venerdì 30 maggio 2008

MERCANTI VENEZIANI A COSTANTINOPOLI - Cap. XI

Le donne del quartiere di Sant’Eufemia

Il rito mattutino nella chiesa di Sant’Eufemia è finito. Le donne attendono il loro turno per accendere i sacri ceri e implorare il ritorno della prosperità nelle famiglie. L’odore dell’incenso concilia l’apertura dello spirito alla speranza di un avvenire migliore per i figli del popolo. Il rappresentante del santo Patriarca ascolta con pazienza le suppliche delle madri che chiedono l’intercessione del Primate per allontanare la miseria dal quartiere. Il prelato promette l’interveto della Grande Madre Chiesa che non abbandona mai i suoi figli.
Il vocio dei venditori ambulanti nella piazza, antistante il sacro luogo, desta l’attenzione delle donne, perché si sentono gli inviti dei marinai stranieri che offrono la loro mercanzia.
L’arrivo della Capitana da alcuni giorni è argomento di ragionamenti e di pettegolezzi tra le popolane interessate alla merce che proviene dalla lontana città di San Marco. Il rullio cadenzato dei tamburi e le grida del banditore sono passati per tutte le strade del quartiere ed hanno annunciato la vendita al dettaglio delle stoffe e degli oggetti necessari agli usi domestici. La vendita avviene sotto il patrocinio del governatore della colonia veneziana e secondo le regole del Prefetto della città.
Le donne si avvicinano ai banchetti dei rematori veneziani perché hanno la possibilità di acquistare tanti oggetti di metallo e di vetro, indispensabili in qualsiasi casa ed introvabili nei negozi del quartiere.
“Tommaso, si stanno avvicinando due belle donne – esclama il prodiere Virgilio – fai in modo che possano interessarsi alle tue collane di Murano. Gli ornamenti femminili attirano le fanciulle e le loro madri. Io faccio vedere le serie di coltelli per trinciare le carni. Marin, metti in mostra tutto il fustagno e fatti notare perché si avvicinano le donne che vogliono parlare con i remigi giovani”.
“Cosa devo dire – sussurra Tommaso – a queste due che guardano la merce? Il cuore mi batte forte”.
“Non è necessario che tu sappia parlare in greco – risponde Virgilio – perché queste popolane conoscono alcune parole della nostra lingua. Chi è interessato alla merce tocca quello che vuole acquistare e mostra in una mano quanto è disponibile a pagare”.
“Guarda, madre, come sono belle queste collane di Murano – dice una fanciulla con la tunica azzurra e il velo bianco sul capo - e come attraggono questi colori dorati”.
“È proprio vero, Laimorosina, le pietre preziose dell’Oriente – esclama la donna con la capigliatura ricciuta sotto un velo trasparente - non emanano, sotto i raggi del sole, tutti questi riflessi. Puoi provare la collana che più ti piace”.
La fanciulla si fa aiutare dalla mamma per cingere il suo collo roseo con le perline luccicanti. L’emozione le fa palpitare il petto e arrossire le gote paffutelle.
“Questa collana ti sta proprio bene, figlia mia, perché si armonizza al colore della tua pelle e anche alla tua veste. Le perline di Murano esaltano la tua bellezza”.
Il remigio si fa coraggio e, dopo aver deglutito il suo stupore, fissa negli occhi la fanciulla ed esclama: “Solo una moneta d’oro con l’effigie dell’imperatore”.
“Non essere precipitoso, Tommaso – interviene Virgilio – e lascia che la mamma esprima un’offerta. La sua valutazione è importante perché determina la possibilità di acquistare la collana. Il desiderio della donna, di rendere la figlia più bella, aumenta il pregio dell’oggetto e fa lievitare l’offerta che ripaga le nostre fatiche per il lungo viaggio”.
“Mi chiamo Trixobostrina. Io e mia figlia siamo popolane del quartiere e non disponiamo di monete d’oro. La collana è molto bella e posso scambiarla con la seta lavorata che conservo a casa”.
“Io sono Virgilio – risponde il venditore – e il mio amico Tommaso è disposto a cedere la collana anche con una pezza di seta lavorata nei laboratori della città. Il tessuto che si ottiene con il filo del baco è molto apprezzato nella nostra patria e siamo disposti a scambiarlo con le collane. Sono curioso di sapere l’origine della pezza per darle un giusto valore”.
“Ogni donna di questa città apprende, fin da bambina, la lavorazione della seta. I bozzoli del baco o la seta grezza vengono venduti al mercato. Ogni famiglia del popolo conosce il segreto per tessere il filo necessario a confezionare un velo prezioso, per adornare il proprio capo nei giorni di festa. Il Prefetto della città permette alle popolane di lavorare la seta a condizione che venga portata ai magazzini imperiali. Mio marito, coltivatore del gelso nei campi del basileus, situati fuori la città, è stato sorpreso dall’esercito del sultano ed ha perso la vita nell’ultimo attacco alle mura della città. Mia figlia ed io viviamo con il lavoro artigianale della tessitura della seta grezza. L’assedio degli Ottomani ha interrotto l’allevamento del baco da seta intorno alla città e il prezzo della seta grezza è salito così tanto che non rende più concorrenziale la nostra manifattura artigianale. Conservo alcune piccole pezze che ho tessuto quando mio marito comprava il filo di seta al mercato”.
“Se ci porti la seta – incalza il remigio - Tommaso è disposto a dare a tua figlia la collana più bella”.
“Le regole del Prefetto – esclama la popolana – vietano di vendere per le strade il tessuto di seta prodotto dagli artigiani. I funzionari imperiali controllano la manifattura della seta degli opifici imperiali e dei laboratori privati. Ogni pezza viene marchiata con il sigillo dell’imperatore e venduta a un prezzo stabilito che dipende dal pregio del tessuto. La mia casa è aperta per voi che volete scambiare le collane con le pezze di seta artigianale. L’abitazione è vicina alla grande dimora del ricco Oikantropos. Mi raccomando di venire prima del tramonto”.
“Io non riesco a fare buoni affari con le belle donne – dice Tommaso – perché il loro sguardo mi fa ribollire il sangue nelle vene e il cuore mi batte più forte. Io sono abituato a remare e non a mercanteggiare con le fanciulle che ti guardano con gli occhi dolci”.
“Sei molto giovane – risponde Virgilio - e non hai ancora assaporato il dolce frutto dell’amore. Un mercante deve essere disinvolto e conoscere l’animo delle donne. La merce che trasportiamo è apprezzata soprattutto da loro che sono interessate a tutto ciò che rende la vita bella e piacevole. Le stoffe, per i vestiti che danno risalto alle forme e al colore del corpo, gli ornamenti, per abbellire il viso e le braccia, riempiono le stive delle nostre navi e sono trasportati in ogni porto. Le donne sono le nostre clienti più affezionate e inducono gli uomini a comprare tutto ciò che serve alle famiglie per vivere e per essere onorati nelle loro città. Qui siamo a Costantinopoli, la città dove lo spirito e la bellezza delle donne eccitano la libertà di ogni uomo ad aprirsi all’amore di tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Noi, marinai di San Marco, affrontiamo le fatiche e i rischi del mare per attingere in questa città ogni beneficio che scaturisce dalla libertà di saper donare e ricevere tutto che unisce gli uomini e le donne”.
“La mia giovane età – sostiene Tommaso – non mi impedisce di assaporare lo stupore che in me destano gli occhi e il petto delle giovani donne che vivono in questo quartiere. Il commercio è importante per un mercante ma assecondare lo slancio e le vibrazioni del cuore sono più importanti, perché scaturiscono dall’essere prima uomini e poi addetti a un lavoro specifico per poter vivere.
