lunedì 31 maggio 2010

VENEZIANI A COSTANTINOPOLI

Capitolo quinto
Le strade dei piccoli mercanti
Un vociare confuso, proveniente dalla piazza del quartiere dei veneziani, sveglia i due giovani mercanti, ospiti del bailo della colonia. I venditori ambulanti fanno sentire le loro grida, annunciate dal suono del corno e dal battito del tamburello.
Qualcuno bussa alla porta e con voce suadente esclama: “Il bailo vi aspetta nel salone. Fate presto a scendere, ser Benedetto deve recarsi al Consiglio dei mercanti e vuole farvi alcune raccomandazioni”.
"Francesco, sbrigati, sono già pronto - esclama Marco - ­e ti aspetto fuori per rassicurare Rodopios che è venuto a darci la sveglia".
"Vedo che siete desiderosi - dice il padrone di casa ai due giovani - di conoscere la città e vi affido a ser Ludovico. II mio tesoriere conosce tutti i segreti di coloro che tengono bottega lungo le strade della città. Rodopios vi accompagna e vi fa assaggiare tutte le leccornie esposte sulle bancarelle".
Il quartiere dei Veneziani é vicino alla strada con i portici che attraversa da Nord a Sud la città, cioè dal porto del Corno d'Oro fino al Mar di Marmara. L'asse viario incrocia la strada principale di Costantinopolì che tutti chiamano Mesè. La grande arteria attraversa nel mezzo la città da Est a Ovest ed è l'anima commerciale della capitale dell'Impero romano d'Oriente. Tutti gli imperatori la percorrono nei giorni del trionfo per gioire ed essere acclamati dalla popolazione, ma anche per piangere nei giorni di lutto.
Il percorso trionfale ha come traguardo la casa della Santa Sapienza, collocata nell'estremità della città, sul primo dei sette colli del territorio urbano, da dove la popolazione vede sorgere il sole che illumina e riscalda tutte le case. Il tempio è sormontato da una grande cupola nel cui interno appare la Vergine che mostra il Figlio.
"Siamo nel centro del commercio della città - dice con entusiasmo ser Ludovico, dopo aver percorso alcune strade - ­e qui ci fermiamo un attimo per prendere fiato e per guardare la magnificenza delle costruzioni che ci circondano. Tutta questa gente viene qui dove si compra e si fanno piccoli affari.
Alle nostre spalle la via che abbiamo percorso, proveniente dal porto, che incrocia questa grande via, larga circa 12 cubiti e fiancheggiata da portici in doppio ordine. È la Mesè. Alla vostra destra, si vede il grande arco che è l’ingresso del Foro di Teodosio. A sinistra, la via porta al Foro di Costantino. II tratto più importante per noi mercanti inizia proprio da qui e ci porta ad Est verso l'antica reggia degli imperatori".
"Perché questo tratto della strada - esclama Marco - è così importante per noi veneziani? Non bastano le botteghe all'interno del nostro quartiere dove i locali sono ampi e ben tenuti? Perché tutti vengono in questa strada dove ci sono alcuni portici in uno stato fatiscente che risentono degli effetti degli agenti atmosferici? Penso che una bottega, con la merce messa in ordine e al riparo dalle intemperie, possa essere più ricercata da chi vuole acquistare la mercanzia esente da qualsiasi danno, causato dal trasporto o dalla continua esposizione all'aperto”.
"Le tue domande - risponde il camerlengo - non mi sorprendono perché non conosci questa città e non hai imparato a capire l'animo degli uomini. La Mesè è sempre esistita fin dalla fondazione della città di Costantino. Da più di mille anni questa via fa parte dei sogni e delle aspirazioni dei mercanti che parlano tante lingue e intendono una sola cosa: «Guadagnare».
Venezia è nata ed è diventata grande grazie a questa città. Il Leone di San Marco ha iniziato a ruggire perché ha sempre sentito la voce del potente imperatore, designato a governare il mondo e a provvedere alle aspettative degli uomini.
Le guerre civili e le contese tra i Principi delle case regnanti hanno indebolito il ruolo dell’imperatore che ha sempre chiesto l'aiuto della Serenissima Repubblica. I Veneziani hanno sempre messo a disposizione tutele loro energie e tutte le loro disponibilità pur di difendere la fonte della loro sopravvivenza. Se Costantinapoli vive, anche Venezia può aspirare al benessere dei suoi cittadini.
Il grande organismo del commercio di tutto il mondo vive perché qui c'è un’anima che lo tiene in vita. Lo spirito del commercio sta in questa strada che conduce al sacro palazzo dell'imperatore e si alimenta di tutte le aspirazioni e i sogni di coloro che credono di poter cambiare in meglio i loro destini e le loro fortune. In questa strada tutto si svolge alla luce del sole e la merce è esposta per chi la sa apprezzare. Lo sguardo, di chi è interessato ad acquistarla, la valuta al di là del suo aspetto presente e le dà un valore che è fonte di guadagno.
Non conta l'aspetto esteriore dei portici ma la fiducia che ogni venditore fa nascere in chi viene a fare acquisti in questa via. Uomini, donne, giovani, ragazzi, trovano quello che cercano, perché tutto ciò che produce la natura o la fantasia umana viene esposto qui per appagare ogni desiderio del cuore.
Molti artigiani e venditori sì riforniscono presso i magazzini dei nostri mercanti. Anche in questa strada ci sono i veneziani che hanno preso in affitto le botteghe per svolgere la loro attività artigianale o per vendere la merce che arriva con le navi. Tante uomini capaci si sono trasferiti in questa città che è diventata la loro seconda patria ed hanno acquisito i costumi dei locali. I loro figli sanno parlare la lingua greca e sanno sostituirsi ai loro genitori nella gestione della bottega.
Nella Mesè sì usa il linguaggio del commercio che è quello di saper vendere e tutti si sentono di appartenere a ad un'unica grande famiglia".
"Rodopios - grida un venditore ambulante di leccornie - da tanto tempo non porti più le figlie dei bailo ad assaggiare le mie frittelle al miele. Vedo che sei accompagnato da giovani che sembrano appena arrivati in questa città. Le loro tuniche, ben strette ai fianchi e fieramente portate, mi fanno capire che sono nobili veneziani. Il miele della Tracia è veramente squisito e si accompagna bene alle focacce fritte”.
“Sono lieto di vederti, Nicolas, e di far assaggiare agli amici del mio padrone le prelibatezze esposte sul tuo carrettino. Io prendo le mandorle tostate. Vedo che i prezzi sono un po' lievitati rispetto al passato ed occorrono più monete con l'effigie del nostro imperatore".
"Da quando hanno chiuso le porte di Charisios e di Peghé - afferma il venditore - il grano e il miele non arrivano più con i carri dalle campagne vicino. I gabellieri pretendono da noi ambulanti anche la «soprattassa per lo sgombero notturno delle vie». Io ho quattro figli da sfamare ogni giorno. Mia moglie mi dà una mano con il lavaggio della biancheria dei mercanti ospitati nelle locande. Una volta il nostro imperatore passava per questa strada e gli arconti facevano cadere tante monete d'argento che i nostri figli raccoglievano e si riempivano le tasche. Le guerre e gli assedi hanno eliminato queste elargizioni che per noi erano un toccasana nel piccolo bilancio familiare. Si dice che nelle città dell'Impero del sultano i sudditi non pagano le tasse come le paghiamo noi".
“Il mio padrone, ser Benedetto, è amico dei principi ottomani e sta cercando una mediazione tra i due imperatori per agevolare il commercio con i paesi che producono il grano. Anche se le tue frittelle costano un po’ di più, sono le più buone e i giovani le gustano con vero piacere. Ti assicuro che nei prossimi giorni porterò le mie padroncine a visitare i negozi di abbigliamento e avranno occasione di gustare di nuovo le tue paste addolcite con miele”.
“Dopo le cose dolci – afferma il segretario del bailo – bisogna conoscere anche il commercio della mercanzia che arriva con le nostre navi e viene venduta al dettaglio sotto i portici. Sulla destra sono allineate tutte le botteghe dei pannaioli che trattano i tessuti dì lana. Vi faccio conoscere Matteo che ha una bottega, ereditata da suo nonno Filippo".
"Lieto di vedervi ser Ludovico - esclama con un sorriso un uomo dietro il tavolo posto al centro del locale - e do il benvenuto anche a questi giovani che vi accompagnano. La mia bottega è a vostra disposizione".
"Servite pure i vostri clienti, Matteo, mentre io e i miei amici guardiamo i panni che tenete in esposizione".
"Questi marchi che si intravedono sui sacchi sotto i panni - esclama Francesco - li riconosco. Sono i segni distintivi posti sugli involucri delle pezze di lana, portate con la nostra galea, destinate a ser Domenico e a ser Giacomo. Come è possibile che dopo pochi giorni siano già in esposizione per la vendita al dettaglio? Mi ricordo di averle controllate insieme allo scrivano dì bordo che mi ha indicato il nome di ogni specie di panno e anche la sua provenienza".
Sulla destra e sulla sinistra della bottega, sopra dei tavoloni sono in bella mostra i panni del drappiere Matteo, messi uno sull'altro e suddivisi per qualità e specie. All'ingresso della bottega, il cliente è attratto dai panni in lana, portati dalla Capitana di ser Giovanni.
"Bravo, hai occhio - dice il segretario del bailo - è proprio la mercanzia arrivata la settimana scorsa, destinata a ser Domenico e a ser Giacomo. L'arrivo della mercanzia, il disbrigo delle pratiche portuali, l'accelerazione delle autorizzazioni del bado, per la vendita al dettaglio, mi sono state sollecitate dai mercanti concessionari che risiedono in città. Si tratta di panni inglesi e italiani molto richiesti dalle famiglie più ricche della città e anche dai popolani. Le pezze sono molto apprezzate perché il tessuto è ben lavorato, morbido al tatto e tiene caldo d' inverno.
Non deve destare meraviglia la rapidità con cui sono state mese in vendita, perché i mercanti committenti, residenti anche a Venezia, cercano di rendere molto rapido il giro d'affari per reinvestire il denaro in altri. affari. La mercanzia non deve rimanere depositata nei magazzini, perché costituisce la ricchezza che deve produrre il giusto guadagno. Il ricavato della vendita serve per acquistare i prodotti locali per caricarli nel viaggio di ritorno della Capitana. La galea porterà a Venezia spezie e seta e queste daranno un ulteriore guadagno.
Il Senato della Serenissima ha disposto che le merci devono arrivare a destinazione soprattutto in occasione delle fiere dove affluiscono i mercanti dì tutti i paesi. In questo periodo è molto importante la fiera di Tessalonica che si tiene nel mese di ottobre. Alcuni prodotti, sbarcati la settimana scorsa nel porto, saranno esposti nella fiera per la ricorrenza della festività di San Demetrio. La città costituisce il secondo mercato più importante dell'Impero e viene rifornita con le navi perché è tenuta sotto assedio come la nostra città".
"Sono a vostra disposizione - dice il padrone della bottega a ser Ludovico - ho affidato i clienti ai miei due figli che mi aiutano nella vendita delle stoffe. La madre greca ha trasmesso a loro la lingua e i costumi di questa città, per cui sanno trattare con garbo e maestria i clienti meglio del loro genitore. Vedo che ammirate gli ultimi arrivi che sono stati già prenotati dai miei clienti del Distretto delle Blacherne. Le stoffe fiorentine e quelle della Lombardia vanno a ruba. Non riesco a stare dietro alle promesse di arrivo. Tutti si prenotano per comprare i panni che devono ancora partire da Venezia. I concessionari annotano le mie richieste e le inoltrano tramite corrieri veloci ai mercanti di San Marco”.
“Mi congratulo con te – afferma il mercante – e sono lieto che i giovani ospiti del bailo possano rendersi conto del modo con cui i panni vengono venduti al dettaglio. I tuoi affari vanno bene, però noto qualche bottega chiusa dall’altra parte della strada. In questo tratto della Mesè ci sono solo le vendite di stoffe e gli affari dovrebbero andare bene per tutti”.
“Il commercio al dettaglio non rende allo stesso modo per tutti – replica il drappiere – le botteghe che trattano un solo genere di panno sono destinate a fallire in questo periodo di assedio. La chiusura delle porte terrestri impedisce l’afflusso dei tessuti di lana bulgari che sono richiesti dai popolani della città. Il loro costo contenuto, accessibile a chi dispone di poco denaro, non permette un adeguato margine di guadagno alle botteghe dei drappieri originari di questa città. Gli affitti dei locali sono saliti negli ultimi mesi. A questo aumento si è aggiunta la tassa straordinaria della «vigilanza notturna della Mesè» che assorbe 1% dei guadagni settimanali, consentiti dal Regolamento del Prefetto. Chi chiude bottega si offre di lavorare per i drappieri che hanno buoni guadagni.
Mio fratello Piero, drappiere di tessuti misti di lino e lana, ha assunto due lavoranti greci che hanno chiuso la loro bottega di vestiti di lana di basso costo. Il commercio, che per più di un millennio ha portato fortuna a questa città, comincia a scegliere i suoi rappresentanti più fortunati che hanno una forte protezione.
I principi della casa regnante non riescono più a garantire i piccoli mercanti che fanno affidamento soltanto sulle loro capacità. Molti dì loro auspicano l'avvento di altri principi, in grado di riportare la città agli antichi splendori.
Il Partito degli Antichi Aristocratici fa molti proseliti tra di loro, perché criticano la politica del coimperatare ostile all'attuale sultano dì Adrianopoli. I popolani scontenti creano malumori e discordie nella popolazione. Molte famiglie non hanno più il sostentamento dal commercio che una volta era fiorente e fonte di ricchezza per tutti.
