sabato 27 luglio 2013

"SC" grande partito popolare e territoriale

                           
UNA POLITICA SOCIALE E PER IL LAVORO
È SFIDA PER VINCERE LA "PERFIDA CRISI"
"Scelta Civica è un movimento politico - art.2 dello Statuto dell'Associazione "SC" - fondato sui principi di democraticità e partecipazione che ha come scopo il rinnovamento e il rilancio del sistema politico, sociale ed economico dell'Italia. L'attività e l'organizzazione di SC sono regolati dallo Statuto, dal Codice Etico e dai regolamenti di SC". Per Mario Monti, leader del movimento, il compito dell'Associazione "sarà quello di rendere popolari le scelte giuste di cui il Paese ha bisogno per uscire dalla crisi e tornare a crescere. Un disegno di questo tipo è arduo, perché deve saper unire l'anima liberale riformista e l'anima sociale e solidarista del Paese, dando vita a quella economia sociale di mercato che in Italia come in Europa deve saper riconciliare il mercato e la socialità".
"La storia italiana ci ricorda - ha detto il 13 luglio scorso alla Convention di Roma Andrea Olivero, coordinatore politico nazionale di Scelta Civica - che il Paese è cresciuto ogni qualvolta si sono incontrate le tradizioni culturali da Einaudi a De Gasperi, da La Malfa a Moro. Scelta Civica ha attivato grandi energie, visioni strategiche derivanti dalla cultura del popolarismo cattolico (democratico e sociale) e da quella liberale e liberal democratica. La sfida è quella di costruire un movimento politico mettendo insieme, facendo sintesi della tradizione popolare e della migliore tradizione liberale nel contesto in cui viviamo. La sfida può essere vinta e sarà vinta con il concorso di tutti". 
"Noi vogliamo essere un grande partito popolare - ha detto  il 19 luglio a Padova Lorenzo Dellai, capogruppo alla Camera di Scelta Civica, - perché abbiamo un'anima e una vocazione autenticamente popolare e territoriale. Noi siamo il partito delle realtà sociali, delle famiglie, dei movimenti, delle associazioni e delle autonomie territoriali. Dobbiamo Parlare di più di lavoro, di scuola, di servizi, di quello che interessa alla gente. E anche tenere i conti in ordine perché questo è il mezzo per realizzare una politica sociale e per il lavoro. Al Paese serve un'idea di coalizione che sappia governare".
Si parla di sintesi della tradizione popolare e della migliore tradizione liberale.
La sfida culturale sarà quella di considerare, nel contesto odierno della realtà socio politico italiana le tradizioni liberali europee dall'inglese John Locke, fautore della libertà individuale e politica, al francese Alexis de Tocqueville, famoso per la sua "Democrazia in America", al francese Montesquieu, fautore della separazione dei poteri, all'italiano Antonio Rosmini, esponente di spicco del pensiero cattolico che si preoccupa del problema della società e del benessere della società, alle concezioni del popolarismo di Luigi Sturzo e di Alcide De Gasperi.
Il principale contributo di Locke al liberalismo consiste nell'asserto che la società civile esige un'ampia diffusione della proprietà privata e nell'avversione all'assolutismo che non garantisce la libertà dei cittadini. Per Locke il rispetto e la garanzia dei diritti naturali (vita, libertà, proprietà privata) erano metodo di valutazione della giustizia e legittimità dei poteri. La sua posizione è contro il dispotismo e l'assolutismo dei governanti che no davano alcuna garanzia al cittadino.
Il liberale francese Montesquieu auspicava la suddivisione dei poteri. Oggi si assiste a intreccio tra sfera economica, mediale e politica. L'emblema della condizione economico - politica di oggi è quella di Stati deboli, mercati forti e finanza fortissima. Gli Stati rimarranno deboli per cui occorrono nuove forme di azione politica capaci di bilanciare il potere dei mercati entro gli spazi globalizzati. La globalizzazione dell'economia rende necessaria e urgente la globalizzazione della politica dove siano adeguatamente rappresentativi i popoli più poveri e svantaggiati.
Per Antonio Rosmini, liberalismo è sistema giuridico di garanzie per ogni individuo. Il centro della politica è la persona umana. Si tratta della rivalutazione della persona nel contesto dell'Ottocento in cui era ritenuto importante la collettività.
Il pensatore di Rovereto esalta la famiglia perché aiuta il percorso della personalizzazione. La famiglia contribuisce non solo a delineare cittadini disciplinati, educati e creativi sul lavoro ma arricchisce il corredo etico della "civile società". Il disordine della modernità è aver destabilizzato tutto ciò che è intermedio tra persona e Stato, cioè il disordine è dovuto all'annientamento della sottile articolazione tra Stato e persona. La famiglia è comunità spontanea tra Stato e persona. L'idea è che la persona è debole per essere a contatto con realtà burocratizzata per cui ci vuole un cammino, un'apertura graduale e questo è la famiglia che può realizzare questo cammino. La famiglia è rivalutata perché le persone devono vivere esperienze in famiglia per poi allargarsi allo Stato. All'interno di società politica c'è "la civil società", le "comunità" intermedie che costituiscono la spina dorsale della società politica, intese come necessità della realtà intermedia.
Lo Stato deve avere limiti determinati, deve essere di appoggio per i cittadini e rispondere alla sua funzione che è quella di luogo di dialettica viva e di momento organizzativo che dà corpo alle diverse istanze dei cittadini. Lo Stato non deve costituire limite. Non è lo Stato che decide se non come orientamento verso maggiore equità, cioè evitare lo statalismo e l'idea di azione coercitiva dello Stato in economia che si tramuta in economicismo.               
Per il cattolico liberale di Rovereto, Il politico deve ascoltare la società, sentire le vibrazioni più nascoste, cioè deve avere la capacità di sentire (auscultare) ciò che si muove nel sottosuolo della società e poi mostrare la compatibilità e la contraddittorietà tra le richieste. È tentativo di far capire quali sono le compatibilità presenti nella società, cioè vedere realisticamente cosa può dare la società e quindi regole nel fare richieste. È concezione lontana dal demagogo che dice: "Chiedete tutto che io vi prometto tutto".
Rosmini è stato il primo pensatore cattolico che ha cercato di correggere la posizione anti moderna  e di condanna  dell'apertura alla liberalità, detta liberalismo. Nell'Ottocento, prima del socialismo, il liberalismo era motore delle idee politiche e significava rivendicazione della libertà in politica, cioè significava essere anti assolutista.  Oggi il liberale è soprattutto un moderato che rivendica libertà nel settore economico.