Il corpo di un giovane ha bisogno di motivazioni per sostentarsi, cioè di seguire le spinte vitali che provengono dal profondo della sua coscienza. Io di fronte ad una bella donna non capisco più niente perché la mia ragione si affievolisce di fronte alle forze della natura che non conoscono nessun ostacolo. La mia città mi impone di non essere rapace e di seguire le tradizioni di convivenza e di rispetto delle donne.
Ogni comunità, che vive in pace e vuole progredire nel benessere di tutti, pone come fondamento della sua esistenza la centralità dell’amore tra un uomo e una donna. L’attrazione sensuale tra il maschio e la femmina è una spinta che non conosce alcun limite perché è generata dalla natura umana che ha bisogno di procreare un’altra natura più perfetta”.
“Mi sorprendi, Tommaso, non sapevo che tu fossi così sagace – esclama Virgilio – e così giudizioso in tutto ciò che riguarda le donne. Non basta pensare e sentire l’amore secondo le consuetudini o le tradizioni ma bisogna relazionarsi in modo concreto con la donna che fa vibrare il nostro cuore. Bisogna stare attenti a non importunare le donne sposate o già promesse”.
“Cosa ne pensi – sussurra il giovane remigio – di queste due donne del quartiere? Il loro invito promette bene e potremmo anche andare oltre il semplice interesse commerciale. Sono stufo di dormire sulla nave in attesa della partenza e potremmo chiedere a loro di essere ospitati in cambio di qualche sconto sulla merce”.
“Non essere precipitoso – esclama Tommaso - e non correre con la tua fantasia. La casa di Trixobostrina non è lontana. Prima sistemiamo la merce nei nostri sacchi e smontiamo i banchetti”.
Tommaso si rivolge al suo amico Marin e dice: “Tu rimani con Pietro e gli altri davanti a questa chiesa. Se non ci vedi tornare al calar del sole, torna pure alla nave. Io e Tommaso dobbiamo portare a buon fine un piccolo affare con le due donne che si sono fermate ad ammirare la nostra merce”.
I due remigi, piccoli mercanti veneziani, con i loro fardelli si avviano verso la dimora della vedova. Vicino alla casa del ricco aristocratico Oikantropos si ergono le abitazioni dei popolani del quartiere con le loro botteghe e i piccoli laboratori. Le indicazioni di un panettiere consentono ai due venditori ambulanti di raggiungere la piccola casa a due piani in cui vivono Laiomorosina e sua madre. La porta di ingresso del loro piccolo laboratorio è chiusa e Virgilio bussa per farsi aprire.
“Il mio amico Tommaso ha con sé le collane – esclama Virgilio nel momento in cui viene aperta la porta – e potete scegliere le più belle”.
“Entrate - esclama la tessitrice di seta – e sedetevi attorno a questo tavolo su cui potete mostrare le collane di Murano. Mia figlia vi versa nei bicchieri il vino prodotto con l’uva del nostro orticello”.
“Sei veramente ospitale – dice Virgilio – e ti sarei grato di sapere qualcosa sulla seta che lavori mentre Tommaso mostra alla tua figliola le perline veneziane”.
“In questo piccolo laboratorio – racconta la donna - mio marito ed io, con l’aiuto di due apprendiste, abbiamo prodotto i tessuti di seta per la confezione delle vesti degli aristocratici. L’assedio dell’esercito del sultano e la morte del mio consorte hanno interrotto la lavorazione della seta. I bozzoli e la seta grezza, venduta al mercato, non provengono più dalle campagne esterne alla città ma vengono importate con le navi dal mercato di Tessalonica o dalla Morea. Il prezzo della materia grezza è lievitato e non posseggo i denari per acquistarla. L’industria della seta, monopolio della casa imperiale, è ferma da alcuni mesi e i governanti preferiscono importare i tessuti confezionati in Occidente o prodotti nel lontano Oriente. Le famiglie del quartiere, che hanno un laboratorio come questo, aspettano la fine dell’assedio e la ripresa del loro lavoro”.
“Il tuo laboratorio – afferma Virgilio – è ancora pieno di pezze di seta depositate sugli scaffali e i telai hanno ancora il filo che attende di essere lavorato”.
“Sei un attento osservatore – risponde la donna – e quello che vedi è tutto ciò che ci rimane per sopravvivere in attesa dei tempi migliori. L’unica mia preoccupazione è Laimorosina per la quale sono disposta ad acquistare qualche ornamento, per abbellire il suo collo e renderla più attraente agli occhi dei giovani. Le collane d’oro costano molto e una bella collanina di vetro è sufficiente ad esaltare la sua pelle giovane”.
“Tua figlia è bella – afferma il remigio – ed è molto giovane. La tua ansia per lei è ingiustificata. Prima o poi metterà in subbuglio il cuore di qualche giovane del quartiere”.
“Qui le fanciulle – dice la donna - si sposano appena i loro seni si arrotondano sotto la tunica. I giovani del quartiere sono impegnati per difendere le mura della città e nessuno di loro pensa di mettere su casa. La città è sempre assediata e i matrimoni vengono rinviati. Io sono rimasta vedova e, pur essendo ancora giovane, non ho avuto nessuna richiesta di matrimonio. La paura dell’avvenire incerto frena gli uomini ad assumere qualsiasi impegno che debba durare per sempre.
Gli opifici governativi sono chiusi e gli artigiani del quartiere non riescono a comprare le materie prime per confezionare i loro prodotti. Tutto viene importato già confezionato. Anche i vestiti di seta, orgoglio di questa città, vengono importati dall’Occidente.
Quando il basileus provvedeva a fare importare dai commercianti tutte le materie prime, necessarie per le lavorazioni, gli artigiani vivevano tranquilli. Il Prefetto cercava di calmierare i prezzi ed ognuno poteva guadagnare secondo le proprie necessità. L’occupazione dei territori imperiali ha interrotto il flusso degli approvvigionamenti necessari a sostenere i laboratori degli artigiani.
Nella città entrano soltanto le merci che vogliono i commercianti dell’Occidente, perché sono le più lucrose per i loro affari. Le madri si preoccupano per i loro figli, quando i propri uomini sono costretti a chiudere il laboratorio o il piccolo esercizio commerciale di quartiere. Io sopravvivo ancora perché ho messo da parte l’eccedenza della lavorazione, quando le tessitrici facevano a gara per produrre le stoffe più pregiate.
La soluzione, per la carenza di materie prime a buon mercato, è quella di infrangere le regole del Prefetto e provvedere in proprio all’acquisto, fuori della città, di tutto quello che occorre per far funzionare i telai.
Se mio marito fosse vivo lo farei imbarcare per la città di Trebisonda, dove i governanti sono amici dei Turchi, per comprare la seta grezza. Solo gli uomini possono navigare per commerciare. Noi, donne di città, possiamo soltanto lavorare al riparo dagli occhi indiscreti e per i bisogni della famiglia. Questo laboratorio di tessitura potrebbe rifiorire e garantire ottimi guadagni se avesse un uomo a dirigere tutte le operazioni di tessitura. Se mia figlia sposasse un esperto della lavorazione della seta, potrebbe ingrandire la manifattura familiare con l’assunzione di lavoranti o di giovani che vogliono imparare l’arte della tessitura”.