Il Partito dei Funzionari Imperiali, creati dall’imperatore e da suo figlio, non riescono a contenere il mormorio che serpeggia nelle file dei credenti della città, legati ai proprietari degli immobili e dei locali commerciali che hanno perso le loro terre, conquistate dai Principi fondatori dell'Impero ottomano. La perdita dei possedimenti della vecchia aristocrazia si traduce in un aumento delle tasse esistenti e nella creazione di nuovi balzellî, perché i1 Tesoro imperiale non ha più i proventi dei ricchi proprietari terrieri. La Mesè è la fonte principale da cui trarre i denari per pagare i mercenari che difendono le mura della città”.
“I tuoi ragionamenti – afferma il segretario di ser Benedetto – non sono lontani dalla realtà. I mercanti di San Marco non hanno nulla da temere, perché la Serenissima li protegge. Il bailo cerca di fare da intermediario tra in responsabili che regnano nella città e sulle regioni circostanti per far fluire le merci che fanno sopravvivere Costantinopoli. Farò presente al governatore della colonia le tue preoccupazioni ed i tuoi suggerimenti per salvaguardare il commercio delle botteghe lungo questa arteria commerciale”.
Dopo i saluti di circostanza tra compatrioti che si sentono fratelli in una città lontana, i due giovani mercanti proseguono, tra la folla della strada, il loro cammino di esperienza.
La strada principale della città, conosciuta come la via lastricata d'oro, è il luogo dove si realizzano le aspirazioni di ricchezza di uomini, venuti da lontano per realizzare i loro sogni. I loro volti sono illuminati dal sole e i loro occhi sono incantati dalla merce esposta nei negozi, in offerta a chi ha i denari per comprarla. Tutto ciò che è mostrato nelle botteghe di artigiani e di mercanti può essere acquistato e portato via dalla città, previa autorizzazione dei controllori imperiali che non permettono la fuoriuscita dalla città delle merci proibite, soggette al monopolio della casa regnante.
I funzionari preposti al controllo delle merci, coadiuvati da guardie armate, impediscono la vendita al dettaglio delle vesti di porpora e degli oggetti preziosi che esaltano la sacra persona dell'imperatore. Tutto il commercio diretto verso i paesi esterni all'Impero viene controllato e le quantità annotate sui registri sottoposti al controllo del Prefetto della città. Gli oggetti di lusso, ricercati da Signori dei Principati russi e mongoli, esigono una specifica autorizzazione imperiale. La toro tassazione è rilevante e solo i grandi mercanti possono pagare le ingenti somme di denari, necessari ad acquistarli e a sdoganarli. I contratti, stipulati dal governo imperiale con i rappresentanti dei governi esteri, prevedono pene severe per i trasgressori delle norme commerciali approvate dal basileus.
Le botteghe della Mesè, gestite dagli abitanti della colonia veneziana, sono sotto la giurisdizione dei bailo. Gli altri locali commerciali e la via stessa sono sotto il controllo delle guardie del Prefetto, comandate da un ufficiale. L'ordine e la sicurezza della via è garantita giorno e notte da una vigilanza assidua e capillare. Nulla sfugge all'occhio attento di chi è preposto a garantire la tranquillità dei commercio. I mercanti hanno bisogno di pace e serenità per le loro contrattazioni. I clienti devono sentirsi al sicuro e non molestati da coloro che attentano alle loro borse.
La strada è di tutti coloro che vogliono fare acquisti, anche per le fanciulle e i bambini, accompagnati dai loro genitori. I carri e gli animali da soma non possono circolare per la strada durante le ore diurne, ma hanno degli orari stabiliti dopo il tramonto o prima dell'alba. Il lastricato viario è sempre soggetto alle continue pulizie e ai lavaggi notturni con le acque delle cisterne, depositate nel sottosuolo della città. L'erario imperiale trae il giusto compenso con tasse e gabelle specifiche per tenere pulita l'arteria commerciale più importante della città.
"Se questa città è così importante per il commercio - ­esclama il giovane Marco - e tutti i Signori e Principi della Terra mandano i loro mercanti, per comprare le cose più preziose nelle botteghe di questa strada, perché viene assediata? Sarebbe opportuno che tutti i governi stanziassero i loro denari per impedire la rovina di questo grande emporio”.
“Il problema - risponde ser Ludovico - non è la salvaguardia della città, ma chi deve avere il potere sull'unico centro commerciale, dove tutti i paesi vi mandano i loro mercanti. Chi ha il potere su questo mercato, governa il mondo, perché diventa il padrone del flusso dei commercio e delle ricchezze che permettono di avere un grande esercito e dominare tutti i popoli. L'Impero romano d'Oriente si è ridotto alla sola capitale e a qualche piccolo principato che qui chiamano despotato.
Il Signore dell'Impero ottomano si fa chiamare sultano dei Romani perché ha conquistato le terre e domina sulle popolazioni che una volta erano governate dal basileus. Ci sono due imperatori legittimi con due capitali diverse. Le alterne vittorie di uno dei due costringe l'altro a diventare suo vassallo. II nostro imperatore Manuele II si è ribellato a questa vile condizione di vassallaggio ed ha chiesto più volte aiuto ai principi latini senza riuscire nel suo intento.
La Serenissima spende somme ingenti per sostenerlo ed è anche costretta a mediare la benevolenza del sultano per far fluire le merci lungo le rotte del Mediterraneo. Il bailo è preoccupato perché il governo di Adrianopoli paga con denari sonanti i migliori costruttori di navi per creare una flotta in grado di contrastare la potenza del Leone di San Marco. Questa città vivrà finché le galee delle potenze marinare dell' Occidente domineranno le vie marittime del Bosforo e dei Dardanelli. Se questi stretti cadono sotto il dominio del sultano, il basileus non può più gestire questo grande mercato, perché si interrompe il flusso delle merci e dei rifornimenti per la sopravvivenza della popolazione".
"Se è importante possedere un grande mercato - sostiene Francesco - per dominare il mondo, anche il sultano potrebbe crearne uno più grande e farvi affluire tutti i mercanti dei suoi possedimenti".
"Per costruire un grande emporio - afferma il mercante - che possa sostituirsi o essere più grande di quello di Costantinopoli, non basta possedere l'esercito più grande del mondo.
La Santa Sapienza ha creato in questo luogo le condizioni naturali per far incontrare gli uomini. La loro intelligenza e il desiderio di incontrare tutti coloro che credono nella bellezza dello scambio reciproco hanno dato vita a questo centro che dura da più di un millennio. La capitale del commercio è in questa città che è il punto di incontro di tutti gli uomini liberi. Il luogo ideale dove poter portare le risorse delle loro terre o i prodotti della loro abilità. Nessun condottiero può creare ciò che la natura dona allo spirito umano. La forza delle armi può soltanto abbattere le mura di una città per conquistare le ricchezze che vi sono custodite, ma non può mai unire coloro che aspirano allo scambio delle merci, che avviene nel luogo dove gli uomini si sentono liberi. Questa città può essere governata soltanto da un principe che riconosce la sua origine naturale e la libertà di tutti gli uomini ad incontrarsi per realizzare le loro aspettative di benessere e di arricchimento reciproco.
I nuovi imperatori di Adrianopoli, dotati di intelligenza e di grande capacità organizzative, aspirano a sostituirsi al basileus e a sovrintendere questo grande emporio. La loro potenza, diventata inarrestabile nell'Anatolia, nei territori dei Bulgari e dei Serbi, si sta spandendo anche nel Mediterraneo, dove le grandi potenze marinare cercano di contrastarla con le loro galee.
Alla Serenissima interessa la libertà nel commercio e la disponibilità dei porti a ricevere le sue navi. In questo momento la casa dei Paleologi è l'unica a garantire tale apertura alle città dell'Occidente secondo regole e leggi che per tanti secoli hanno avuto il consenso di tutti i popoli. Il timore di nuove regole e nuovi monopoli imperiali costringe Venezia a sostenere l'imperatore di Costantinopoli che la considera come sua naturale difesa insostituibile. Il basileus ha permesso la nascita della nostra potenza commerciale e noi rimarremo qui a difenderlo. Il Leone di San Marco ha già spiegato le sue ali per proteggere questa città e manda con tranquillità i suoi figli a conoscere dove e come si genera il suo benessere. Voi due siete qui per testimoniare la fedeltà a una città che ci permette di scambiare le merci in piena libertà".
"Siamo pronti a combattere - esclama Marco - per questa libertà. I nostri padri ci hanno insegnato a difendere le merci e i luoghi che le custodiscono perché costituiscono la vita e il benessere dei nostro popolo. Ogni città si identifica nella sua cultura e nel suo modo di essere tra coloro che aspirano a una vita buona e degna di essere vissuta ed amata”.
“La Mesè è anche la via dove ci sono locali che offrono ristoro – dice Rodopios – e tra questi c’è anche la taverna del mio amico Xeopulo. Possiamo sederci e bere un buon bicchiere di vino”.
Nelle vicinanze del Foro di Costantino, sul lato destro dell’arteria commerciale, un piccolo vico porta all’ingresso del Bixante d’oro, un locale di mescita di vino e di idromele. Il gestore è amico del trace perché da giovane serviva nella casa del bailo a cui è rimasto affezionato. La sua accoglienza infonde allegria nei due giovani mercanti. I clienti sono quelli che si recano a fare acquisti nel vicino laboratorio di vestiti di seta, molto frequentato dalle famiglie ricche della città e dai nobili veneziani. Le loro abitazioni si trovano nel ricco distretto delle Blacherne, dove risiedono molti principi della casa regnante e i nuovi ricchi mercanti ottomani.
“Ser Ludovico vuole assaggiare il vino dolce che ti è arrivato la scorsa settimana – sussurra Rodopios al taverniere – e anche i fichi con le mandorle della Morea. Noto tanti uomini ben vestiti e con le borse appese alla cintura ben ricolme. I miei amici vorrebbero un tavolo vicino al cantastorie che suona il liuto”.
Il locale è accogliente e le pareti sono dipinte con scene di caccia. Una giovane donna, vestita di seta e con i neri capelli legati su collo, porta un vassoio di frutta secca alle mandorle ed un boccale di vino. Gli occhi dei due giovani mercanti si illuminano al sorriso dell’inserviente che depone con garbo i bicchieri sul tavolo.
“Si sta veramente bene qui – esclama Marco – e il vino fresco è squisito con queste mandorle tostate. Il locale è pieno di uomini con abiti di lusso e donne che portano vistosi gioielli con pietre preziose e grandi collane di perle. La strada commerciale che stiamo percorrendo è controllata da guardie imperiali e ronde di soldati. Le mura marittime lungo il porto sono presidiate da armati pronti a combattere. Tutti sono sorridenti e non si preoccupano degli assedianti che bivaccano fuori le mura terrestri”.
“L’assedio non tocca gli aristocratici ricchi – dice il segretario del bailo – ed i loro palazzi sono ben forniti. La Mesè, nelle adiacenze del Foro di Costantino, è piena di botteghe di gioiellieri e di banchieri di lingua greca, pronti a esaudire qualsiasi desiderio.
L’oro veneziano, coniato dalla Zecca, arriva in sacchi con le nostre galee e viene fuso dal governo imperiale per produrre gli iperperi con l’effigie dell’imperatore. Il loro valore è di circa un terzo rispetto ai nostri ducati d’oro. Costantinopoli è sempre la città della ricchezza che fluisce per le strade e viene ostentata in ogni luogo, perché è il centro del commercio.Oggi ciò che conta è il commercio che produce ricchezza. Chi investe 100 nella mercanzia è sicuro che nelle sue tasche ritornerà la sua cifra più una giusta percentuale di guadagno. Non importa ciò che si sceglie, per far fruttare il proprio denaro, ma bisogna conoscere bene dove è ricercata quella merce, considerata per alcune persone la cosa più importante da possedere per acquisire importanza o per vivere. Chi ha bisogno di quello che la natura non gli dà o non può produrlo con le sue capacità è disposto a pagarlo a peso d’oro. L’abilità del mercante è quella di far arrivare al momento opportuno e nel luogo giusto ciò che è ritenuto indispensabile per la vita quotidiana.
Tutti i mercanti vengono in questa città perché sono sicuri di trovare ciò che necessita al loro paese. Le nostre galee vi portano tutto ciò che è commerciabile. La Serenissima vive di questo lavoro che è quello di affrontare tutte le fatiche del mare e i rischi della navigazione, pur di far arrivare in questo grande emporio ciò che può servire a questa e a tutte le altre città.
Il commercio è linfa vitale che fa vivere e sostiene chi non dispone di terre per far moltiplicare i semi del grano e sfamare la propria famiglia. Il nostro popolo è costretto ad imbarcarsi e ad affidarsi al geloso Mediterraneo che pretende dalle galee il rispetto delle leggi della natura il marinaio che infrangere le regole del mare rischia di perdere il carico e anche la vita. Chi rischia la vita, per portare agli altri il sostentamento del corpo e dello spirito, ha diritto alla sua giusta ricompensa. Il guadagno del mercante è il giusto che gli è dovuto per i suoi sacrifici. Tutti lo rispettano e sono desiderosi di essere visitati da lui, perché il commercio è alimento di vita e di benessere.
Il Serenissimo Governo non teme coloro che sono ostili all’imperatore e invia con fiducia i suoi ambasciatori. Nobili patrizi di San Marco si recano presso le loro corti dei Principi per stipulare contratti di pace e fissare norme per il libero transito di ciò che è indispensabile alla vita degli uomini. Il nostro bailo è qui per rinnovare i patti scaduti e per far rispettare le concessioni fissate e regolamentate con documenti che hanno il sigillo delle supreme autorità dei regnanti. La sua azione è quella dimediare nelle controversie tra gli individui e i rappresentanti dei popoli. Un collegio di 6 mercanti eminenti lo sostiene e lo consiglia nelle scelte rischiose".