In Rosmini c'è intuizione federalista genuina innanzi tutto all'interno di ogni Stato, cioè all'interno di ogni Stato vi deve essere una società civile ben "organizzata e vivace". Il federalismo è inteso anche come armonia tra diversi Stati e in questo l'Europa è invocata e delineata da Rosmini che per primo ha intravisto la possibilità positiva dell'Europa.
In tempi recenti in Italia è avvenuto un equivoco dove federalismo è apparso come "vertigine scompositiva", cioè l'idea che gli organismi vanno a segmentarsi sempre di più con ricadute per i cittadini seri. Federalismo non è "etnicismo", non è "esaltazione dell'etnos", cioè non è esaltazione di comunità chiusa, non è ripiegamento sulla realtà del campanile. Si teme lo sconfinamento dei nuovi mercati, vissuto come ribaltamento, come voragine che viene ad aprirsi improvvisamente. Tutto ciò genera ansietà e la risposta di alcuni settori è stata quella di ripiegarsi su se stessi, di chiudersi in un bozzolo. Il federalismo non ha nulla a che fare con queste prospettive.
La concezione di federalismo, come esaltazione della comunità chiusa, ha fatto abuso e scempio della "solidarietà" e prodotto retorica e spreco del denaro pubblico in quanto la solidarietà è stata "rivolta agli amici" con aiuti a chi non aveva bisogno di essere aiutato per l'acquisizione di appoggi e voti. Questo ha sfigurato l'ideale di solidarietà. Non è solidarietà l'adozione del sistema assistenzialista o clientelistica, cioè non è solidarietà il dare a pioggia i fondi pubblici senza aiutare nessuna iniziativa vera a beneficio dei cittadini bisognosi.
Il federalismo come cultura politica è formula non psicologica ma politica. Si tratta, come ha intuito Rosmini e poi  Luigi Sturzo, di porre la persona come centro di responsabilità nell'autogoverno. Una mentalità federalista diffusa può generare e far comprendere metodi di accertamento di problemi di natura federalista.
Rosmini voleva la valorizzazione di culture regionali senza appiattimento e senza l'inserimento delle dimensioni locali in termini egoistici o corporativistici. Il federalismo nella concezione di Rosmini può giungere oggi a maturazione se nasce dal libero convergere delle menti che presuppone il pluralismo della società.
La linea politica di Rosmini viene seguita da Luigi Sturzo all'inizio del Novecento. Il prete di Caltagirone fonda il "Partito Popolare italiano" e lancia "L'appello ai liberi e forti: combattere e difendere nella loro interezza" gli ideali di giustizia e libertà" per opporsi allo statalismo e alla demagogia di chi promette tutto per i propri fini.  La virtù della fortezza è il mezzo per il conseguimento dei fondamenti della vita della società. Si tratta di essere saldi nell'adesione al bene comune che deve riversarsi su tutti i cittadini, cioè sostenere a affrontare con pazienza, sofferenza e generosità le sfide politiche ed economiche. Sturzo è l'uomo che sa ascoltare la società. La sua è azione che valorizza la dimensione del locale, agendo ai livelli capillari, senza sfociare nel localismo che è pura retorica. Si tratta di creare il benessere della persona umana nella comunità civile, cioè il diritto della persona è integrato nel diritto di tutto il popolo. Luigi è costretto all'esilio dal 1924 al 1945.
Il dispotismo nel secondo Novecento cambia maschera ed è indicato da Sturzo con il termine di "male bestie". Il pensatore siciliano si preoccupa dell'invadenza dello Stato, della partitocrazia e del clientelismo che può alimentare la corruzione. Egli prevede un "sistema politico e sociale che comprende l'intero popolo. organizzato su una base di libertà comune".
La viva attualità del pensiero di Sturzo e il patrimonio di idee scaturite dalla concezione cristiana della storia, insita nella sua visione religiosa e da una esperienza di vita improntata alla strenua difesa dei principi della democrazia, sono ancora oggi, "indiscussa testimonianza di una lezione morale ed intellettuale ispirata ai valori di libertà, solidarietà e coesione sociale”.
Wilfried Martens, presidente del Partito Popolare Europeo, citando Don Sturzo, ha affermato: “…I padri fondatori del Partito Popolare Europeo avevano convinzioni radicali di libertà, responsabilità e dignità dell’essere umano, considerato come soggetto e non come oggetto della storia… Con le buone idee stimoleremo le linee economiche per la sicurezza dei cittadini...Siamo pronti ad affrontare le sfide con i valori comuni del PPE … per un mercato sociale ... Siamo forti e uniti per l’Europa”.
Nella società politica sono ancora presenti le “male bestie” indicate da Luigi Sturzo, cioè lo statalismo che è contro la libertà, la partitocrazia che è contro l’uguaglianza, l’abuso del denaro pubblico che è contro la giustizia. La morale non può essere ignorata dagli amministratori pubblici, cioè l’etica deve stare dentro la politica, perché l’etica sociale è l’anima della politica che permette al popolo di respirare una “vita buona”.
Alcide De Gasperi, primo Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana viene oggi considerato come uno dei Padri della Repubblica e, insieme al francese Robert Schuman, al tedesco Konrad Adenauer e all'italiano Altiero Spinelli, uno dei fondatori dell'Unione europea.
L'idea liberale originaria di individuo non è non è più separabile dalla concezione cristiana di persona, cioè le intuizioni centrali del liberalismo delle origini, riassumibili nel senso spiccato dell'attività e dell'iniziativa dell'individuo, in un'idea moderata della libertà sotto la legge e la distinzione dei poteri, richiedono una sintesi più alta, un superamento nella società denominata liberal democratica. La concezione liberale di libertà dal governo deve unirsi alla concezione repubblicana democratica che assegna importanza alle virtù civiche, all'idea di autogoverno e di partecipazione alle formazioni sociali. Nel repubblicanesimo civico la libertà è intesa come capacità e responsabilità di autogoverno.
Il liberalismo ha dei punti deboli come la minore resistenza al relativismo etico che sfida la natura morale del rapporto civile, la piazza pubblica eccessivamente sottoposta all'applicazione delle procedure regolamentari, l'idea angusta di società aperta e di laicità intesa come neutrale nei confronti dei valori fondamentali dei cittadini.