“Le buone intenzioni – afferma Virgilio – e i desideri di una madre possono realizzarsi soltanto se c’è la fermezza a perseguire sempre il meglio per sé e per i propri figli. Questa città ospita tanti stranieri capaci e abili nei vari mestieri necessari a una grande comunità urbana. Il commercio li attira per gli investimenti lucrosi, ma sono pronti a seguire le loro indoli e le loro inclinazioni tra la popolazione che li ospita e dà a loro la possibilità di fare ottimi guadagni. Io sono un rematore e so anche lavorare il legno per costruire una nave. Il mio amico Tommaso è un esperto nella tintura delle stoffe e potrebbe anche essere utile al tuo laboratorio perché sa trattare la lana, il lino e anche la seta.
I veneziani vengono qui per lo scambio delle merci ma ognuno conosce un mestiere ed è abile in qualche manifattura. Gli abitanti della città di San Marco affrontano i rischi del mare perché il territorio della loro patria è piccolo e non offre le materie prime necessarie alla loro vita. La tua situazione è simile alla nostra. Si tratta dello stesso problema e la sua soluzione è quella di utilizzare le risorse disponibili in questo contesto urbano.
Tu hai un laboratorio pronto a eseguire la lavorazione della seta grezza e noi abbiamo l’ingegno e l’abilità per provvedere al reperimento della materia prima. Si tratta di unire le nostre risorse ed affrontare l’ostacolo dell’assedio con lungimiranza e con la fiducia reciproca di trarre un beneficio comune per migliorare le nostre condizioni di vita. Noi siamo abituati a rischiare anche la nostra vita per il bene comune degli altri e tu devi aver fiducia in noi che siamo stranieri, perché con la ricerca del nostro benessere noi risolviamo il tuo problema”.
“Tutti parlano bene – risponde la vedova – delle capacità imprenditoriali dei Veneziani ma voi siete soltanto venditori di collane. Il mio problema è quello di andare a comprare la seta grezza che si vende in altre città non assediate. Si tratta di disporre dei denari necessari per il viaggio, per gli intermediari commerciali e per comprare la merce. Io non dispongo di denaro, ma soltanto di un laboratorio e della mia abilità per la lavorazione della seta. Nessuno fa credito a una donna in una città assediata perché il suo futuro non è garantito dai suoi governanti.
Il prestito di denaro viene concesso se è garantito da un ricco o da un mercante che possiede molte sostanze. La sua restituzione, con gli interessi richiesti, deve avvenire a breve termine. Io posso onorare l’impegno, soltanto dopo la produzione di un tessuto pregiato che richiede molto tempo per farlo.
In questo quartiere, i prestiti venivano concessi dall’aristocratico Oikantropos quando la seta grezza era disponibile a buon mercato. L’assedio ha indotto il ricco a negare la concessione di denaro in prestito per le imprese artigiane, perché il basileus non garantisce l’afflusso della materia prima dai territori occupati. C’è tanto malumore tra i popolani e qualcuno vuole la sottomissione al sultano per far aprire le porte della città”.
“Hai ragione – risponde Virgilio – nel dire che siamo dei semplici venditori di perline. Noi, rematori delle galee, apparteniamo ad una città dove i governanti offrono a tutti la possibilità di diventare ricchi.
La Serenissima Repubblica, anche se si avvale del consiglio dei ricchi patrizi per governare il suo popolo, ha disposto degli istituti che offrono denaro per qualsiasi attività imprenditoriale che porti vantaggio alla comunità. La garanzia è data dal patrocinio di San Marco che estende le sue ali sui suoi figli senza distinzione di ceto. Anche i popolani a Venezia possono diventare ricchi e costruire grandi case fondaco in pietra. I forestieri che si sottopongono per un certo periodo alle leggi del Grande Consiglio possono acquisire la cittadinanza e commerciare liberamente sotto la protezione del gonfalone della città.
Noi non disponiamo di grosse somme di denaro, ma conosciamo chi potrebbe investire i suoi denari per l’acquisto del filo di seta a buon mercato. Sulla nostra nave erano imbarcati dei giovani mercanti che rimarranno per molto tempo in questa città per conoscere i segreti dei suoi mercati e l’indole dei suoi abitanti. La loro disponibilità potrebbe risolvere il problema del finanziamento dell’impresa.
Si tratta di costituire un gruppo di persone coeso per la produzione di un tessuto di seta pregiata che possa ripagare gli sforzi e i rischi di ognuno. I nostri amici investono il denaro, io e Tommaso ci impegniamo per andare a reperire la materia prima, mentre tu garantisci la disponibilità del tuo laboratorio e l’impiego della tua maestria nella produzione dei tessuti pregiati. Le regole del Prefetto vengono salvaguardate perché il reperimento della seta grezza fuori città è fatto dai mercanti stranieri. Il loro operato è garantito dallo stendardo del Leone alato e dal patrocinio del bailo.
Il mercato di Trebisonda lo conosco ed è una meta delle galee veneziane nel Mar Pontico. La città è la capitale di un piccolo impero i cui governati di lingua greca, imparentati con i Paleologi, sono amici dei Turchi e degli Arabi che favoriscono l’arrivo delle carovane del Medio e dell’Estremo Oriente. La seta vi giunge in abbondanza ed è scambiata soprattutto con i prodotti e i metalli dell’Occidente. Le monete d’oro di Venezia costituiscono la merce di scambio preferita dai mercanti armeni e persiani”.
“La tua disponibilità – esclama la tessitrice – mi incuriosisce e mi stimola ad approfondire la tua offerta che mi permette di assicurare un avvenire per mia figlia. Il tuo amico Tommaso mi sembra più interessato ad ammirare le cose belle che ad impegnarsi negli affari”.
“I veneziani – risponde Virgilio – hanno imparato fin da piccoli a guardare con stupore e ammirazione tutte le cose che la natura offre nella sua manifestazione di armonia e di colori. La luce del sole che sorge ad Oriente fa brillare le onde del mare ed esalta le bellezze delle loro isole. Le fanciulle, gemme della natura, appaiono ai giovani come icone che attirano gli sguardi e stimolano le loro mani a toccarle per sentire vibrare il loro spirito di un profondo senso d’amore. Questa città esalta la fantasia dei giovani mercanti e rende più importante ed attraente tutto ciò che fa vibrare il loro cuore. I loro sogni si avverano in questo luogo quando vedono apparire le donne per le strade e gli sguardi estasiati le seguono fino al loro disperdersi tra la folla. Tommaso è in questa condizione di stupore alla presenza della tua figliola ed è bene intervenire per riportare la situazione d’attrazione nella giusta considerazione della realtà”.
“Hai fatto vedere – dice il rematore a Tommaso – le collane più belle a Laimorosina? Mi sembra che sia giunto il momento di ritornare alla nostra nave per il rancio”.
“Mi stanno tutte bene – dice la giovane popolana alla madre - e cingerei il mio collo ogni giorno con una collana diversa. Sembra che le perline rinviano i riflessi del sole sul mare. Tommaso dice che gli abitanti dell’isola di Murano hanno la capacità di carpire dal mare i riverberi del sole e di racchiuderli nelle gocce di vetro”.
“Io posso acquistare solo una collana – risponde la madre - e tu hai la facoltà di scegliere la più bella. Se hai qualche dubbio, puoi farti aiutare da Tommaso”.
