mercoledì 31 ottobre 2012

La crisi impone solidarietà e sussidiarietà per la famiglia

POPOLO IN BALÍA DELL'OPPORTUNISMO
ALLA DERIVA I VALORI DEGLI  ITALIANI
"La società italiana - ha detto Giorgio Napolitano - sta attraversando una fase di profonda incertezza e inquietudine, nella quale forse sarebbe da rivisitare e da affermare più fortemente la nozione di bene comune e quella di interesse generale. Fenomeni di degrado del costume e di scivolamento nell'illegalità provocano un fuorviante rifiuto della politica".
L'azione morale di ogni persona si realizza nella costituzione del bene comune, cioè nell'agire sociale attraverso varie forme espressive che sono la famiglia, i gruppi sociali intermedi, le associazioni, le imprese di carattere economico, le città, le regioni, lo stato e la comunità di un popolo.
Le maggioranze governative, dominate da una concezione individualistica della politica, non tengono conto del valore sociale della famiglia. Il fine delle Istituzioni politiche è quello di aiutare le persone per il loro pieno sviluppo, cioè di garantire ad ogni uomo o donna l’accesso ai beni materiali, culturali, morali e spirituali che sono patrimonio di tutto il popolo.
La dignità della persona si promuove soprattutto con la cura della famiglia naturale, considerata cellula vitale di ogni società civile. Questa espressione originaria della socialità umana richiede il rispetto del principio di sussidiarietà, inteso come aiuto economico, istituzionale, legislativo offerto alla famiglia. Soltanto la costituzione di una società “a misura di famiglia” può garantirla dalle derive individualiste perché la persona e i suoi bisogni devono essere al centro delle attenzioni delle Autorità politiche.
L'applicazione del principio di sussidiarietà significa che lo Stato non deve togliere alla famiglia quei compiti che essa può svolgere da sola o associata con altre famiglie e deve garantirle il suo sostegno, assicurando l’aiuto di cui ha bisogno per assumere le sue responsabilità. La solidità del nucleo familiare è una risorsa per la qualità della convivenza sociale.
Tutti coloro che lottano per il bene del proprio Paese  devono testimoniareche la famiglia naturale, fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, è una vera comunità in cui le persone si scambiano gratuitamente amore e solidarietà. Questa opera fondamentale della società garantisce la trasmissione integrale dei valori culturali, etici, sociali e spirituali, essenziali per lo sviluppo e il benessere di tutto il popolo italiano.
La richiesta di uno Stato più umano e solidale significa che il mutamento della società spetta alle persone che, chiamate a rappresentare il popolo nelle Istituzioni locali e nazionali, si liberino dalle loro chiusure individualistiche e si aprano per una società vitale i cui membri possano vivere nella costruzione e nella condivisione della “vita buona” per tutti.
La prospettiva di coloro che credono nei principi della persona umana, della famiglia e della sussidiarietà è quella personalistica comunitaria. Si tratta di riconoscere l’importanza della libertà di scelta di ogni uomo o donna con l'organizzazione dal basso della società civile, cioè favorire la libertà di autonomia delle persone che vogliono realizzare il bene comune. Ogni persona vuole realizzare se stessa e sentirsi parte delle organizzazioni sociali entro cui può svolgere la propria esistenza.
La comunità civile potrà durare nel tempo se la libertà sociale è ben salda sulla giustizia e sul senso dell’amicizia civica. Il ruolo della giustizia è quello di eliminare gli ostacoli alle pacifiche relazioni tra le persone, cioè eliminare le ingiustizie sociali che creano odio e risentimenti tra chi gode di benefici e chi non dispone nemmeno dell’essenziale per vivere. L'amicizia conferisce dinamicità alle relazioni interpersonali perché infonde entusiasmo che sprigiona le energie più profonde dell’animo umano.
I politici devono conoscere i valori umani e morali coinvolti nella realizzazione del benessere sociale, cioè conoscere ed applicare con responsabilità l’aspetto politico della giustizia sociale, dell’amicizia, del rispetto della persona umana dall’inizio del suo concepimento fino alla sua morte naturale.
La società politica italiana ha scelto la democrazia, ha stabilito di reggersi con forma repubblicana e costituirsi in Stato, retto da norme costituzionali. Il popolo italiano, come società politica costituita, cioè come insieme di coscienze personali che, avendo una storia in comune attestata dall’unità del linguaggio, avendo scelto di vivere insieme con giustizia e cultura civica, ha deciso, dopo la Seconda guerra mondiale, di autogovernarsi.
La Costituzione è l'evento fondamentale di convivenza. I rappresentanti del popolo sono investiti di autorità in modo limitato e la esercitano in nome del popolo nella forma di potere esecutivo nel Governo, nella forma di potere legislativo nel Parlamento e nella forma giudiziaria nella Magistratura. Il popolo rende partecipi della sua autorità i suoi rappresentanti senza vincolo di mandato e questi non possono emettere leggi senza il consenso dei cittadini.
L'azione del rappresentante del popolo deve alimentare il progresso della civiltà nel senso di arricchire il bene comune che è fatto di prosperità materiale e spirituale per tutti gli uomini e le donne.
La democrazia è un sistema politico in cui il popolo ha bisogno di testimoni che gli insegnino ad essere autenticamente popolo. Il corpo politico necessita persone che mantengano la tensione morale nella comunità civile, perché ha esigenza di ritrovare la propria identità attraverso l’azione di politici che sappiano promuovere il benessere sociale per tutti.
Gli esponenti politici non devono accettare il relativismo che svilisce la dignità della persona umana nella sua stessa comunità con la diffusione del crimine, la droga, il degrado urbano, la prostituzione, l'inquinamento, l'abbandono della famiglia a se stessa. I valori del popolo italiano tra cui in primo luogo quello della persona e del lavoro devono essere difesi per conservare la nostra identità e promuovere un futuro per la nostra società civile.
Si tratta per gli esperti dell'economia di dare spazio alla sussidiarietà, generare nuove imprese, attrarre nuovi investimenti, dare un valore positivo a chi fa impresa, riportare al centro il lavoro con un mercato inclusivo per i giovani, le donne e gli immigrati.
Occorre vincere la globalizzazione con un "governo della globalizzazione economica e finanziaria", cioè attuare una economia sociale di mercato e promuovendo la solidarietà e la sussidiarietà.