Il ripensamento del liberalismo potrebbe essere fatto positivamente con la tradizione del cattolicesimo liberale. Si tratta di sviluppare un pensiero di sintesi volto a dirigere l'azione politica e a orientare all'impegno civile. Si vuole costruire una società vivibile in cui sono ritenuti le istanze del popolo che riguardano la giustizia, il bene comune, l'amicizia civica e il senso del sociale.
Il tema principale con cui oggi il pensiero neoliberale si incontra e si scontra è il pluralismo morale. I neoliberali contemporanei sostengono che nelle liberal democrazie occorre ricostruire le identità collettive per sottrarre l'individuo all'isolamento. La vita sociale è frammentata e questo con la concezione liberale dell'etica utilitaristica che si incentra sull'autodeterminazione dell'individuo manifesta uno schema antipolitico. La società civile è vista solo come luogo dei bisogni degli egoismi che si contrappongono alle Istituzioni politiche (il palazzo). Questo porta a una emarginazione dei caratteri essenziali del pubblico. I pensatori classici avevano considerato la comunità politica come "comunicazione nella buona vita", cioè scambio e comunicazione tra diverse famiglie ed etnie in vista di una vita sociale dotata di beni e virtù.
La comunicazione nel ben vivere rende esplicito che la coscienza umana è di per sé politica, dialogica e quindi le coscienze sono sempre destinate l'una all'altra e mai esclusivamente destinate solo a se stesse. Col pluralismo morale nasce il dissenso su ciò che è bene o male, cioè il moralmente buono o cattivo diventa soggetto a variabili valutazioni. Le posizioni del pensiero pubblico neoliberale attualmente oscillano tra un polo dove l'interesse è trovare regole pubbliche e un polo che fa perno sul postulato di autonomia, cioè l'uomo è libero, il suo valore consiste nell'obbedire a se stesso, alla legge che gli è stata data, cioè autodeterminazione come autonomia. Questa concezione offusca la nozione di alterità e porta al neutralismo assoluto. Si tratta per il liberale radicale di libera concorrenza e libero mercato delle concezioni del bene e del male. Questo è equivoco perché equipara beni economici e concezioni di vita.
L'idea civica repubblicana rispetto alla soluzione liberale attuale è più esigente in quanto richiede che i cittadini sviluppino disposizioni e scelte orientate verso il bene comune piuttosto che centrate sul self-interest, cioè siano capaci di vivere legami morali, umani e spirituali con altri. Se la libertà di coscienza dovesse comportare una completa traduzione nell'azione e nei comportamenti, qualsiasi legislazione verrebbe travolta e ci sarebbe l'arbitrio.                                  
Questione fondamentale della nostra epoca è soprattutto il tema dell'inclusione/esclusione civile. Le società liberal democratiche falliscono se non riusciranno a includere quelli che sono esclusi dalla creazione della ricchezza, cioè entreranno in crisi le società se non pongono rimedio al senso di estraneità e di anomia delle persone. La preminenza conferita al singolo con la scissione dei legami sociali muta la democrazia che per l'americano Abraham Lincoln è "il governo del popolo, da parte del popolo e per il popolo". 
Il pensiero neoliberale sostiene che nelle liberal democrazie le identità individuali sono tutelate mentre occorre ricostruire l'identità collettiva e sottrarre l'individuo all'isolamento.
La riduzione del bene comune alla cerchia della preferenza privata lascia scoperto l'ambito pubblico dove le questioni del bene riguardano quello del giusto. La mentalità in cui il bene comune è inteso come mezzo per scopi individuali sbocca nella scelta di contribuire il meno possibile o nulla affatto ai costi della convivenza sociale. Per il cattolico liberale il bene comune è visto come "l'insieme delle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi come ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente".
Il pensiero politico odierno colloca la piazza pubblica sotto la regia di regole e procedure imparziali rinviando nel privato le concezioni del bene.
Le attuali liberal democrazie devono fare i conti con numerose sfide. Si auspica un diverso rapporto fra persona e comunità, cioè un diverso modo di concepire il lavoro. Si vuole una società civile attraverso più attenzione ai bisogni delle persone e non cittadinanza attraverso più mercato.  Ci sono scarti tra le concezioni ideali delle liberal democrazie e la condizione socio politica reale.
Nella concezione repubblicana - democratica si assegna grande importanza alle virtù civiche, all'idea di autogoverno  e di partecipazione alle formazioni sociali che si pongono oltre l'individuo. Nel repubblicanesimo civico la libertà non è libertà dal governo ma capacità e responsabilità di autogoverno.
Occorre superare i punti deboli del liberalismo in una sintesi più alta, cioè più rispondente al contesto attuale dell'Europa, nel senso di  guardare oltre le concezioni della società che oggi sono chiamate social democratiche.  I punti deboli del liberalismo sono minore resistenza al relativismo etico che sfida la natura morale del rapporto civile, la piazza pubblica eccessivamente procedurale e l'idea angusta di società aperta e di laicità senza considerare l'etica sociale del popolo. È auspicato il ripensamento del liberalismo in un modo positivo considerando la tradizione del cattolicesimo liberale che chiama all'azione e orienta all'impegno civile. La sintesi delle culture menzionate è intesa come pensiero animatore volto a dirigere l'azione politica.
Lo Stato sarà "veramente liberale" quando non si limiterà a garantire formalmente la libertà di scelta ma quando intervenendo attivamente provvederà a garantire a tutti la reale possibilità della loro libertà.
Le tradizioni culturali del popolo italiano sono a favore della società in cui sono avvertiti come problemi nodali quelli della giustizia sociale, del bene comune, dell'amicizia civica e dell'interazione tra cittadini e tra cittadini e politici, cioè la comunicazione nel vivere bene.
Monti ha esortato tutti i parlamentari e aderenti a "SC": “Non si ceda alla tentazione del ‘richiamo della foresta’, tornando a raggrupparsi con i propri simili. Sarebbe certo la via meno ardua, la più rassicurante sul piano dell'identità di ciascuno. Ma sarebbe - temo - una via sterile. E non in linea con l'impegno preso da chi ha deciso, liberamente, di battersi per il progetto di Scelta Civica”.
"Dobbiamo radicarci nelle comunità territoriali - ha detto Andrea Olivero - esprimerne le potenzialità partecipative, calarci nelle situazioni problematiche e governare tenendo conto in particolare delle necessità di chi è più in difficoltà, a partire dai giovani senza lavoro, le famiglie senza reddito, i migranti senza cittadinanza, secondo la tradizione popolare". 