“Tommaso, non stare a contemplare i miei occhi – esclama la fanciulla – e manifesta il tuo pensiero su ciò che è più bello. Mia madre ritiene che tu possa esprimere un giudizio sulla bellezza delle cose che mi mostri. Anch’io sono d’accordo di sentire un tuo parere perché sei molto interessato alla mia figura. Soltanto un bel giovane può valutare quello che è più conveniente per abbellire il mio collo. I gusti di mia madre sono quelli di una donna che preferisce le cose che hanno più valore rispetto a quelle che hanno più bellezza. La sua esperienza le suggerisce di scegliere ciò che deve valere per sempre mentre a me interessa ciò che è più confacente al mio aspetto in questo momento. La bellezza è ciò che appare in un determinato istante a chi la sa apprezzare perché risponde all’esigenza della anima di aprirsi all’incanto di un’altra persona. La libertà di aprirsi agli altri esige di apparire nella forma più arcana per essere disponibili all’amore”.
“Non badare alle parole di mia figlia – dice la madre al giovane remigio - e mostrale la collana più bella. Laimorosina si diletta a leggere le opere filosofiche degli antichi e non si rende conto che la realtà esige di scegliere ciò che è più opportuno alle popolane di questo quartiere. L’interruzione della tessitura le consente di frequentare la biblioteca di Sant’Eufemia dove sono custoditi antichi manoscritti.
Il Santo Patriarca ha inviato un suo prelato per curare la tenuta delle opere antiche e quelle dei Padri della Chiesa che vi sono custodite. Il Primate della nostra chiesa segue con trepidazione le famiglie più povere ed esorta i ricchi ad elargire delle offerte per far fronte alla povertà causata dall’assedio dell’esercito del sultano. Il popolo non spera più nei suoi governanti ma si rivolge ai prelati che durante i sacri riti parlano di carità e di amore per il prossimo. Gli uomini abituati al elevare il loro spirito alle cose eccelse della vita sono costretti ad interessarsi delle condizioni misere degli abitanti della città.
Quando ero bambina i miei genitori mi portavano ad applaudire il basileus che si recava nella Grande Chiesa. Ora sono costretta ad accompagnare mia figlia nella chiesa della nostra zona per chiedere al prelato di intercedere presso il ricco Oikantropos per ottenere un lavoro nella sua dimora”.
“Non ti affliggere - dice Virgilio alla donna – noi ti possiamo aiutare per una nuova impresa. Chi si rifugia sotto lo stendardo di San Marco trova protezione e solidarietà per qualsiasi iniziativa commerciale. Si tratta di unire gli sforzi e le risorse disponibili per far ripartire il tuo laboratorio. L’aiuto dei mercanti veneziani è indispensabile in questo momento per reperire i fondi e investirli nell’acquisto del filo di seta e nella produzione del tessuto pregiato. La seta di questa città viene utilizzata per confezionare i vestiti dei nobili e dei Principi delle corti più potenti dell’Occidente.
I mercanti che si sono arricchiti con il commercio della seta costruiscono i loro palazzi ai piedi dei grandi castelli e fanno a gara nelle cerimonie religiose e nei tornei per dimostrare la loro ricchezza con vesti sontuose, abbellite con ricami d’oro e d’argento. La Serenissima accoglie tutti coloro che conoscono l’arte di produrre i tessuti per confezionare i vestiti e destina delle zone specifiche per la loro tintura. I mercanti comprano grossi quantitativi di panni a Londra e Bruges e diventano ricchi con il loro commercio. Le città della Lombardia e della Toscana gareggiano per monopolizzare i loro tessuti. Tutti diventano ricchi con il commercio delle stoffe”.
“Se Venezia accoglie gli artigiani che conoscono l’arte della tessitura – esclama la donna - potremmo sistemarci nella tua città e creare una grossa manifattura”.
“La tua arte e il tuo laboratorio – risponde il rematore – hanno già le radici in questa città e le sue possibilità di sviluppo sono state già sperimentate con ottimi risultati. L’inconveniente è nato con l’interruzione dell’afflusso del filo di seta a buon mercato. La sua reperibilità è accessibile fuori città in un territorio conquistato dall’esercito del sultano oppure a Trebisonda. Il tuo basileus non vuole sottomettersi agli Ottomani e preferisce l’importazione dei tessuti di seta dall’Oriente.
Il monopolio imperiale della produzione della seta pregiata è stato sacrificato per consentire alla città di rimanere indipendente dal sultano. Venezia è in pace con il governo turco di Adrianopoli e noi possiamo recarci in un altro mercato per comprare la seta grezza.
La tua proposta di trasferimento della manifattura nella città di San Marco è molto dispendiosa ed occorrono ingenti capitali per il suo spostamento e il reperimento della materia prima. La coltivazione del baco da seta è limitata in alcuni territori dei Siciliani e dei Calabri. La mia proposta è la più conveniente in questo momento”.
“Sento bussare alla porta del laboratorio – esclama la tessitrice – e mi reco ad aprirla per conoscere la persona che desidera vedermi”.
“Trixobostrina, sono rimasta senza sale per la cena – sussurra una popolana all’orecchio della tessitrice – e ti chiedo di prestarmelo”.
“Entra pure – invita la tessitrice – e guarda le collane di Murano esposte sul tavolo dai due venditori veneziani”.
La vicina di casa con un inchino e un sorriso si presenta ai due ospiti della tessitrice: “Mi chiamo Ponerina e abito qui vicino con mio marito e due figlie”.
“Se vuoi, anche tu puoi comprare le nostre perline – dice Virgilio – per abbellire il collo e per fare un dono alle tue figliole”.
“Una volta amavo ornare il mio petto con collane d’oro e pietre preziose. Il laboratorio di vesti di lana di mio marito non rende più come una volta. Io e alcune donne del quartiere lavoravamo la lana bulgara e macedone per produrre i tessuti di lana leggeri per le tuniche e quelli pesanti per i mantelli. Tutti gli uomini e le donne del quartiere venivano da mio marito per fasi confezionare una bella tunica per le grandi occasioni ma con l’assedio nessuno pensa più a farsi confezionare un bel vestito per le feste e il prezzo della lana è lievitato. I pastori non portano più la lana grezza al mercato perché viene requisita dagli Ottomani che circondano le mura terrestri. La moda è cambiata e tutti comprano i vestiti già confezionati.
Per vivere, ho già venduto tutti i monili d’oro che mi aveva lasciato in eredità mia madre e non ho potuto regalarli alle mie figlie. Il proprietario dei locali del laboratorio e della casa aumenta continuamente il fitto. Mio marito è costretto a lavorare nella casa del ricco Oikantropos per la sistemazione e l’adattamento delle vesti del suo guardaroba. Il suo lavoro non è più quello di un artigiano ma di un salariato giornaliero alle dipendenze degli eunuchi che conservano i vestiti nei grandi armadi della casa”.
“Tuo marito – afferma Virgilio - è un sarto. Tutti hanno bisogno di coprirsi per mantenere caldo il proprio corpo nei mesi invernali. Il vestito fatto su misura non solo mitiga i rigori invernali ma esalta le forme del corpo e conferisce alle persone il giusto decoro per essere apprezzati. Se la lana grezza scarseggia, può comperare il tessuto di lana che viene portato con le nostre galee e utilizzarlo secondo le richieste dei clienti.
Un sarto non deve cambiare mestiere ma diversificare le fonti di approvvigionamento della materia prima o utilizzare un altro tessuto che si può reperire più facilmente. La filatura della lana non è più una produzione domestica ma costituisce una manifattura industriale in cui operano tanti salariati.
Le città dell’Occidente si stanno specializzando nella confezione di questi tessuti di lana pregiati la cui morbidezza è simile alla seta prodotta dagli opifici imperiali”.
“Non pensavo – afferma Trixobostrina - che un remigio di galea, venditore ambulante di collane, avesse tutte queste idee sull’arte della tessitura dei panni”.