lunedì 29 ottobre 2012

Il ricordo di un lontano passato

LA SINTESI POLITICA DEL LEADER
NON DÀ LA CERTEZZA DEI VALORI
Il partito dei DS (Democratici di Sinistra), i cui leader storici erano Massimo D’Alema, Piero Fassino e Walter Veltroni, dopo aver fondato, insieme al Partito della Margherita, la coalizione dell’Ulivo e formato quella di L’Unione all’interno del centrosinistra, è confluito il 14 ottobre 2007 nel Partito Democratico.
Il cinquantaduenne Walter Veltroni, diplomato all’Istituto di cinematografia di Roma, già consigliere di Roma nelle liste del Partito Comunista Italiano, membro del comitato centrale del PC, candidato come segretario nazionale del Partito Democratico della Sinistra, segretario nazionale nel 1998 del PDS, è eletto dai cittadini segretario del Partito Democratico ed è designato candidato Presidente per le elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008.
Il PD, soggetto politico nato dalle elezioni primarie del 14 ottobre, si prefigge di sintetizzare le culture riformiste del socialismo democratico, del cristianesimo sociale, del liberalismo sociale e dell’ambientalismo. Al leader fanno capo la lista “A Sinistra per Veltroni”, costituita dai democratici di sinistra che non hanno seguito la scissione di Mussi e di Angius, quella “Con Veltroni. Ambiente, innovazione, lavoro” di Giovanna Melandri e il listone “Democratici con Veltroni”, formato da esponenti dei DS e della Margherita. Alle tre correnti si aggiungono i sostenitori di Enrico Letta e Rosy Bindi che hanno partecipato alla competizione elettiva del segretario del partito.
a campagna elettorale del leader del nuovo partito inizia domenica 10 febbraio da Spello (Perugia).
Il suo discorso si apre con una visione della storia del popolo italiano: “Sembra di vederla, da quassù, la storia straordinaria e dura, aspra e sofferta, del nostro popolo. Lo splendido paesaggio che sta alle mie spalle, racconta la storia dell’Italia delle cento città: una storia di eroiche lotte per la libertà e, insieme, di crudeli guerre fratricide. Firenze contro Siena. E dentro Firenze, guelfi contro ghibellini. E guelfi neri contro guelfi bianchi, via frazionando e frammentando.
Oggi come ieri. L'Italia appare piegata, oppressa, legata da nodi strutturali che nessuno sembra in grado di sciogliere. Le nostre città, ogni nostra comunità, non meritano di essere divisi da steccati politici e poi definiti da etichette o bandierine colorate.
Per questo è nato il Partito Democratico. Per unire l’Italia. Per dare alla politica un respiro nuovo”.
Gli ascoltatori sono subito proiettati nel futuro: “Non bisogna aver paura del nuovo. Il futuro è l’unico tempo in cui possiamo andare. Il nostro Paese deve tornare ad avere voglia di futuro, l’orgoglio di essere Italiani, la voglia di correre, di rischiare, di conquistare nuove frontiere e nuove possibilità.
Verrà presto il tempo di spiegare e chiarire le nostre proposte e di ribadire ad esempio che oggi è possibile ridurre le tasse, perché la lotta all’evasione ha dato risultati.
Oggi, grazie al lavoro del governo Prodi, possiamo fare quello che non è mai stato fatto. Quello, gli Italiani lo sanno, che è stato ogni volta annunciato ai quattro venti, ma non realizzato.
Verrà il tempo per dire agli Italiani ciò che è nostro dovere dire: questo è il nostro progetto per cambiare il Paese, queste sono le cose che faremo per fronteggiare i problemi e trovare soluzioni. E lo potremo dire guardando negli occhi l’Italia, perché abbiamo deciso, unilateralmente, di correre liberi. Liberi, più che soli.
Guardiamo negli occhi l’Italia e le diciamo: comincia un tempo nuovo. Di una cosa sono certo: gli Italiani vogliono uscire dalla confusione, dall’instabilità e dall’immobilismo. Vogliono una stagione nuova.
Il Partito Democratico nasce per questo. La scelta è tra passato e futuro. Noi diciamo: non cambiare un governo, cambiate l’Italia. Trasformiamo l’Italia. Un’Italia moderna, serena, veloce, giusta.
Si può fare”.
Il progetto di Veltroni, ispirato da una “mania di nuovismo”, mira al consenso di massa. Il Partito Democratico è proposto alla società italiana del terzo millennio, ritenuta diversa da quella del passato. Il suo leader vuole dare una visione pluralista, in grado di elargire nuovi valori in cui credere, perché “plurali sono le nostre società”. Si tratta di far fronte alla “società delle nuove tecnologie, dell’economia globale, degli individui e non più delle classi”.
Sintesi - sostiene Veltroni – è la parola chiave che deve guidare il cammino del Partito Democratico perché deve funzionare e assumere decisioni rispettando peso della maggioranza e diritti della minoranza. Occorre realizzare un programma riformista, ma non moderato, realista, cioè in grado di immaginare valori carichi di radicalità del cambiamento”.
La visione politica è un misto di socialismo perfettistico ed utopico, di socialismo liberale e democratico ma anche di socialismo cristiano che annovera aspirazioni egualitarie. La proposta è quella di una nuova società. È visione semplificata e deformata della realtà, indirizzata a scopi politici e trasformatori per intervenire operativamente nella vita sociale.
“La scienza - afferma il relatore di Spello - ci ha dato la possibilità di migliorare la nostra vita. La nostra vita media è più lunga perché ci curiamo meglio, perché c’è meno povertà, perché nonostante ciò che si pensa l’acqua, l’aria e il cibo sono più controllati. Viviamo più a lungo perché viviamo meglio”.
Si fa appello a una nascente età organica, promessa con il Partito Democratico, in cui i detentori del potere spirituale saranno gli scienziati per le loro capacità di previsione e i detentori del potere economico saranno gli industriali. Il loro governo assicurerà il benessere per tutti gli individui.
Si riscontra nel “discorso per l’Italia” un'utopia astratta a carattere sistematico che incita i cittadini ad “una crescente insofferenza nei confronti di un sistema politico roboante e inconcludente, invadente e impotente, costoso e inefficiente”.
C’è sofferenza e ambiguità nel rapporto tra politica e “vita reale dei cittadini”. L'esposizione del pensiero politico è fatta con frasi eleganti ma vuote e inconcludenti perché mirano ad illudere gli ascoltatori. Si crea l’entusiasmo con un’armonia di parole cariche di idealismo per trovare un accordo tra i sostenitori del partito del leader.
L'annuncio “Verrà il tempo per dire agli Italiani: questo è il nostro progetto” è soltanto il modo di enfatizzare e creare un'aspettativa per togliere la responsabilità che è devoluta al partito. Il programma futuro è esaltato come una panacea di tutti i mali della società italiana. Il dire e il presentasi di un futuro sviluppo diventa più importante della libertà di autonomia delle persone che vogliono decidere il loro avvenire, secondo i propri bisogni e le proprie aspettative. La sicurezza dalla “confusione, dall’instabilità e dall’immobilismo” è scambiata con la cessione al Partito Democratico del potere di decidere il futuro degli Italiani.
Oggi il Paese – afferma il segretario del PD – sembra aver perso quell’energia che si trova nei racconti di quella generazione che ha ricostruito l’Italia del dopo guerra: I contadini sapevano… gli immigrati speravano… operai ed artigiani di talento mettevano su laboratori e poi fabbriche… il Paese si rimboccava le maniche… il Paese correva. Abbiamo perso il senso delle cose”.
L'esecutore politico del Pd promette il ritorno alle condizioni prospere del passato per creare un’Italia “moderna, serena, veloce, giusta”, cioè narra un’origine mitica per un “patto” nuovo in termini più positivi. Si tratta di una nuova rinegoziazione politica, come patto di reintegrazione dei cittadini per accedere a un “Paese grande e lieve”.
Si reinventa il passato per fini politici. Si mescolano elementi desunti dalla memoria collettiva e si selezionano gli aspetti più gradevoli del passato creando un’immagine di futuro desiderabile per legittimare la propria politica.
La visione della società è semplice intuizione senza un’argomentazione reale. Si tratta di perfettismo che con uno scossone vuole liberare la politica dalla lotta per il potere che usa “la forza come astuzia e lo scontro in campo aperto come l’intrigo”.
Si vuole liberare l’uomo collettivo con un patto (generazionale, intergenerazionale, fra produttori, con l’impresa familiare). I racconti politici del candidato del PD contengono sempre la parola chiave di “Patto” che ha riferimento con il tempo e si basa sulla fiducia che gli Italiani accorderanno ai politici nel futuro prossimo.
Il leader esplicita una formula politica per giustificare un nuovo governo con lo slogan: “Sintesi”. La sua abilità è quella di emozionare ricordando il padre della Repubblica De Gasperi, la lotta alla povertà, la caduta del muro di Berlino, la volontà di ripristinare la giustizia sociale valorizzando talenti e meriti, la volontà di ridare “potere di decisione alla democrazia”.
A quale democrazia fa riferimento il Partito Democratico?
Quale forma di governo si vuole realizzare?
Lo slogan è la “sintesi” tra la democrazia cosiddetta “cristiana”, la democrazia laica, la socialdemocrazia moderna e la democrazia economica.
La democrazia, auspicata da don Luigi Sturzo, prevede “un sistema politico e sociale che comprende l’intero popolo, organizzato su una base di libertà per il bene comune”.
L’uomo di fede pensava a una democrazia non individualistica, cioè intendeva ripristinare nella vita civile quel giusto rapporto tra “Religione e Politica”, interrotto dall’antireligiosità degli illuministi liberali del Settecento e dagli atteggiamenti a-religiosi degli uomini della Rivoluzione francese dell’Ottocento, per il radicamento in Europa continentale delle idee assolutistiche e totalitaristiche di Rousseau.
Il filosofo svizzero Jean-Jeaques Rousseau prevedeva di eliminare nelle nazioni europee le società intermedie tra lo Stato e il cittadino, per cui ogni uomo rimaneva indipendente dagli altri cittadini e dipendeva direttamente dalla città, cioè dallo Stato. Il duplice rapporto di “Cesare e Dio”, previsto per ogni credente, era ridotto al semplice rapporto diretto del suddito con colui che era in possesso del potere assoluto.
Lo scioglimento del partito della “Democrazia Cristiana” ha favorito la coalizione di forze politiche che si alternano nel governo del Paese secondo una diversa concezione della laicità dello Stato.
Nonostante l’esistenza di una condizione moderata di confronto politico tra i gruppi che si proclamano di destra o di sinistra per realizzare la loro democrazia, i conflitti antagonistici continuano a riprodursi e vengono alimentati da scelte politiche e sociali che coinvolgono la vita e la morte, l’identità delle persone, come la fecondazione artificiale, la professione di un credo religioso, la formazione della famiglia e l’educazione della prole.
Le scelte creano un antagonismo che sfiora la Costituzione della Repubblica Italiana e portano i gruppi politici a formalizzare nuove regole per governare il popolo. La loro proliferazione spinge gli individui e i movimenti politici per un percorso nuovo. Si vuole creare una decisione collettiva condivisa per una nuova democrazia di “sintesi”.
Il principio costituzionale della laicità dello Stato dello Stato è richiamato dal Manifesto dei valori del Partito Democratico: “La nuova storia che si sta spalancando davanti all’umanità pone, alle coscienze di tutti, problemi etici e interrogativi inediti. La laicità è la condizione perché culture e concezioni ideali diverse non solo convivano, ma ascoltino, così da produrre nuove visioni e nuove sintesi in vista della riflessione e dell’azione che questi problemi rendono quanto mai indispensabili”.
Il professore Roberto Gualtieri, vice direttore della Fondazione Istituto Gramsci di Roma, membro del comitato dei 12 saggi estensori del Manifesto per il Partito Democratico, durante il seminario di Orvieto del 6 0ttobre 2006, afferma: “Il Partito Democratico potrà essere legittimamente concepito come luogo in cui perseguire l’ideale socialista del progresso e della liberazione dell’uomo, insieme a quello di un nuovo umanesimo e di una democrazia dei cristiani.
La democrazia deve essere innervata da forti motivazioni etiche, e ciò impone di misurarsi con il tema di un orizzonte etico condiviso e con la questione della laicità della politica. Evitare commistioni improprie tra etica e politica è quindi la prima condizione per misurarsi con il problema vivissimo della decadenza morale del paese e della necessità di un orizzonte etico condiviso.
Per farlo, credo sia importante, da un lato, il riconoscimento che le energie morali che scaturiscono dall’esperienza religiosa costituiscono un alimento vitale per la democrazia; dall’altro, la consapevolezza che la religione non può che accettare pienamenta la dimensione della laicità. Ciò significa evitare, da parte di tutti, il piano dell'etica normativa e dei principi non negoziabili, che costituiscono un patrimonio inviolabile degli individui, e muoversi sul piano dell'etica condivisa”.
Il leader del Partito Democratico risolve la questione il 27 febbraio 2008, durante il seminario organizzato dai cattolici del partito nella sala conferenze davanti a Montecitorio, con la sintesi della “laicità eticamente esigente”, cioè “una laicità che sostituisce la cultura dell’aut aut con quella dell’et et”.
Si tratta della soluzione di “sintesi” avanzata e condivisa su: “riconoscimento giuridico dei diritti delle persone, omosessuali ed eterosessuali, che vivono nelle unioni di fatto; disciplina del testamento biologico; norme umane sull’accanimento terapeutico; miglioramento della legge sulla fecondazione assistita; criteri per la ricerca sulle staminali”.
Il partito nuovo sintetizzerà i principi non negoziabili del popolo italiano con nuovi principi etici sul valore della vita, su quello della famiglia, sul tema dell’educazione dei figli, sul valore della ricerca scientifica. Si risolverà nella “sintesi” la questione della vita, dal concepimento al suo termine; quella della famiglia tra uomo e donna; quella dell’educazione nella libertà e nella sussidiarietà; quella della ricerca scientifica con il rispetto per gli embrioni.
Lo sguardo del leader del Partito Democratico si volge al futuro per una svolta politica, culturale e morale al fine di ricollocare l’Italia negli “inediti scenari aperti dalla globalizzazione”. Si tratta di riunire gli Italiani sulla base di un “rinnovato patto di cittadinanza” per costruire in Europa e nel mondo “un ampio campo riformista , europeista e di centrosinistra, operando in un rapporto organico con le principali forze socialiste, democratiche e progressiste”.
La globalizzazione mette in luce Stati deboli, mercati forti e finanze fortissime. Gli Stati, importanti per la politica, sono emarginati dal potere transnazionale della finanza e dal potere del mercato. Le grandi imprese multinazionali spostano capitali e decentrano la produzione dove la manodopera costa meno.
L'attuale momento storico europeo è segnato dal dualismo Stato - mercato e dalla mescolanza di neoliberalismo e di socialismo democratico. Di fronte allo Stato e al mercato sta l’individuo, sottoposto alle decisioni del potere economico e del potere politico.
Le attuali democrazie devono fare i conti con le sfide del mondo globalizzato. Si auspica un diverso rapporto tra individui e società civile, un diverso modo di concepire la dignità della persona e la dignità del suo lavoro, cioè si chiede una maggiore cittadinanza attraverso una maggiore attenzione alla persona e ai suoi bisogni di esistenza. Le democrazie, secondo il filosofo Norberto Bobbio, avevano formulato delle promesse che sono state disattese. Si avverte uno scarto tra l’ideale di democrazia e la condizione politica reale del cittadino.
Alla sfida d’ordine politico - istituzionale, suggerita dal filosofo, si devono aggiungere oggi quelle di ordine morale ed economico in quanto le istituzioni democratiche hanno solidi principi intellettuali e morali per realizzare una comunità aperta ai veri bisogni della persona che è fine della buona società.
La società politica deve affrontare: la questione della vita, il relativismo etico, la democrazia procedurale estesa, la dissoluzione dei legami sociali.
Si è radicata nelle coscienze la “sacralità” dei diritti umani, appoggiata dalle chiese. L’impegno per i diritti umani prevede innanzitutto che ci sia l’impegno per il diritto ad essere uomini, cioè a non essere respinti al di fuori dell’area della vita.
Una volta la vita era dominio della natura, mentre oggi anche il diritto e la politica vi entrano (bio - diritto, bio - politica) perché vi è entrata la scienza. Non si sa dove ci porteranno le biotecnologie.
Occorre rimeditare sulle basi naturali della vita: famiglia, parentalità, condizione di figlio, libertà, esperienza della morte perché sono problemi che le democrazie dell'Occidente devono risolvere.
I beni primari della persona non possono essere decisi dalle maggioranze politiche perché sono tutelati dal diritto delle comunità e dal diritto delle genti, cioè sono radicati in tutte le culture umane. Si tratta di rispettare il modello naturale della famiglia, costituito da un uomo e da una donna, di riconoscere i diritti del soggetto umano non ancora nato (embrione o feto), l’illiceità dell’aborto, dell’eutanasia e degli interventi genetici manipolati, il diritto al lavoro e al sostentamento della famiglia e della prole.
Il realativismo etico scardina le basi della vita civile. La libertà per ciascuno, di seguire qualsiasi codice di comportamento in base al fatto che non viene ritenuto possibile stabilire un ordinamento unitario di valori, impedisce la coesione nelle associazioni civili.
La democrazia procedurale estesa, cioè il riconoscimento eccessivo dato alle regole nei confronti dei contenuti, entra in crisi quando nella società nascono tensioni di un certo rilievo, perché comporta la neutralizzazione dei valori fondanti della vita civile. Le regole non stabiliscono il reale contenuto delle decisioni né che cosa è giusto.
Le democrazie devono risolvere il problema della ridistribuzione dei beni per evitare la scissione dei legami sociali. La preminenza conferita al singolo muta la democrazia in governo del singolo, da parte del singolo, per il singolo.
I valori cristiani del popolo italiano (dignità della persona umana, famiglia, solidarietà e sussidiarietà) sono indispensabili ad una valida democrazia perché promuovono un sentimento della vita ancorato alla centralità dell’uomo e "permettono una convivenza ordinata e feconda".