Il movimento politico Scelta civica vuole svolgere un'azione dinamica per riscattare le forme di vita quotidiana con l'apertura del singolo cittadino all'altro, cioè all'apertura di un mondo intersoggettivo, formando una coscienza collettiva e sociale identificando i bisogni reali con i desideri umani. Al primo posto c'è la famiglia quale società naturale, luogo dello sviluppo della persona e dell'incontro con l'altro dove amore significa dare e ricevere e non vedere la famiglia solo come aspetto economico. La società civile deve essere intesa come "dialogo e comunicazione della vita buona".
Si tratta per la società politica di sviluppare le condizioni d'ambiente che possano permettere alla cittadinanza un grado di vita materiale, intellettuale e morale che ogni persona vi si trovi aiutata positivamente nel raggiungimento della propria vita di persona e della propria libertà spirituale, contro ogni forma di individualismo o di autoritarismo, contro ogni forma di ingiustizia sociale. Si auspica uno stato sociale di giustizia, d'amicizia civica e di prosperità che rende possibile a ogni uomo o donna il compimento del suo destino, cioè una società dove si riconosce il diritto di tutti i cittadini all'esistenza, al lavoro, all'accrescimento della vita di persona.
La società civile non è composta solo di individui ma anche di società particolari formate da individui, cioè società particolari con una loro autonomia. Il pluralismo economico deve rinnovare e promuovere l'economia delle famiglie e la proprietà familiare utilizzando i vantaggi della meccanizzazione e della cooperazione.
Francesco Liparulo - Venezia

giovedì 18 luglio 2013

"Scelta Civica" per le scelte giuste

MARIO MONTI RICONCILIA
MERCATO  E  SOCIALITÀ
"Ho grande fiducia nell'Italia e in Scelta Civica - ha detto Mario Monti il 13 luglio al Teatro Eliseo di Roma - Il nostro compito sarà quello di rendere popolari le scelte giuste di cui il Paese ha bisogno per uscire dalla crisi e tornare a crescere. Un disegno di questo tipo è arduo, perché deve saper unire l'anima liberale riformista e l'anima sociale e solidarista del Paese, dando vita a quella economia sociale di mercato che in Italia come in Europa deve saper riconciliare il mercato e la socialità".
Gli Italiani sono pronti per la crescita! Il movimento politico denominato "Scelta Civica" si radica sul territorio per testimoniare in Parlamento le istanze della società politica con maggiore vigore e tenacia.
“Il compito di ristabilire un’Italia capace di crescere – ha detto Mario Monti – è appena cominciato. Il futuro dell'Italia dipende dalla volontà riformatrice della politica in Italia. La crisi sta imponendo un prezzo altissimo alle famiglie, ai giovani, ai lavoratori, alle imprese.
Indispensabile l'impegno comune - ha sostenuto Napolitano - per far fronte alla difficile situazione economica e finanziaria”.
 La strategia politica di Monti è stata manifestata alla società politica:
"L'Italia può rinascere - ha sostenuto Mario Monti -  se permetterà ai suoi giovani di entrare in un mercato del lavoro ancora troppo chiuso, dove esistono ineguaglianze profonde e inaccettabili tra chi è garantito e chi invece è lasciato senza alcuna tutela; se libererà le sue donne dalla scelta forzata tra essere mamme ed essere lavoratrici, perché il bivio tra lavoro e maternità è non solo profondamente incivile, ma blocca la crescita economica, sociale e culturale dell'Italia; se il suo sistema educativo e universitario diventerà il centro della nostra visione del futuro. Una scuola capace di includere ma anche di premiare chi merita, nel corpo docente come tra gli studenti, un'università finanziata meglio, con più autonomia, più valutazione, più apertura al mondo: se saprà riconoscere nella cultura una delle leve più potenti di identità nazionale e crescita economica, cultura come tutela del patrimonio artistico e monumentale, cultura come fattore cruciale di identità nazionale, cultura come industria culturale, ovvero come produzione di arte in tutte le sue forme, di sapere, e di contenuti; se rimetterà al centro il lavoro e l'impresa, non solo come leva per la crescita e lo sviluppo, ma come valori cardine della nostra comunità; se rimetterà al centro i suoi cittadini. Legge elettorale, tagli ai costi della politica, rispetto per il denaro pubblico e dunque eliminazione degli sprechi della Pubblica Amministrazione".
Nella visione della politica di Mario Monti, presidente del movimento "Scelta civica", “leadership” vuol dire, senza nessuna presunzione, intravedere, vedere, esplorare, una visione per il futuro e guidare l'opinione pubblica verso questo. Si tratta di rendere popolari le scelte giuste di cui il Paese ha bisogno per uscire dalla crisi e tornare a crescere.
Scelta Civica ha presentato il 20 giugno 2013 al Governo Letta "Nove progetti per rimettere in moto l'Italia". Si tratta di "esempi precisi e concreti delle cose incisive che si possono fare per avviare la stagione di riforme strutturali". I passi della "larga maggioranza, nata il 28 aprile 2013, per riattivare la crescita economico-sociale dell'Italia appaiono ancora timidi".
È impresa importante per la politica italiana, ma non facile - ha evidenziato il senatore Mario Monti nella nota pubblicata su Facebook il 30 giugno 2013 - quella di condurre ad unità di visione esponenti della società civile per aderire al nostro comune disegno riformatore. Per quanto riguarda Scelta civica, posso assicurare che i nostri elettori sono insofferenti alle tasse e aspettano con ansia che il PD e il PDL si decidano a sostenere misure concrete di riduzione della spesa pubblica, unico modo serio per abbassare le tasse. Si invita il governo non solo a "procedere con decisione e tempestività nelle misure già adottate", ma di "alzare l'asticella" per la ripresa dell'economia. Il ritorno alla crescita contribuirebbe "a un miglioramento delle condizioni del credito e del clima di fiducia".
Il leader di Scelta Civica  ha dato ai suoi sostenitori un compito ben preciso:"saper unire l'anima liberale riformista e l'anima sociale e solidarista del Paese, dando vita a quella economia sociale di mercato che in Italia come in Europa deve saper riconciliare il mercato e la socialità".
Qual è la questione?