“I Veneziani – risponde Virgilio - non si interessano soltanto di trasportare il sale e le granaglie, ma hanno allargato i loro interessi per le merci più pregiate che sono richieste dai mercati. L’Occidente è in fermento e il tenore di vita è migliorato. Tutti gli abitanti delle città vogliono mangiare bene e coprirsi con vestiti colorati, fatti di tessuti pregiati, per diventare simili ai principi delle corti regali. Le navi trasportano spezie e panni pregiati. Il loro commercio è fonte di ricchezza per i mercanti.
I centri urbani si trasformano e si abbelliscono di palazzi di marmo come l’antica Roma imperiale. Ogni popolo dell’Occidente ha la sua capitale che abbellisce con grandi cattedrali e palazzi comunali. I governanti non sono più i principi dei castelli ma i ricchi mercanti interessati a salvaguardare i loro commerci e a proteggere le città con mura merlate. Costantinopoli rappresenta il simbolo della città perfetta e il suo stile di vita è ritenuto degno di essere emulato dai nuovi Signori dei centri urbani. Il desiderio di vivere in una bella casa e di invitare tanti ospiti per manifestare l’opulenza raggiunta con il commercio dominano i pensieri dei mercanti ricchi. Le loro dimore, a più piani, sono sontuose e degne di ospitare anche un re con il suo seguito. I governanti, per acquisire il benessere dei loro popoli e mantenerli liberi, devono favorire e proteggere le attività commerciali e produttive.
L’imperatore di questa grande città non è in grado di assicurare la sopravvivenza dei suoi sudditi perché non favorisce le attività produttive e commerciali dei suoi abitanti. Il soffocamento delle imprese commerciali e la protezione dei monopoli imperiali non producono più la ricchezza necessaria a mantenere la capitale di un impero ma ottengono soltanto quanto basta per pagare un esercito mercenario”.
“Noto – dice la tessitrice di seta – che conosci anche l’arte del governare una grande città”.
“Le cause del malessere di questa città – incalza il remigio - sono oggetto di discussione tra di noi che veniamo da una città dove gli abitanti hanno scelto di essere liberi dal giogo degli invasori e di esercitare ciascuno la propria libertà di vivere secondo natura, nel rispetto della reciproca libertà di aspirare al massimo bene che è il bene comune di tutti. La costituzione delle sue libere istituzioni, sotto il patrocinio del basileus di Costantinopoli nella fase iniziale, il suo consolidamento nella Serenissima Repubblica, con il governo di tutti i responsabili dei suoi quartieri, nella fase di autonomia da ogni potestà imperiale, hanno reso ogni veneziano pronto a riconoscere qualsiasi ingiustizia sociale.
Non ti meravigliare della nostra cultura civica. I nostri padri ci hanno insegnato ad essere liberi e ad amare la nostra patria. Il suo territorio è difeso da tutti i cittadini che si riconoscono di essere uniti sotto il simbolo del Leone. La sua immagine mostra che i Veneziani sono protetti dalle sue ali perché adempiono quanto è scritto sul sacro testo sapienziale, ben stretto dai suoi potenti artigli. Lo stendardo della città è innalzato su ogni sua nave che percorre le rotte marine. Le sue leggi sono conosciute dai mercanti, dai marinai e da tutti i suoi cittadini.
Venezia prospera ed è potente perchè ognuno ha la libertà di espletare in pieno le proprie capacità individuali senza limitazioni. I suoi governanti sono saggi perchè sanno convogliare e indirizzare le aspirazioni dei singoli per costruire il benessere comune che deve riversarsi su tutti. La Serenissima si avvale dei consigli dei mercanti per promuovere ogni iniziativa commerciale. Ogni cittadino si industria ed escogita mille furbizie per far fruttare al meglio quello che già dispone. Chi ha qualche denaro lo investe in un’attività o in un servizio per farlo fruttare e reinvestire il guadagno in un’altra impresa sempre più lucrosa”.
“Mi hai convinto – esclama la donna – ed anch’io voglio far fruttare il mio capitale disponibile in questo laboratorio, attrezzature e capacità artigianali, con l’aiuto dei mercanti veneziani che conoscono le regole del commercio e della buona impresa”.
“Attendi un attimo – dice la tessitrice a Ponerina – e ti do subito il sale che mi hai chiesto. Nel frattempo dai un consiglio a Laimorosina per la scelta della collana più bella”.
La fanciulla si rivolge alla donna: “Vieni, siediti vicino a me su questo sgabello ed indicami la collana che più si addice al mio vestito e alla mia carnagione. Queste due sembrano fatte a posta per il mio collo. All’interno delle perline si vedono dei granelli d’oro che sembrano luccicare alla luce della lampada che pende dal soffitto. Se ti fa piacere guarda anche le altre che potrebbero andare bene per le tue figlie”.
“Se potessi – dice la donna – sceglierei due collane per le mie ragazze, ma sono ancora piccole e non hanno bisogno di esaltare quello che la natura ha già donato ai loro capelli e ai loro occhi. Appena guadagnerò qualche moneta d’oro con il mio laboratorio, provvederò ad ornare il loro collo con un bella collana di Murano”.
Trixobostrina torna con una ciotola coperta da un piccolo fazzoletto di seta e si rivolge alla sua vicina si casa: “Ecco il sale, Ponerina, durante la cena puoi dire a Demetrio, tuo marito, tutto quello che hai sentito da questi due remigi veneziani. Sembra che la loro città sia ben governata e possa garantire anche per noi un futuro più prospero per i nostri figli. Potremmo anche pensare di andare ad abitare a Venezia dove gli artigiani si uniscono come fratelli e proteggono il loro lavoro con regole scritte e approvate dal Grande Consiglio dei mercanti”.

venerdì 2 maggio 2008

MERCANTI VENEZIANI A COSTANTINOPOLI - Cap. X


La servitù della ricca dimora

Oikantropos, eminente consigliere del basileus e senatore influente dell’Impero, eleva la sua mano destra e il servitore, gran cerimoniere della casa, si avvicina al padrone per ascoltare i suoi ordini. Tutti i commensali, sdraiati sui loro triclini, sono intenti a bere i vini pregiati dell’ospite e a osservare la danza delle ballerine di Mitilene.
“Al cambio delle ballerine – sussurra l’aristocratico nell’orecchio del fedele servo - mi reco nelle cucine per incontrare Rodopios. Fagli sapere di tenersi pronto vicino alla griglia delle carni per un messaggio da portare al bailo”.
Le cucine della grande dimora sono costituite da vari locali contigui che si aprono sull’immenso peristilio. Le prelibate carni bovine sono pronte per essere tranciate e deposte sui vassoi d’argento per essere portate nella grande sala. I cucinieri sono amici del servo del bailo perché provengono tutti dalla Tracia e amano parlare della loro terra lontana come appare nei loro sogni o come è immaginata dalle loro menti fantasiose. Rodopios frequenta spesso la casa per accompagnare i propri padroni o per recare un messaggio al Capo degli Antichi Aristocratici.
“Non ho visto il bailo – dice Sitiantropos, addetto a portare le vivande ai commensali – e il suo divano preferito è occupato da due giovani nobili che parlano in latino e da un dotto che conversa in lingua greca con la padrona di casa”.