venerdì 26 ottobre 2012

I valori fondamentali della Repubblica Italiana

IL LAVORO E LA FAMIGLIA
PER   LA   SOCIETÀ  CIVILE
L'Italia deve essere unita - ha detto Giorgio Napolitano – per risolvere i gravi problemi. L’impegno comune per il Presidente è quello della “tutela dei valori primari, quali il lavoro e la persona che la nostra Costituzione pone a fondamento della Repubblica Italiana. Il lavoro è l'assillo di tutte le famiglie". 
Per Mario Monti, presidente del Consiglio, la famiglia  media italianapaga più tasse, la gente deve andare più tardi in pensione, in generale l'economia si mette maggiormente in concorrenza, che è un bene. L'Italia - ha scritto il capo del governo in un messaggio al XXVII Convegno dei giovani di Confindustria, tenutosi a Capri - ha fatto in questi mesi scelte difficili e introdotto riforme importanti in modo da voltare pagina rispetto a un passato di bassa crescita ed elevato debito e contribuire a una soluzione della crisi della zona euro”.
Il governo – ha detto Jacopo Morelli, presidente dei Giovani industriali – ha riconosciuto che gli Italiani stanno dando una grande prova di responsabilità, accettando misure drastiche e impopolari. Se questo è vero, c'è anche un dovere morale di ridare subito fiducia al Paese, abbassando in maniera sostanziale, la pressione fiscale su chi lavora e sulle imprese che investono”. Per Morelli occorre “creare nuove occasioni di lavoro e dare ossigeno alle aziende, per esprimere ogni potenziale al meglio”.
La creazione di occupazione è una sfida per tutti i Paesi – ha detto Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia – e tocca al settore privato creare lavoro economicamente e socialmente sensibile, mentre ai governi tocca fornire le condizioni macroeconomiche stabili, un clima favorevole per gli investimenti, un solido quadro legislativo e una regolamentazione bilanciata del mercato del lavoro”.
La politica dovrebbe essere capace di dare risposte ai bisogni economici dei lavoratori e delle loro famiglie, di garantire la legalità e i diritti civili, cioè deve essere vero motore di riformr istituzionali equilibrate e condivise. La politica sarà considerata giusta se realizza il compimento del bene comune, cioè se crea prosperità materiale quale presupposto per “un’esistenza buona” del cittadino.
C'è l'esigenza, in questo momento di recessione, di uno Stato che riconosca e sostenga le famiglie e le imprese secondo il principio della sussidiarietà, agevolando lo sviluppo di energie singole e di organizzazioni sociali per creare una comunità civile che si conserva nel tempo e non degeneri per “le patologie politiche” presenti nella comunità.
I valori fondamentali della società (la persona umana, la famiglia, la sussidiarietà, la solidarietà) passano in secondo luogo nel sistema Stato - mercato che impone le proprie concezioni individualistiche nell’attuale mondo globalizzato, dove le regole del mercato non tengono conto della dignità della persona umana.
Nel mondo del lavoro, anche nei settori in forte sviluppo, conta la competizione e la produttività, cioè l’orientamento culturale è favorevole sempre di più all’individualismo e al “privatismo”, a scapito di coloro che hanno soltanto le proprie braccia per provvedere a se stessi e alle proprie famiglie.
Lo Stato è il primo responsabile di tutta la politica del lavoro, cioè è il datore di lavoro indiretto che deve provvedere all’emanazione delle leggi che disciplinano il settore lavorativo. Le attività delle società produttive, direttamente responsabili perché determinano i contratti e i rapporti di lavoro, esigono una politica che garantisca il rispetto degli inalienabili diritti delle persone.
La giustizia nei rapporti lavotratore - datore di lavoro non solo si attua con una equa remunerazione, ma anche e soprattutto con una legislazione che aiuti le imprese a garantire posti di lavoro per il sostentamento delle famiglie.
La difesa degli interessi esistenziali dei lavoratori in tutti i settori produttivi è resa possibile soltanto da uno Stato che dispone di istituzioni che considerano la persona umana come soggetto del lavoro e non come “merce” per aumentare la ricchezza del Paese.
La responsabilità primaria in una società civile e politica spetta al''autorità politica, intesa come funzione essenziale senza la quale la persona umana non può acquisire il bene comune, indispensabile alla sua vita e a quella di tutta la società civile.
Il compito delle persone, investite di potere politico, è quello di emanare una legislazione che garantisca un'ordinata convivenza sociale nella vera giustizia perché tutti i lavoratori possano trascorrere una vita dignitosa. La legge civile deve assicurare soprattutto i diritti fondamentali che appartengono alla persona.
Il lavoro è un bene essenziale perché con esso l’uomo realizza se stesso ed espleta la sua libertà nella comunicazione con gli altri per la creazione del bene comune, necessario al benessere materiale e spirituale della società civile. L'operaio ha anche una vita familiare che è un suo diritto e una sua vocazione naturale. La sua attività è condizione per la nascita e il mantenimento della famiglia, ritenuta cellula primordiale di tutta la comunità civile. La perdita del salario del capo famiglia mina alla radice l’unità fondamentale della stessa società.
Il responsabile di questo stato sociale è lo Stato che non salvaguarda la coesione sociale e permette la nascita di una contraddizione tra sviluppo economico e il fondamento della comunità, perché consente l’inversione dei valori che sono alla base della comunità civile. La dignità della persona e della famiglia passa in secondo ordine rispetto alla produzione dei beni economici.
L'esigenza di creare ricchezza e sostenere la competizione nel mondo globalizzato non può tralasciare la preminenza dei valori essenziali e il mantenimento della coesione sociale, cioè non può tralasciare di assicurare il sostentamento e l’esistenza quotidiana della vita dell’uomo, soggetto inalienabile di tutte le attività sociali.
I responsabili delle Istituzioni e delle organizzazioni devono evitare di esaltare la competitività. La richiesta di produrre sempre di più e in fretta, in qualsiasi momento del giorno e della notte, riduce gli operatori del lavoro manuale a semplice "merce di scambio" o di "forza lavoro" che ha lo scopo di produrre una ricchezza che disconosce i principi fondamentali della società: la persona umana, la famiglia, la sussidiarietà e la solidarietà.
Il valore del lavoro umano, che è tale perché caratteristica essenziale di ogni persona e bene fondante di ogni sviluppo sociale, non può essere calpestato per finalità non rispondenti ai veri bisogni primari dei cittadini. Il benessere materiale perde significato se non si dà importanza alla dignità del lavoro, cioè la società civile si disgrega e perde coesione se l’attività che genera ricchezza non è protetta da norme che assicurino l’esistenza del lavoratore e della sua famiglia.
L’attuale “Stato laico” non controbilancia la pressione competitiva dell’economia di mercato con l’azione dei pubblici poteri, cioè non assicura con il suo intervento diretto o mediato la dignità dei cittadini che lavorano.
La globalizzazione, che mira soltanto al primato dell’economia e della finanza, scardina l'economia socile di mercato, controllata dalle leggi che salvaguardano le varie attività che producono ricchezza e benessere. La liberalizzazione degli scambi commerciali e la de regolamentazione delle attività d’impresa dà riconoscimento a quei "poteri forti" del mercato globale che portano a considerare preminente la competizione tra i mercati nazionali e le varie imprese di profitto, spingendo all’estremo la competizione tra i soggetti dell’economia.
Lo sviluppo economico, derivante dalle idee economicistiche e materialistiche del mercato globale, dissolve i legami sociali, perché si basa sull'opera degli individui lavoratori, considerati semplici mezzi di produttività e non come persone, dotate di ragione e di libertà, cioè soggetti di ogni attività umana.
Lo Stato che non difende i diritti dei suoi cittadini è laicista perché promette un benessere che non salvaguarda la dignità dei soggetti produttivi, cioè calpesta il loro diritto a vivere in sicurezza, reclamato dall’eticità stessa della comunità civile. La vita dei cittadini e di tutta la società dipende da come è concepito l’essere umano, cioè il cittadino che crea la ricchezza del suo popolo.
Le concezioni individualistiche degli esponenti di governo e dei dirigenti della produttività evidenziano un laicismo che impedisce di provvedere al bisogno essenziale dei cittadini, cioè il diritto di un lavoro che dà la possibilità di vivere con la propria famiglia in maniera dignitosa.
La ragione e la libertà degli operai sono sottomesse al “fondamentalismo del mercato” che esige il massimo dagli operai con il minimo costo di produzione.
Il modello dell'utilitarismo, del calcolo economico fine a se stesso, del funzionalismo del sistema Stato – mercato si concretizza in una corsa alla competizione e al massimo di produttività, calpestando il valore di fine e di essenza dell’essere umano, cioè la sua libertà di vivere.
Il problema? La politica è sostituita dall’economia che amministra gli uomini soltanto come mezzi di produzione. L’economicismo spinge alle conseguenze di insicurezza della vita di chi è costretto a vivere nel rischio e nella fatica quotidiana del lavoro manuale .
Gli ordinamenti democratici dello Stato non possono essere soggiogati dal relativismo etico di coloro che non considerano essenziali, per il bene comune della società, i veri valori del popolo italiano che sono la dignità della persona umana che lavora, il mantenimento della sua famiglia, la sussidiarietà nel controllo dell’applicazione delle norme e la solidarietà sociale.
La sopravvivenza stessa della società civile esige il ripristino, a qualsiasi livello produttivo ed economico, dell’etica nel lavoro dell'uomo, cioè la salvaguardia di tutti i suoi diritti.