Si tratta di riconoscere l’importanza della libertà di scelta di ogni uomo e donna con l’organizzazione dal basso della società civile, cioè favorire la libertà delle persone che vogliono realizzare il bene comune. Il ruolo della giustizia è quello di eliminare gli ostacoli alle pacifiche relazioni tra le persone, eliminando le ingiustizie sociali che creano odio e risentimenti tra chi gode di benefici e chi non dispone nemmeno dell’essenziale per vivere. Gli eletti di Scelta Civica intendono far applicare con responsabilità in Parlamento l'aspetto politico della giustizia sociale, dell’amicizia e del rispetto della persona. Il “compito politico” è attuare una "politica necessaria" perché nella società la giustizia possa “affermarsi e prosperare”. Si tratta di promuovere uno Stato più umano che “riconosca e sostenga” la persona umana secondo il principio della sussidiarietà, cioè agevolare lo sviluppo di tutte quelle energie delle singole persone e delle organizzazioni sociali per creare una comunità civile che si conserva nel tempo. Queste sono le vere riforme che migliorano la concezione liberale della Società civile.
Occorre andare oltre i concetti di libero mercato, la conoscenza e i diritti civili, cioè non basta avere elementi in comune con altre forze politiche come il primato morale della persona, lo stesso stato sociale a tutti, l'unità morale del genere umano e la concezione che le istituzioni sociali sono migliorabili. Si tratta di toccare anche i temi essenziali alla politica come l'autorità, il bene comune e i diritti naturali. 
Nella società democratica c'è l'idea di socialità ascendente, cioè socialità che parte dalle formule più umili della socialità familiare alla socialità politica che esprime lo Stato. Lo Stato è espressione che parte dal basso, cioè è autoorganizzazione politica della società civile. È la società in quanto tale che si organizza e si erge a Stato. Poiché il fenomeno della società parte dal basso, lo Stato è espressione al servizio delle persone, cioè è strumento al servizio dei cittadini. Il Bene pubblico è Bene comune. Oggi la sicurezza è compito fondamentale dello Stato. Il diritto alla vita, sicurezza, libertà, proprietà sono beni pubblici fondamentali che spetta allo Stato assicurare. Il Bene comune, che include il Bene pubblico, è compito dello Stato assicurare. Il Bene comune va al di là del bene pubblico in quanto ci sono aspetti del Bene comune che sono prodotti dalla Società Politica verso cui lo Stato può fare alcune cose e non tutto. Lo Stato se non è "pienamente democratico", invece di vedere il bene del cittadino, cioè se non è controllato dal basso vede soltanto la propria perpetuazione, cioè vede nella propria autoconservazione lo scopo più alto.
La società politica italiana ha scelto la democrazia ed ha stabilito di reggersi con forma repubblicana e costituirsi in Stato retto da norme costituzionali, cioè lo Stato ha radici nella società politica e il vettore Autorità parte dal basso e va in alto, cioè l'Autorità risiede nel popolo che ne mantiene il diritto e ne dà il diritto a un cero numero di persone, cioè il popolo si mantiene il diritto all'autogoverno che rimane nell'insieme dei cittadini che attribuiscono per "cinque anni" l'esercizio del diritto ai loro delegati parlamentari che sono vicari del popolo, cioè sono investiti di autorità in modo limitato ed esercitano l'autorità in nome del popolo. L'Autorità (governo, parlamento, magistratura) è partecipata, esiste nel popolo e ne rende il popolo partecipe.
La gestione dello Stato va vista come maggiore capacità della società politica di esprimersi nello Stato. Occorre controllare lo Stato non per falso liberismo che vuole privatizzare tutto. Si tratta di evitare di andare verso una società commerciale sotto la pressione del mercato mondiale e mantenere fermamente l'idea di Stato "democratico". C'è oggi l'esigenza di migliorare l'organizzazione economica mondiale che oggi è scompensata per il movimento dei capitali che appartengono a pochi Paesi.
Il controllo dal basso verso l'alto dell'Autorità politica è oggi un  problema perché chi è investito di potere tenta a sfuggire il controllo, ad evitare la trasparenza per cui è necessario "rendere popolari le scelte giuste".
Si vuole unire l'anima liberale riformista e l'anima sociale e solidarista del Paese. Si parla di democrazia libera o liberal democrazia. Una cosa è DEMOCRAZIA e una cosa è liberal democrazia. Il liberalismo mira al bilanciamento dei poteri e la democrazia è intesa come governo dal basso del popolo. Unendo i due concetti di liberalismo e di democrazia si intende parlare di LIBERAL DEMOCRAZIA. Per la liberal democrazia c'è il criterio dell'indifferenza nei confronti della religione, cioè l'idea di religione è fatto privato della coscienza nei confronti di cui vige la libertà, cioè neutralità, indifferenza di fronte alle posizioni religiose universalistiche.
Oggi si dice che "viviamo in società liberale e democratica".
Per i padri fondatori del liberalismo occorreva il bilanciamento dei poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario) e c'era intuizione di moderato pessimismo sulla natura umana per il fatto che l'uomo cerca di abusare del potere. C'era anche l'intuizione dell'idea di libertà sotto la legge, cioè la libertà deve essere regolata dalla Legge.
Nella società tra individuo e Stato vi sono varie formazioni come la famiglia, i raggruppamenti professionali e i sindacati. Nel pensiero repubblicano democratico si da rilievo alle virtù civiche e alla partecipazione sociale, ma nel pensiero liberale si da risalto alla "libertà da", cioè libertà da intrusione nel mio spazio privato ed è meno sentita "libertà per" fare qualcosa. Nella piazza pubblica, i cittadini, avendo codici di riferimento morale diversi non riescono a mettersi d'accordo su cose fondamentali e ricorrono a procedure. cioè a "regole del gioco". Le regole stabiliscono a chi tocca prendere le decisioni ma non stabiliscono il contenuto. Nelle società democratiche libere c'è la tendenza di riportare i valori nel privato perché non si trova la regola.
Nelle liberal democrazie (LIB-LAB = LIBERAL LABOR), come "miscela di liberalismo e socialismo" occorre superare i meccanismi impersonali per dare spazio alle formazioni sociali intermedie tra lo Stato e il Mercato, cioè occorre dare maggiore attenzione ai cittadini che devono affrontare la crisi sociale e finanziaria in un periodo di recessione che investe molti Paesi europei.
