sabato 25 marzo 2017

Cittadini per una ripresa di dignità

SOLUZIONI PER GOVERNARE IL PAESE 
CON EQUITÀ E TRASPARENZA POLITICA
La questione del governo del Paese richiede l'impegno di cittadini decisi ad ascoltare il popolo e a trovare i rimedi per uscire dalla crisi economico – finanziaria. 

Le restrizioni sociali imposte dai governi, per la salvaguardia delle finanze pubbliche, richiedono un passo decisivo nella direzione dello sviluppo e dell'occupazione per uscire dalla povertà dilagante.

C'è l'esigenza per la società civile di uno Stato più umano che “riconosca e sostenga” il cittadino secondo il principio della sussidiarietà, agevolando lo sviluppo di tutte quelle energie delle singole persone e delle organizzazioni sociali per creare una comunità civile che si conserva nel tempo. 

Il governo deve provvedere a migliorare le infrastrutture, a sostenere la ricerca scientifica, a regolamentare il mercato producendo normative finanziarie e creando maggiore equilibrio tra domanda e offerta nell’ambito del territorio nazionale. 

Si tratta di frenare la povertà dilagante e la perdita dei posti di lavoro, garantendo equità sociale ed eliminando le ingiustizie sociali tra chi ha troppo e chi non ha nemmeno il necessario per mantenere la famiglia. 

Occorre dare spazio alla sussidiarietà, generare nuove imprese, attrarre nuovi investimenti, dare un valore positivo a chi fa impresa, riportare al centro il lavoro con un mercato inclusivo per i giovani, le donne e gli immigrati.

"C’è anche un dovere morale di ridare fiducia al Paese, creando nuove occasioni di lavoro e dando ossigeno alle aziende per esprimere ogni potenziale al meglio”.

L’ossigeno vitale non arriva a chi è impegnato nella produttività del Paese, cioè i lavoratori si trovano ad affrontare una disoccupazione che diventa sempre più insostenibile e le banche continuano a non agevolare il credito a chi fa impresa e genera produttività e la lavoro.

“Siamo a un punto di disfunzione democratica pericolosissima – ha detto l’economista Marco Vitale – dobbiamo ricostruire la democrazia del nostro Paese e mondialmente dobbiamo ricostruire il pensiero economico, cioè occorre un paziente lavoro coerente per traghettare l’Italia fuori da questa situazione attraverso dismissioni, sviluppo del reddito e la diminuzione della macchina politica che è la più costosa del mondo”.

Si tratta di riaffermare e realizzare per la nostra “società attenta ed esigente” i “valori forti” che sono la dignità della persona che lavora, la famiglia, la solidarietà, la sussidiarietà l’economia sociale di mercato.
Occorre scegliere persone in grado di risvegliare nel popolo i valori che sono alla base della società civile italiana. L'invito è rivolto soprattutto ai giovani “in grado di dare una spinta decisiva al cambio di passo del nostro Paese”.

La società politica necessita di uomini e donne che possano dare un senso all’esistenza concreta del cittadino, cioè la cittadinanza ha bisogno di persone che credono a un Progetto per il Paese. 

Si tratta di raggruppare tutti coloro che credono nei seguenti valori: dignità della persona, centralità della famiglia, libertà, responsabilità, uguaglianza, giustizia sociale, legalità, solidarietà e sussidiarietà. 

Francesco Liparulo - Venezia

giovedì 23 marzo 2017

Etica è trasparenza dei rapporti sociali

LE PATOLOGIE SOCIALI SOFFOCANO LA DEMOCRAZIA
Le Istituzioni, se non vengono sottoposte a terapia, subiscono le stesse vicende dell’organismo umano. 

Quando trionfano le passioni, la democrazia degenera e porta alla demagogia. Il testimone del popolo chiamato a gestire il bene comune deve osservare e ascoltare i concittadini. 

Gli elettori sanno esprimere ciò che è giusto e ingiusto, perché hanno percezione del bene e del male. Non c’è famiglia e città se non c’è comunanza di ciò che è bene e male. 

La politica funziona se toglie gli ostacoli che ogni persona ha nella ricerca del suo appagamento. La politica raggiunge il suo fine più profondo quando la società matura sul piano etico. Etica intesa come respiro complessivo di un popolo, come etica pubblica, cioè come trasparenza dei rapporti sociali. 