giovedì 25 ottobre 2012

Impoverimento progressivo in Italia per la crisi economico - finanziaria

LA PERDITA DEL LAVORO E DELLA CASA
È  MANIFESTA  INCAPACITÀ  POLITICA
"Oggi il problema della povertà – ha detto Giorgio Napolitano – si lega a quello del crescere delle diseguaglianze anche all’interno delle società più sviluppate, nel quadro di uno straordinario e sconvolgente processo di globalizzazione".
Il Presidente della Repubblica è preoccupato per la crisi economico - finanziaria che crea tra le famiglie italiane continue diseguaglianze che mettono a rischio la civile convivenza. Nel Paese c’è “una persistente difficoltà di intraprendere nuove iniziative economiche e di conseguire una occupazione stabile e consona alle attitudini e capacità acquisite".
"A Milano e provincia la Croce Rossa Italiana - ha detto Francesco Rocca, commissario straordinario della Cri - distribuisce cibo a 50 mila indigenti. Le nuove povertà sono una delle principali sfide che stiamo affrontando e dovremo affrontare sempre di più nel prossimo futuro. I volontari sono impegnati nella raccolta e distribuzione di abiti e generi alimentari non solo ai senza fissa dimora, ma anche alle famiglie colpite da un impoverimento progressivo a causa della perdita del lavoro o della casa".
Per l'Istituto nazionale di statistica l'11,1% delle famiglie italiane, circa 3 milioni di nuclei familiari, è povero in termini relativi. Per l'Istat la soglia di povertà relativa per una famiglia di due componenti è pari a 1.011,03 euro al mese. Il dato statistico si riferisce a circa 8 milioni di poveri. In Sicilia è povero il 27,3% delle famiglie e in Calabria la percentuale è al 26,2%.
Il Rapporto 2012 della Caritas italiana evidenzia che il 33,3% degli Italiani si rivolge all'Organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana per povertà economica, lavoro e casa. Nel documento è denunciata una "evidente incapacità" del "welfare" italiano, cioè del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, a trovare soluzioni idonee per le nuove forme di povertà e per le nuove emergenze sociali emerse negli ultimi tre anni con la crisi economico - finanziaria.
Nel primo trimestre del 2012 la spesa delle famiglie italiane per l’Istat è diminuita del 2,4% rispetto al primo trimestre del 2011. Le famiglie italiane risparmiano su tutto e si è verificato un calo dell'11,8% sui beni durevoli come auto, articoli di arredamento ed elettrodomestici. Inoltre sono calati anche gli acquisti di medicinali e prodotti per la cura delle persone. Le manovre governative hanno peggiorato una situazione già drammatica.
C'è recessione: il prodotto interno lordo italiano è sceso dell’1,2% e il deficit italiano per il Fondo monetario internazionale è salito negli ultimi mesi dall’1,6% al 2,4%.
"Quel che in Italia acuisce  l'incertezza e produce grave disorientamento - ha detto il Capo dello Stato - è l'inadeguatezza del quadro politico ad offrire punti di riferimento, percorso com'è da spinte centrifughe e tendenze alla frammentazione. I tanti fenomeni di degrado del costume e di scivolamento nell'illegalità, insieme ad annose inefficienze istituzionali ed amministrative, provocano un fuorviante rifiuto della politica”.
La politica sembra assente perché imperversano “statalismo, partitocrazia e sperpero del denaro pubblico”.
"Illegalità, corruzione e malaffare - ha evidenziato Luigi Giampaolino, presidente della Corte dei conti - sono notevolmente presenti nel Paese. Le manovre di riequilibrio del bilancio, di dimensioni imponenti, se assunte sotto la spinta dell'emergenza, necessariamente non possono non determinare iniquità, squilibri ed effetti recessivi. Un impianto di politica economica, basato sul solo rigore della finanza pubblica, deve ora lasciare spazio alle strategie per la crescita”.
“La crisi internazionale ha colpito tutti – ha detto Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea – ma in modo particolare i giovani. La iniqua distribuzione del peso della flessibilità solo sui giovani porta le imprese a non investire nei giovani il cui capitale umano spesso si deteriora in impieghi in scarso valore aggiunto. Oltre a ferire l’equità, costituuisce uno spreco che l’Italia non può permettersi perché il sottoutilizzo delle risorse dei giovani riduce in vari modi la crescita”. Per Draghi crescita ed equità sono strettamente connesse per cui occorre “riorientare il consolidamento verso un aumento dei tagli alla spesa e la riduzione della pressione fiscale”.
Per l'Istat, più di 2 milioni di giovani italiani tra i 15 e i 29 anni, non studiano, non lavorano e non si preparano a farlo. La generazione italiana esclusa dal mondo del lavoro è la più numerosa nell'Eurozona dove il dato complessivo si attesta su 14 milioni di giovani inattivi. La disoccupazione giovanile italiana, secondo i dati di Eurofound (Fondazione dell’Unione europea per i temi del lavoro e le condizioni di vita) porta a una perdita di 32,4 miliardi di euro del prodotto interno lordo nazionale. “Le conseguenze di una generazione perduta – si evidenzia nel rapporto di Eurofound – non sono solo economiche , ma anche sociali. Si rischia che tanti giovani rinuncino alla partecipazione democratica della società".
Se non apriamo ai giovani – ha esplicitato Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria – nuove possibilità di occupazione e di vita dignitosa, nuove opportunità di affermazione sociale, la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti, per l'Italia. Lo Stato deve far fronte alle sue obbligazioni verso i “fornitori” ed acceleri i pagamenti sia per il debito pregresso sia per quello che riguarda le nuove forniture. Alle banche e allo Stato chiediamo uno sforzo aggiuntivo per il credito alle imprese”.
Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, in una recente intervista al “Corriere della Sera” ha affermato: “Il governo è sulla strada giusta. Va detta una verità. Il bilancio pubblico è rilevante, ma nella media europea se si pensa che ogni anno oltr il 5% finisce per pagare gli interessi sul debito. Non pregiudichiamo però il futuro: su scuola, formazione e ricerca bisogna investire di più. La terapia d’urto del governo è necessaria. La lotta all’evasione fiscale è positiva, il sostegno all’innovazione delle imprese importante, la riforma del lavoro potrà avere effetti significativi. Intenti e misure condivisibili, ma risorse modeste”.
In piena recessione si parla di moneta unica e di unione politica europea. La Banca centrale europea cerca di garantire la stabilità dell’euro e concede alle banche tassi di interesse agevolati che non vanno a beneficiare le imprese perché si riempiono i forzieri delle banche, ma l'ossigeno vitale non arriva agli imprenditori disperati senza il sostegno del credito e nemmeno alle famiglie monoreddito che assistono impotenti alla perdita di lavoro dei capifamiglia.
C'è l'esigenza di uno Stato che riconosca e sostenga le famiglie e le imprese secondo il principio della sussidiarietà, agevolando lo sviluppo di tutte quelle energie delle singole persone e delle organizzazioni sociali per creare una comunità civile che si conserva nel tempo. L’esortazione è quella di realizzare una società giusta il cui centro è la persona.
Il “Partito della nazione” propone cittadini che hanno un programma di idee e vogliono realizzare cose concrete per far funzionare in modo efficace l'economia locale e concorrere all'economia di tutto il Paese. Si tratta di rispondere ai bisogni dei meno abbienti, di riequilibrare le aree produttive e abitative, di garantire lavoro ai capifamiglia e prospettive di impiego per più di  2 milioni di giovani che sperano nei loro governanti, di realizzare trasporti senza inquinamento, di garantire servizi sostenibili per gas, acqua, energia e raccolta rifiuti.
Ci si domanda come è possibile curare lepatologie politiche”, quando trionfano le passioni che fanno degenerare la democrazia?
Si auspica una società politica fondata sul rispetto dell’uomo esistenziale e concreto, dei suoi diritti, sulla “fede nel progresso interno della vita e della storia del popolo italiano, sulla forza della sua libertà. L'azione dell'eletto del popolo deve alimentare il progresso della civiltà nel senso di arricchire il bene comune che è fatto di prosperità materiale e spirituale per tutti gli uomini e donne della cittadinanza italiana. La missione per gli aspiranti al Partito della nazioneè quella di agire per poter partecipare alla costruzione di un Paese dove ciascuno possa realizzarsi e dare il meglio di sé, dove lo Stato non espropri i cittadini di ciò che sono riusciti a conquistare con il lavoro e i sacrifici di una vita. Si tratta di realizzare uno Stato dove ciascuno possa tenere aperta la porta della speranza e tenere alta la bandiera della libertà.
Si rivendica una discussione dentro il Parlamento italiano per una maggiore aderenza alle istanze del popolo. I problemi dell’immigrazione, quelli legati alla perdita dei posti di lavoro, quelli del precariato giovanile sembrano non aver spazio nelle proposte del potere esecutivo. La politica deve dare risposte ai bisogni economici dei lavoratori e delle loro famiglie, deve garantire la legalità e i diritti a tutti i cittadini, deve frenare la corruzione, impedire lo sperpero del denaro pubblico, cioè deve essere vero motore di riforme istituzionali equilibrate e condivise.
Le famiglie diventano sempre più povere. Il principio di sussidiarietà deve spronare i cittadini a controllare lo Stato per farlo intervenire quando essi non possono raggiungere con le loro forze i beni e i servizi a cui tengono. È questa la missione che ciacuno di noi, con il proprio operato facendo attività politica, deve sentire come missione principale, per poter partecipare alla costruzione e al mantenimento di una società civile. Si tratta di spronare i parlamentari e gli amministratori pubblici ad eliminare gli sprechi e risolvere il problema dei 2 milioni di giovani senza lavoro.
L'Italia deve essere unita per risolvere i gravi problemi che sono uno Stato indebolito di fronte alle speculazioni del mercato finanziario, una democrazia apparentemente fragile di fronte alla crisi, un elettorato che sfiducia i partiti tradizionali e si lascia convincere dalle parole dei nuovi "demagoghi del popolo". L'impegno comune per Giorgio Napolitano è quello della “tutela di valori primari, quali il lavoro e la persona che la nostra Costituzione pone a fondamento della Repubblica italiana. Non esitate a scendere in campo”.

