mercoledì 13 novembre 2013

Scelta Civica per ciò che interessa alla gente

DEMOCRATICITÀ E PARTECIPAZIONE
PER  LE  SCELTE  GIUSTE  DEL  PAESE
"Scelta Civica è un movimento politico - art.2 dello Statuto dell'Associazione "SC" - fondato sui principi di democraticità e partecipazione che ha come scopo il rinnovamento e il rilancio del sistema politico, sociale ed economico dell'Italia. L'attività e l'organizzazione di SC sono regolati dallo Statuto, dal Codice Etico e dai regolamenti di SC". Per Mario Monti, leader del movimento, il compito dell'Associazione "sarà quello di rendere popolari le scelte giuste di cui il Paese ha bisogno per uscire dalla crisi e tornare a crescere. Un disegno di questo tipo è arduo, perché deve saper unire l'anima liberale riformista e l'anima sociale e solidarista del Paese, dando vita a quella economia sociale di mercato che in Italia come in Europa deve saper riconciliare il mercato e la socialità".
"Noi vogliamo essere un grande partito popolare - ha detto  il 19 luglio a Padova Lorenzo Dellai, capogruppo alla Camera di Scelta Civica, - perché abbiamo un'anima e una vocazione autenticamente popolare e territoriale. Noi siamo il partito delle realtà sociali, delle famiglie, dei movimenti, delle associazioni e delle autonomie territoriali. Dobbiamo Parlare di più di lavoro, di scuola, di servizi, di quello che interessa alla gente. E anche tenere i conti in ordine perché questo è il mezzo per realizzare una politica sociale e per il lavoro. Al Paese serve un'idea di coalizione che sappia governare".
Si parla di sintesi della tradizione popolare e della migliore tradizione liberale.
Il tema principale con cui oggi il pensiero neoliberale si incontra e si scontra è il pluralismo morale. I neoliberali contemporanei sostengono che nelle liberal democrazie occorre ricostruire le identità collettive per sottrarre l'individuo all'isolamento. La vita sociale è frammentata e questo con la concezione liberale dell'etica utilitaristica che si incentra sull'autodeterminazione dell'individuo manifesta uno schema antipolitico. La società civile è vista solo come luogo dei bisogni degli egoismi che si contrappongono alle Istituzioni politiche (il palazzo). Questo porta a una emarginazione dei caratteri essenziali del pubblico. I pensatori classici avevano considerato la comunità politica come "comunicazione nella buona vita", cioè scambio e comunicazione tra diverse famiglie ed etnie in vista di una vita sociale dotata di beni e virtù.
Col pluralismo morale nasce il dissenso su ciò che è bene o male, cioè il moralmente buono o cattivo diventa soggetto a variabili valutazioni. Le posizioni del pensiero pubblico neoliberale attualmente oscillano tra un polo dove l'interesse è trovare regole pubbliche e un polo che fa perno sul postulato di autonomia, cioè l'uomo è libero, il suo valore consiste nell'obbedire a se stesso, alla legge che gli è stata data, cioè autodeterminazione come autonomia. Questa concezione offusca la nozione di alterità e porta al neutralismo assoluto. Si tratta per il liberale radicale di libera concorrenza e libero mercato delle concezioni del bene e del male. Questo è equivoco perché equipara beni economici e concezioni di vita.
L'idea civica repubblicana rispetto alla soluzione liberale attuale è più esigente in quanto richiede che i cittadini sviluppino disposizioni e scelte orientate verso il bene comune piuttosto che centrate sul self-interest, cioè siano capaci di vivere legami morali, umani e spirituali con altri. Se la libertà di coscienza dovesse comportare una completa traduzione nell'azione e nei comportamenti, qualsiasi legislazione verrebbe travolta e ci sarebbe l'arbitrio.                                  
Questione fondamentale della nostra epoca è soprattutto il tema dell'inclusione/esclusione civile. Le società liberal democratiche falliscono se non riusciranno a includere quelli che sono esclusi dalla creazione della ricchezza, cioè entreranno in crisi le società se non pongono rimedio al senso di estraneità e di anomia delle persone. La preminenza conferita al singolo con la scissione dei legami sociali muta la democrazia che per l'americano Abraham Lincoln è "il governo del popolo, da parte del popolo e per il popolo". 
