; nell’opera che s’intitola De libellorum formatione, e nell’altra che ha per titolo Quaestiones Canonici Juris. … E la fama del suo copioso sapere, e delle sue virtù civili si estese in modo che ii romano pontefice di quel tempo gli assegnava assai largo stipendio. Il P. Sarti enumera minutamente tutte le onorevoli commissioni ricevute da Odofredo nella città di Bologna, che tenne sempre nel massimo pregio questo eminente giureconsulto”.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera:
"
Roffredo Epifanio (1170 circa – dopo 1243) è stato un giurista italiano.
Roffrédo Epifànio da Benevento, secondo la tradizione, fu discendente del longobardo Rofrit, vissuto intorno al IX secolo, membro della famiglia degli Epifani. Roffredo fu lettore di diritto prima all'Università di Bologna, e poi nell'Università di Arezzo, dove insegnò a partire dal 1215. È probabile che insegnasse anche nell'Università di Napoli.

Odofredo o Odofredus (... – Bologna, 3 dicembre 1265) è stato un giurista italiano del Medio Evo, appartenente alla Scuola di Bologna; divenne  professore universitario, dopo una proficua carriera d'avvocato sia in Francia che in Italia, all'Università di Bologna. I commentari di diritto romano a lui attribuiti, ricchi di molti cenni biografici sugli autori a lui contemporanei, mostrano lo sviluppo dello studio del diritto in Italia fra il XII e XIII secolo".


Francesco Liparulo era nipote del dotto giureconsulto Leonardo Liparulo. Nelle “Memorie storiche degli scrittori legali del Regno di Napoli”, raccolte da Lorenzo Giustiniani, si esalta l’opera di Francesco Liparulo: “Summa Odofredi Bononiensis in usum feudorum refertissimis  domini Francisci Liparuli Partenopei giureconsulti carissimi explicationibus …, Compluti 1584”. 





Il Liparulo citato nell’opera di Enrico Isernia non deve essere confuso con lo zio Leonardo Liparulo che scrisse la vita e l’opera del giureconsulto Andrea d’Isernia.
Francesco Liparulo - Venezia








domenica 6 agosto 2017

Uomini illustri del regno di Napoli

Uomini illustri del Regno di Napoli.
Pietro Giannone nella sua “Istoria civile del Regno di Napoli” esalta l’opera del dotto giureconsulto Leonardo Liparulo che nel 1573 fu fatto vescovo di Nicotera da papa Gregorio XIII. 
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“… Fiorì ancora nel Regno di Roberto (1309 - 1343), e più in quello della Regina Giovanna sua nipote il famoso Andrea d'Isernia. Per la sua profonda dottrina legale, e particolarmente in materie feudali, fu nel Regno di Carlo II, padre di Roberto, fatto Avvocato fiscale, e poi Giudice della G. C., indi da Carlo istesso creato Maestro Razionale della Camera de' Conti: ufficio, come fu detto, in que' tempi di grande autorità: a cui donò ancora molte Terre, e fece altre remunerazioni. Roberto suo figliuolo lo mantenne nel medesimo posto di Maestro Razionale ch'esercitò per molti anni, sino che, morto Roberto, dalla Regina Giovanna non fosse stato innalzato ad esser suo Consigliere e Luogotenente della Camera Regia; Tribunale ove egli avea menati molti suoi anni in qualità di M. Razionale.
…Primieramente, ciò che si narra della sua moglie, de' figliuoli e delle dignità, che costoro avessero avute dalla Regina Giovanna, è tutto favoloso, siccome fu dimostrato dal Vescovo Liparulo, che con molta diligenza ed esattezza tessè la vita di questo Giureconsulto”.

Wikipedia: 
Roberto d'Angiò, detto il Saggio (1277Napoli, 16 gennaio 1343), figlio del re Carlo II d'Angiò e della regina Maria Arpad d'Ungheria, fu nominato nel 1296, durante il regno di suo padre, primo duca di Calabria, titolo che manterrà fino alla sua incorazione a re di Napoli, avvenuta alla morte del padre nel 1309. Sarà sovrano del Regno di Napoli, assieme ai titoli di conte d'Angiò e del Maine, conte di Provenza e di Forcalquier, e re titolare di Gerusalemme, fino alla sua stessa morte, avvenuta nel 1343. Senza eredi legittimi in vita, Roberto sarà succeduto al trono dalla nipote Giovanna, figlia di suo figlio Carlo, duca di Calabria.