“Il governatore della colonia di San Marco – risponde Rodopios - ha riunito i suoi consiglieri per importanti decisioni che riguardano la città di Tessalonica. Il suo segretario, ser Francesco Filelfo, è l’uomo più idoneo a sostituirlo nei conviti, per la sua dimestichezza con la lingua greca e per la sua conoscenza della cultura ellenistica. È raro incontrare un latino che parli la lingua greca come lui. Il mio padrone lo porta sempre con sé quando si reca a corte o è invitato dagli uomini influenti dell’Impero. I due giovani veneziani sono stati inviati dai loro genitori presso la casa del bailo per apprendere i segreti della mercatura e per imparare la lingua greca. La presenza delle belle donne che frequentano questa casa li stimola a imparare presto ad esprimere il proprio pensiero e i propri sentimenti con parole adeguate alla circostanza. Coloro che sono destinati a ricoprire le alte cariche di un governo non solo devono imparare a navigare su una galea ma devono soprattutto imparare le buone regole per conversare con le persone influenti degli altri popoli.
La Serenissima prepara a proprie spese i giovani patrizi per impiegarli nelle ambascerie presso le corti straniere. La potenza non si acquisisce solo con le armi, ma con il saper mediare i propri interessi, senza ricorrere al dispendio di ricchezze che possono essere investite proficuamente per accrescere le casse dello stato. La politica di Venezia è quella di stringere rapporti commerciali per la protezione delle rotte marine e delle strade percorse dai mercanti. La loro sicurezza viene ottenuta con trattati nei quali la Repubblica di San Marco, in cambio di agevolazioni commerciali, assicura il costante approvvigionamento dei prodotti indispensabili alla vita delle città e la protezione dei porti con le sue galee. La diplomazia costante e paziente riesce sempre a raggiungere i propri scopi perché mira sempre a cercare il giusto mezzo che possa appagare le controparti in competizione per il ruolo egemonico di potenza”.
“Rimango senza parole – afferma il fedele servo di Oikantropos – e mi chiedo da dove venga tutto questo tuo amore per la città del tuo padrone. Lo stendardo di San Marco si eleva superbo sulle sue galee e impone il rispetto per lo sbarco dei suoi mercanti. Gli equipaggi delle loro navi sono sempre pronti all’uso delle armi per difendere tutto quello che è depositato nelle stive”.
“Hai ragione – risponde il trace – sono riconoscente all’uomo che ripone in me la sua fiducia. Io apprezzo la sua generosità e la grandezza della città che promuove la libera circolazione dei manufatti e dei prodotti naturali della terra. La promozione del libero scambio delle merci conferisce alla Serenissima il rango di grande potenza che favorisce la pace e l’amicizia tra i popoli. La sua azione mediatrice tra il sultano e il coimperatore è disimpegnata dal mio padrone che spesso si reca nella città di Adrianopoli per mitigare le controversie politiche”.
“I commensali aspettano le carni – interrompe il cerimoniere Dulantropos – e il padrone desidera che siano servite ancora fumanti”.
“Sono pronto –esclama Sitiantropos – a portare in sala gli arrosti profumati per farli gustare agli amici del padrone. Le fanciulle con le anfore del vino sono appena salite dalla cantina per riempire i bicchieri degli ospiti. Il mio amico, che lavora nella casa del governatore veneziano, conosce tante cose del suo padrone e della sua patria lontana. Le donne della cucina parlano continuamente dei marinai e dei rematori della galea che vendono collane e bracciali davanti alla chiesa di Santa Sofia”.
“Il padrone – sollecita Dulantopos - vuole vedere i vassoi pieni di carne e le fanciulle che riempiono di vino i calici vuoti dei commensali”.
Un corteo di servi e di giovani donne entrano nella sala da pranzo per stuzzicare i palati degli ospiti e invogliarli alla conversazione con il dolce vino. Oikantropos si alza dal suo triclinio e fa un giro tra gli amici, per sentire esaltare la bontà dei suoi vini, importati con navi catalane dalla lontana Sardegna, dove il vitigno greco della Malvasia viene curato dai monaci dei conventi. Il padrone di casa si reca nelle cucine per incontrare Rodopios.
“Nella tua casa è sempre festa - esclama il trace appena vede il padrone – e gli ospiti fanno a gara per mostrarti la loro riconoscenza per la tua magnanimità. Ser Emo parla sempre con entusiasmo della tua ospitalità e della tua bontà perché dai lavoro a tanti popolani che servono nella tua ricca dimora. Il tuo cerimoniere mi ha riferito che vuoi parlarmi”.
“Avevo invitato il bailo – esclama sottovoce l’aristocratico - per parlargli di cose importanti, ma ser Filelfo mi ha comunicato che il governatore della colonia di San Marco è impegnato per decisioni urgenti che riguardano gli interessi veneziani nella città di Tessalonica. Fagli sapere che ho bisogno di parlare con lui al più presto. Domani lo aspetterò, all’ora terza, vicino alla colonna di Giustiniano e assieme andremo a vedere il collaudo della mia nuova galea nel Porto del Bucoleon”.
“Questa sera – risponde il trace – il mio padrone saprà del tuo desiderio. Penso che gli ospiti reclamino la tua presenza in sala. Alla fine del banchetto accompagnerò ser Filelfo e i due giovani mercanti al quartiere di San Marco”.
Oikantropos rientra nel salone con un radioso sorriso e nella mano destra un grande calice. “Invito tutti a bere - eslama - in onore del basileus. Lunga vita al nostro imperatore”.
Un grido unanime si propaga per il salone: “Viva”.
I commensali brindano in onore di Manuele II che ha delegato tutto quello che riguarda la gestione dell’impero al figlio primogenito Giovanni. Gli amici del ricco aristocratico, pur manifestando il loro attaccamento alla casa paleologa, nutrono nell’intimo del loro spirito un profondo risentimento nei confronti all’Amministrazione imperiale che non consente loro di percepire quelle rendite che una volta traevano dai vasti territori in loro possesso.
Tra gli invitati ci sono anche i Principi e i mercanti ottomani stretti attorno al loro Kadi che è fatto oggetto di onori e di attenzione da parte del padrone di casa. Si brinda per l’imperatore e si onorano i rappresentanti ottomani il cui sultano assedia la città. Gli aristocratici presenti e i ricchi Ottomani parlano in lingua greca e i loro rapporti sono amichevoli e pieni di reciproche cortesie. Tra i vecchi possessori dei territori dell’Impero romano d’Oriente e i nuovi dominatori dell’Impero ottomano c’è l’intesa di favorirsi a vicenda per favorire ogni attività che possa aumentare le loro ricchezze o mantenere il loro prestigio sociale. I nuovi padroni hanno bisogno di coloro che conoscono i modi per ottenere le lucrose rendite dai territori occupati. I vecchi proprietari degli immensi territori imperiali vogliono riavere la gestione delle terre conquistate dagli Ottomani e una parte delle rendite per mantenere il loro tenore di vita. Tra i ricchi commensali si trovano gli accordi necessari per ottenere dall’Amministrazione ottomana le elargizioni del sultano per rimpinguare le proprie tasche e per versare al Tesoro di Adrianopoli tutto quello che appartiene all’imperatore ottomano.
“Ser Filelfo, vedo che qui tutti sono amici – sussurra Marco – e bevono allegramente. Gli uomini che indossano il turbante parlano degli antichi filosofi di Atene e dei grandi dotti arabi che hanno riempito le biblioteche dell’Oriente di testi sapienziali. I ricchi abitanti della città festeggiano con gli Ottomani che assediano la città”.
“Ti ho già detto tante volte che non devi meravigliarti – risponde il letterato – e non devi biasimare coloro che esprimono amicizia e sanno aprirsi alle persone che appartengono ad altri popoli. I loro atteggiamenti sono indipendenti dalle relazioni politiche dei loro capi, perché tendono a esprimere cordialità per facilitare le relazioni commerciali o favorire i loro interessi reciproci.