Il pensiero neoliberale sostiene che nelle liberal democrazie le identità individuali sono tutelate mentre occorre ricostruire l'identità collettiva e sottrarre l'individuo all'isolamento.
La riduzione del bene comune alla cerchia della preferenza privata lascia scoperto l'ambito pubblico dove le questioni del bene riguardano quello del giusto. La mentalità in cui il bene comune è inteso come mezzo per scopi individuali sbocca nella scelta di contribuire il meno possibile o nulla affatto ai costi della convivenza sociale. Per il cattolico liberale il bene comune è visto come "l'insieme delle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi come ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente".
Le attuali liberal democrazie devono fare i conti con numerose sfide. Si auspica un diverso rapporto fra persona e comunità, cioè un diverso modo di concepire il lavoro. Si vuole una società civile attraverso più attenzione ai bisogni delle persone e non cittadinanza attraverso più mercato.  Ci sono scarti tra le concezioni ideali delle liberal democrazie e la condizione socio politica reale.
Nella concezione repubblicana - democratica si assegna grande importanza alle virtù civiche, all'idea di autogoverno  e di partecipazione alle formazioni sociali che si pongono oltre l'individuo. Nel repubblicanesimo civico la libertà non è libertà dal governo ma capacità e responsabilità di autogoverno.
Occorre superare i punti deboli del liberalismo in una sintesi più alta, cioè più rispondente al contesto attuale dell'Europa, nel senso di  guardare oltre le concezioni della società che oggi sono chiamate social democratiche.  I punti deboli del liberalismo sono minore resistenza al relativismo etico che sfida la natura morale del rapporto civile, la piazza pubblica eccessivamente procedurale e l'idea angusta di società aperta e di laicità senza considerare l'etica sociale del popolo. È auspicato il ripensamento del liberalismo in un modo positivo considerando la tradizione del cattolicesimo liberale che chiama all'azione e orienta all'impegno civile. La sintesi delle culture menzionate è intesa come pensiero animatore volto a dirigere l'azione politica.
Lo Stato sarà "veramente liberale" quando non si limiterà a garantire formalmente la libertà di scelta ma quando intervenendo attivamente provvederà a garantire a tutti la reale possibilità della loro libertà.
Le tradizioni culturali del popolo italiano sono a favore della società in cui sono avvertiti come problemi nodali quelli della giustizia sociale, del bene comune, dell'amicizia civica e dell'interazione tra cittadini e tra cittadini e politici, cioè la comunicazione nel vivere bene.
Monti ha esortato tutti i parlamentari e aderenti a "SC": “Non si ceda alla tentazione del ‘richiamo della foresta’, tornando a raggrupparsi con i propri simili. Sarebbe certo la via meno ardua, la più rassicurante sul piano dell'identità di ciascuno. Ma sarebbe - temo - una via sterile. E non in linea con l'impegno preso da chi ha deciso, liberamente, di battersi per il progetto di Scelta Civica”.
Il movimento politico Scelta civica vuole svolgere un'azione dinamica per riscattare le forme di vita quotidiana con l'apertura del singolo cittadino all'altro, cioè all'apertura di un mondo intersoggettivo, formando una coscienza collettiva e sociale identificando i bisogni reali con i desideri umani. Al primo posto c'è la famiglia quale società naturale, luogo dello sviluppo della persona e dell'incontro con l'altro dove amore significa dare e ricevere e non vedere la famiglia solo come aspetto economico. La società civile deve essere intesa come "dialogo e comunicazione della vita buona".
Si tratta per la società politica di sviluppare le condizioni d'ambiente che possano permettere alla cittadinanza un grado di vita materiale, intellettuale e morale che ogni persona vi si trovi aiutata positivamente nel raggiungimento della propria vita di persona e della propria libertà spirituale, contro ogni forma di individualismo o di autoritarismo, contro ogni forma di ingiustizia sociale. Si auspica uno stato sociale di giustizia, d'amicizia civica e di prosperità che rende possibile a ogni uomo o donna il compimento del suo destino, cioè una società dove si riconosce il diritto di tutti i cittadini all'esistenza, al lavoro, all'accrescimento della vita di persona.