"Andrea da Isernia (Isernia, 1230 circa – Napoli, 1316) è stato un giurista italiano di epoca basso medioevale che divenne noto per i suoi studi sul diritto feudale (la "Lex Lombarda") tanto da guadagnarsi l'appellativo onorifico di "monarca feudistarum" ("re del diritto feudale”). Fu docente di diritto civile a Napoli dal 1288 al 1316. Fu autore dei Commentaria in usus feudorum e dei Riti della Magna Curia maestri nazionali".

Pietro Giannone (Ischitella, 7 maggio 1676Torino, 17 marzo 1748) è stato un filosofo, storico e giurista italiano, esponente di spicco dell'Illuminismo italiano. Fu praticante presso Gaetano Argento, che disponeva di una vasta biblioteca, la frequentazione della quale fu essenziale per la sua formazione. I suoi interessi non si limitarono soltanto al diritto ed alla filosofia, appassionandosi anche agli studi storici e dedicandosi per ben vent'anni alla stesura della sua opera storica più conosciuta Dell'istoria civile del regno di Napoli, che gli causò tuttavia numerosi problemi con la Chiesa per il suo contenuto. 


Giureconsulti napoletani di Massa Lubrense (NA).


IL LEGISTA NARDUS LIPARULUS (... – 1578) LEONARDO LIPARULO DI MASSA LUBRENSE (NAPOLI) IN UNA PUBBLICAZIONE DI FRANCOFORTE DEL 1598. IL DOTTO UOMO DEL RINASCIMENTO APPARTENEVA ALLA NOBILE FAMIGLIA LIPARULO DI MASSA LUBRENSE E NEL 1571 ESPRESSE IL SUO PENSIERO SU  "D. ANDREAE DE ISERNIA IN USUS FEUDORUM COMMENTARIA". 

mercoledì 2 agosto 2017

Società sul progresso della vita e della forza della libertà

SOLIDARIETÀ SOCIALE E PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ
C'è l'esigenza di uno Stato più umano che “riconosca e sostenga” la persona umana secondo il principio della sussidiarietà, agevolando lo sviluppo di tutte quelle energie delle singole persone e delle organizzazioni sociali per creare una comunità civile che si conserva nel tempo. 

L’esortazione è quella di costruire una società più giusta il cui centro è la persona che si realizza liberamente, cioè una comunità fondata sul progresso della vita e sulla forza della libertà in cui sia riconosciuta la dignità dell’uomo esistenziale dal suo concepimento fino alla sua morte naturale. L'appello alla libertà della persona umana è essenziale perché ogni essere umano, donna o uomo, possa impegnarsi ed essere protagonista in una società aperta al progresso di tutto il popolo.

Spetta alla comunità politica mediare tra le necessità funzionali del mercato e la vita quotidiana delle persone, cioè promuovere i contenuti valoriali nelle decisioni del mondo produttivo e finanziario. La necessità della ricchezza e la competizione mondiale devono armonizzarsi con i valori dell’uomo che è soggetto e fine di ogni produzione e benessere sociale. 

Gli esponenti politici non devono accettare il relativismo che svilisce la dignità della persona umana nella sua stessa comunità con la diffusione del crimine, la droga, il degrado urbano, la prostituzione, l’inquinamento, l’abbandono della famiglia a se stessa. I valori spirituali del popolo italiano devono essere difesi e tramandati per conservare la nostra identità e promuovere un futuro per la nostra società civile.

La “cellula vitale” della società, la famiglia naturale, costituita dall’amore di un uomo e una donna che attraverso la procreazione dei loro figli tramandano i valori del loro popolo, è minacciata dalla pressione degli interessi utilitaristici che non considerano il valore e la dignità dell’essere umano. 

Si avverte la certezza che i valori fondanti della cultura europea sono messi in secondo ordine rispetto all’attrattiva della globalizzazione economica e finanziaria che non riconosce il vero valore del bene comune della società che è tale se e solo se si riversa su ogni cittadino.

Non basta una bandiera, un logo o un inno per fare un partito, ma occorre un'unità di intenti, cioè essere convinti di servire il popolo e testimoniare le sue esigenze. 
Si tratta di servire la comunità vivendo per la famiglia, attuando la solidarietà sociale e facendo applicare il principio di sussidiarietà da parte dello Stato.
Francesco Liparulo - Venezia


PS: vedi sito web galeaveneta.blogspot.com su yahoo.it