"Se l'imperatore di Adrianopoli - afferma Francesco - ha un esercito che ha conquistato quasi tutti i popoli che nel secolo scorso erano governati dal basileus, perché il reggente Giovanni VIII si intromette negli affari interni della famiglia imperiale ottomana? Perché sostiene e difende il fratello del sultano che pretende di scalzarlo dal trono? Non sarebbe più opportuno rimanere neutrali e lasciare che i fratelli affrontino da soli i loro problemi di successione? L'astensione potrebbe alleggerire la pressione dell'esercito ottomano e far respirare questa città anche dal lato terrestre, con l'apertura delle porte che si aprono sulle vie del Nord e dell'Ovest. Sì risparmierebbero tutti quei denari che servono per superare i controlli posti lungo le vie e le angherie dei piccoli signori locali, disseminati nelle regioni dove sono decadute le leggi del diritto romano".
"I tuoi interrogativi - sostiene ser Ludovico - sono giusti e nascono da considerazioni, ponderate da un giovane che reputa giusto quello che appare tale, secondo un ragionamento basato sul calcolo della causa e dell'effetto. Le leggi dei fenomeni naturali sono diverse da quelle che dominano nei grandi eventi della storia. I fatti degli uomini nascondono motivazioni che nascono dal profondo dell'animo, dove domina il regno delle passioni e dei sogni irreali.
Il giovane reggente, designato a succedere a un grande imperatore che ha affrontato le avversità con coraggio e spirito di sacrificio, non ha l'esperienza del padre che ha visto il proprio genitore, l’imperatore Giovanni V, avversato da usurpatori, desiderosi di gloria e di onori, che chiedevano di essere sostenuti dal sultano nelle loro mire di potere. Una donna della famiglia dei Savoia, la basilissa Anna, ha salvato il trono imperiale a1 proprio figlio, diventato orfano all'età di dieci anni. Il coimperatore non ha il sostegno di una donna intelligente e scaltra come la nonna di suo padre.
La sicurezza, basata sull'aiuto dell'Occidente, non basta al giovane Principe, ma occorre che tutti gli aristocratici dell'impero siano uniti nel sostegno alla casa imperiale. Molti di loro sono fautori di un semplice cambiamento di persona sul trono imperiale e non si rendono conto che questo può generare una catastrofe nei rapporti commerciali, regolati da norme e regole millenarie. Gli aristocratici che hanno perdo i loro possedimenti sperano nella venuta di un Principe ottomano che possa ricostituire la grandezza dell'antico impero dei Romani e ridare le terre ai legittimi proprietari".
"Anch'io potrei riavere le terre che sono state conquistate in Tracia ai miei nonni - afferma Rodopios - e diventare un ricco proprietario. Ma questo è un sogno irrealizzabile. Per la nostra cultura tutto è lineare e procede in avanti. Il desiderio delle cose passate è solo un'illusîone che spinge gli uomini verso comportamenti che non hanno un fondamento reale su cui costruire un'azione che possa portare a dei fini realizzabili. Il dato reale è che il sultano possiede un esercito di uomini fortificati dall'esperienza, motivati dall'acquisizione di ricchezze mai avute e in possesso di una fede basata su principi solidi di vita, corroborata da tante conquiste reali. Gli abitanti della città dovrebbero essere uniti e stringersi attorno alla famiglia dell’imperatore. La loro cultura è l'unica ricchezza che li tiene uniti e può motivare l'aiuto dall'esterno da parte di chi condivide gli stessi principi di vita. L'auspicio della venuta di altri Signori, che impongono una cultura diversa da quella vissuta dagli abitanti della nostra città, disgrega l’unica forza che ci rimane, cioè quella che ci lega alle nostre tradizioni e alle nostre credenze”.
"Ben detto - afferma il segretario del bailo - e la Serenissima condivide gli stessi principi dì vita che hanno ispirato gli uomini saggi di questa città millenaria".
I mercanti veneziani, dopo il piccolo ristoro nella taverna, riprendono il cammino lungo la via commerciale in direzione dell'antica reggia degli imperatori.
La bottega delle seterie del mercante Antonio, agente commissionario di un nobile residente a Venezia, attira l'attenzione di Marco che esclama: "Quelle vesti sontuose, esposte per attirare l'attenzione dei passanti mi sembra di averle già viste sulla nostra galea racchiuse in un baule e annotate sul registro dello scrivano Tommaso".
“Possiamo accertarci - afferma ser Ludovico - e fare visita alla bottega più rinomata della Mesè, per i vestiti confezionati dai sarti della città e anche per quelli cuciti nelle botteghe della Serenissima".
Il gestore, appena li vede entrare, esclama: "Sono felicissimo di vedere nella mia bottega il segretario del bailo e di dare il benvenuto ai suoi amici".
"Queste vesti di seta, ser Antonio, messe in mostra vicino all’ingresso, sono state riconosciute da Marco, nobile patrizio, arrivato la settimana scorsa con la Capitana ed ospitato dal nostro governatore, per imparare l'arte della mercatura".
"Mi congratulo con ser Marco - dice l'agente - perché ha già imparato a distinguere la manifattura dei mastri sarti che a Venezia trasformano le pezze di seta pregiata, arrivate dall'Oriente, in sontuose vesti ricamate con fili d'oro e guarnite con perle e pietre preziose. Le ho appena ricevute e le ho messe in mostra perché sono magnifiche. Un ministro della corte dell’imperatore invierà questa sera i suoi servi per portarle via. I capi sono stati già pacati dal ricco banchiere greco Trapezacos".
"Ti sarei grato - dice ser Ludovico - se potessi far vedere a Marco e a Francesco l'organizzazione interna della tua bottega, perché è molto grande e ripartita in vari settori di attività. La presenza di donne nel tuo laboratorio desta la meraviglia dei nostri giovani che si sentono sempre attirati dalla bellezza e dalla raffinatezza delle fanciulle di questa città. Il cielo sempre sereno, la freschezza dell'aria che viene dal Bosforo e il sole che esalta i colori della natura, rendono i volti delle donne ancora più attraenti. I loro occhi esprimono un desiderio velato di amore che per i giovani è l'essenza della vita perché impegna i pensieri e i desideri reconditi".
"Questa stanza, visibile dalla strada, è la più bella - afferma ser Antonio - perché serve ad attirare la clientela. Le pareti sono dipinte con colori vivaci, il pavimento è ricoperto con tappeti siriani, i banconi al centro e ai lati della stanza sono coperti di vestiti di seta. Vicino ad ogni vestito si trova il tipo di pezza di seta utilizzato per la sua confezione.
I nostri clienti pagano bene ma sono molto esigenti e vogliono toccare ciò che comprano. La fiducia nel commerciante è resa tangibile dalla meraviglia e dal consenso dì chi vuole comprare. La constatazione del pregio della merce mi gratifica più del denaro perché instaura un rapporto di reciproca sicurezza e di stima. Il cliente soddisfatto è promessa per un suo imminente ritorno ed è un investimento sicuro per i futuri guadagni.
I miei collaboratori, posti a fianco di ogni bancone, illustrano, con modi garbati e con sicurezza professionale, la merce esposta e sono pronti a rispondere ad ogni cliente sulle caratteristiche specifiche e di provenienza di ogni capo di vestito o dì ogni pezza di seta. Ogni vestito ha la sua storia che deve essere raccontata e fatta propria dall'acquirente, perché diventerà la storia che sarà magnificata ai suoi amici e che lo distinguerà da tutti.
Attraverso questa porta interna, passiamo in una seconda stanza arredata con scaffali. I ripiani mostrano tanti tipi di seta, sia di importazione sia proveniente dalle industrie di seta della città. I raggi di sole, che filtrano attraverso le tende delle finestre, mettono in risalto la lucentezza della seta, tinta con i colori più richiesti dagli uomini importanti e dalle loro donne. I panni di seta vengono scelti dai clienti che desiderano gli abiti confezionati su misura dal nostro sarto.
Il laboratorio per il taglio e la cucitura della seta è costituito dalla terza stanza della mia bottega, il locale è diviso in due scomparti ben distinti e dotati di spazi racchiusi da spessi tendaggi per le prove di vestizione. Lo scomparto per gli uomini è affidato al sarto mastro Cipriano e a suo figlio Tommaso; quello per le donne è affidato ad Alexandra, moglie del sarto e a sua figlia Brixaide. I due scomparti sono dotati di soppalco dove lavorano due operai alle dipendenze di Piero e due operaie greche, esperte di ricamo, che sanno esaudire tutti i desideri delle clienti."
"I tavoli di lavoro sono pieni di tagli di seta già sagomati - dice ser Ludovico - e questo sta ad indicare che hai molte richieste".
"In questi giorni - risponde ser Antonio - c'è un incremento di ordinazioni per i prossimi ricevimenti a corte. La settimana scorsa sono arrivati il Principe Teodoro e la Principessa Cleofe dalla Morea. Il coimperatore ha già dato ordine di preparare un banchetto in onore del fratello. Si dice che sono stati invitati anche alcuni principi ottomani e ricchi mercanti arabi. Anche se le porte terrestri sono chiuse, le navi continuano a riempire i magazzini della città. La Mesè è sempre la meta ambita di tanti mercanti e di tanti acquirenti, desiderosi dì buoni affari.
Marco e Francesco escono dalla bottega delle seterie sempre più convinti che la città è una miniera d'oro, dove il futuro è sempre assicurato per gli abitanti della Serenissima.

sabato 22 maggio 2010

VENEZIANI A COSTANTINOPOLI

Capitolo quarto
Il giorno di festa
Le campane della chiesa di San Marco suonano a festa nel giorno del Signore. I negozi sono chiusi e qualche bottega di generi alimentari è autorizzata a tenere aperto per alcune ore del mattino. Il sole di settembre permette di vestire ancora gli abiti leggeri e colorati. La colonia di mercanti è in fermento e tutti si preparano ad uscire dalle case e riversarsi nella piazzetta antistante alla chiesa. Ognuno può mostrare quello che ritiene di rappresentare nel rione, con il vestito bello e con gli ornamenti più rispondenti al proprio stato sociale.
È il giorno più bello per un giovane cuore che ha voglia di vedere gli occhi della propria amata che esce di casa, accompagnata dalle amiche o dai parenti. I giovani, figli dei mercanti veneziani, vestiti come paggi di un corteo regale, aspettano la caduta dei fazzoletti delle fanciulle. L’usanza di lasciare cadere un oggetto personale, per farlo raccogliere dal proprio innamorato, è una tradizione che si rinnova di generazione in generazione. Quanti sospiri e quante attese albergano nel cuore di chi cerca la persona che possa appagare il desiderio nascosto nel profondo del suo spirito giovane.
Gli sguardi delle ragazze, tenuti bassi lungo il tragitto, si sollevano di tanto in tanto e penetrano i bianchi veli trasparenti che coprono il viso, per scorgere gli occhi luccicanti dei giovani. L’amore sboccia dal profondo dell’anima e si manifesta attraverso gli occhi di fanciulle innamorate.
Le famiglie dei mercanti nobili amano sfoggiare gli abiti di seta pregiata con ricami in oro e argento, frutto dei sarti della città o confezionati nei laboratori della patria lontana. Le loro donne esaltano la bellezza con gioielli decorati con gemme.
La ricchezza è ostentata come simbolo di appartenenza a una classe di mercanti che non ha nulla da invidiare agli aristocratici dell’impero. Le case dei mercanti agiati che si affacciano sulla piazza o nelle immediate vicinanze sono a più piani, funzionali ed accoglienti. Le dimore dei negozianti o di chi tiene bottega, anche se meno appariscenti, sono decorose e piene di suppellettili.
Uno stuolo di uomini e donne si riversa per le strade della colonia all’ora del rito in direzione del luogo sacro. La serenità appare sui volti di coloro che hanno solo da ringraziare per l’abbondanza ricevuta tramite il loro protettore San Marco. Il tempio è sacro per tutti e la lode si eleva dall’animo dei devoti che si sentono uniti in Colui che tutto dona e desidera che sia fatta la Sua volontà. L’uscita dal tempio è festosa per i residenti che sperano in un domani migliore per la loro città stretta d’assedio.
Un nobile veneziano, il bailo della colonia, attraversa la piazza ed è salutato dai residenti con sorrisi e profondi inchini in segno di affetto e di devozione. Tutti sono riconoscenti a colui che sa mantenere la concordia nel quartiere. Ser Benedetto risponde con garbo e cammina con passo deciso davanti alla sua famiglia per raggiungere la propria abitazione. La sua giornata festiva, dopo il rito domenicale, prosegue con un pranzo abbondante insieme ai agli ospiti più cari alla famiglia.
Il salone del primo piano della casa del bailo è stato preparato per i commensali, ospiti della persona più ragguardevole della colonia. Il maggiordomo Rodopios sovrintende alle portate e alla mescita dei vini.
“Ho saputo che non vi siete alzati di buonora – dice il bailo a Marco e Francesco – e non ho avuto la vostra compagnia durante la cavalcata che faccio di domenica per i colli della città allo spuntar del sole. I mercanti che vanno per mare devono essere sempre pronti ed abili, quando sono a terra per galoppare e usare la spada per difendersi dai predatori che assalgono le carovane. Occorre mantenersi in esercizio e stare bene in sella”.
"Il vino di Candia - risponde Marco - mi ha giocato un brutto scherzo. II taverniere del Gallo d’oro dà ai suoi clienti dei vini che all’inizio ti fanno sentire bene e ti mettono allegria ma poi ti fanno dormire a lungo. Mi sono alzato perché ho sentito le donne di questa casa, che aiutano la signora padrona nella gestione delle faccende domestiche, cantare inni di devozione per la giornata festiva. Ho seguito gli ammaestramenti dei miei genitori lontani e mi sono recato nel tempio a cantare le lodi di Colui che ha reso grande e prospera la nostra patria. Il mio dovere, di ringraziamento e di riconoscenza per le bellezze della natura, mi riempie di gioia e mi dà una carica vitale, perché mi fa sentire una persona importante in mezzo a tanti uomini e donne che lavorano in questa colonia di veneziani".