La politica dei monarchi, molte volte dettata da logiche di potere o di predominio, non coincide con i desideri dei sudditi che aspirano ad una elevazione spirituale o al conseguimento di un benessere per le proprie famiglie. Questa città, pur essendo attraversata da un fiume di ricchezza ha gli antichi monumenti che cadono a pezzi e il popolo che è affamato per le guerre civili e per i continui assedi. I principi paleologi non sanno trovare una mediazione con i guerrieri che assediano la città e non sanno ridurre i loro monopoli che non consentono alla ricchezza della città di entrare in ogni famiglia. L’unità di intenti tra le persone e i propri governanti si attua quando tra loro ci sono gli stessi interessi da salvaguardare.
L’esempio è dado dalla tua città, dove i governanti fanno delle leggi che salvaguardano le loro aspirazioni, che sono quelle di portare a Venezia tutto ciò che serve per il benessere di tutti gli abitanti. Il Serenissimo Governo di San Marco rappresenta la città stessa perché i suoi componenti sono la base di tutta la società. I senatori sono gli stessi mercanti che hanno solcato i mari per incontrare gli altri popoli e scambiare quelle merci che si tramutano in ricchezza e benessere che ricade su tutti. Le città governate dai loro stessi mercanti diventano grandi e potenti.
Tutto l’Occidente sta risorgendo con il commercio e il benessere dilaga nelle città. Piccoli borghi si ingrandiscono e si riempiono di palazzi di marmo. Le finestre di alcune dimore sono grandi quanto i portoni di ingresso e le pareti delle stanze si ricoprono di affreschi e di quadri che rappresentano le cose belle della vita. Le famiglie del popolo diventano ricche e i loro discendenti acquisiscono rispetto e decoro sociale”.
“Se i Veneziani sognano di venire in questa città – afferma Francesco – significa che qui è assicurata dall’imperatore la possibilità che tutti possano diventare ricchi”.
“Se gli aristocratici non hanno più il tenore di vita di una volta – risponde il segretario - e i popolani non hanno più la possibilità di realizzare i piccoli guadagni con un’attività autonoma, significa che la casa regnante non è in grado di assicurare il loro benessere. Una città che ha bisogno di stranieri per difendere sé stessa vuol dire che deve rinunziare al proprio benessere per pagare coloro che rischiano la propria vita per un paese che non è la propria patria.
Il padrone di questa casa, che ci ospita e ci onora, è stimolato da tutti coloro che hanno perso le proprie terre per trovare una soluzione di pace con il grande sultano. Le sue arringhe nel senato, in difesa degli interessi degli aristocratici terrieri, non sono servite a nulla, perché il senato non ha un potere decisionale.
Il coimperatore impone maggiori tasse e non permette ai produttori di ricchezza di aumentare i prezzi dei loro prodotti in vendita allo scopo di calmierare il mercato. La mano d’opera abbonda e le piazze sono piene di popolani che offrono le proprie braccia in qualsiasi ora del giorno. I lavori disponibili sono, per gli uomini, quelli della riparazione delle mura terrestri danneggiate dagli assedi e, per le donne, i servizi umili nelle case dei ricchi. Le fanciulle che versano il vino nei calici non sono serve ma figlie delle popolane che lavano i panni sporchi o che portano, nei campi liberi della città, tutti i rifiuti e gli escrementi dei ricchi”.
La grande sala da pranzo della dimora di Oikantropos offre ai due giovani patrizi l’immagine di uomini e donne felici nella loro opulenza. Le cucine sono piene di uomini e donne indaffarati a preparare le vivande prelibate per i palati esigenti degli ospiti. Tra il personale dei locali di servizio della casa si aggira Rodopios per salutare i compatrioti e per conoscere le condizioni dei popolani addetti ai lavori domestici. Il trace è un osservatore attento che sa preparare le giuste risposte da dare al bailo, interessato a conoscere le condizioni reali dei ricchi della città, per poter esprimere un giudizio pacato e sincero nelle riunioni del Consiglio della Colonia di San Marco.
“Che sorpresa – esclama Rodopios – nel vederti qui, Xariptina. Ho visto nell’estate scorsa il tuo consorte Nicola che andava al mercato a vendere la lana colorata nella sua tintoria. Come stanno le tue tre figliole Glaucopina, Prosorosina e Xeilomedia? Ho saputo che la prima è già promessa ad un abile tintore, la seconda aiuta il padre nella bottega e l’ultima sta imparando l’arte di confezionare i vestiti di lana in una bottega vicino alla tintoria. Non capisco la tua presenza in questa casa frequentata dagli aristocratici o dai servi del padrone di casa”.
“Mi meraviglio – risponde la donna - che tu non sappia quello che sta accadendo a molti artigiani della città. L’assedio e la chiusura delle porte terrestri hanno indotto mio marito a chiudere la tintoria perché la lana non arriva più a buon mercato dall’entroterra. L’esercito ottomano ha occupato tutti i territori della Tracia.
La lana dei pastori viene requisita per le esigenze dei soldati del sultano. Le stoffe di lana già tinte arrivano dall’Occidente con le galee veneziane. Si dice che nei giorni scorsi è approdata una nave piena di pezze di lana. Le botteghe si riempiono di acquirenti che possono permettersi di acquistarle.
Molti aristocratici, che una volta indossavano gli abiti di seta, si fanno confezionare delle vesti di lana con i tessuti inglesi e con le pezze delle città del Veneto e della Lombardia.
Anche i rematori delle navi vendono a poco prezzo degli spezzoni di stoffa di lana. Davanti alla chiesa di Sant’Eufemia, questa mattina, alcuni remigi veneti hanno venduto spezzoni di lana che sono stati acquistati dai popolani a buon prezzo.
Ora vanno di moda i vestiti di lana confezionati con i tessuti portati dai mercanti stranieri. Il mio abito e quelli di tutti i servi sono di lana e sono stati acquistati dal padrone di casa in una bottega del Quartiere di San Marco. I mercanti veneziani si arricchiscono perché sanno vendere i loro prodotti a prezzi concorrenziali”.
“Le tue parole – afferma il trace – non mi sono nuove perché vivo nella casa del bailo. Il governatore della colonia si rende conto – afferma Rodopios – che il momento fortunato per le mercanzie venete può essere passeggero se non si risolve la liberalizzazione del commercio terrestre bloccato dalle truppe del sultano. Gli stessi mercanti ottomani che vivono in città sollecitano il loro kadi a una intermediazione, gestita dal nostro bailo, tra l’Amministrazione ottomana e la casa dei Paleologi.
Ser Emo ha riunito il Collegio dei suoi consiglieri per trovare una soluzione. Tutto dipende dal coimperatore che continua a favorire i pretendenti al trono imperiale ottomano contro l’attuale sultano. Il risentimento di Murad II è naturale e giustificabile perché il basileus si è sempre mostrato amico di suo padre che riconosceva la sua autorità sulle popolazioni di lingua greca.
I figli di Manuele II non si rendono conto che l’esercito ottomano è attualmente il più potente e che nessuno può fermare la sua irruenza. Si tratta di soldati motivati che vengono beneficiati con magnanimità dal loro sultano, mentre il coimperatore GiovanniVIII può fare affidamento su un esercito di mercenari che non sono ricompensati per il loro sacrificio. I mercenari mirano ad arricchirsi e ritornare nelle loro città d’origine, per godere del bottino che hanno raccolto durante la loro militanza sotto il regime di un imperatore straniero”.