La società civile non è composta solo di individui ma anche di società particolari formate da individui, cioè società particolari con una loro autonomia. Il pluralismo economico deve rinnovare e promuovere l'economia delle famiglie e la proprietà familiare utilizzando i vantaggi della meccanizzazione e della cooperazione.
Francesco Liparulo - Venezia

lunedì 4 novembre 2013

Responsabilità politica per le riforme

L'ITALIA RISCHIA INSTABILITÀ
E    DISGREGAZIONE    SOCIALE
"In un mondo sempre più complesso e interdipendente - ha detto il Presidente della Repubblica italiana in occasione delle celebrazioni del 4 novembre per l'Unità Nazionale - in cui i rischi dell'instabilità e della disgregazione sociale e le minacce transnazionali del terrorismo e della criminalità organizzata premono ormai da vicino sull'Italia e sull'Europa, le Forze armate svolgono un ruolo di crescente importanza per il futuro del Paese. È inoltre necessario andare avanti con le riforme in uno scenario sempre più complesso in cui le risorse disponibili sono sempre più ridotte; servono dei cambiamenti e al più presto operanti i meccanismi attuativi delle riforme in corso".
Povertà e disoccupazione alimentano rabbia nel popolo che aspetta riforme coraggiose da parte del governo e leggi più rispondenti ai veri bisogni dei cittadini sommersi in una recessione che provoca aumento dell'indigenza e fuga dei giovani all'estero. Per l'ISTAT la disoccupazione arriva al 12,5% ed è record dal 1977. Per i giovani al di sotto dei 24 anni, il dato è più drammatico perché sale al 40,4%.
La coperta è corta? Come risolvere il problema? La soluzione c'è, basta avere coraggio.
Il governo delle "larghe intese" è impegnato "nella messa a punto" della Legge di stabilità e deve rispettare non solo il rapporto del 3% deficit-Pil ma anche chiamato a promuovere la ripresa per uscire dalla crisi.
Mario Monti chiede ad Enrico Letta un "patto scritto di governo" sul fisco e sulle riforme, minacciando in caso contrario l’abbandono dell’appoggio al governo. La coalizione di governo "serve a condividere la responsabilità politica per fare riforme che, nell’interesse della crescita e dell’equità, colpiscono interessi costituiti. Non può diventare un accordo per distribuire favori da una parte e dall’altra. La stabilità è un valore se serve per fare le cose. Non deve diventare un alibi. Da tempo chiediamo un patto di coalizione dettagliato e verificabile e un meccanismo di verifica per controllare che gli impegni siano stati mantenuti".
"Dovremmo recuperare lo spirito per cui è nato il governo Letta - ha affermato Linda Lanzillotta, vice presidente del Senato - invece in questi mesi abbiamo assistito ad ultimatum da parte dei due maggiori partiti come se le larghe intese servissero per nascondere debolezze interne e restituire mance elettorali".
Indispensabile l'impegno comune - ha sostenuto il capo dello Stato - per far fronte alla difficile situazione economica e finanziaria”. Per il Presidente, la parola unità “si sposa con pluralità, diversità, solidarietà, sussidiarietà. Sentirsi Italiani significa riconoscere come problemi di tutti quelli che preoccupano le famiglie in difficoltà”.
“Siamo ad un punto di disfunzione democratica pericolosissima – ha detto Marco Vitale al Centro Congressi della Fiera di Verona – dobbiamo ricostruire la democrazia del nostro Paese e mondialmente dobbiamo ricostruire il pensiero economico”.