martedì 23 ottobre 2012

Coesione sociale per l'economia del Paese

CRESCITA E OCCUPAZIONE
OBIETTIVI DELL'EUROZONA
La crescita e l'occupazione – ha sostenuto Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea – stanno diventando sempre più gli obiettivi principali da perseguire, congiuntamente col consolidamento fiscale”.
"Occorre - ha sostenuto Giorgio Napolitano - che l'Europa, nel suo insieme, continui ad andare avanti sulla strada dell'approfondimento dell'unione economica e monetaria sia sul campo della finanza e delle banche, sia in quello delle politiche economiche e di bilancio".
"Il vertice dell'Unione europea" di giugno - ha sostenuto Mario Monti, presidente del Consiglio - ha posto al centro della politica la crescita e l'occupazione".
Anche Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale, nell'ultima riunione annuale del Fmi e della Banca mondiale, tenutasi a Tokyo il 12 e il 13 ottobre, ha evidenziato che "senza crescita è incredibilmete difficile ridurre il debito pubblico". Le misure di rigore per affrontare il debito pubblico nell'Eurozona, secondo le affermazioni di Lagarde, hanno avuto "un effetto negativo sull'economia".
La Banca d'Italia, nel suo ultimo bollettino economico, ha evidenziato che L'Italia avrà nel 2013 un Prodotto interno lordo negativo dello 0,7%, inferiore a quello europeo, previsto intorno allo 0,2%. Si invita il governo a "procedere con decisione e tempestività nelle misure già adottate" per la ripresa delleconomia. Un ritorno alla crescita contribuirebbe "a un miglioramento delle condizioni del credito e del clima di fiducia".  
"Segnali di sofferenza - ha detto Enrico Giovannini, presidente dell'Istituto nazionale di statistica - permangono dal lato delle famiglie che nel 2° trimeste 2012 hanno visto il proprio potere d'acquisto ridursi dell'1,6% rispetto al 1° trimestre. La propensione al risparmio delle famiglie - ha sottolineato Giovannini - ha toccato il minimo storico assoluto. C'è una percentuale straordinariamente elevata di famiglie che si indebitano o traggono risorse dal riaparmio. Nel 1° semeste 2012 il numero degli occupati è diminuito dello 0,3% con 65 mila unità in meno in confronto allo stesso periodo del 2011. 
In Italia per l'Istat ci sono oltre 8 milioni di poveri, pari al 13,6% della popolazione. La soglia di indigenza è fissata a 1.011,03 euro al mese.
Negli ultimi tre anni, dall'esplosione della crisi economica, sono aumentati gli Italiani che si sono rivolti alla Caritas, raggiungendo il 33,3%. Nel Rapporto 2012, la Caritas sottolinea "evidente incapacità" dell'attuale "welfare" a far fronte alle emergenze sociali della crisi economico - finanziaria.   
Lo Stato è il primo responsabile di tutta la politica del lavoro, cioè il datore di lavoro indiretto che deve provvedere all’emanazione delle leggi che disciplinano il settore lavorativo. Le attività delle società produttive esigono una politica che garantisca il rispetto degli inalienabili diritti delle persone, considerate come soggetto del lavoro e non come “merce”.
L'esigenza di creare ricchezza e sostenere la competizione nel mondo globalizzato non può tralasciare la preminenza dei valori essenziali e il mantenimento della coesione sociale. La globalizzazione, che mira soltanto al primato dell’economia e della finanza, scardina l'economia sociale di mercato, controllata dalle leggi che salvaguardano le varie attività che producono ricchezza e benessere.
Il compito dei governanti è quello di emanare una legislazione che garantisca un’ordinata convivenza sociale nella vera giustizia perché tutti i lavoratori possano trascorrere una vita dignitosa. Il lavoro è una dimensione fondamentale dell'esistenza dell'uomo che rimane sempre il soggetto della sua attività e di qualsiasi prodotto che ne scaturisce. L’operaio ha anche una vita familiare che è un diritto e una sua vocazione naturale. La perdita del salario del capofamiglia per l’attuale recessione mina alla radice l'unità fondamentale della società.
Si chiede di ritrovare il primato dell'economia reale su quella finanziaria, governando la globalizzazione e risolvendo il problema del debito pubblico. I pilastri del popolo italiano rimangono “il senso della famiglia, il gusto della qualità della vita, la tradizione religiosa e l’amore del bello”.
Lo Stato, espressione e strumento del corpo politico, deve essere “veramente popolare”, riconoscere i “limiti della sua attività”, rispettare gli organismi naturali e sociali intermedi, applicare il principio di sussidiarietà, cioè aiutare economicamente, istituzionalmente e legislativamente tutte le entità sociali più piccole, iniziando dalla famiglia. La famiglia italiana di oggi deve affrontare l’attuale crisi finanziaria, economica e valoriale. Si tratta di recuperare “le radici della crescita delle Regioni per promuovere le loro qualità produttive che fanno vincere le sfide della globalizzazione. Milioni di Italiani vivono, secondo le recenti statistiche, con la metà del reddito medio nazionale (circa 600 euro al mese). La crescita degli indigenti evidenzia una forte diseguaglianza tra ricchi e poveri e un fenomeno di ingiustizia sociale.
La famiglia genera legami di appartenenza, dà forma sociale alle persone, trasmette valori culturali, etici, spirituali, essenziali per lo sviluppo della società civile.
La razionalizzazione morale dell'agire politico deve fondarsi sulla giustizia, la legge e la reciproca amicizia. Si tratta di sforzarsi per applicare le strutture politiche al servizio del bene comune, della dignità della persona e del senso dell’amore civico. L'attività politica deve basarsi sui bisogni più intimi della vita delle persone e dell’esigenza della pace sociale delle persone. Occorre agire nella comunicazione e utilizzare mezzi morali per essere liberi.
Il compito politico della società è un compito di civilizzazione e di cultura che si propone di aiutare i cittadini ad essere liberi. Questo compito è morale perché ha lo scopo di migliorare le condizioni della vita quotidiana. I mezzi devono essere proporzionati e appropriati al fine del corpo politico che è la giustizia e la libertà. Si tratta di essere “forti per i cittadini”. La virtù della fortezza è il mezzo per il conseguimento dei fondamenti della vita della società. Occorre essere saldi e stabili nell’adesione al bene comune che deve riversarsi su tutti i cittadini, cioè sostenere e affrontare con pazienza, sofferenza e generosità le ingiustizie politiche ed economiche.
I valori del popolo italiano sono cristiani e devono penetrare la cultura e promuovere il benessere della comunità civile. La politica, l’economia, la sociologia possono realizzare i loro fini attuando ciò che si deve fare oggi per il benessere di tutti.
Nella lotta politica a cui è sottoposto un raggruppamento politico, l’etica cristiana chiede l’instaurazione integrale dei valori cristiani. Sul piano della vita politica e sociale, l’accostamento tra le persone deve esprimersi in attività comuni per il bene comune della città di appartenenza senza alcuna distinzione che generi ingiustizie e soprusi. Occorre una morale aperta, estesa ad ogni uomo, una morale del bene e del male e non solo dell’utile, del rapporto umano, della libertà solidale quale “cornice più appropriata per incentivare la collaborazione fraterna tra credenti e non credenti.