“La colpa dell’attuale situazione – afferma la donna - è tutta del coimperatore che si rinchiude nella sua fortezza e non vede che le famiglie del popolo cadono in miseria. Molti aristocratici che frequentano questa casa si lasciano sfuggire parole ostili contro la sua ostilità all’attuale sultano, anche in presenza dei servi. Tutti i domestici hanno paura perché la città è piena di spie del Prefetto”.
“Hai detto che tuo marito ha chiuso il laboratorio – incalza Rodopios - e non hai chiarito la sua attuale occupazione”.
“La chiusura della tintoria – risponde Xariptina – ha indotto Nicola a cambiare tutto il progetto di vita della nostra famiglia. I piani per il futuro sono stravolti perché non c’è più la certezza per un domani migliore. Il nostro basileus si è ritirato in convento e suo figlio non sa gestire la città come suo padre perché i popolani non si sentono protetti dal loro imperatore e non capiscono perché il sultano continua ad assediare la città.
Mio marito lavora attualmente nella bottega di un mercante di seta arabo. I mercanti arabi e turchi, che provengono dall’Egitto e dalle altre città dell’Oriente, vivono tra di noi. I loro quartieri sono ordinati e fiorenti e le loro donne frequentano con devozione le moschee. I rappresentanti più eminenti della colonia ottomana sono rispettati e frequentano anche questa dimora.
Nella sala da pranzo di Oikantropos si vedono alcuni ricchi mercanti con un copricapo di stoffa colorata e parlano bene la nostra lingua. Anche le mie figlie si sono adattate al nuovo lavoro del padre. La prima, Glaucopina, è stata lasciata dal tintore che aveva promesso di sposarla e si è ritirata in un convento. La seconda, Prosorosina, che dava una mano al padre nella tintoria, lavora come domestica addetta al guardaroba nella casa di un ricco mercante veneziano. La terza, Xeilomedia, è stata assunta come lavorante giornaliera da un mastro sartor veneziano, perché il precedente sarto, di lingua greca, non riusciva ad avere il tessuto di lana grezza dai Bulgari. Il loro territorio è stato occupato dai soldati del sultano.
Quando i governanti di una città non offrono un avvenire sicuro ai suoi abitanti, i popolani si sentono abbandonati e si lasciano condurre facilmente da chi promette un cambiamento per il futuro. Gli aristocratici terrieri riescono ad accattivare le loro simpatie perché prospettano grandi elargizioni di ricchezze dai mercanti ottomani che stanno acquistando tante belle dimore nel quartiere delle Blacherne”.
“Sono colto da profondo stupore –afferma il trace - per le vicissitudini della tua famiglia. Sono contento che le figlie più giovani lavorino alle dipendenze dei residenti veneziani. La loro cultura è simile alla nostra e il nostro imperatore ha affidato la salvaguardia della sua casa alla Serenissima Repubblica. Venezia è la loro patria di origine e Costantinopoli è la loro secondo patria per la quale sono disposti a combattere e ad offrire anche la loro vita, perché questa città li nutre e li fa diventare ricchi.
La questione più delicata per la città è l’opposizione nascosta dei vecchi aristocratici che non si rassegnano ad avere un ruolo secondario nell’impero. Oikantropos è il loro rappresentante di spicco che si avvale degli uomini più saggi che si trovano nel monastero del Pantrocratore. La vicinanza dell’edificio alla reggia ha permesso al basileus un controllo assiduo e benevolo con ricche elargizioni imperiali per le necessità del sacro luogo. La devozione degli aristocratici si è sempre manifestata in questo luogo con le grandi elemosine per i luoghi di accoglienza e di cura per i bisognosi. La carità nel passato è sempre stata una manifestazione pubblica che serviva a elevare il misero tenore di chi non poteva esercitare un’attività lavorativa.
La perdita degli immensi territori imperiali non garantisce più il mantenimento delle opere assistenziali da parte dei monaci che non riecono più a far fronte alle richieste di soccorso. Il coimperatore non ha più la disponibilità di ricchezze per le opere di pietà perché il suo pensiero principale è quello di pagare i mercenari che devono fronteggiare l’irruenza dei soldati del sultano”.
“In questa casa – afferma la donna – Il ricco padrone è in grado di mantenere tutti i suoi servi e di vestirli con la seta pregiata. Il suo tenore di vita è tale che può permettersi di riunire a banchetto gli amici ogni martedì e di assumere anche del personale come me in aiuto ai suoi domestici.
La povertà è tra i popolani del quartiere mentre qui i servi vivono per disperdere gli avanzi del banchetto e per preparare il prossimo convivio. Il tempo che intercorre tra un ricevimento re un altro è impiegato dai servi per abbellire la casa e per curare il proprio corpo affinché sia sempre bello agli occhi degli ospiti.
Questa è la casa dell’abbondanza e dell’opulenza che si alimenta di proventi immobiliari della città e di lauti commerci con i porti occupati dai conquistatori ottomani. L’amicizia del padrone di casa con i principi della casa imperiale degli Ottomani è oggetto di discussione tra i servi durante le grandi pulizie della sala da pranzo. Coloro che hanno servito le vivande si divertono a ripetere i discorsi tenuti dall’uno o dall’ altro dei commensali. Si sussurra che tra la servitù ci siano delle spie che fanno parte della rete di informatori del Prefetto. La sua presenza discreta è avvertita in ogni luogo dove si riuniscono i sudditi del basileus”.
“L’attività di Oikantropos – afferma Rodopios - è nota anche al bailo e al suo Consiglio. La Serenissima è informata anche di quello che si sussurra contro l’imperatore. La mediazione del bailo tra la casa paleologa e il governo ottomano, per far togliere l’assedio alla città, è corroborata dalla conoscenza delle aspirazioni degli aristocratici terrieri favorevoli a una amicizia con il sultano. La sua azione si basa sulle buone relazioni commerciali che esistono tra i mercanti ottomani e quelli della colonia di San Marco. La loro amicizia è evidente in questa casa dove si riuniscono a banchettare tutti i ricchi della città che badano agli affari e non alle questioni politiche dei loro governanti.
Gli interessi dei singoli superano facilmente le diatribe di coloro che manifestano la loro potenza con le armi o con la chiusura delle città e dei porti. Il padrone di questa casa mantiene la sua ricchezza perché sa destreggiarsi tra l’autorità del basileus e la possibilità di far valere la sua amicizia con i mercanti ottomani. Questa sua capacità permette a te e a tanti popolani del quartiere di sopravvivere con l’assunzione di un lavoro domestico. La tua famiglia vive per i servizi resi ai residenti stranieri e alle loro capacità di commercio. Il loro mercato fa sopravvivere questa città”.
“Questa situazione precaria ci permette di vivere alla gornata – sostiene Xariptina – ma il futuro resta incerto. Mio marito lavora alle dipendenze di un mercante arabo, le mie figliole non sanno se troveranno un marito in grado di comprendere la loro cultura, perché il benessere è nelle mani degli stranieri che passano per le vie della città. Una volta vivevo sicura nella mia casa e sognavo un futuro con tanti nipoti, ora non so se le mie figlie saranno in grado di allevare i loro figli secondo le tradizioni dei nostri padri. I ceri vengono accesi davanti alle sacre icone e il pensiero si eleva nella speranza di un aiuto della Vergine che mostra la Santa Sapienza che permette di risolvere ogni questione umana e dissipare ogni dubbio dal petto ansioso delle madri di questa città”.