"Chi ha fatto esperienza - ha detto Francesco Moraglia, Patriarca di Venezia - bisognerebbe che continuasse a contribuire con il bagaglio che si è fatto ma che avesse la lungimiranza di lanciare volti nuovi. Il volto nuovo, se è stato preparato e aiutato anche da chi ha deciso di cedere il passo, fa instaurare un meccanismo virtuoso anche nell'agire politico". 

Si tratta di valorizzare l'individuo nella comunità civile, cioè il diritto della persona deve essere integrato nel diritto di tutto il popolo. Le "male bestie" di Luigi Sturzo sono ancora lo statalismo, la partitocrazia e lo sperpero del denaro pubblico.

I valori del popolo italiano (dignità della persona umana, famiglia, solidarietà e sussidiarietà) sono indispensabili ad una valida democrazia, perché promuovono un sentimento della vita ancorato alla centralità dell'uomo e permettono una “convivenza ordinata e feconda”. 

Gli Italiani con la loro ragione e volontà sapranno attingere alla loro fede nel progresso interno della vita e della loro storia, alla forza della loro libertà, posta al centro della cittadinanza, quale apertura di fini e di senso del loro futuro per superare le difficoltà del vivere quotidiano. 

Francesco Liparulo Mestre-Ve

sabato 18 marzo 2017

Il 17 marzo 2017 la festa dell'Unità d'Italia.

Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deposto una corona d'alloro all'altare della Patria dando il via alle celebrazioni per il 156° anniversario dell'Unità d'Italia.

"Celebriamo oggi - ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella - a 156 anni dall'Unità d'Italia, le nostre radici e, con esse, l'attualità di quei valori di coesione nazionale, di libertà, di democrazia che costituiscono energie vitali permanenti per la società e per il Paese”.

Qual è il problema della nostra società?

Oggi la povertà dilaga per L’Italia e i giovani non trovano lavoro.

Oggi occorre vincere il "dispotismo" delle maggioranze parlamentari che, imponendo la loro volontà, non tengono conto del continuo aumento del distacco - tra le persone e lo Stato. 

L'attuale momento storico europeo è segnato dal dualismo Stato – mercato e dalla mescolanza di neoliberalismo e di socialismo democratico. 

Di fronte allo Stato e al mercato sta l’individuo, sottoposto alle decisioni del potere economico e del potere politico. 

Le attuali democrazie devono fare i conti con le sfide del mondo globalizzato

Si auspica un diverso rapporto tra individui e società civile, un diverso modo di concepire la dignità della persona e la dignità del suo lavoro, cioè si chiede una maggiore cittadinanza attraverso una maggiore attenzione alla persona e ai suoi bisogni di esistenza. 

La libertà per ciascuno, di seguire qualsiasi codice di comportamento in base al fatto che non viene ritenuto possibile stabilire un ordinamento unitario di valori, impedisce la coesione nelle associazioni civili. 

Il riconoscimento eccessivo dato alle regole nei confronti dei contenuti, entra in crisi quando nelle società si neutralizzano i valori fondanti della vita civile. 

Le democrazie devono risolvere il problema della ridistribuzione dei beni per evitare la scissione dei legami sociali. 

Le "male bestie " di Sturzo sono ancora oggi lo statalismo, la partitocrazia e lo sperpero del denaro pubblico.

I valori del popolo italiano (dignità della persona umana, famiglia, solidarietà e sussidiarietà) sono indispensabili ad una valida democrazia perché “promuovono un sentimento della vita, ancorato alla centralità dell’uomo”, e permettono una convivenza ordinata e feconda. 

Le basi della nostra nazione, come entità permanente, sono le regole immutabili della legge naturale, insite in ogni uomo e donna, la continuità culturale, la tradizione, la consapevolezza storica, l'amore di patria. 

A questi valori sono ancorati i cuori di tutti gli Italiani.

Francesco Liparulo - Venezia

Quale Europa nel prossimo futuro?

GLOBALIZZAZIONE E INCOMPETENZE 
HANNO PORTATO IN ITALIA LA POVERTÀ
Ci si interroga come bilanciare, oggi, il pluralismo morale e la legge civile, cioè la legge del nostro ordinamento. Ci sono leggi che permettono di fare qualcosa, altre che vietano, altre che comandano e altre ancora che permettono di fare a certe condizioni o non fare. La società non dispone più di un universo ma di un pluriuniverso morale. 