"Uno sforzo aggiuntivo per il credito alle imprese - ha chiesto Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria - perché l’Italia non riesce più a sostenere i limiti di spesa imposti in un momento di recessione. Il principio di risparmio, imposto dai governi negli ultimi anni nel pubblico e nel privato, ha aggravato la crisi e non ha dato soluzioni alla disoccupazione. Le banche hanno già ricevuto un grande sostegno con tassi agevolati dalla Banca centrale europea ma non sostengono il loro ruolo che è quello di "aiutare le famiglie e l'impresa in difficoltà. Ci vuole più coraggio, perché mantenendo lo status quo, anche se ci sono passi nella direzione giusta, che possiamo valutare positivamente, non cambiano l'andamento dell'economia né il futuro del Paese".
L'ossigeno vitale non arriva a chi è impegnato nella produttività del Paese, cioè i lavoratori si trovano ad affrontare una disoccupazione che diventa sempre più insostenibile e le banche continuano a non agevolare il credito a chi fa impresa e genera produttività e lavoro. La famiglia italiana di oggi deve affrontare l’attuale crisi finanziaria, economica e valoriale. Si tratta di recuperare “le radici della crescita delle Regioni per promuovere le loro qualità produttive che fanno vincere le sfide della globalizzazione. Milioni di Italiani vivono, secondo le recenti statistiche, con la metà del reddito medio nazionale (circa 600 euro al mese). La crescita degli indigenti evidenzia una forte disuguaglianza tra ricchi e poveri e un fenomeno di ingiustizia sociale.
La famiglia genera legami di appartenenza, dà forma sociale alle persone, trasmette valori culturali, etici, sociali, spirituali essenziali per lo sviluppo della società civile.
La razionalizzazione morale dell'agire politico deve fondarsi sulla giustizia, la legge e la reciproca amicizia. Si tratta di sforzarsi per applicare le strutture politiche al servizio del bene comune, della dignità della persona e del senso dell'amore civico.
L'attività politica deve basarsi sui bisogni più intimi della vita delle persone e dell’esigenza della pace sociale, dell’amore, delle energie morali e spirituali. Occorre agire nella comunicazione e utilizzare mezzi morali per essere liberi. La forza della società politica presuppone la giustizia perché si avvale delle energie dei cittadini in quanto energie di uomini liberi che sanno esprimersi con amicizia. Si tratta di realizzare un “Programma di cose concrete” miranti ad attuare un piano straordinario per l'occupazione giovanile, salvaguardando “esodati” ed ultracinquantenni, promuovere un piano nazionale per la famiglia con più equità fiscale, garantire il libero accesso alla Sanità, sostenere le imprese agricole tutelando il “made in Italy”, sostenere l’accesso al credito delle piccole e medie imprese, accrescere gli investimenti nella ricerca, ridurre la spesa pubblica, sviluppare la lotta all’evasione, modificare le regole del patto di stabilità, valorizzare il patrimonio paesaggistico, artistico e culturale.
Per governare il Paese e fare ciò che è giusto, occorre la scelta oculata di chi possa rappresentare il popolo con una “specchiata moralità personale”, abbia dimostrato di vivere con rettitudine, abbia “competenza e passione per il bene comune”, sia credibile per risolvere le “patologie politiche” della città.
Scelta civica è in grado di proporre agli Italiani una società fondata sulla libertà e sullo sviluppo economico con le sue "nove proposte programmatiche prioritarie". La politica funziona se toglie gli ostacoli che ogni persona ha nella ricerca del suo appagamento. Il suo fine più profondo quando la società matura sul piano etico. Etica intesa come respiro complessivo di un popolo, come etica pubblica, cioè come trasparenza dei rapporti sociali.
Occorre "eliminare gli sprechi e chiudere le falle nelle amministrazioni pubbliche, togliere sabbia dagli ingranaggi del proprio tessuto produttivo e valorizzare le  proprie eccellenze ".
La politica economica non deve essere basata su continue tasse. Nella riforma tributaria bisogna porre al centro la famiglia per una "società a misura di famiglia". Sì al risanamento finanziario e alla crescita tenendo conto che bisogna dare risposte ai giovani ed eliminare la disoccupazione per garantire "l'equilibrio democratico e la convivenza civile".
Francesco Liparulo - Venezia