 
Da noi la crisi generale con cui da quattro anni ci si confronta su scala mondiale – ha detto Giorgio Napolitano – si è tradotta in crisi di aziende medie e grandi. Per effetto di tutto ciò, e per il peso delle imposte da pagare, per l’aumento del costo di beni primari e servizi essenziali, dobbiamo parlare di una vera e propria “questione sociale” da porre al centro dell’attenzione e dell’azione pubblica. La politica, soprattutto, non può affermare il suo ruolo se le manca la capacità di condivisione umana e morale per le situazioni gravi di persone e di famiglie che bisogna sentire nel profondo della nostra coscienza e di cui ci si deve fare e mostrare umanamente partecipi”.

L'azione morale di ogni persona si realizza nella costituzione del bene comune, cioè nell'agire sociale attraverso varie forme espressive che sono la famiglia, i gruppi sociali intermedi, le associazioni, le imprese di carattere economico, le città, le regioni, lo stato e la comunità di un popolo. Si tratta di vivere insieme agli altri e di esprimere la propria libertà per un interesse comune in rapporto alla parte di benessere che si può trarre, cioè di esprimere il proprio essere politico, inteso come inclinazione a vivere in società. Questo bisogno di ogni uomo e donna scaturisce dalla “necessità di aprirsi alle comunicazioni della conoscenza e dei rapporti di amicizia” che esigono di relazionarsi con gli altri.
La società civile è una società di persone e l'unità sociale è la persona umana. La sua dignità si promuove soprattutto con la cura della famiglia naturale, considerata cellula vitale di ogni società civile. Questa espressione originaria della socialità umana richiede il rispetto del principio di sussidiarietà, inteso come aiuto economico, istituzionale, legislativo offerto alla famiglia. Soltanto la costituzione di una società “a misura di famiglia” può garantirla dalle derive individualiste perché la persona e i suoi bisogni devono essere al centro delle attenzioni delle forze politiche.
 Il cittadino che aspira a fare politica deve essere fermamente convinto che si debbano difendere i diritti di ogni essere umano, indipendentemente dalla sua età, dal suo ceto sociale, dal colore della sua pelle, dal suo stato di salute. Si tratta di credere che la politica debba essere un servizio per la persona, che il valore del giusto o del non giusto debba dipendere soprattutto dal rispetto dei diritti naturali e che la procedura democratica debba dipendere dalla dignità della persona (bambino, adulto, anziano, diversamente abile).
La persona al centro perché l'essere umano non è un'isola, ma vive in una comunità per il suo carattere sociale. Ferma e indelebile la convinzione che la famiglia, fondata liberamente sul matrimonio tra un uomo e una donna è la prima società naturale che ha la priorità sulla società civile e sullo Stato. Si tratta di tutelare la famiglia attraverso il salario familiare e una riforma fiscale che tenga conto dei componenti del nucleo familiare. Tutti noi pensiamo che sia necessario valorizzare la libertà dei genitori per l'istruzione dei propri figli e l'impegno e prevenire a livello sociale i comportamenti a rischio (droga, alcolismo...).
La famiglia italiana di oggi deve affrontare l’attuale crisi finanziaria, economica e valoriale. Si tratta di recuperare “le radici della crescita delle Regioni per promuovere le loro qualità produttive che fanno vincere le sfide della globalizzazione. Milioni di Italiani vivono, secondo le recenti statistiche, con la metà del reddito medio nazionale (circa 600 euro al mese). La crescita degli indigenti evidenzia una forte disuguaglianza tra ricchi e poveri e un fenomeno di ingiustizia sociale.
La famiglia genera legami di appartenenza, dà forma sociale alle persone, trasmette valori culturali, etici, sociali, spirituali essenziali per lo sviluppo della società civile.
La razionalizzazione morale dell'agire politico deve fondarsi sulla giustizia, la legge e la reciproca amicizia. Si tratta di sforzarsi per applicare le strutture politiche al servizio del bene comune, della dignità della persona e del senso dell'amore civico.
L'attività politica deve basarsi sui bisogni più intimi della vita delle persone e dell’esigenza della pace sociale, dell’amore, delle energie morali e spirituali. Occorre agire nella comunicazione e utilizzare mezzi morali per essere liberi. La forza della società politica presuppone la giustizia perché si avvale delle energie dei cittadini in quanto energie di uomini liberi che sanno esprimersi con amicizia.
I componenti di Scelta Civica intendono creare una nuova forza che dia “centralità all'interesse generale nell’azione politica e speranza di crescita ad un Paese disilluso”.
Si auspica un centro politico popolare, europeista, liberale e riformatore che possa rappresenterà il partito della nazione distinto dal populismo demagogico e dal particolarismo territoriale degli interessi localistici
Le riforme dovranno mirare a rendere possibile una vita quotidiana più umana per milioni di disoccupati con leggi e norme che migliorino il rispetto della persona umana, della famiglia del lavoro con l'applicazione del principio di solidarietà e sussidiarietà.
L’esortazione è quella di costruire una società più giusta il cui centro è la persona che si realizza liberamente, cioè una società fondata sul progresso della vita e sulla forza della libertà in cui sia riconosciuta la dignità dell’uomo esistenziale dal suo concepimento fino alla sua morte naturale. L’appello alla libertà della persona umana è essenziale perché ogni essere umano, donna o uomo, possa impegnarsi ed essere protagonista in una società aperta al progresso di tutto il popolo. Si tratta di porre la libertà al centro della storia perché possa essere apertura di senso del futuro di una nazione,
Francesco  Liparulo - Venezia

mercoledì 10 luglio 2013

Democrazia e Liberal Democrazia

POLITICA   E   PREGHIERA
STESSO FINE: LA PERSONA
"Uno Stato degno di questo nome - ha detto Fabrizio Cicchitto in occasione della visita di Papa Francesco a Lampedusa - non può abbassare la guardia perché rischia di diventare soggetto passivo di operazioni assai dure e pesanti nell'assenza più totale di una solidarietà internazionale. Di conseguenza, anche in questa circostanza, va affermata una ragionevole, non oltranzista, ma seria e reale autonomia dello Stato dalla Chiesa".
L'evoluzione degli Stati democratico-liberali - ha sostenuto Angelo Scola, arcivescovo di Milano – è andata sempre più mutando l’equilibrio su cui tradizionalmente si reggeva il potere politico. Il presupposto teorico dell'evoluzione si rifà, nei fatti, al modello francese di “laicité”. Esso si basa sull'idea di “neutralità” delle istituzioni statuali. L’idea di “neutralità” non è applicabile alla società civile la cui precedenza lo Stato deve sempre rispettare, limitandosi a governarla e non pretendendo di gestirla. È necessario uno Stato che apra spazi in cui ciascun soggetto personale e sociale possa portare il proprio contributo all’edificazione del bene comune”.