"Le tue parole sono rassicuranti per me, funzionario della città di San Marco, e mi fanno sperare che gli insegnamenti dei miei fiduciari avranno buon frutto. La tua fede ben salda promette un avvenire sicuro per tutti noi".
"Rodopios puoi iniziare con le portate - esclama il padrone di casa - e facci assaggiare il vino di Monvasia che mi ha donato il principe Teodoro II, signore del Despotato della Morea. La dolcezza di questo vino è molta apprezzata dai palati raffinati perché concilia la buona conversazione, infonde vigore nel corpo e allegria nell'animo.
La principessa Cleofe, nipote del venerabilissimo papa Martino V, è molto affezionata alla nostra colonia perché le ricorda la sua amata Italia. La consorte del despota è una donna di rara bellezza ed ha una profonda cultura classica. Si dice che dà molti consigli al marito Teodoro nella scelta degli artisti e degli uomini colti che frequentano la sua corte. Le speranze di Roma sono state riposte in questa donna, appartenente alla famiglia dei Malatesta, per lenire le offese, fatte durante la IV Crociata, ai sacri simboli della fede e della cultura degli abitanti di Costantinopoli.
Le sofferenze e le perdite subite dalla popolazione hanno scavato ferite insanabili. Il basileus e il coimperatore Giovanni guardano ad Occidente per un futuro più sicuro per la città. II Partito degli Antichi Aristocratici fomenta la discordia con il ricordo delle distruzioni e delle razzie perpetrate dai guerrieri latini durante la prima crociata".
"Il tempo e l'intelligenza del popolo, che si esprime con le stesse parole degli antichi Greci - afferma il commensale Francesco Filelfo - troveranno il rimedio per colmare i solchi profondi, scavati dagli uomini avidi di ricchezze nelle anime dei figli di questa terra che ha saputo erigere un tempio maestoso alla Santa Sapienza. Gli uomini saggi, sotto la guida del Patriarca della città, troveranno la forza di chiamare gli uomini dell'Occidente per una riconciliazione definitiva. La Vergine, protettrice della città, indicherà la strada da percorrere per essere uniti nella fede verso il Misericordioso".
"Sei molto perspicace - dice il bailo al suo segretario - e spero che le tue parole possano avverarsi al più presto possibile. La cultura e la padronanza della lingua greca che hai acquisito è nota alla famiglia imperiale delle Blacherne. Ho già risposto in modo favorevole a una tua eventuale partecipazione nell'amministrazione paleologa, quale consigliere e segretario del Principe reggente.
La sicurezza della reggia delle Blacherne è stata riposta sotto la protezione del Leone di San Marco. Venezia mette a disposizione le sue finanze per salvaguardare le città dell'Impero. La flotta delle galee veneziane è sempre pronta per difendere tutti i porti e i mercati greci. Il nostro futuro dipende da questa città. Il Serenissimo Principe, il doge Tommaso Mocenigo, è molto preoccupato per la crescente potenza marittima dell'Impero ottomano".
"Qual è il motivo di questa preoccupazione? Venezia è in pace con il governo di Adrianopoli - dice il segretario - e il sultano ha tutto l'interesse per far affluire nei porti le merci dell'Occidente, necessarie a mantenere in armi il suo esercito".
"Le preoccupazioni - sostiene ser Benedetto - provengono dal comportamento del coimperatore. Alla fine dello scorso mese di agosto, mi sono recato nella capitale dell'Impero ottomano per mediare la pace tra il sultano Murad II e Giovanni VIII che aveva parteggiato per un altro principe turco pretendente al trono. In questo mese di settembre, il figlio del basileus ha favorito la rivolta in Anatolia, scatenata dal fratello dell'imperatore ottomano e si teme un nuova ritorsione perché il principe ribelle si è rifugiato nella nostra città.
Gli agenti imperiali, che controllano i movimenti delle forze ottomane, ritengono che il prossimo attacco sarà sferrato alla città di Tessalonica. Il principe Andronico, fratello di Giovanni e despota della città macedone, è malato e non riesce a far fronte al partito filo turco. Il porto è di vitale importanza perché riceve le merci per il suo mercato che è il più importante dell'impero, dopo quello di Costantinopoli. Venezia si preoccupa perché la caduta della città compromette la libera circolazione delle navi sulla rotta commerciale verso il Ponto Eusino.
Anche il principe Teodoro II, despota della Morea, si trova nella reggia delle Blacherne, insieme alla sua consorte. La sua richiesta di rinforzi è segno che teme un' eventuale invasione del suo dominio da parte delle truppe del sultano.
I mercanti dei quartiere turco della città sono preoccupati per la presenza in città di un principe della casa regnante ottomana che si è opposto al sultano. I fedeli della moschea entrano continuamente nel luogo sacro per pregare perché temono l'interruzione del loro commercio che serve per il sostentamento delle famiglie. Il loro funzionario responsabile, il Kadi, che impone una giurisdizione autonoma rispetto a quella del basileus, è stato richiamato dal governo di Adrianopoli per ulteriori istruzioni. L'amministrazione ottomana teme che il principe ribelle possa accordarsi con il coimperatore a danno dell'esercito del sultano. I capi delle famiglie turche, che svolgono un'attività di intermediazione nel commercio con le regioni bulgare e macedoni, hanno chiesto aiuto ai nostri mercanti per un mio intervento presso i governanti di questa città.
I rapporti tra i mercanti delle due comunità sono sempre improntati alla collaborazione e nei momenti difficili l'aiuto reciproco non è mai mancato.
La concorrenza sleale non serve perché ogni mercante è un anello importante della catena commerciale tra l'Oriente e l’Occidente. Le diffidenze e le rivalità, che nascono tra i mercanti nel mondo dei latini, portano le loro città alla rovina per le continue guerre tra le fazioni opposte. In questa città c'è posto per tutti e ognuno è indispensabile per il flusso delle merci. Le relazioni commerciali, tra le comunità delle varie colonie, creano anche legami sentimentali tra gli uomini e le donne, al di là delle singole culture di appartenenza. La sincerità nei rapporti, tra persone che mirano al loro bene reciproco, crea comunanza di intenti e consensi nella realizzazione del benessere delle famiglie".
"L'esercito di Murad II - dice il commensale Giovanni Aurispa, consigliere dei Paleologi e mercante di testi dell'antica Grecia - diventa sempre più forte e minaccioso. Il reggente Giovanni non ha altra scelta che rivolgersi all'aiuto del papa Martino V. La situazione sta precipitando e corre voce, nelle segrete stanze della reggia, che le condizioni di salute di Manuele II siano preoccupanti. Il reggente non gli comunica più i fatti importanti dell'Impero e non gli chiede più il suo parere.
Gli abitanti del città sono influenzati dagli aristocratici del Partito degli Antichi Aristocratici che si sono arricchiti con le rendite dei grossi possedimenti terrieri e delle proprietà edilizie, date in affitto ai negozianti e bottegai. I nobili del partito non concordano con la politica degli ultimi imperatori che cercano di unirsi al Papa, per ottenere dai Signori dell’Occidente gli aiuti necessari per frenare l'avanzata turca ottomana.
Si fa credere, ai fedeli delle chiese metropolitane e ai devoti di alcuni santuari gestiti dai monaci, che l'arrivo di nuove schiere di soldati latini condanna la città allo stesso saccheggio perpetrato dai soldati della IV crociata. Molti di loro simpatizzano per l'imperatore ottomano che nei territori conquistati sa ricompensare coloro che si sottomettono e pagano una parte delle loro rendite alla sua Amministrazione imperiale.
Il Partito dei Funzionari imperiali, costituiti dagli uomini eminenti nominati dall'imperatore per le cariche amministrative molto redditizie, sono in minoranza e soggetti alle decisioni dell'imperatore. Il basileus e il reggente si avvalgono di molti consiglieri per avere un dialogo con l'Occidente più rispondente alle realtà politiche del momento.
Io sono stato chiamato dalla Segreteria imperiale non come mercante di testi antichi ma come conoscitore della corte del papa e delle sue intenzioni di salvare i popoli che hanno la stessa cultura e credono nella salvezza spirituale della Santa Sapienza. Il venerabilissimo papa Martino V è molto preoccupato e teme l'espansione ottomana sui territori dei Latini. L'unico baluardo in grado di arginare la potenza dei nuovi conquistatori è costituito dalle mura di Costantinopoli. La città è sempre stata il faro della cultura scaturita dalla rivelazione del Figlio della Vergine Odigitra".
"Invito i miei ospiti - dice il bailo - ad una pausa di gioia per i dolci di mandorle e miele che Rodopios ha fatto portare in tavola. Lasciamo per un attimo le nostre preoccupazioni e gustiamo il vino versato nei nostri bicchieri. Il giorno festivo serve per elevare lo spirito e anche per corroborare il fisico con cibi sani e frutti maturati al sole delle nostre isole. Ci attendono giorni pieni di preoccupazioni ed è bene prepararsi con uno spirito sereno, sostenuto dall'amore dei nostri familiari e dall'amicizia di commensali disponibili ad offrire i loro pensieri e a manifestare le loro esperienze di vita".
"La giornata è bella - dice ser Ludovico - e una buona passeggiata in giardino può conciliare la conversazione, dopo aver gustato le deliziose vivande -e i prelibati vini di questa tavola. I pergolati, sono ancora pieni di foglie ed è piacevole camminare e sentire il loro stormire quando sono mosse dal vento del Bosforo”.
"Se il camerlengo della mia Amministrazione coloniale chiede di trascorrere qualche ora in giardino, per continuare a parlare con gli amici delle cose che interessano la nostra città, significa che ci sono notizie importanti che sollecitano la nostra curiosità. Per i nostri ospiti giovani e per le mie figlie, è il luogo ideale per discorrere sull'ultima moda che impazza a Venezia".
La nobildonna, consorte del padrone di casa, è entusiasta per i complimenti degli ospiti che hanno gustato le carni e i vini della sua dispensa. I dolci della casa sono stati elogiati per la loro squisitezza e alcuni commensali hanno chiesto di farli portare anche in giardino. Il personale di servizio asseconda l’uscita degli ospiti dal salone per la discesa nel luogo più colorito e profumato della casa, dove vengono coltivate le piante e i fiori più rari della regione.
Lo spazio, recintato e adiacente alla casa, accoglie le piante e i fiori più rari della regione, portati in dono dai mercanti, in segno di omaggio alla padrona della casa più importante della colonia dei veneziani. La coltivazione dei fiori esotici è la passione segreta della nobildonna che, oltre a dirigere le faccende domestiche, sa trovare dei piccoli spazi di tempo nella giornata per dedicarsi al suo passatempo. Le stanze della casa vengono adornate con i fiori e un profumo delizioso si spande per tutti gli ambienti ed è diverso a seconda della stagione. Le sue preoccupazioni più segrete sono per Maria ed Elisabetta, le figlie rispettivamente di 18 e 16 anni, nate a Venezia.
Le fanciulle, le più belle della colonia, riescono con la loro grazia e intelligenza ad allietare i loro genitori e a far dimenticare, in alcuni momenti della giornata, tutte le preoccupazioni del bailo. Le due giovani donne hanno vivo in loro il ricordo di quanto erano bambine e venivano portate ai mercati di San Marco e di Campo San Polo o per i negozi delle Mercerie. Il loro desiderio, confidato solo al madre, è quello di incontrare dei giovani che li possano riportare a vivere nella città in cui sono nate. Il loro genitore provvede a farle istruire, secondo le usanze delle famiglie più ricche, con gli istitutori e con gli uomini di cultura residenti in città.
L'arrivo in casa di due giovani mercanti veneziani, ospiti del padre per imparare le regole dell'arte della mercatura e le modalità da seguire nel commercio, desta in loro una particolare attenzione ed eccita la loro fantasia. Quando la famiglia si riunisce con la presenza di Marco e Francesco, la madre e le due figlie sanno essere molto gentili e mostrano ogni accortezza per loro. I due giovani ospiti si sentono spinti a ricambiare, con sorrisi e sguardi riconoscenti, l'ospitalità e la benevolenza delle donne. La famiglia si sente felice e la serenità appare sui volti del personale di servizio. Rodopios vigila e assicura il padrone che in casa tutto procede bene e può dedicarsi con tranquillità agli affari e alla sicurezza della colonia.
I governanti delle colonie, costituite da residenti e mercanti di altre città, chiedono continuamente al bailo la sua intercessione per ottenere dal governo imperiale le autorizzazioni per il movimento delle merci. La sua mediazione è sempre richiesta nel commercio con i Principi della casa regnante di Adrianopoli. II funzionario della Serenissima Repubblica è l'ago della bilancia nelle dispute politiche della città e nell'attività commerciale del porto del Corno d'Oro. Tutto quello che riguarda la città è di interesse vitale per la colonia dei Veneziani.