lunedì 22 ottobre 2012

La democrazia si mantiene con la giustizia sociale

LA POLITICA "VERA E BUONA" PER
LA  DISOCCUPAZIONE   GIOVANILE
Il nostro Paese - afferma Giorgio Napolitano – è chiamato a prove difficili,  e quindi ad un nuovo grande sforzo comune. L’Italia deve ora affrontare senza indugio la sfida di tornare a crescere, del crescere di più e meglio, del crescere unita. Occorre dare una scossa al muro della disoccupazione giovanile: è l’assillo di tante famiglie. È necessario affermare criteri di massimo rigore e di effettiva produttività nella spesa pubblica”.
Per il Presidente della Repubblica, “c'è necessità del ricostituirsi di un cemento nazionale unitario che consenta la massima mobilitazione di grandi energie di cui potenzialmente l’Italia dispone, allo scopo di superare questa fase molto critica per l’Europa e, specificamente, per l’Italia”.
Le banche hanno ridotto i finanziamenti. Senza denaro liquido non c'è lavoro per le imprese e i loro dipendenti.
"All'Italia - ha detto Giorgio Squinzi, presidende di Confindustria - serve una "politica vera e buona" che sappia creare le condizioni per una crescita. Non dimentichiamo il problema della disoccupazione giovanile sta perdendo una o più generazioni e questo non ce lo possiamo permettere". Più di 2 milioni di giovani senza un'occupazione.
Siamo a un punto di disfunzione democratica pericolosissima – afferma Marco Vitale al Centro Congressi della Fiera di Verona – dobbiamo ricostruire la democrazia del nostro Paese e mondialmente dobbiamo ricostruire il pensiero economico”. L’economista incita i giovani a tradurre l'insegnamento della “Dottrina Sociale della Chiesa” in una “Democrazia Sostanziale Coerente” in grado di consentire “un paziente lavoro coerentee” da parte della società politica per “traghettare l'Italia fuori da questa situazione attraverso dismissioni, sviluppo del reddito e la diminuzione della macchina politica che è più costosa del mondo”.
La prospettiva di coloro che credono nei principi della persona umana, della famiglia e della sussidiarietà è quella personalistica comunitaria. Il ruolo della diustizia è quello di eliminare gli ostacoli alle pacifiche relazioni tra le persone, eliminando le ingiustizie sociali che creano odio e risentimenti tra chi gode di benefici e chi non dispone nemmeno dell’essenziale per vivere. I politici devono conoscere ed applicare con resoinsabilità l'aspetto politico della giustizia sociale, dell’amicizia e del rispetto della persona.
Impoverimento delle famiglie, crescente disaffezione verso la politica, peggioramento di prospettive di stabilità per il lavoro dei giovani, aumento della ricchezza per pochi e indebitamento crescente per molti. Chi governa dovrebbe avere il coraggio di impostare le manovre economiche assicurando vera speranza ai giovani”.
Ciò che impedisce la crescita per gli esperti di economia, per chi fa impresa e per i lavoratori è la mancanza di volontà politica. Il degrado sociale avvilisce la dignità della persona umana nella sua stessa comunità: diffusione del crimine, droga, prostituzione, inquinamento, abbandono della famiglia a se stessa. I valori spirituali del popolo italiano devono essere difesi per conservare la nostra identità e promuovere un futuro per la nostra società civile.
Si tratta per gli esperti dell’economia di dare spazio alla sussidiarietà, generare nuove imprese, attrarre nuovi investimenti, dare un valore positivo a chi fa impresa, riportare al centro il lavoro con un mercato inclusivo per i giovani, le donne e gli immigrati.
L'applicazione del principio di sussidiarietà significa che lo Stato non deve togliere alla famiglia quei compiti che essa può svolgere da sola o associata con altre famiglie e deve garantirle il suo sostegno, assicurando l’aiuto di cui ha bisogno per assumere le sue responsabilità. La solidità del nucleo familiare è risorsa per la qualità della convivenza sociale.
Occorre vincere la globalizzazione con un governo della globalizzazione economica e finanziaria, cioè attuare una economia sociale di mercato, promuovendo la solidarietà e la sussidiarietà.
La richiesta di uno Stato più umano e solidale significa che il mutamento della società spetta alle persone che, chiamate a rappresentare il popolo nelle Istituzioni locali e nazionali, si liberino dalle chiusure individualistiche e si aprano per una società vitale i cui membri possano vivere nella costruzione e nella condivisione della “vita buona” per tutti.
La continua austerità non promuove la crescita del'economia per l'abbassamento del potere di acquisto delle famiglie, per la forte recessione che richiede vere politiche per l'occupazione e nuovi posti lavoro, per il calo del livello di vita, per l'aggravamento delle diseguaglianze, per il calo della produttività.
Il popolo italiano vuole lottare contro lo statalismo, la partitocrazia e lo sperpero del denaro pubblico per una vera società civile. Occorrono uomini e donne in grado di dare un senso all'esistenza concreta del cittadino. Scendere in campo per la dignità della persona, la centralità della famiglia, la libertà, la responsabilità, l'uguaglianza, la giustizia sociale, la legalità, la solidarietà e la sussidiarietà. 

giovedì 18 ottobre 2012

Il patrimonio sociale del popolo italiano è a rischio

L'EQUITÀ È SOLO COMPETENZA
DEL  PARLAMENTO  ITALIANO
"È certamente vero - ha detto Giorgio Napolitano - nel determinare il benessere delle persone, gli aspetti quantitativi contano, ma insieme ad essi contano anche gli stati soggettivi e gli aspetti qualitativi della condizione umana. Si tratta di fare i conti con noi stessi. Lasciare quell'abnorme fardello del debito pubblico sulle spalle delle generazioni più giovani e di quelle future significherebbe macchiarci di una vera e propria colpa storica e morale. Faccia dunque ora il Parlamento le scelte migliori, attraverso un confronto davvero aperto e serio, e le faccia con la massima equità come condizione di accettabilità e realizzabilità”.
I nostri sforzi – ha sostenuto Mario Monti – sono indirizzati a risanare la situazione finanziaria e per riprendere il cammino della crescita in un quadro di accresciuta attenzione all'equità sociale. Abbiamo dovuto compiere misure brutali, non abbiamo usato un bisturi fine, ma abbiamo dovuto evitare la catastrofe. Tutto il lavoro mio e del governo va nella direzione di sgomberare dall'Italia, un po’ alla volta, quel materiale che blocca nei fatti l’economia, che sono le rendite di posizione e i privilegi”.
Il 10 ottobre 2012 il governo "approva la legge di stabilità" con interventi per 11,6 miliardi di euro. Previsto il taglio dell'Irpef sulle aliquote basse e l'aumento di un punto dell'Iva. Tagli alla sanità. Si decidono “misure brutaliper garantire il pareggio di bilancio nel 2013. “L’Italia – ha detto Mario Monti - avrà una delle migliori posizioni di bilancio nella zona dell’euro. Abbiamo pesato in modo che non ha precedenti sui cittadini con le riforme fatte”. “Ci sono alcune cose – ha commentato Elsa Fornero, ministro del Lavoro – che richiedono correzioni, lo farò presente al presidente Monti e al ministro dell’Economia Grilli, credo che si possa correggere qualcosa, in particolare sulle questioni che riguardano le politiche sociali. Ci sarà spazio per farne anche in Parlamento”.
“Il principale obiettivo della legge di stabilità - ha detto Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc – deve essere quello di dare più equità al sistema fiscale. Non è quindi accettabile un aumento dell'aliquota Iva dal 4 all'11 per cento sui servizi socio-assistenziali resi da cooperative. Ciò si tramuterebbe in un aggravio di costi per le famiglie, in particolare quelle più deboli, e contestualmente in una diminuzione di servizi, come ad esempio l’assistenza domiciliare e gli asili nido. Nella discussione in Parlamento avanzerermo proposte per mantenere inalterati i saldi di contabilità pubblica pur salvaguardando l'equità ad iniziare proprio dalla tutela delle fasce più deboli”.
“Questa "legge di stabilità" – ha commentato Sergio Silvestrini, segretario generale della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa – non manca certamente di rigore, ma l'equità sociale bisogna andare a cercarla con fatica e, soprattutto, è totalmente insufficiente sul fronte dello sviluppo e della crescita. L’effetto congiunto dell’aumento dell’Iva accompagnato da una drastica potatura di detrazioni e deduzioni fiscali, peraltro inopinatamente retroattiva, annulla i benefici della riduzione dell'imposta sui redditi e comprime la domanda interna. Serve subito un intervento più incisivo sui livelli di spesa pubblica da utilizzarsi per ridurre ulteriormente la pressione fiscale”.
Per Confcommercio: "i tagli vengono mangiati dall'incremento dell'Iva". Per Confesercenti: “lo scambio tra taglio delle aliquote Irpef e aumento dell’aliquota Iva non è un favore alle famiglie”. Per l'Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre: “aumenteranno le tasse per circa 8 milioni di Italiani tra lavoratori dipendenti che dichiarano un reddito annuo inferiore agli 8ooo euro e pensionati che hanno un reddito di 7500 euro all’anno”.
L'austerità fiscale non aiuta l’economia per la crescita e l'incubo della disoccupazione affligge "le fasce più deboli" degli Italiani. “La creazione di occupazione è una sfida per tutti i Paesi – ha detto Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia – e tocca al settore privato creare lavoro economicamente e socialmente sensibile, mentre ai governi tocca fornire le condizioni macroeconomiche stabili, un clima favorevole per gli investimenti, un solido quadro legislativo e una regolamentazione bilanciata del mercato del lavoro”.
Nella società politica sono ancora presentile male bestie ” indicate da Luigi Sturzo, cioè lo statalismo che è contro la libertà, la partitocrazia che è contro l’uguaglianza, l'abuso del denaro pubblico che è contro la giustizia. L’uomo di fede è convinto che la morale non deve essere disgiunta dal potere, cioè l'etica deve stare dentro la politica, perché l'etica è l'anima e il fine della politica.
Si tratta di affrontare un mondo globalizzato per la soluzione dei nuovi problemi, sorti con la radicalizzazione del multiculturalismo nello strato sociale del popolo italiano che estirpa i valori esistenziali del mondo civile. Si avverte uno smarrimento di fronte a un futuro pieno di incognite per il dilagare di un potere che non tiene conto della dignità della persona umana e dei suoi bisogni essenziali.
Occorre confrontarsi con gli esponenti di ogni pensiero laico per salvaguardare, in ogni istituzione politica, sociale e civile, tutto “ciò che è conforme alla natura di ogni essere umano”. C'è l'esigenza per la società civile di uno Stato più umano che “riconosca e sostenga” la persona umana secondo il principio della sussidiarietà, agevolando lo sviluppo di tutte quelle energie delle singole persone e delle organizzazioni sociali per creare una comunità civile che si conserva nel tempo.
L’esortazione è quella di costruire una società più giusta il cui centro è la persona che si realizza liberamente, cioè una comunità fondata sul progresso della vita e sulla forza della libertà in cui sia riconosciuta la dignità dell’uomo esistenziale dal suo concepimento fino alla sua morte naturale.
Le soluzioni dei problemi dell’attuale mondo economico e finanziario globalizzato minano la concezione cristiana dell’uomo e del suo destino, perché sono basate sull’idea che l’uomo non è il soggetto delle attività umane, ma un oggetto manipolabile per qualsiasi scopo utilitaristico e individualistico.
Spetta alla comunità politica mediare tra le necessità funzionali del mercato e la vita quotidiana delle persone, cioè promuovere i contenuti valoriali nelle decisioni del mondo produttivo e finanziario. La necessità della ricchezza e la competizione mondiale devono armonizzarsi con i valori dell’uomo che è soggetto e fine di ogni produzione e benessere sociale.
La cellula vitale” della società, la famiglia naturale, costituita dall’amore di un uomo e una donna che attraverso la procreazione dei loro figli tramandano i valori del loro popolo, è minacciata dalla pressione degli interessi utilitaristici che non considerano il valore e la dignità dell’essere umano.
Si avverte la certezza che i valori fondanti della cultura europea sono messi in secondo ordine rispetto all’attrattiva della globalizzazione economica e finanziaria che non riconosce il vero valore del bene comune della società che è tale solo se si riversa su ogni cittadino.
La società politica necessita di uomini e donne che possano dare un senso all’esistenza concreta del cittadino, cioè la cittadinanza ha bisogno di persone che credono a un Progetto per il Paese. Si tratta di raggruppare tutti coloro che credono nei seguenti valori: dignità della persona, centralità della famiglia, libertà, responsabilità, uguaglianza, giustizia sociale, legalità, solidarietà e sussidiarietà.
Non esitate a secendere in campo – ha detto Giorgio Napolitano, rivolgendosi a Palermo a una folla di ragazzi per la commemorazione della strage di Capaci – i giovani devono impegnarsi al più presto. Al Paese occorre ora stabilità di governo e una legge elettorale che consenta nuove elezioni per eliminare l’evidente scollamento dei cittadini dalla politica e per ridare slancio e capacità innovativa al sistema politico e istituzionale”. Si tratta di puntare sulle risorse del coraggio  e delle energie di coloro che vogliono lottare affinché la politica stessa sia orientata al suo vero fine che è quello della solidarietà perché la società civile si fonda sulla coesione tra le persone e la solidarietà costituisce forza che tiene unita una comunità politica.
Il "Partito della nazione"necessita di cittadini che hanno un programma di idee e vogliono realizzare cose concrete per far funzionare in modo corretto l'economia locale e concorrere all'economia di tutto il Paese. Si tratta di: saper rispondere ai bisogni dei meno abbienti e dei malati; riequilibrare aree produttive, abitative e aree verdi fruibili; garantire trasporti senza inquinamento; garantire servizi sostenibili per gas, acqua, energia e raccolta rifiuti. Occorre ora “aiutare il Professor Monti a trovare convergenze” per dare risposte chiare alle imprese e soprattutto lavoro ai quasi 2 milioni di giovani italiani senza lavoro.