"Bisogna mantenere viva l'attenzione sul tema così importante del rispetto della vita umana  - ha detto Papa Francesco - sin dal momento del suo concepimento".
Per le liberal democrazie, la religione è un fatto privato della coscienza nei confronti di cui vince la libertà. Si rimane neutrali, indifferenti di fronte alle posizioni religiose universalistiche.
Il grande problema di oggi è: “Chi è l’altro che si affaccia nello spazio pubblico?”, cioè “chi è l’altro?” nel luogo dell’interesse, dove si usano delle procedure senza i valori.
C’è ancora il criterio che le questioni di valori siano portate in ambito privato e soltanto ciò che interessa è pubblicizzato. Gli interessi stanno in piazza ma i valori non possono entrarvi perché hanno “dignità” (secondo Kant) e non possono essere misurati economicamente. Dove ci sono in gioco gli interessi, si può trovare un punto di mediazione e dove sono in discussione i principi e i valori non c’è mediazione. Il valore morale “uccidere o non uccidere” non ha un punto medio. C’è solo la dialettica della “domanda e della offerta” per i beni che possono essere misurati con un prezzo, allora c'è trattativa.
 Nella società democratica libera c’è la tendenza di riportare i valori nel privato perché non si trova la regola. Se bisogna decidere sui valori non si decide direttamente ma si trovano procedure neutrali dove non si decide sui contenuti ma si lascia alla procedure trovare soluzioni. La società ha creato benessere e tenore di vita elevato, cioè le istituzioni libere democratiche hanno sviluppato saggezza per cui si è sviluppato benessere e pace.
Si accusa la Chiesa di entrare nello spazio pubblico con vigore.
Si proclama l'autonomia.
Che significa una completa autonomia? Nessuno mi può giudicare.
Nel pensiero politico contemporaneo, cioè nelle attuali liberal democrazie, l’aspetto di come educare il cittadino è omesso. Prevale l’idea di trovare le regole di giustizia, le regole del gioco che consentono la convergenza degli interessi, come se il buon comportamento seguisse l’aver tracciato le procedure giuste. Le procedure sono una cosa e il comportamento è altra cosa.
La pedagogia politica nel senso alto e intenso del termine è estranea nella politica di oggi. Si riscontrano soltanto procedure e tecnologie dell’educazione, usate in modo sminuzzato in una società pluriculturale.
Il bilanciamento dei poteri nelle liberal democrazie significa che c’è da un lato un pessimismo antropologico e dall’altro un ottimismo misurato nelle capacità della ragione di poter dominare la realtà. L’esperienza insegna che il potere cerca di bilanciarsi e tende a prevaricare, cioè chiede per sé ciò che spetta agli altri.
La prevaricazione dei politici è sempre possibile per cui i tre poteri (esecutivo, legislativo, giudiziario) devono essere limitati.
In Italia c’è un tentativo di forte dibattito tra classe politica parlamentare e potere giudiziario.
Il processo di separazione della politica dalla morale, iniziato con Machiavelli, proseguito con Hobbes, Bodin e Bacone, rafforzato con il razionalismo, scaturito dal pensiero di Cartesio, con le idee di Locke, con l’invenzione dello “stato di natura” e della “volontà generale” di Jean Jacques Rousseau, con la diffusione dell’illuminismo radicale, con la separazione di scienza e coscienza ( distinzione dei giudizi scientifici e giudizi di valore) di Max Weber, trionfa con lo Stato di diritto che costruisce una serie di norme che sono obbligazioni, diritto, soggetto giuridico.
Lo Stato tedesco di Hitler è stato uno Stato di diritto ed ha imposto il suo diritto di guerra, il diritto di internare nei lager, il diritto dello sterminio e del genocidio.
Lo Stato sovietico di Stalin è stato uno Stato di diritto ed ha imposto il suo diritto di internare nei gulag e il suo diritto di eliminare i nemici politici.
Oggi le social democrazie seguono il pensiero di Kelsen che è stato uno degli artefici della costituzione di Vienna del 1920, dopo la Prima guerra mondiale.
Lo Stato per Hans Kelsen, giurista tedesco nato nel 1881 a Praga, naturalizzato americano e morto nel 1973 a Berkeley, è lo Stato normativo, Stato del diritto come insieme di norme.
C’è conflitto tra i tre poteri che cercano di bilanciarsi.
Nel governo democratico il vettore dell’autorità proviene dal basso, cioè dal popolo che elegge i suoi rappresentanti, investendoli dell’autorità necessaria al governo
Il popolo italiano, come società politica costituita, cioè come insieme di coscienze personali che, avendo una storia in comune attestata dall’unità del linguaggio, avendo scelto di vivere insieme con giustizia e cultura civica, ha deciso, dopo la Seconda guerra mondiale, di autogovernarsi, di eleggere i propri governanti e l’Assemblea costituente che danno agli Italiani la Costituzione della Repubblica.
 Nella società, prodotto di ragione e forza morale, la priorità è data dalla coscienza personale. Il popolo è fatto di persone umane che si riuniscono sotto giuste leggi e da reciproca amicizia per il bene comune della loro esistenza.
Il pensiero repubblicano democratico assegna grande rilievo alle virtù civiche. La Repubblica con l’articolo 2 della Costituzione riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali dove si svolge la sua personalità.
Il cittadino, dopo le grandi rivoluzioni politiche in cui ha chiesto la libertà da tutti i legami che impediscono il suo sviluppo naturale, esige la libertà di partecipazione politica. Nella piazza pubblica è meno sentita la resistenza al relativismo etico, tramandato dalla Rivoluzione Francese, e il rapporto civile diventa anche rapporto morale.
La Carta costituzionale è l’evento fondamentale di convivenza: Il popolo italiano si dà la presente Costituzione in cui sono elencati i diritti e i doveri dei cittadini. Gli articoli elencano i principi strutturanti della società, i diritti e i doveri fondamentali e l’Ordinamento della Repubblica (Parlamento, Presidente della Repubblica, Governo, Magistratura, Regioni, Provincie, Comuni, Garanzie costituzionali).
Nel momento in cui il popolo esercita il suo diritto naturale e inalienabile all’autonomia e all’autogoverno si pone come sorgente di autorità dal basso e come fondamento di politica democratica.