Il coimperatore Giovanni VIII si avvale di segretari e di consiglieri italiani che conoscono la lingua greca e amano la cultura classica. La loro attività è garantita da ser Benedetto che viene continuamente informato su tutto ciò che succede nella reggia delle Blacherne. Il bailo è anche informato su tutto quello che accade nel convento di Santa Maria Peribleptos, dove si è ritirato l’imperatore Manuele II da più di un anno ed ha indossato il saio col nome di Matteo. Il sacro luogo è presidiato giorno e notte dalle guardie imperiali. L’accesso richiede l’autorizzazione del primo ministro dell’Impero. La basilissa Elena Dragas ed i Principi della casa regnante possono aver acceso alle stanze del sacro monaco senza bisogno di lasciapassare. I medici che si recano a far visita al sacro monaco Matteo sono scortati da funzionari fidati del reggente Giovanni VIII che spesso si reca dal proprio genitore in compagnia del bailo. La compagnia del patrizio veneziano è espressamente richiesta dal monaco Matteo, perché lo considera come l'amico che può rappresentare al Serenissimo Doge di Venezia la necessità di aiutare l'Impero romano d'Oriente a sopravvivere di fronte all'insostenibile avanzata dei conquistatori ottomani. Negli ultimi giorni del mese di settembre, la salute dell'augusta persona è Peggiorata e le visite degli amici fidati diventano più rare. Il figlio dell'imperatore usa ogni accortezza e sensibilizza gli ospiti a non parlare di cose spiacevoli.
Le occasioni di incontro con l'imperatore e il reggente danno a ser Benedetto la possibilità di parlare della propria famiglia e di esprimere degli apprezzamenti sulle famiglie dei Principi della casa imperiale.
Si elogia la bellezza di Cleofe Malatesta, nipote del papa e sposa di Teodoro II, fratello del coimperatore. La cultura classica in possesso della donna desta la meraviglia dei filosofi. e dei dotti che frequentano la sua corte a Mistra nella Morea. Una nobildonna latina che sa mostrare una profonda fede religiosa, una vasta cultura classica, ed in possesso di una rara bellezza è oggetto di discussione e di ammirazione tra i principi e i nobili dell'Impero.
Suo zio, il papa Martino V, spera che il principe Teodoro II secondogenito del basileus, possa diventare un giorno imperatore e ripristinare l'unità di tutti coloro che credono nel diritto e nella cultura affermata dall'imperatore Costantino il Grande: Un solo impero per tutti coloro che si definiscono Romani. Il principe è nella reggia delle Blacherne, insieme alla sua sposa, per convincere il reggente a fornire aiuti al suo dominio, dopo le minacce di invasione della Morea, espresse dal sultano Murad II. La sua visita al genitore sofferente, nel pomeriggio del giorno festivo, insieme al reggente e all'amico di famiglia, il bailo della colonia veneziana, dà l'occasione al funzionario veneziano di cogliere negli occhi dei basileus un lampo di gioia e di soddisfazione quando vede la principessa Cleofe. La sua presenza lo rende felice e le manifesta tutta la sua riconoscenza per essere entrata nella famiglia dei Paleologi.
Il monaco Matteo non dimentica mai di chiedere al suo amico, ser Benedetto, di parlare della sua consorte e delle sue due figlie.
“Mio figlio Teodoro - dice l'imperatore al nobile patrizio veneziano - mi riferisce che ospiti giovani mercanti per imparare l'arte del commercio. Se Venezia invia le promesse del suo futuro in questa città, significa che anche il futuro dell'Impero è sicuro e fa affidamento alla lungimiranza del Serenissimo Governo di San Marco".
"II Serenissimo Doge Tommaso Mocenigo - risponde il bailo - ritiene che i mercanti di questa città siano i più importanti, perché sono al centro di tutte le rotte commerciali. Un giovane che riesce a capire il segreto dì questo unico grande emporio, sarà in grado di avvicinare qualsiasi mercante e di portare ricchezza alla sua città. Venezia investe sui giovani e li paga perché imparino le regole della mercatura, che è stata, ed è tuttora, la fonte della sua libertà e della sua potenza sui mari".
"Mi auguro che nella tua famiglia - dice il sacro monaco Matteo - gli ospiti possano trovare quella serenità e gioia di vivere che manca a tanti giovani di questa città, impauriti dai continui assalti alle mura. Molti di loro sono fuggiti con le loro famiglie e si sono messi sotto la protezione del Leone di San Marco.
La città di Trebisonda è pronta ad accogliere coloro che sono legati al commercio con l'Est. Ho già consigliato a mio figlio Giovanni di rivolgersi al papa per sollecitar il suo intervento presso i Signori dell'Occidente.
Il nostro impero è stato completamente circondato dall'esercito dei sultano che mira a impossessarsi della nostra città per instaurarvi il centro del suo dominio. Tutti noi potremmo diventare i servi di conquistatori discesi dalle steppe delle praterie mongole. La cultura dei nostri padri potrebbe essere cancellata per sempre, se non si pone un baluardo di forze, capaci di sconfiggere l'esercito ottomano. Mio figlio Teodoro sì sente minacciato nel suo dominio ed è venuto a chiedere consiglio. Io sono vecchio e ho incaricato il reggente di circondarsi di buoni consiglieri latini per salvaguardare la libertà della città che trae il suo sostentamento dalle industrie locali e dal commercio. Ho affidato la mia casa e la mia famiglia a Venezia che può garantire con le sue galee la libertà di circolazione sulle rotte commerciali”.
"La Serenissima Repubblica di San Marco è pronta a spendere tutti i suoi ducati d'oro - dice il bailo - per la libertà di questa città e a frenare con la sua intermediazione ogni velleità di ulteriore conquiste da parte del sultano. I nostri giovani vengono qui ad imparare la lingua e a conoscere la cultura ellenistica dai maestri e dai dotti dell'Impero dei Romani. I mercanti sono uniti e continuano a far arrivare e a inviare le merci in ogni regione, stipulando contratti che agevolano il flusso ed ottenendo salvacondotti per attraversare i territori, sottoposti ai rigidi controlli degli eserciti che li occupano durante le azioni di conquista".
"La mia fiducia - dice il basileus – è ben riposta in te, ser Benedetto e nel valore dei miei figli. La protezione della Vergine Ammirabile e di San Marco mi rendono sereno".
Dopo la visita al monastero, il coimperatore concede un'udienza privata al bailo per ripristinare il commercio verso la Tracia e la Macedonia. La porta Charisios, lungo le mura terrestri, che immette sulla via che porta ad Adrianopoli, capitale dell'Impero ottomano, è rimasta chiusa da più di tre mesi. La porta di Peghé che permette l'uscita per la città di Selimbria non viene aperta ai mercanti. La Porta aurea è presidiata da soldati che lasciano entrare solo i generi di prima necessità. Il commercio sulla via Ignazia, diretto verso Tessalonica, è sotto il controllo delle milizie del sultano che vuole impossessarsi della città.
Si decide di far ottenere dal Kadi, responsabile dei mercanti turchi che risiedono in città, i permessi straordinari e i salvacondotti necessari per far passare le merci veneziane dirette verso la Bulgaria e la Macedonia. La responsabilità è del governatore della colonia veneziana che deve agire in collaborazione con il Grande Logoteta dell’Impero e con il Prefetto della città.
Il ritorno di ser Benedetto alla propria abitazione è accolto con gioia e con tanta curiosità da parte degli ospiti che vogliono conoscere le novità della reggia. Il sole è nella sua fase discendente e le ombre si allungano nel giardino dove gli amici e i familiari trascorrono all’apertole ultime ore del pomeriggio festivo.
"Siamo impazienti di conoscere le ultime novità dei nostri Principi - afferma ser Ludovico - e le condizioni di salute dell’imperatore.
Ci siamo seduti vicino alla fontana posta al centro del giardino, sotto questo albero ancora pieno di fichi dolci che aspettano di essere colti e gustati".
“Il nostro imperatore, Manuele II, ha settantadue anni - afferma il bailo - e il suo fisico appare molto indebolito. Ho grande rispetto per quest'uomo che ha vissuto tutto il periodo torbido della seconda metà del secolo scorso. Spesso mi reco al convento di Santa Maria Peribleptos per chiedergli consiglio su molte questioni che riguardano il commercio con i territori che sono stati conquistati dagli Ottomani. Ogni incontro è un'occasione per raccontarmi la venerazione che nutre per sua nonna, la basilissa Anna di Savoia che aveva sposato suo nonno paterno, l'imperatore Andronico III”.
Ser Benedetto riporta le parole dell’imperatore: “Il mio impero sopravvive grazie all'intelligenza e all'intraprendenza di mia nonna che ha impedito agli usurpatori di impadronirsi del trono che appartiene alla casa dei Paleologi. Mio padre, Giovanni V, è rimasto orfano a nove anni e sua madre, la basilissa Anna, ha difeso i suoi diritti, assumendo la reggenza dell'impero ed impedendo a Giovanni Cantacuzeno, capo dell'esercito, di instaurare la sua discendenza nella reggia delle Blacherne".
"Nessuno usurpatore - sostiene l'Aurispa - può trasmettere la potestà imperiale alla propria discendenza se il suo imperio non è gradito alla Santa Sapienza che protegge Costantinopoli. La fede e la speranza di una donna dell'Occidente hanno vinto gli intrighi di coloro che tramavano nell’ombra per la bramosia delle ricchezze e degli onori. La sua fortezza è scaturita dalla fiducia nel suo Patriarca, convinto che la salvezza del popolo dei credenti è legata alla salvezza del suo dell'imperatore, legittimamente designato per il benessere della città. L'autorità del primo dei credenti è stata accolta da colei che era stata educata nell'Occidente.
Tutti avvertono la necessità che vi sia una sola corona imperiale, quella dei Paleologi, che possa salvaguardare la pace tra i popoli come al tempo dei grandi imperatori di questa città. Il papa ritiene che l'imperatore di Costantinopoli possa riunire tutti i credenti e possa fare da arbitro nelle controversie tra i vari popolì".
“Il sacro monaco Matteo - dice il bailo - mi ricorda che suo padre Giovanni V, mentre era di ritorno da un viaggio per reperire fondi per l'impero, a più di vent'anni dalla morte della basilissa Anna, fu imprigionato da alcuni aristocratici bulgari che lo tenevano prigioniero per la restituzione dei loro prestiti. Il principe Amedeo di Savoia partì dai suoi domini e con alcuni cavalieri liberò il genitore dalla prigionia. Questo sta a significare che l'Occidente è sempre pronto per la salvezza dell'imperatore che è l'unico garante del centro di tutto il commercio. Salvare il basileus significa salvare il commercio tra l' Occidente e L'Oriente".
"Se la città è tanto importante - sostiene Filelfo - anche i nuovi conquistatori ottomani dovrebbero salvaguardarla e non assediarla continuamente. Anche loro hanno assorbito la cultura classica dagli Arabi. Tra di loro ci sono Principi che vengono educati al rispetto delle tradizioni e delle leggi dell'Impero romano d'Oriente che salvaguardano tutte le culture e tutte le religioni".
"L'imperatore - afferma ser Benedetto - mi ha spesso comunicato che con gli Ottomani bisogna essere fermi nel contenere la loro potenza e bisogna anche saper rispettare le loro usanze nelle questioni familiari. La sua amicizia con i sultani Suleiman e Mehmet I ha aperto un'era di prosperità che è terminata con l'ingerenza del coimperatore nelle questioni della famiglia imperiale ottomana. Se oggi la nostra città è assediata è perché si dà ospitalità al principe Mustafà Furkuk che pretende di togliere il trono imperiale al fratello Murad II. Il nostro imperatore non approva la poca lungimiranza del figlio Giovanni VIII”.
“Come mai - afferma ser Ludovico - c'è questa divergenza di veduta? Perché il coimperatore non ascolta i consigli di chi conosce lo spirito di insofferenza dei sultani, quando sono ostacolati dai membri della stessa famiglia imperiale e dei loro sostenitori? Manuele II è stato chiamato anche "Padre" dal sultano Suleiman che riconosceva in lui il vero basileus, degno di ogni rispetto e considerazione. II consiglio di chi è stimato dalla casa imperiale ottomana dovrebbe essere tenuto in considerazione per evitare il blocco della città".
“Il coimperatore è giovane - interviene il bailo - ed ha bisogno di fare ancora tanta esperienza. L'imperatore sente il peso degli anni e lascia fare a chi è destinato a salvaguardare la sicurezza della città. Spesso mi ha chiesto di trovare dei buoni consiglieri per la Segreteria imperiale e gli ho sempre indicato persone di vasta cultura, in grado di trovare la soluzione ottimale ad ogni questione delicata. Soltanto un uomo come lui, di grande cultura, capace di esprimere i segreti dell’animo e di carpire con la ragione il senso delle cose, sente la necessità di chiamare a corte persone dotte e affidabili. Chi governa deve imparare ad assumersi le proprie responsabilità e a trovare il rimedio giusto quando le cose prendono una brutta piega. Gli amici servono proprio quando tutto sembra irrimediabilmente perduto, per avere da loro l'indicazione della strada giusta da percorrere con serenità per il bene della città".
"In questi mesi - interviene ser Marin - molti mercanti della nostra colonia hanno visto calare il flusso delle merci in entrata e in uscita per il contrasto in Asia Minore tra i fautori del sultano Murad II e il fratello che pretende di occupare il trono imperiale di Adrianopoli. Le carovane provenienti dalla Siria e dall'Armenia subiscono forti rallentamenti. Il prezzo della seta grezza subisce variazioni che si riflettono sul mercato della città e di conseguenza su quello di Rialto. Le città commerciali dei Levante, sotto il controllo dei Mamelucchi d'Egitto, hanno i magazzini pieni di mercanzia. Le galee sono insufficienti per trasportare i prodotti locali e quelli provenienti dall'Oriente. Tutto quello che prima era trasportato con gli animali da soma, richiede l'impiego delle navi che possono arrivare ai nostri porti. Le rotte commerciali sono controllate dalle galee armate dell'Occidente".