Negli ultimi 50 anni, il codice univoco di comportamento morale è diventato plurimo. Quello che una volta era emarginato nella piazza pubblica con giudizio negativo, a prescindere dalle legge civile, oggi non ha più rilevanza morale.

La democrazia procedurale della società pluralistica chiede alla legge civile di essere totalmente neutrale, cioè di dare spazio massimo alle leggi che permettono e spazio minimo alle leggi che tendono a vietare, in modo che ogni individuo possa scegliere ciò che sembra meglio.

Il voto di lista e la regola della maggioranza non permettono di tener conto dei valori della società civile e dei bisogni reali dei lavoratori. 

I cittadini non hanno più potere perché i loro rappresentanti politici vengono scelti dalle segreterie dei partiti. Le liste bloccate e i candidati disposti secondo un ordine non modificabile dagli elettori. Uomini e donne non fanno altro che votare il simbolo del partito senza potersi scegliere gli eletti. I prescelti non rappresentano gli interessi della popolazione.

Le opposizioni contestano le leggi approvate secondo la regola del numero.

L’idea di alcuni partiti di poter gestire la società politica in base a regole di procedura e di forma, senza tener conto dei valori sostanziali che animano le persone, rappresenta un utopismo che mira a manipolare le coscienze per fini utilitaristici.

Il fine delle Istituzioni politiche dovrebbe essere quello di aiutare le persone per il loro pieno sviluppo, cioè di garantire ad ogni uomo o donna l’accesso ai beni materiali, culturali, morali e spirituali che sono patrimonio di tutto il popolo.

L'imposizione della “volontà generale” della rappresentanza parlamentare di maggioranza crea distacco tra il popolo e lo Stato perché è solo un’autorità lontana dalle vere esigenze degli Italiani.

Si auspica un diverso rapporto tra individui e corpo politico, un diverso modo di concepire la dignità della persona e la dignità del lavoro, cioè si chiede una maggiore cittadinanza attraverso una maggiore attenzione alla persona e ai suoi bisogni di esistenza.

La società civile è tale se fondata sul rispetto dell’uomo esistenziale e concreto, dei suoi diritti, se è ben salda sulla fede nel progresso interno della vita e della storia del popolo italiano e se si avvale della forza della libertà.

Francesco Liparulo - Venezia

martedì 14 marzo 2017

L’imperatore invoca la Santa Irene

L’INDIGENZA TOGLIE AGLI UOMINI 
LA LIBERTÀ DI SODDISFARE I BISOGNI
“Come è possibile che una città così ricca – sussurra Francesco - sia piena di poveri? I governanti dovrebbero provvedere a sostenere le famiglie povere”.

“Il sostegno delle famiglie bisognose di aiuti – risponde ser Ludovico - è di competenza dei Sacri Ordini Monastici della città. Anche queste istituzioni religiose hanno subito forti perdite con la conquista delle terre da parte dell’esercito del sultano. 
I monaci ricevono grandi donazioni dall’imperatore e con questi denari fanno fronte al loro mantenimento e alle opere di carità. Le guerre civili, la perdita di vaste regioni dell’Impero ed i continui assedi, hanno ridotto le elargizioni imperiali. 
Il Patriarca ed il suo clero sono preoccupati per il dilagare della povertà tra il popolo e fanno appello agli aristocratici facoltosi per sostenere i poveri. 
L’indigenza toglie agli uomini la libertà di soddisfare i bisogni dello spirito e li allontana dai sacri riti che si celebrano nelle chiese della città”.

“Non ho visto – dice Marco – nessun grande prelato nella processione”.
“Il Primate Giuseppe – risponde Francesco Filelfo – attende in preghiera l’arrivo dell’imperatore sul dato Ovest della Grande Chiesa, per scortarlo al vicino tempio della Santa Irene. 
Durante la sosta nella Chiesa della Santa Sophia, il basileus accende il Grande Cero Votivo come segno di devozione a Colui che è la Vera Via della Vita per la sopravvivenza della città. 
La Sacra Immagine della Vergine, situata nel grande abside del tempio, mostra all’imperatore la strada da percorrere per salvare il popolo di Costantinopoli”. 
Il corteo entra nella chiesa della Santa Irene e Marco sussurra di nuovo al segretario del bailo: “Perché Manuele II lascia la Grande Chiesa per recarsi in questa piccola chiesa che non ha le sacre immagini sulle pareti? Noto soltanto una piccola croce”.