martedì 16 ottobre 2012

La libertà del cittadino al centro della società civile

L'ATTIVITÀ POLITICA È
PER  IL  BENE  COMUNE
Nella vita sociale vi è sempre uno stato di tensione e di conflitto perché vi è una tendenza naturale ad assoggettare la persona, a diminuirla considerandola un semplice individuo materiale. Questo conflitto è naturale e inevitabile per cui richiede una soluzione dinamica perché la società si evolve nel tempo sotto la spinta delle energie dello spirito e della libertà. Questa spinta tende a realizzare nella vita sociale l'aspirazione dell'uomo a essere trattato come persona.
L'aspirazione del cittadino ad una vera crescita umana è espressione della sua libertà di autonomia che è piena autosufficienza della sua persona. Questo è un ideale che può essere attuato con “riforme che devono essere fatte senza mettere in forse - ha sostenuto Giorgio Napolitano - quei principi, quella sintesi di diritti e di libertà, dei diritti e dei doveri civili, sociali e politici che la Costituzione ha sancito nella prima parte”.
La società civile esige la costruzione di una civiltà in cui possa realizzarsi quello che importa di più al cittadino, cioè la realizzazione del suo essere una persona. Occorre che la società abbia un’anima fatta di buona volontà, di relazione, di rispetto e di amore da persona a persona. Si tratta di costruire una società il cui centro non è l'individuo ma la persona che si realizza liberamente nella nella sua comunità.
L'idea dinamica in questo ideale concreto è quella della libertà e della realizzazione della dignità umana.
L'appello alla libertà deve impegnare ogni uomo o donna a farsi protagonista, ponendo la libertà al centro della vita quotidiana come apertura di fini e di senso del futuro degli Italiani.
La libertà è anche quella di far valere il principio di sussidiarietà che deve spronare i cittadini a controllare lo Stato per farlo intervenire soltanto quando essi non possono raggiungere con le loro forze e istituzioni i beni e servizi di cui necessitano per il loro benessere.
Ogni cittadino, testimone del popolo, deve sentire come sua missione il richiamo alla libertà e al benessere sociale con un proprio operato. La sua attività politica deve essere partecipazione alla costruzione di un Paese dove nessuno deve sentirsi cittadino di serie B, cioè una comunità dove ciascuno possa seguire la propria vocazione, possa realizzarsi e dare il meglio di sé, dove il cittadino non è espropriato di ciò che è riuscito a realizzare attraverso il lavoro e i sacrifici di una vita.
Si tratta di ottenere uno Stato dove ciascuno possa tenere aperta la porta alla speranza di un futuro sempre migliore.
Occorre essere accomunati nella stessa visione di libertà, di democrazia, di patria, di persona, di famiglia, di lavoro e di impresa nella realizzazione di un Paese in cui i partiti si confrotano sulla base di valori condivisi da tutti i cittadini.
Un "Partito della nazione" deve essere in grado di proporre agli Italiani una società fondata sulla libertà, sullo sviluppo economico, sulla solidarietà, cioè una comunità civile basata sui valori del cristianesimo, sulla famiglia naturale fondata sul matrimonio, formata dall’unione di un uomo e di una donna, nella quale far nascere e far crescere i figli.
Si tratta di proporre una "Patria" in cui gli Italiani si riconoscano e che tutti amino come casa comune, senza distinzioni. Il problema è il futuro degli Italiani, cioè se la società civile conserverà i valori cristiani, tramandati attraverso le generazioni.
Le basi della nostra nazione, come entità permanente, sono le regole immutabili della legge naturale, la continuità culturale, la tradizione, la consapevolezza storica, l’amore della patria. A questi valori sono ancorati i cuori di tutti gli uomini e le donne.
La vita sociale richiede che la famiglia abbia un ruolo pubblico perché è il perno di giunzione essenziale tra la persona, la società e lo Stato. Il suo carattere originario, antecedente allo Stato, richiede la promozione della sua funzione da parte delle Istituzioni governative.

domenica 14 ottobre 2012

L’incubo della disoccupazione

L'AUSTERITÀ  FISCALE
DEPRIME L'ECONOMIA
Il nostro debito pubblico – ha detto Mario Monti – è indubbiamente alto”.
Nel mese di luglio 2012 il debito è salito a 1967,483 miliardi di euro, circa il 128,5% del prodotto interno lordo. Nel Trattato di Maastricht l'Unione europea ha fissato al 60% del Pil il limite massimo del livello giusto del debito buono.
Il presidente del Consiglio con orgoglio ha affermato: “L'Italia avrà una delle migliori posizioni di bilancio nella zona dell'euro, come rilevato dal Fondo monetario internazionale. Abbiamo pesato in modo che non ha precedenti sui cittadini con le 4 riforme fatte, ma siamo più popolari dei partiti che queste cose non hanno fatto”.
È necessario - ha sostenuto Giorgio Napolitano – un grande sforzo di modernizzazione dell'economia e di miglioramento dell’efficienza delle Istituzioni. Occorre anche che l'Europa, nel suo insieme, con determinazione e realismo, continui ad andare avanti sulla strada dell’approfondimento dell’unione economica e monetaria sia nel campo della finanza e delle banche, sia in quello delle politiche economiche e di bilancio”.
Alla riunione annuale del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, tenutasi a Tokyo il 12 e il 13 ottobre 2012, Christine Lagarde, direttore generale del Fmi, ha evidenziato la preoccupazione che nei Paesi avanzati il debito pubblico è ora in media del 110% del Pil e che “senza crescita è incredibilmente difficile ridurre il debito pubblico”.
La creazione di occupazione - ha sostenuto Ignazio Visco - è una sfida per tutti i Paesi. Per il governatore della Banca d’Italia, tocca al settore privato creare lavoro economicamente e socialmente sostenibile e ai governi fornire condizioni macroeconomiche stabili, un clima favorevole per gli investimenti, un soldo quadro legislativo e una regolamentazione bilanciata del mercato del lavoro.
C'è recessione: il prodotto interno lordo italiano è sceso dell’1,2% e il deficit italiano per il Fondo monetario internazionale è salito dall’1,6% al 2,4%. L’Italia per gli esperti dell’Fmi è destinata ad una crescita negativa dello 0,7%, al di sotto della media europea, prevista intorno allo 0,2%.
2 milioni di giovani tra i 25 e i 34 anni in Italia sono senza lavoro.
Le spese pubbliche - ha detto Luigi Giampaolino – sono già in corso di riduzione. Le manovre di equilibrio di bilancio di dimensioni imponenti, se assunte sotto la spinta dell’emergenza, necessariamente non possono non determinare iniquità, squilibri ed effetti recessivi”. Per il presidente della Corte dei conti, “un impianto di politica economica basato sul solo rigore della finanza pubblica deve ora lasciare spazio alle strategie per la crescita”.
Si riscontra impoverimento delle famiglie, crescente disaffezione verso la politica, peggioramento delle prospettive di stabilità per il lavoro dei giovani, aumento della ricchezza per pochi e indebitamento crescente per molti. La forza della famiglia sta cedendo e il risparmio è in pericolo. La produttività crolla, ma anche di fronte all’emergenza c'è una responsabilità collettiva – secondo l’ultimo rapporto sulla situazione sociale italiana del Censis – pronta a entrare in gioco
Ciò che impedisce la crescita per gli esperti di economia, per chi fa impresa e per i lavoratori è la mancanza di volontà politica. Occorre che il Parlamento si impegni per utilizzare tutte le risorse del Paese al fine di superare l'attuale crisi. Si tratta di legiferare per quello che interessa alla società civile, cioè adottare tutte le misure politiche con provvedimenti mirati a rilanciare l'economia sociale di mercato. Le questioni tecniche o politiche dei governanti non interessano ai cittadini che amano la libertà e vogliono che le Istituzioni provvedano alla loro vita quotidiana, basata sul lavoro, la famiglia e i figli, cioè un rilancio dell'occupazione e la creazione di nuovi posti di lavoro.
Nel bollettino di ottobre, la Banca centrale europea evidenzia “un ulteriore deterioramento dei mercati del lavoro nel 3° trimestre del 2012”. Il tasso di disoccupazione è fermo all’11,4% sia a luglio che ad agosto.
La Confcommercio rileva che nel mese di agosto c’è stata una rilevante riduzione dell'occupazione con – 75000 unità rispetto a luglio, ritenuta la peggiore dal 2004 e tra le 10 peggiori degli ultimi 9 anni. Si invocano misure specifiche per il rilancio della crescita.
La realtà economica italiana è al 98% composta da micro e piccole aziende – ha affermato Giorgio Guerrini, presidente nazionale di Confartigianato – e occorre creare un ambiente adatto allo sviluppo di questa dimensione di impresa”. Per Guerrini occorre rimuovere gli ostacoli alla crescita con alleggerimenti della pressione fiscale, con alleggerimento del costo del lavoro, con l'aumento della competitività e della flessibilità. Il presidente ha auspicato una maggiore garanzia di trasparenza e controllo affinché “coloro che amministrano le cose di tutti lo facciano con competenza e senza sprechi”.
Quello che manca oggi all'Italia - ha evidenziato Mauro Colombo, direttore generale di Confartigianato Varese - è un Progetto per le nuove generazioni”. Per riprendere a crescere bisogna "riportare l'attenzione sui giovani, tornando alla cultura del rischio e del talento, del merito e della libera iniziativa con uno spirito di concorrenza e di innovazione”. Si tratta di ridurre gli sprechi, avviare le riforme che mirino a dare certezza a chi fa impresa e crea posti di lavoro.
"La disoccupazione giovanile è un incredibile spreco di risorse - ha detto Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea – che dovrà essere affrontato e può essere affrontato con adeguate riforme del lavoro”.
La società politica ha il compito di sviluppare le condizioni di ambiente che portino le imprese ad essere competitive sul mercato per superare l'attuale recessione. Il sostegno alle imprese è indispensabile per superare la recessione. Lo Stato ha il compito di attuare il principio di sussidiarietà partendo dal basso, cioè sostenendo la crisi del lavoro che priva le famiglie del giusto reddito e impedisce ai giovani  di  esprimere la loro libertà di realizzarsi in una società civile.
Il rischio del fallimento è stato scongiurato dal "governo Monti" con pesanti misure restrittive. Ora occorre salvaguardare la democrazia sostenendo lo stato di pace, di benessere e di giustizia sociale con la coesione tra le persone, cioè con la forza vitale della solidarietà che costituisce l’anima della società, fatta di ciò che esprimono le persone che si aprono agli altri con generosità, anche a costo del sacrificio, inteso come impegno di sé al servizio degli altri.
Le famiglie italiane, senza il sostegno dello Stato, non riescono più a fronteggiare i tagli alla spesa sociale, le imposte onerose, la perdita dei posti di lavoro dei capifamiglia. La continua austerità non promuove la crescita dell'economia per l'abbassamento del potere d'aquisto, per la forte recessione, per il peggioramento della disoccupazione, per il calo del livello di vita, per l'aggravamento delle diseguaglianze, per il calo della produttività.
Soltanto coloro che "permettono la coesistenza e il dialogo" delle persone creano una società civile che si conserva nel tempo, perché lottano per la giustizia, l’amicizia civica e la fede nell’essere umano che sono la forza che la fa vivere.
Il “Partito della nazione” evidenzia la situazione dell’Italia che vive una fase particolarmente convulsa della vita democratica e chiama tutti, uomini e donne, giovani e meno giovani, ad unirsi per ripartire da un “riscatto etico-morale” che consenta una rottura con il passato e una speranza per l'avvenire di tutto il popolo italiano impegnato a lottare contro “lo statalismo, la partitocrazia e lo sperpero del denaro pubblico”.