"L'unica soluzione possibile - risponde il bailo - è quella di far intervenire i nostri amici del quartiere turco. Il loro insediamento, vicino alla nostra colonia, è stato reso possibile grazie alla lungimiranza di Manuele II che ha disposto la nascita di un rione turco ottomano con una moschea, un mercato e tante botteghe. I nostri negozi sono molto frequentati dai loro mercanti e venditori. Si sono instaurati molti scambi di cortesia tra gli uomini dediti al commercio, perché l'amicizia e lo scambio di visite reciproche rinsaldano i rapporti commerciali e li rendono più spediti e sicuri.
La frequentazione di uomini che hanno gli stessi interessi, per il mantenimento delle famiglie, trovano facilmente consensi per le infrastrutture della città. Le diversità, nella cultura e nei costumi dei gruppi sociali, vengono superate proprio da questo atteggiamento consensuale in tutto ciò che riguarda il benessere comune. I Turchi, pur avendo una lingua diversa, hanno assorbito tutta la cultura araba. Le loro energie fresche e inarrestabili apportano ulteriori cambiamenti culturali in tutte le città dell'Anatolia e nei nuovi territori conquistati della Dalmazia. Nuovi palazzi e nuove città stanno sorgendo nei loro domini.
Il Serenissimo Governo di San Marco invia continui ambasciatori preso la corte ottomana di Adrianopoli per ottenere dai sultani le autorizzazioni necessarie al movimento delle merci per le vie terrestri e il contenimento della pirateria che infesta le rotto dell'Egeo. La corte della reggia delle Blacherne è anche frequentata dai principi turchi che vengono invitati in ogni ricevimento o udienza pubblica dell'imperatore. Anch'io vengo invitato da alcuni ricchi mercanti che costruiscono sontuosi palazzi, vicino alla reggia e grandi case nel loro quartiere. Spesso mi chiedono pareri commerciali e anche consiglio per alcuni rapporti sentimentali molto seri che stanno nascendo tra gli uomini e le donne delle due comunità. Le cose che riguardano la natura umana vanno al di là delle culture e dei costumi".
"Sono d'accordo con te - interviene Giovanni Aurispa - ­per tutto ciò che riguarda la cultura dei nuovi conquistatori ottomani. I dotti arabi hanno trasmesso a loro tutto il sapere e moltissimi testi di cultura classica li acquisto dai mercanti turchi a buon mercato e con prezzi veramente di favore. Tutto quello che non interessa i nuovi padroni viene acquistato e portato in questa città dove ci sono molti latini che cercano testi in lingua greca che portano anche la traduzione in arabo.
Nelle città dell'Occidente ci sono molti Signori, amanti della cultura classica, che pagano con oro sonante i papiri e le pergamene che portano le opere degli antichi scrittori greci. Tanti maestri greci, che fuggono dai territori conquistati, trovano ospitalità nello loro corti ed insegnano il greco degli antichi. Anch'io ho appreso da loro i primi elementi della scrittura greca e sto perfezionando la loro lingua parlata. Le opere degli antichi scrittori di Atene vengono conosciute grazie all'insegnamento dei maestri che hanno aperto le loro scuole in questa città. Per capire la cultura e apprendere le arti che sono fiorite e continuano a fiorire nell'Impero romano d'Oriente, bisogna conoscere la sapienza degli antichi su cui si è innestata la sapienza di tutti i dotti che si sono avvicendati nei secoli.
Ogni cultura si innesta sulla precedente e da essa trae la linfa e l'ispirazione per una sapienza sempre più compiuta e perfezionata.
Soltanto le cose rivelate costituiscono nuovo seme da cui germoglia una cultura viva che si radica nello spirito di chi la sa accogliere con la speranza di migliorare la condizione umana. Si tratta di cose che riguardano la buona vita in comune e trovano largo consenso tra gli uomini di diversa provenienza che vogliono vivere nella città della Santa Sapienza”.

sabato 1 maggio 2010

VENEZIANI A COSTANTINOPOLI

Capitolo terzo
L'allegria delle taverne
La città del basileus non è diversa dalle altre, per quanto attiene al divertimento notturno dei suoi abitanti. Le antiche usanze si sono tramandate e il comportamento, di chi trascorre il tempo nei locali pubblici per stare in compagnia, è sempre conforme alle esigenze delle passioni e degli istinti degli uomini.
Nel distretto di Perama, vicino alle mura marittime e al mercato del pesce, tra il quartiere veneziano e le case abitate da mercanti e bottegai del vicino rione, ci sono molti locali, illuminati anche di notte, per lo svago e il divertimento. La struttura di queste costruzioni, in muratura e in legno, adibite a taverne e ad alberghi, è simile a quella dell’antica Roma. Si tratta di ambienti adattati per il ristoro e per l’alloggio degli uomini di mare.
Di giorno, i mercatini, vicino al porto di Perama, sono frequentati da uomini e donne di altri distretti, per l’abbondanza delle merci provenienti dalle regioni dell’Asia Minore e soprattutto dalle regioni della Macedonia e della Tracia.
Il territorio a Nord della città appartiene da molti anni al grande impero turco di Adrianopoli, i cui regnanti, forti e intelligenti, hanno tolto al basileus il dominio sulle regioni che una volta appartenevano all’Impero romano d’Oriente.
L’imperatore ora trae le sue ricchezze dalle industrie locali, monopolizzate dalla sua corte, dalle imposte sui commerci e sulle transazioni economiche. Il mercato di Costantinopoli è l’unico emporio dove si incrociano tutte le rotte marittime e tutte le carovane, provenienti dai più lontani regni e imperi della Terra. Il luogo, dove tutte le ricchezze vengono portate e mostrate, è anche il centro del divertimento, in cui ogni uomo sogna di raggiungere l’apice della felicità. Ogni manifestazione o vendita in luogo pubblico è soggetta alle esose imposte imperiali, a cui non sfuggono i locali del ristoro e del soggiorno in cui si tengono spesso danze e intrattenimenti per mercanti di passaggio, marinai, viandanti e popolani.
Il buio della notte è attenuato lungo le strade strette, su cui si affacciano le taverne, dalle fiaccole poste all’esterno degli ingressi e dalla luce che trafila dalle inferriate delle strette finestre ai lati delle porte. Ogni locale ha la sua insegna che pende dalle catene saldate al ferro, infisso nel muro al lato della porta di ingresso. La fama di ognuno è conosciuta anche al di fuori della città e chi arriva pronuncia il nome del suo locale, dove poter sedersi e bere un boccale di vino. Il più famoso, frequentato anche dai veneziani, è il Gallo d’oro, gestito dalla famiglia di un uomo originario della Morea.
I due giovani mercanti, Marco e Francesco, accompagnati da Rodopios, un servo colto e fidato proveniente dalla Tracia, escono dalla casa del loro ospite per conoscere gli abitanti della città, quando le botteghe commerciali sono chiuse. Il loro desiderio è di vedere quei locali la cui fama è giunta anche alle loro orecchie e il cui nome è sussurrato da giovani ancora inesperti degli aspetti reconditi dell’allegria notturna.
“Questa sera – dice Rodopios – vi faccio vedere cose che a Venezia sono proibite dalle leggi del Senato. Qui la tolleranza del governo imperiale, la mescolanza di tante culture, la lungimiranza della legislazione che deve mantenere il giusto equilibrio, l’esperienza millenaria nei giudizi sulle cose umane, possono permettere alcune manifestazioni pubbliche. Tutto ciò che è consentito nelle taverne nasce dai desideri reconditi degli uomini che spesso si lasciano trasportare dalle chimere dei loro sogni”.
“Ci vuoi fare la morale – interrompe Marco – ma noi siamo grandi e possiamo divertirci come vogliamo. Ciò che importa è tornare a casa interi e senza lividi o ferite. Con te al nostro fianco ci sentiamo sicuri e protetti”.
“Non basta la forza fisica - risponde l’accompagnatore - per proteggersi, ma occorre stare attenti alle sottigliezze e alle furberie, insite nei discorsi di chi vuole approfittare della sua esperienza a danno dei giovani. Nei locali notturni non ci sono soltanto coloro che vogliono divertirsi, ma ci sono anche coloro che vogliono acquisire ricchezza con il gioco o con promesse di guadagno illecito”.
“Queste cose – dice Francesco – le sappiamo. A noi giovani piace vedere e provare quello che normalmente è vietato dalle nostre parti. Qui ci sentiamo liberi. È l’aria di questa città che entra nei polmoni e ci fa sentire tanto leggeri da portarci dove tutto è bello e tutto è possibile senza freni. È la brezza del Bosforo che ci inebria e ci spinge a cercare nuove emozioni sempre più appaganti. La bellezza di essere giovani sta proprio in questo anelito dell’incognito, nella bramosia di ciò che può appagare i nostri desideri più nascosti”.
“I locali notturni – interrompe Rodopios – non hanno nulla a che vedere con le cose della mente o dello spirito, ma piuttosto interessano tutto ciò che scuote la fantasia sotto la spinta delle passioni. Molti giovani perdono la testa e non ragionano secondo l’intelletto, ma si lasciano trasportare dal fremito dei sensi e dal battito accelerato del cuore. L’appagamento dei sensi e del cuore è quello che molti cercano nelle serate fresche di questa città, dove tutto sembra bello e appagante e tutti si sentono giovani”.
“Sento una musica ritmica di tamburelli – dice Marco - e un suono di flauti nelle vicinanze. Un fremito pervade il mio corpo e mi spinge ad accompagnare con il movimento delle membra quel suono”.
“Questa città – dice il trace – è il luogo in cui si incrociano tutti suoni portati dal venti e danno luogo a una composizione che sconvolge i sensi e li spinge a oscillare in un vortice incessante che trascina tutto l’essere umano”.
La strada, percorsa dai due giovani, si anima di uomini e donne che si recano nelle taverne per passare la serata e l’accompagnatore dice: “Ecco, siamo arrivati, questa è la taverna del Gallo d’oro. Entro prima io e voi potete seguirmi”.
“Ben arrivato, Rodopios – saluta un uomo alto dai capelli lunghi e dalla barba curata su un viso con grandi occhi chiari – è da tanto tempo che non frequenti questo locale. Vedo che sei in compagnia di giovani nobili che vogliono trascorrere un po’ di tempo in compagnia di chi vuole passare una serata senza preoccupazioni”.
“Cerco un tavolo, Alexandropulo, che sia lontano dai giocatori di dadi , cioè un posticino tranquillo da cui poter vedere bene le tue danzatrici”.
“Ti consiglio – risponde il taverniere – uno dei tavoli sul lato destro vicino ala porta che dà sul giardino interno. È la zona che viene occupata dai mercanti turchi che non giocano ai dadi e non bevono vino, come i Latini e i Greci, ma amano assistere alle danze libanesi delle nostre fanciulle e sentire la melodia dei musicanti di Damasco. I buoni affari si fanno con la mente lucida e la dolce melodia che concilia la conversazione e porta a buon esito le transazioni commerciali. L’arrosto di questa sera è squisito ed è proprio indicato per i giovani mercanti che vogliono gustare le carni dei teneri capretti o quelle dei vitelli delle regioni del Nord”.
La taverna è piena di marinai della Capitana e gli sguardi di Marco e Francesco si incrociano con quelli di tanti amici. I due giovani si sentono più sicuri e ben disposti a qualche buon affare. La loro attenzione è subito rivolta al centro della sala, dove, sopra una pedana rialzata, al suono del liuto e della cetra egiziana, si esibisce Nysia che ha un corpo snello e si muove in modo dolce, sotto la trasparenza di veli colorati.
“È meraviglioso - esclama Marco - vedere come una donna si possa muovere al suono di uno strumento musicale e nel contempo sentire bollire il sangue nelle vene a chi la guarda. Sembra che guardi proprio dalla mia parte e i suoi occhi incrociano i miei, mentre il cuore mi batte tanto da sentire i1 suo rimbombo dentro il petto. Non riesco a controllare il pensiero e mi sento in balia di sentimenti che mi portano a trascendere il mio naturale stato in una sorta di vibrazione amorosa verso la bellezza femminile. Tutto il mio essere è soggiogato dal fascino di un'armonia sensuale che si satura nell'attrazione da parte della ballerina. Mi sento attratto da una donna che conosco solo attraverso il suo sguardo che mi penetra e legge in fondo al mio cuore. II desiderio di corrispondere a questo richiamo si fa sempre più pressante e mi spinge a ricambiare con un sorriso a uno stimolo così accattivante. Non mi è mai capitato di essere coinvolto nel vortice di una danza di una donna che vibra al suono di strumenti in mano a musicanti che si sentono coinvolti e accelerano il loro ritmo, attratti dalle nudità femminili. Si tratta di una donna che manifesta il suo stato interiore attraverso la manifestazione di figure di danza che mostrano il movimento armonioso delle sue gambe e il vibrare del suo ventre al ritmo dei suoni emessi dalle corde del liuto. Il suo capo e il suo palpitante petto mi invogliano a guardarla dall'esile vita fin giù per il ventre e le gambe che fremono al ritmo di una danza che mi coinvolge e mi eccita".
"Ti ho avvertito - interviene il trace - e ti rendi conto che, di fronte alle movenze cadenzate di una donna avvolta da veli, la ragione si scioglie al prorompere della passione che esprime la risposta del tuo organismo al richiamo irresistibile della natura. Devi cercare di capire che la danzatrice non è tua ma si muove per il diletto di tutti i presenti. Non ti conviene desiderare una donna che appartiene all'uomo che non conosci. Questo luogo gioca brutti scherzi se non si riesce a dominare l'impeto della passione. Guarda ma non toccare ciò di cui non hai la padronanza o la corrispondenza dell'assenso. I fiori del giardino, vicino al tuo, li puoi ammirare, sentirne il profumo, ma non puoi coglierli senza prima aver chiesto il permesso a chi ha la chiave della porta di ingresso. Non sono fiori di pascoli aperti".