La risposta dello studioso della cultura ellenistica rivela una grande realtà: “Questo piccolo segno indica la via della vera salvezza, non solo di questa città ma anche di tutti gli uomini che cercano la libertà di potersi aprire a tutti i propri simili per raggiungere il vero bene comune. Questo è possibile se c’è la pace fondata sul Diritto romano che si è diffuso in tutto l’Impero. 
Costantino il Grande vinse l’esercito dei pagani perché credette in questo piccolo segno che rappresenta Gesù Cristo che porta la vera pace. Tutto si basa sulla convinzione che gli uomini sono delle persone simili a Colui che si apre tutto all’amore del Figlio ed è ricambiato in questa relazione che genera lo Spirito dell’unico vero Dio a cui ogni uomo è simile.”

“Tutto questo che dici – incalza il giovane veneziano – quando e dove è stato proclamato? Le tue parole mi ricordano la preghiera che recito ogni domenica durante il rito sacro. Non ho mai capito in che cosa possa consistere questa somiglianza. Nell’essere umano ci sono tanti difetti e ogni persona è differente dall’altra. Soltanto dei consanguinei appaiono simili, come i figli di uno stesso padre e di una stessa madre. Si tratta di una similitudine che scaturisce dalle leggi della natura. Mi è stato insegnato fin da bambino che gli uomini sono stati creati simili a Dio in quanto dotati di un’anima spirituale. Si tratta di una verità della nostra fede”.
“In questo luogo - risponde Filelfo – si tenne il 1° Concilio di Costantinopoli, più di mille anni fa, indetto dall’imperatore Teodosio. Centocinquanta vescovi si radunarono in questo tempio e proclamarono che Dio è uno solo nella sua sostanza e nella sua potenza. I santi padri evidenziarono che Gesù ci ha rivelato di essere il Figlio del Padre e che Dio è Padre e Figlio e che il loro reciproco amore genera lo Spirito. L’umanità ha appreso che Dio si differenzia nelle relazioni d’amore di Padre e Figlio e Spirito, cioè in queste Tre Persone. Dio è dono d’amore e l’uomo è immagine di Dio in quanto persona, cioè relazione d’amore per gli altri che sono simili a Dio”.
“Se l’uomo - continua Marco - è un essere che si apre come modalità d’amore ai suoi simili, perché ci sono sempre le guerre? C’è qualcosa che mi sfugge”.
“Capisco la tua perplessità – replica il segretario – e ti ricordo che l’uomo nasce libero. La capacità di aprirsi agli altri simili richiede la sua volontà, cioè il desiderio di amare che è la vera pace. Se l’uomo non vive in pace non può crescere nella sua persona, cioè nella sua apertura agli altri uomini. La pace è il desiderio che l’uomo ha di donare e di ricevere la libertà di raggiungere il bene comune che è il vero appagamento materiale e spirituale. Non basta desiderare la vera pace, cioè non basta conoscere la via, ma occorre una forza vitale, senza la quale non si può fare nulla. Nel Vangelo è scritto: <>. L’imperatore è venuto qui per implorare Colui che è la Pace affinché la possa donare a tutti gli uomini che vogliono vivere e progredire nel benessere”.
Dopo il rito dell’ingresso, il santo Patriarca Giuseppe intona l’Inno della Pace e un profumo d’incenso si innalza verso la grande cupola. Il basileus supplica il Figlio della Vergine Orante perché Costantinopoli possa vivere in pace con tutti i popoli. La sua preghiera conferma la fede del popolo credente nel segno che è la vera via della sopravvivenza della città.
Fuori del tempio ci sono molti poveri che aspettano l’uscita degli aristocratici ricchi per ottenere un’altra elargizione di denaro.
Al termine del rito, Manuele II, salito su una grande carrozza imperiale, ritorna al monastero dedicato alla Vergine Ammirabile, accompagnato dai principi della casa regnante e da loro amici. 
Francesco Liparulo - Venezia
PS: Brano tratto da “Mercanti veneziani a Costantinopoli” di Francesco Liparulo in “Storie venete” di Francesco Liparulo. 
Vedi sito web galeaveneta.blogspot.com su yahoo.it