Lo Stato ha le sue radici nella società politica, cioè è strumento del corpo politico. Nella società democratica c’è idea di socialità ascendente, lo Stato emerge come autoorganizzazione della società. Il fenomeno dello Stato è espressione al servizio di persone, cioè è parte della società politica e deve curarsi del bene pubblico, inteso come sicurezza, istruzione e universalità della legge.
La Costituzione italiana ( articolo 7) definisce anche la distinzione tra Stato e Chiesa. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Il problema del rapporto tra religione e politica viene affrontato con la Costituzione perché i cittadini sono usciti dagli schemi dell’Illuminismo che vedeva la religione come fatto privato della coscienza.
La religione della Chiesa nasce da eventi storici e intende svolgere un ruolo non soltanto nelle coscienze ma anche nella società. La grande maggioranza dei membri della Chiesa è costituita da cittadini che non sono né sacerdoti né appartenenti a ordini religiosi ma semplicemente credenti, cioè laici (da parola greca = membri del popolo) che vivono la realtà del mondo contemporaneo e cercano di animarlo con le loro capacità fisiche e razionali.
Nell’Accordo di revisione del Concordato lateranense del 18 febbraio 1984 è scritto: “La Santa Sede e la Repubblica italiana, tenuto conto del processo di trasformazione politica e sociale verificatosi in Italia e degli sviluppi promossi nella Chiesa dal Concilio Vaticano II… la Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale… È ugualmente assicurata la libertà di pubblicazione e diffusione degli atti e decisioni relativi alla missione della Chiesa…È garantita ai cattolici e alle loro associazioni organizzative la piena libertà di riunione, di manifestazione del pensiero con le parole, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Nel Concordato non sono usati i concetti di sfera pubblica o discorso pubblico ma si parla di coscienze e modo di essere dei cristiani nella società, cioè della cittadinanza democratica italiana costituita di persone che interagiscono per una vita buona, tenendo presente i diritti enunciati nella Costituzione e i diritti elencati nellaDichiarazione universale dei diritti dell’uomo".
La Repubblica italiana e la Chiesa si sono impegnati reciprocamente per la promozione dell’uomo e il bene del Paese. Si tratta di apertura alla collaborazione della fede. È presente nella formula di collaborazione l’intento che la fede religiosa possa portare qualcosa di positivo per il bene degli Italiani.
L’attuale democrazia deve fare i conti con le sfide del mondo globalizzato. Si auspica un diverso rapporto tra individui e società civile, un diverso modo di concepire la dignità della persona e la dignità del suo lavoro, cioè si chiede una maggiore cittadinanza attraverso una maggiore attenzione alla persona e ai suoi bisogni di esistenza. I beni primari della persona non possono essere decisi dalle maggioranze politiche e dai mercati, dominati dagli interessi economici e finanziari di uomini in grado di muovere i loro capitali nel mondo globalizzato.
La società politica necessita di politici che cercano di dare un senso all’esistenza concreta del cittadino che è soprattutto aspirazione alla libertà di realizzarsi nell’ambito di una comunità civile. L’azione del rappresentante del popolo deve mirare alla crescita del bene comune che è fatto di prosperità materiale e spirituale per tutti gli uomini e le donne. Le virtù del politico devono basarsi sul coraggio, la disciplina, il senso dell’onore, lo spirito di giustizia e lo spirito di sacrificio. “Servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia sociale è e rimane il compito fondamentale del politico”.
Lo sviluppo economico, derivante dalle idee economicistiche e materialistiche del mercato globale, dissolve i legami sociali, perché si basa sull'opera degli individui lavoratori, considerati semplici mezzi di produttività e non come persone, dotate di ragione e di libertà, cioè soggetti di ogni attività umana.
Lo Stato che non difende i diritti dei suoi cittadini è laicista perché promette un benessere che non salvaguarda la dignità dei soggetti produttivi, cioè calpesta il loro diritto a vivere in sicurezza, reclamato dall’eticità stessa della comunità civile. La vita dei cittadini e di tutta la società dipende da come è concepito l’essere umano, cioè il cittadino che crea la ricchezza del suo popolo.
Le concezioni individualistiche degli esponenti di governo e dei dirigenti della produttività evidenziano un laicismo che impedisce di provvedere al bisogno essenziale dei cittadini, cioè il diritto di un lavoro che dà la possibilità di vivere con la propria famiglia in maniera dignitosa.
La ragione e la libertà degli operai sono sottomesse al “fondamentalismo del mercato” che esige il massimo dagli operai con il minimo costo di produzione.
Il modello dell'utilitarismo, del calcolo economico fine a se stesso, del funzionalismo del sistema Stato – mercato si concretizza in una corsa alla competizione e al massimo di produttività, calpestando il valore di fine e di essenza dell’essere umano, cioè la sua libertà di vivere.
Il problema? La politica è sostituita dall’economia che amministra gli uomini soltanto come mezzi di produzione. L’economicismo spinge alle conseguenze di insicurezza della vita di chi è costretto a vivere nel rischio e nella fatica quotidiana del lavoro manuale .
Gli ordinamenti democratici dello Stato non possono essere soggiogati dal relativismo etico di coloro che non considerano essenziali, per il bene comune della società, i veri valori del popolo italiano che sono la dignità della persona umana che lavora, il mantenimento della sua famiglia, la sussidiarietà nel controllo dell’applicazione delle norme e la solidarietà sociale.
La sopravvivenza stessa della società civile esige il ripristino, a qualsiasi livello produttivo ed economico, dell’etica nel lavoro dell'uomo, cioè la salvaguardia di tutti i suoi diritti.
Spetta alla comunità politica mediare tra le necessità funzionali del mercato e la vita quotidiana delle persone, cioè promuovere i contenuti valoriali nelle decisioni del mondo produttivo e finanziario. La necessità della ricchezza e la competizione mondiale devono armonizzarsi con i valori dell’uomo che è soggetto e fine di ogni produzione e benessere sociale. Gli esponenti politici non devono accettare il relativismo che svilisce la dignità della persona umana nella sua stessa comunità con la diffusione del crimine, la droga, il degrado urbano, la prostituzione, l’inquinamento, l’abbandono della famiglia a se stessa. I valori spirituali del popolo italiano devono essere difesi e tramandati per conservare la nostra identità e promuovere un futuro per la nostra società civile. I “valori forti” sono la dignità della persona che lavora, la famiglia, la solidarietà, la sussidiarietà e l’economia sociale di mercato.
Francesco Liparulo - Venezia