"Ma qui - interrompe Francesco - non siamo al mercato, ma in una locanda per liberare i nostri sensi e sentirci liberi. Le tue parole ci impediscono di assaporare le delizie di questo luogo aperto a tutti e a tutto ciò che prorompe dalle nostre voglie represse".
Un applauso fragoroso interrompe lo sfogo dei giovani mercanti. L'esibizione della danzatrice si smorza ad un cenno dei liutisti arabi. Un sussurro di molteplici voci invade la locanda e ogni tavolo diventa un mondo a sé, animato da uomini e donne che intendono divertirsi.L'oste ha alle sue dipendenze alcune donne, giovani e prosperose, che invogliano a gustare cibi e bere il vino, travasato nelle assolate isole dell'Egeo.
"Xanthina - chiama un uomo di lingua greca, intento a giocare a dadi con i suoi amici - i nostri boccali sono vuoti e vogliono essere riempiti di vino. Mi raccomando di spillarlo dalle botti cipriote".
Il suo tavolo è circondato da quattro uomini e tre donne, vestite di seta pregiata e ornate di gioielli che esaltano la loro bellezza e indicano un desiderio di piacere ai loro uomini. Il tavolo è cosparso di monete d'oro, gli iperperi con l'effigie dell'imperatore, su cui vengono lanciati tre dadi di avorio.
"Ho vinto - esclama Nicapolo - e pago da bere a tutti. La fortuna questa volta è dalla mia parte e voglio giocare fino a riempire la mia borsa di oro sonante. Alexandropulo, quando arriva il vino? Non vedi che i bicchieri sono vuoti? Dove è andata Xanthina? Voglio giocare con il bicchiere pieno, i dadi non danno i numeri giusti se la gola non è bagnata. Perché non si sente più il suono dei flauti? Facci vedere la danzatrice dell'Est che porta i capelli neri". Vieni dalla mia parte, Vania, porta lo sgabello più vicino e fammi sentire il profumo del tuo alito sul collo. Ormai il tuo amico Apoballo non vince più perché è stato abbandonato dal dado vincente. Se vinco di nuovo, ornerò le tue dita con la perla più bella che si vende nelle gioiellerie della Mesè. Questa sera voglio sentirmi stretto tra le tue braccia".
“Corri troppo Nicapolo - dice Vania - ti conviene non aver fretta. La fortuna spesso illude coloro che ne sono sfiorati perché li abbandona non appena il vento della sorte cambia direzione. Ti sono vicina, ma tu cerchi sempre qualcosa di diverso che ti possa appagare. Non ti rendi conto che sono io la fortuna che ti guarda senza benda. Il mio soffio non serve a far cambiare i numeri dei dadi, ma a sostenere il tuo alito, per addolcirlo e fargli sentire l'ebbrezza dei sensi. La fortuna per un uomo è di trovare la donna che gli alita il soffio vitale dell'amore. Passa i dadi ai nostri amici che sono in attesa di momenti migliori. Questo è il nostro momento e non lasciamo che ci sfugga".
"Hai detto bene - afferma l'amica Makia - e sono pronta a lanciare anch'io i dadi, quando Plesioco, seduto qui accanto, mi da la possibilità di tentare la buona sorte. Da tanto tempo cerco di vincere ma mi tocca sempre lanciare i dadi. Attendo ogni giorno il colpo di fortuna. Noi donne siamo pronte a rilanciare quando i compagni di gioco si sentono sfiduciati e abbandonano il tavolo. La notte è propizia al gioco d’azzardo e a nuove strategie che favoriscono il buon esito dei desideri. Plesioco, datti da fare. Non vedi che il tavolo è colmo di iperperi che luccicano alla luce delle lampade? Aspetti anche tu di tracannare il succo della vite per avere le idee chiare? Attendo la tua mossa. Non sbagliare questa volta".
Dal centro della locanda, alcuni suonatori, con un ritmo veloce di tamburelli e con suoni acuti di flauti campestri, interrompono la conversazione dei giocatori d’azzardo. La loro attenzione è richiamata dalla cadenza di due fanciulle, succintamente vestite. Una danza frenetica di donne, che si mostrano per piacere e suscitare passioni sensuali, anima e sconvolge la locanda. Tutti si sentono coinvolti a partecipare ai movimenti delle danzatrici. Uomini e donne tralasciano momentaneamente le loro conversazioni e si lasciano trasportare dalla furia delle due donne invasate.
Il vino Malvasia sparisce nelle gole assetate delle donne che si lasciano coinvolgere e salgono sui tavoli per imitare le danzatrici. Gli uomini incitano le loro donne col battito delle mani e reclamano il loro vino di Cipro e di Samotracia al locandiere. Le inservienti riempiono i boccali e i bicchieri che continuamente si svuotano. La pedana dei suonatori è circondata dai marinai che vogliono partecipare alla frenesia della danza con grida e battito cadenzato di mani.
II padrone del locale si rende conto che il coinvolgimento dei suoi clienti nella danza non gli permette di controllare il locale. Il suo cenno di intesa è subito recepito dai suonatori che rendono meno veloce il ritmo della danza e permettono alle danzatrici dì concludere la loro esibizione. Applausi a scroscio da ogni angolo della sala accompagnano l'uscita delle danzatrici. Gli uomini e le donne, coinvolti dalla danza, sono affranti dalla stanchezza e più allegri per le libagioni. I loro corpi cadono pesantemente sugli sgabelli. Gli sguardi si incrociano e i loro comportamenti diventano più audaci.Alcuni avventori della locanda, vicino al tavolo di Marco e Francesco, pur avendo incitato le due danzatrici, sembrano intenti a conversare in modo pacato e a bere con moderazione. Il loro interesse non è il gioco d’azzardo in compagnia di donne, ma piuttosto portare in porto un buon affare. Nel rione veneziano li chiamano sanseri e sono molto importanti perché fanno da mediatori in ogni transazione commerciale. La loro attività redditizia è molto importante nella città. I libri contabili dei mercanti veneziani sono pieni di nomi greci, cioè di sensali che ricevono la loro percentuale nelle compravendite. Si tratta di uomini d'affari, esperti delle intermediazioni tra le popolazioni dell'Anatolia e della Dalmazia.
La conquista delle terre da parte di guerrieri forti e intelligenti, guidati da principi turchi, ha ridotto l'attività degli uomini d'affari di lingua greca che devono inserirsi tra i nuovi padroni del territorio e i ricchi mercanti latini. Un grande risentimento e un odio profondo domina nell'animo dei sudditi del basileus nei confronti dei nuovi dominatori delle popolazioni e delle rotte marittime. Aristocratici e ricchi uomini di Costantinopoli sono stati privati delle loro ricchezze e dei loro possedimenti. La loro speranza è quella di avere un impiego nell'amministrazione imperiale oppure quella di percepire delle percentuali nelle trattative negoziali tra le controparti. I privilegi concessi ai mercanti latini e le perdite di rendite fondiarie hanno ridotto gli uomini d'affari di un grande impero millenario, governato dall'imperatore dei Romani, a dipendere dai ricchi mercanti dell'Occidente e dai nuovi principi turchi che hanno costituito un grande impero con capitale Adrianopoli, ricca e fiorente città della Tracia. La città di Manuele II è piena di mercanti arabi e turchi che sono diventati, con i mercanti veneziani e genovesi, i nuovi ricchi della città che riempiono le casse dello stato.
"Nicolas, hai visto chi c'è al tavolo vicino – dice sottovoce uno dei due sanseri - insieme a quei due giovani mercanti? Il maggiordomo del bailo veneziano, un trace che mi ha aiutato molte volte nelle compravendite di bestiame, proveniente dai territori dei Bulgari e nel commercio dei panni di lana che provengono dall'Occidente".
"Anch'io, Demetrio, sono amico di Rodopios - risponde Nicolas - e credo che la benevolenza del trace è dovuta all'ammaestramento del suo padrone che è un nobile e ricco mercante, rispettato e amato per la sua attività di governo nella colonia e per la sua devozione alla casa imperiale. II Leone di San Marco ruggisce ma sa anche proteggere chi è affezionato alla colonia. Molti nostri compatrioti si sono stabiliti a Venezia dove i mercanti di lingua greca sono molto stimati per la loro intelligenza e per la loro consulenza nel commercio. La città della laguna è diventata la seconda patria di coloro che hanno perso i possedimenti con le ultime vittorie ottomane ed hanno preferito l'esilio. Molti aristocratici hanno accettato il dominio dei nuovi conquistatori, pur di avere il beneficio della nuova sudditanza.
Anche a Costantinopoli serpeggia il malumore e molti di loro preferiscono stare nel Partito degli Antichi Aristocratici che si oppone alla politica del basileus. Il nostro coimperatore cerca di stringere alleanze con i principi della casa regnante ottomana ma le sue scelte e le sue ingerenze producono esiti dannosi alla nostra città. Si dice che suo padre Manuele II gli consiglia di percorrere la via dell'Occidente.
L'unica speranza è Venezia che ha bisogno di essere sostenuta dai re latini che si muovono soltanto se spinti dal Vescovo di Roma. Il Patriarca di Roma ha già cercato di far stringere legami di sangue, favorendo il matrimonio dei figli maggiori dell'imperatore con fanciulle appartenenti a nobili casate italiane. Il doge è molto amico del nostro basileus. Il Senato della Serenissima investe molti ducati per la difesa dei porti dell’Impero e per la salvaguardia delle rotte commerciali. La potenza della sua flotta è temuta dal sultano ottomano che preferisce mantenere la pace con Venezia, per la libera circolazione delle materie prime necessarie al suo esercito".
"Ti vedo in buona compagnia - dice Demetrio, attirando l'attenzione di Rodopios con un gesto della mano - e sono lieto di incontrarti proprio dove si può bere un buon bicchiere di vino in compagnia di amici. Tutti sanno che da pochi giorni è arrivata in porto una galea veneziana piena di mercanzia pregiata che è stata già depositata nei magazzini della colonia. Molti marinai e remieri, presenti qui nella locanda, cercano di fare buoni affari con i loro oggetti preziosi. La nostra mediazione è sempre disponibile per i mercanti che vogliono fare un giusta contrattazione".
"Vi presento Marco e Francesco, due nobili mercanti - dice il trace - ospiti della famiglia di ser Benedetto Emo".I due mediatori commerciali elogiano l'operato del bailo e si fanno apprezzare dai giovani mercanti che si sentono a loro agio perché odono i nuovi amici parlare in latino e pronunziare molte parole della loro patria lontana.
"Siamo qui per divertici - dice Marco - e per vedere come danzano le donne quando sentono le melodie dell'Oriente. La musica qui ha un ritmo sensuale ed entra nel sangue. Nulla è più eccitante di quello che viene negato ai giovani che vogliono conoscere le meraviglie della natura. Il bello della vita sta nel conoscere ciò che è degno di essere vissuto e per giocare le carte giuste".
"Non esagerare - dice Francesco - il divertimento serve solo per distrarsi in alcuni momenti, senza ricevere alcun danno da ciò che appare bello e poi nasconde la brutta sorpresa".
"Non abbiate paura - replica l'accompagnatore trace - qui siamo al sicuro. L'occhio vigile del locandiere fa si che tutto avvenga senza alcun danno per nessuno, anzi che tutti escano dal locale felici e contenti di aver trascorso una bella serata con amici. Le norme di sicurezza sono rispettate nei locali pubblici. La città pullula di soldati e di guardie perché è ancora sotto assedio".
Demetrio confessa a Rodopios le sue preoccupazioni per la situazione politica della città che non consente, a coloro che esercitano la senseria, di percepire i compensi necessari a mantenere decorosamente le proprie famiglie: "Gli affari vanno male con queste continue guerre. Le porte delle mura terrestri sono sempre chiuse e tutto deve essere importato con le navi. L'esercito assediante impedisce il normale afflusso delle merci e i mercanti devono pagare grosse somme per circolare lungo le strade del Nord e per raggiungere il mercato di Tessalonica".
"Dobbiamo essere grati - risponde il trace - alla politica accorta del bailo che ha molti amici tra i mercanti ottomani che hanno costituito un ricca colonia in città, permessa dal basileus Manuele II su richiesta del governo ottomano di Adrianopoli. I principi turchi hanno bisogno delle merci dell'Occidente che vengono trasportate con le navi. Il legname, i metalli per le armi e le corazze, i tessuti di lana sono necessari per il loro esercito. L'Occidente alimenta e sostiene l'armata invincibile del grande sultano. La sua potenza è inarrestabile e a stento le poderose mura di questa città hanno resistito all'attacco sferrato nel mese scorso. Le tecniche di guerra, con i nuovi strumenti di fuoco inventati dai popoli latini, stanno subendo un incremento tale da rendere il futuro incerto. Le nostre mura terrestri fino ad oggi non sono state mai abbattute ma solo scalfite dai colpi delle balaustre e degli arieti. I soldati mercenari vogliono sempre più soldi e i giovani greci sono distratti da dispute intellettuali che non riguardano la difesa delle mura. L'unico difensore è l'imperatore sostenuto con l'oro di Venezia e di Genova.
"Hai ragione - dice Demetrio - e il momento è veramente critico perché tutti i principi della famiglia imperiale sono stati chiamati alle Blacherne per decidere sul futuro della dinastia paleologa che non può più sostenere l'audacia e la potenza dei condottieri ottomani".
"Rodopios hai dimenticato - esclama Marco - che siamo venuti qui per vedere le belle donne e per gustare il vino dolce della Morea. Il discorso continua a cadere sulle cose serie e non riusciamo a gustare ciò che ci offre il locandiere. Sarebbe opportuno richiamare l'attenzione del padrone del locale che non ci ha ancora inviato le sue inservienti con il vino dell'Egeo e ha smesso di farci vedere le sue danzatrici che si mostrano al suono dei flauti e dei tamburelli. A noi giovani non interessano le cose che deprimono l'animo ma soltanto ciò che ci fa evadere dalle preoccupazioni giornaliere".