giovedì 11 ottobre 2012

Volontà politica per affrontare la recessione

TAGLI  ALLA  SPESA  E  IMPOSTE
INSUFFICIENTI PER LA CRESCITA
"Il superamento dell'attuale condizione di disagio – ha detto Giorgio Napolitano - costituisce la principale sfida da vincere per restituire agli Italiani e soprattutto ai giovani il diritto a essere protagonisti nella costruzione del proprio futuro e per l’affermazione di condizioni durature di crescita exconomica e sociale di tutto il Paese”.
C'è recessione: il prodotto interno lordo italiano è sceso dell’1,2% e il deficit italiano per il Fondo monetario internazionale è salito dall’1,6% al 2,4%. L’Italia per gli esperti dell’Fmi è destinata ad una crescita negativa dello 0,7%, al di sotto della media europea, prevista intorno allo 0,2%.
2 milioni di giovanii tra i 25 e i 34 anni in Italia sono senza lavoro.
Le spese pubbliche - ha detto Luigi Giampaolino – sono già in corso di riduzione. Le manovre di riequilibrio di bilancio di dimensioni imponenti, se assunte sotto la spinta dell’emergenza, necessariamente non possono non determinare iniquità, squilibri ed effetti recessivi”. Per il presidente della Corte dei conti, “un impianto di politica economica basato sul solo rigore della finanza pubblica deve ora lasciare spazio alle strategie per la crescita”.
La "politica" sembra assente perché imperversano lo “statalismo”, la “partitocrazia” e lo “sperpero del denaro pubblico” che impediscono di governare la globalizzazione e la crisi economico – sociale.
Illegalità, corruzione e malaffare – ha evidenziato Giampaolino – sono notevolmente presenti nel Paese”. I fenomeni provocano per il Presidente della Repubblica “un fuorviante rifiuto della politica”.
Si riscontra impoverimento delle famiglie, crescente disaffezione verso la politica, peggioramento delle prospettive di stabilità per il lavoro dei giovani, aumento della ricchezza per pochi e indebitamento crescente per molti. La forza della famiglia sta cedendo e il risparmio è in pericolo. La produttività crolla, ma anche di fronte all’emergenza c'è una responsabilità collettiva – secondo l’ultimo rapporto sulla situazione sociale italiana del Censis – pronta a entrare in gioco. In tempo di crisi gli Italiani sanno essere responsabili e il 57% è disponibile a fare sacrifici per l’interesse del Paese.
Per un riequilibrio strutturale e duraturo dei conti pubblici è necessario che il Paese torni a crescere. Il difetto di crescita italiano - ha affermato Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia – è in buona parte riconducibile al ritardo e alle incertezze con cui il sistema produttivo ha risposto negli ultimi 20 anni alle sfide dell'innovazione tecnologica, dell’affermarsi sulla scena mondiale di nuove economie, del deciso aumento dell’integrazione europea”.
Ciò che impedisce la crescita per gli esperti di economia, per chi fa impresa e per i lavoratori è la mancanza di volontà politica. Occorre che il Parlamento si impegni per utilizzare tutte le risorse del Paese al fine di superare l'attuale crisi. Si tratta di legiferare per quello che interessa alla società civile, cioè adottare tutte le misure politiche con provvedimenti mirati a rilanciare l'economia sociale di mercato. Le questioni tecniche o politiche dei governanti non interessano ai cittadini che amano la libertà e vogliono che le Istituzioni provvedano alla loro vita quotidiana, basata sul lavoro, la famiglia e i figli, cioè un rilancio dell'occupazione e la creazione di nuovi posti di lavoro.
Occorre rigenerare l'economia “innalzando la partecipazione al lavoro dei giovani e delle donne in primo luogo”. “Siamo profondamente persuasi – ha detto Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana – che i giovani di oggi siano in grado di dare una spinta decisiva al cambio di passo del nostro Paese. Le loro mortificazioni e la loro rabbia ci inducono a ricordare che non si possono tradire. Stenta ad emergere una disponibilità di riequilibrio delle risorse che sono in campo. Nonostante la precarietà che sta segnando la loro giovinezza, non possono rinunciare “all’edificazione di una società che renda possibile anche per loro una vita buona”.
La realtà economica italiana è al 98% composta da micro e piccole aziende – ha affermato Giorgio Guerrini, presidente nazionale di Confartigianato – e occorre creare un ambiente adatto allo sviluppo di questa dimensione di impresa”. Per Guerrini occorre rimuovere gli ostacoli alla crescita con alleggerimenti della pressione fiscale, con alleggerimento del costo del lavoro, con l'aumento della competitività e della flessibilità. Il presidente ha auspicato una maggiore garanzia di trasparenza e controllo affinché “coloro che amministrano le cose di tutti lo facciano con competenza e senza sprechi”.
Quello che manca oggi all'Italia - ha evidenziato Mauro Colombo, direttore generale di Confartigianato Varese - è un Progetto per le nuove generazioni”. Per riprendere a crescere bisogna "riportare l’attenzione sui giovani, tornando alla cultura del rischio e del talento, del merito e della libera iniziativa con uno spirito di concorrenza e di innovazione”. Si tratta di ridurre gli sprechi, avviare le riforme che mirino a dare certezza a chi fa impresa e crea posti di lavoro.
“C’è bisogno di lavorare per l'Italia senza polemiche – ha ripetuto più volte Pier Ferdinando Casini – ed esercitare un ruolo di responsabilità, individuando modalità organizzative e priorità programmatiche su cui si auspica un positivo confronto con il governo per il bene dell’Italia e per una autentica coesione nazionale. Il progetto di costituire un "Partito della nazione" se prima era urgente, ora è fondamentale. C'è bisogno di immettere liquidità nel sistema, di cominciare a pagare i debiti dell'Amministrazione pubblica e c'è bisogno che l'Europa parli di crescita”. Si tratta di condividere un programma fondamentale su lavoro, educazione, impresa, giustizia, politica europea e internazionale.
Gli ordinamenti democratici dello Stato non possono essere soggiogati da coloro che non considerano essenziali, per il bene comune della società, i veri valori del popolo italiano che sono la dignità della persona che lavora, il mantenimento della sua famiglia, la sussidiarietà nel controllo dell'applicazione delle norme e la solidarietà sociale. Si tratta per gli esperti di generare nuove imprese, attrarre nuovi investimenti, dare un valore positivo a chi fa impresa, riportare al centro il lavoro con un mercato inclusivo per i giovani, le donne e gli immigrati. La coesione tra le persone richiede la forza vitale della solidarietà che costituisce l’anima della società civile.
La realizzazione del compimento della democrazia, nell’ordine sociale e politico, non è pienamente soddisfatta con l’esistenza di uomini e donne che vivono nella precarietà e nell’indigenza, perché l’economia è stata fondata sulla produttività del denaro e l’egoismo di alcuni politici.
Il superamento degli egoismi, cioè il trionfo della giustizia sociale, costituisce il fine dell’agire politico per eliminare gli ostacoli dei cittadini che hanno diritto a una “vita buona”. Il bene pubblico comprende non solo i servizi di utilità pubblica o di interesse nazionale, ma anche l’integrazione sociologica di tutto ciò che vi è di coscienza civica, virtù pubbliche, senso del diritto e della libertà, rettitudine morale, amicizia, felicità e virtù nelle vite individuali dei membri della società civile.