Il locandiere ad un segno del trace accorre sorridente ed esclama: "Sono a vostra completa disposizione. La mia attenzione è stata distolta da un confronto tra i tavoli dei remieri della galea veneziana approdata questi giorni. Gli uomini di mare sono attratti dalle donne del locale che non riescono a riempire tutti i boccali di vino che vengono continuamente svuotati. II vino offerto dalla mia cantina mette allegria e fa dimenticar le fatiche del mare. Tutti fanno a gara per svuotare i bicchieri. Chi perde al gioco dei dadi cerca di bere sempre di più per far scivolare meglio i cubetti di avorio sui tavoli pieni di ducati e di iperperi. L'oro delle monete abbaglia con i suoi riflessi la vista dei marinai e il vino aiuta a sopportare il rapido movimento dei riflessi che si rinnova ad ogni giro dei dadi. So che ai giovani mercanti non interessa vedere ciò che ruota sui tavoli ma il movimento delle gambe delle belle donne che si muovono sulla pedana al suono dei liuti arabi e dei flauti greci".
La taverna è piena di clienti che si divertono ed ognuno trova quello che cerca per i suoi desideri. È il luogo dove regna il divertimento e l'allegria sfrenata. La guerra e le preoccupazioni sono fuori, qui dentro si gioca e si spera nella fortuna. L'isola dove vengono dimenticati tutti i mali della città è la taverna con le sue regole e le sue aspettative, dove trova rifugio chi è solo e non ha una famiglia con i figli da accudire.
Il governo imperiale permette che questo tipo di locale sia aperto anche di notte, per controllare con i suoi agenti coloro che si nascondono di giorno e tramano nel buio contro l'ordine e la sicurezza della città. Il padrone è sicuro di percepire la sua giusta percentuale, prevista dalle regole del Libro del Prefetto, su tutto quello che guadagna. Le casse dello stato racimolano con imposte e balzelli una buona parte delle monete d'argento e d'oro che gli avventori lasciano per il cibo, il vino, il divertimento e l'alloggio. Anche il piano superiore del locale è attrezzato per ospitare, dietro adeguato pagamento controllato dai gabellieri, chi non ha una casa o è costretto a trovare un letto per passare la notte.
La ronda notturna è ricevuta e accolta dal taverniere con abbondante libagione durante gli intervalli di riposo. I soldati del pattugliamento cambiano secondo dei turni stabiliti dall'ufficiale preposto alla sicurezza notturna delle strade.
Le danzatrici si alternano per la gioia degli occhi e il suono dei tamburelli scatena gli uomini e le donne nell'allegria generale. L'odore delle carni arrostite sulle braci sollecita i buongustai che mandano giù i pezzi di carne , serviti su vassoi, con lunghe sorsate di vino. II battito delle mani asseconda il ritmo dei suonatori, intenti a far vibrare le danzatrici. I tavoli, sistemati agli angoli della sala vicino alla porta d'ingresso, sono poco illuminati ed occupati da uomini che controllano l'entrata e l'uscita dei clienti. Nulla sfugge a chi è preposto al controllo. I comandanti delle ronde scambiano sempre qualche parola con i sorveglianti dell'ingresso per ricevere le informazioni necessarie a mantenere l'ordine e la sicurezza.
Alcuni clienti preferiscono sedersi nel giardino adiacente alla sala, sotto un pergola di edera, dove si sta più freschi e non si è disturbati dal frastuono di chi si diverte parlando ad alta voce ed accompagnando la musica con il battito delle mani. La luce fioca delle lucerne, appese ai pali che sostengono le piante rampicanti, concilia l'approccio di chi desidera risolvere i propri affari con calma, senza destare l'attenzione di occhi e di orecchi indiscreti.
Nicolas, visto che l'attenzione dei due giovani mercanti è rivolta alle danzatrici del momento, avvicina il suo sgabello a quello di Rodopios e gli sussurra: "Io e il mio amico Demetrio siamo interessati ad acquistare, per conto del mercante Hemporios, i panni di lana scaricati dalla Capitana per ser Domenico. Il nostro committente risiede ad Adrianopoli ed occorre un'autorizzazione per uscire dalle mura terrestri ed attraversare il territorio che appartiene all'Impero ottomano. La città è sotto assedio ed è difficile ottenere un permesso dal governo del basileus che non consente di uscire dalla porta che dà adito al territorio assediato. Le merci che escono dalla città sono sotto il controllo del primo ministro. Soltanto il tuo padrone, ser Benedetto, può aiutarci ad ottenere dall'amministrazione il lasciapassare".
"Non basta l'autorizzazione dei nostri governanti - risponde il trace - occorre anche il permesso dell'amministrazione ottomana".
"Il capo della colonia turca, presente in città, è molto favorevole - dice il greco - a concedere un salvacondotto per il commercio dei panni di lana quando si avvicina l'inverno. Il freddo è sentito soprattutto dagli uomini che non dispongono di case e sono costretti a passare le notti all'addiaccio".
"Domani mattina riferirò al mio padrone. Sarebbe opportuno avvertire ser Domenico, interessato alla vendita, per una sua visita alla casa del bailo. Tra veneziani ci si intende subito quando si tratta di commercio. Occorre però la massima discrezione sulle merci dirette alle popolazioni governate da principi che si mostrano ostili al nostro coimperatore".
"Per un mediatore la discrezione è d'obbligo in ogni contrattazione. Mi rivolgo a te Rodopios perché so che il mio committente è tuo lontano parente della Tracia. É stato proprio lui a indicarmi il tuo nome per ottenere l'intervento del capo della colonia veneziana. Il momento non è favorevole per il commercio con i territori che appartengono a uno stato che ha dispiegato le sue forze militari contro la nostra città.
"In questo momento Venezia è in pace con i principi della casa imperiale ottomana di Adrianopoli. L'intervento del mio signore è volto a mediare tra le parti che si fronteggiano e a trovare una via di conciliazione. I mercanti veneziani della colonia desiderano solo scambiare le merci e il commercio è sempre segno di pace che elimina le incomprensioni e i pregiudizi. Quando due persone offrono ciò che posseggono, significa che intendono essere amici. L'amicizia inizia sempre quando c'è un darsi in cui le controparti sanno di guadagnare o di ottenere ciò che necessita al proprio benessere. Si tratta di scambiare i prodotti e la cultura del proprio territorio. I popoli che mantengono relazioni commerciali sanno vivere in pace e le ostilità nascono dalle chiusure delle frontiere. La mancanza di intesa con chi c'è vicino porta alla povertà che nasce dalla mancanza di saper scambiare quello che la natura offre gratuitamente. Le popolazioni desiderano vivere in pace ed acquisire con il commercio ciò che necessita alla loro vita. I mercanti portano cultura e benessere. Gli uomini che abitano regioni lontane dalle vie di transito non progrediscono nelle loro culture e i loro territori diventano preda dell'incuria e dell'abbandono. Le città nascono nei luoghi in cui si può acquisire quel che risulta indispensabile alla vita buona, cioè dove si può trovare quanto necessita all'uomo per elevare il suo spirito. Questa nostra città è diventata grande perché gli uomini, provenienti da tutte le parti del mondo, hanno saputo scambiarsi le proprie cose, le proprie esperienze e la propria cultura, dando luogo a una civiltà millenaria. Costantinopoli è l'incrocio di tutte le esperienze e di tutte le culture. Qui i suoi abitanti, hanno saputo erigere il tempio della Santa Sapienza con le colonne provenienti da tutte le parti della terra, cioè da tutte le culture. Ogni popolo si sente rappresentato perché sorregge la grande cupola".
"Ammiro il tuo amore per Costantinopoli - afferma Demetrio - e sono lieto che un uomo proveniente dalla Tracia abbia sentimenti così profondi per una città che sorge lontano dalla sua terra nativa. Hai scelto una nuova patria e questo ti fa onore perché manifesti il tuo amore in un momento in cui tutti soffriamo per l'assedio che ci impedisce di farla prosperare. Grazie alla politica accorta del bailo, le merci possono circolare per i porti e arrivare nel grande mercato lungo le rive del Corno d'Oro. I negozi lungo la Mesè e le botteghe sono ben riforniti con le galee che passano attraverso il Bosforo o che giungono dall'Occidente".
“Rodopios, continui a parlare di cose serie con i tuoi amici - esclama Marco - mentre qui si balla e si gioca. Vedo i nostri marinai e remieri che si stanno divertendo a giocare a dadi e a fare scommesse mentre vengono riempiti i boccali del vino di Candia. Altri clienti della taverna incitano con battimani le danzatrici e raddoppiano le loro poste sui tavoli colmi di monete e di bicchieri da riempire. Anch'io sento il fuoco nelle vene e mi avvicino ai nostri amici della Capitana”.
"Stai attento - consiglia l'accompagnatore - a non perdere la tua paga di balestriere. Al gioco la nobiltà non è sufficiente, ci vuole la fortuna e i veterani del mare sanno da dove soffia perché hanno tanta esperienza nel gioco d’azzardo. Ci vuole la furbizia nel tirare i dadi sul tavolo".
"Francesco, vieni con me – dice Marco - e cerchiamo di vincere qualche moneta d'argento. Approfittiamo di questo momento in cui ci sentiamo allegri e tutto sembra girare per il verso favorevole. Basta avere i numeri giusti e si vince".
Mentre i due giovani si avvicinano al tavolo degli amici per giocare, sentono una voce familiare che li chiama da un altro tavolo: "Ecco i miei giovani balestrieri della poppa, venite a sedervi al mio tavolo e bere un bicchiere del vino di Monvasia. Il gioco dei dadi può attendere".
"Non posso dire di no - esclama Marco - a un invito così esplicito del mio maestro Simone, capo dei balestrieri della Capitana. Sono lieto di bere insieme a te che mi hai ammaestrato nell'uso della balestra sulla nave e mi hai insegnato ad aver coraggio nell'eventualità di uno scontro con le navi dei pirati saraceni. La tua abilità e le fatiche quotidiane che mi hai imposto, per migliorare il tiro con la balestra, mi hanno insegnato ad amare e a battermi con coraggio per difendere la nave".
"Anch'io sono contento - esclama Francesco - di bere insieme al mio maestro e di ricordare le esercitazioni giornaliere nell'uso delle armi per essere pronti a battere qualsiasi nemico".
"Noto con piacere che avete tanta voglia di divertirvi - dice Simone - e fate bene perché siete giovani e dovete fare esperienza. Chi è quell' uomo, dal portamento nobile e sicuro, che vi accompagna? Mi sembra di averlo già visto al porto accanto al bailo il giorno del nostro arrivo".
"É l'uomo fidato del capo della nostra colonia - risponde Marco - e sovrintende alla gestione della sua casa. Il suo nome è Rodopios. Anche lui apparteneva ad una nobile famiglia, decaduta in seguito all'espansione ottomana. Non ama parlare del suo passato, ma ci parla con entusiasmo della sua nuova patria e manifesta una grande cultura in tutto ciò che riguarda il mondo greco. Non ha risentimenti nei confronti dei nuovi signori della Tracia, perché riconosce la loro cultura e la loro potenza militare".
Francesco interrompe l'amico e chiede al maestro: "Simone, sei riuscito a piazzare la merce, esente da tasse, che tenevi ben chiusa nella tua cassetta? Il mio accompagnatore mi ha riferito che tutta la mercanzia della galea veneziana è ricercata ed è ben pagata a causa dell'assedio".
"Gli oggetti in vetro di Murano - risponde Simone - sono molto richiesti dalle donne e vengono venduti facilmente dai marinai sui loro banchetti al mercato del porto. Gli oggetti d'oro richiedono una contrattazione discreta fatta con intermediari competenti ed onesti. Cerco una persona fidata che possa valutare con onestà alcune collane d'oro che mi sono state affidate a Venezia da esuli greci. I venditori desiderano che gli oggetti siano acquistati dai devoti della Tracia perché contengono le immagini della Vergine e di alcuni santi, molto venerati dal popolo che parla la lingua greca. Il ricavato servirà agli esuli per innalzare un tempio sul suolo della nuova patria. La città di San Marco è sempre stata la depositaria della cultura greca e, con l'espansione ottomana, sta accogliendo tutti coloro che cercano una nuova organizzazione sociale e politica".
"Sei fortunato - esclama Marco - perché Rodopios è sempre in relazione, tramite mercanti greci, con le famiglie della Tracia che hanno accettato il nuovo governo e intendono vivere secondo la cultura dei loro avi. Tu stesso puoi vedere che il nostro accompagnatore sta parlando con due mediatori che rappresentano un ricco mercante di Adrianopoli. Se vuoi ti presento il nostro amico trace con cui puoi risolvere al meglio la tua questione".
La locanda, considerata luogo di passatempo per non annoiarsi, dà al capo dei balestrieri la possibilità di incontrare, tramite giovani amici, il mediatore giusto per vendere con discrezione gli oggetti che gli sono stati affidati dagli esuli greci. Rodopios viene interpellato e si sente onorato di essere utile nella transazione di oggetti che hanno un significato per la cultura greca.Il tempo è volato in fretta alla taverna e l'uomo di fiducia del bailo sente su di sé la responsabilità di riaccompagnare i due giovani.
"Salutate i vostri amici della galea - sussurra il trace - perché è ora di fare ritorno a casa".
"Questo locale - esclama Marco - merita di essere frequentato ancora una volta".
"Sono d'accordo con te - dice Francesco - e la prossima volta cercheremo di divertirci ancora di più".
L'accompagnatore non si tira indietro ed afferma: “Il Gallo d’oro vi aspetterà tutti i giorni e le danzatrici saranno sempre pronte a farvi balzare il cuore in gola.