sabato 31 dicembre 2016

Il mercante veneziano nella città di Mistrà

LA MOREA È PAESE IMPORTANTE 
PER IL DOGE TOMMASO MOCENIGO
Mistrà prospera grazie all’afflusso delle merci che provengono dal porto di Monemvasia dove passano tutte le navi che percorrono le rotte commerciali del Mediterraneo orientale dirette a Costantinopoli e agli scali marittimi del Ponto Eusino. 
Nell’abitato, vicino allo scalo marittimo, ha la sua residenza stabile il podestà di Venezia  che garantisce, con lo stendardo del Leone di San Marco, il protettorato della Serenissima sulla città che gode delle franchigie commerciali, già concesse dal basileus Andronico II. Le galee veneziane proteggono le navi commerciali dai pirati  e dai corsari del sultano Murad II che tiene sotto assedio la città di Tessalonica, governata dal despota Andronico, figlio del basileus.
Ser Nicolò procede lentamente a piedi per il sentiero, tenendo nelle sua mano le briglie del cavallo che apre la lunga fila di animali da soma, carichi di mercanzie preziose.  Le donne e i bambini salutano il mercante che passa sotto le loro finestre mentre sale al Palazzo. 
Gli abitanti dei quartieri alti appartengono alle famiglie più ricche della città e attendono con tanta curiosità di vedere le ultime novità di tessuti di lana e di seta prodotti in Occidente. Le nobildonne vogliono conoscere le mode dei Latini, per non sfigurare alla presenza della giovane Cleofe che ama indossate gli abiti leggeri e colorati che si usano a Venezia e nelle corti delle città italiane. 
La primavera ha già rivestito di foglie e di fiori variopinti gli alberi da frutto e le aiuole che adornano le case degli abitanti della città bassa. I davanzali delle finestre mostrano l’amore delle donne per i fiori e gli arbusti odorosi del luogo. L’abitato accoglie con allegria lo straniero che viene dal mare con le manifatture di terre lontane.
 Il mercante si ferma davanti alla “Porta di Monemvasia” perché il cancello di ferro è chiuso e presidiato con tanti uomini armati. Il capo dei guardiani lo riconosce subito e lo saluta con rispetto: “Ser Nicolò, siete veramente coraggioso a venire a trovare il nostro despota in questo momento. Voi veneziani non vi fermate mai, pur di far arrivare al più presto la mercanzia là dove si è sicuri di ottenere un giusto e proficuo guadagno”.
“Demetrio, sono lieto di vederti  - risponde il mercante – e sono curioso di sapere il motivo di questa precauzione nel mezzo di una città che dispone di poderose mura  e torri perimetrali nella parte bassa, presidiate da uomini pronti a respingere qualsiasi assalto nemico”. La porta principale, vicino alla chiesa di San Demetrio, permette di entrare liberamente anche agli stranieri. Nessuno mi ha chiesto il lasciapassare né il motivo del mio ingresso”.
Il nostro principe Teodoro – dice il capo dei guardiani – è partito da vari giorni con al seguito i suoi arconti più giovani per ostacolare l’avanzata dei Turchi sull’Istmo di Corinto. Ho ricevuto dal capitano del Kastron l’ordine di tenere il cancello chiuso e di far entrare soltanto i residenti dei quartieri alti”.
La merce che io porto – afferma ser Nicolò – è stata già pagata ed io ho solo l’incarico di consegnarla alla signora Cleofe. Manda subito un cavaliere al castellano e fatti autorizzare per l’ingresso dei cavalli e delle bestie cariche di merci. Sono sicuro di essere atteso dalla principessa perché da lontano ho visto una chioma bionda affacciarsi dai balconi del Palazzo. Ho già servito la nobildonna dei Malatesta che è degna di stare al fianco del suo signore per il vivo interesse all’agire del governatore della città”.
Francesco Liparulo - Venezia

PS: Brano tratto da “Terra di Morea” di Francesco Liparulo in “Storie Venete” di Francesco Liparulo. Vedi galeaveneta.blogspot.com su yahoo.it 

La figlia della basilissa Teodora Cantacuzena

LA CORTE DELL’IMPERATORE DI TREBISONDA
Il trattenimento nel giardino imperiale del basileus Alessio, Grande Comneno di Trebisonda, consente ai giovani veneziani, Marco e Francesco, di conoscere la basilissa Teodora Cantacuzena e di fare amicizia con la principessa Maria. 
    
Una leggera brezza di mare, attraverso i finestroni del tamburo della cupola, muove le foglie delle piante che iniziano a cambiare colore nei primi giorni dell’autunno.       
    
L’ambasciatore, ser Francesco Filelfo, conversa con gli ospiti turcomanni che vogliono conoscere le usanze dei Latini e le cerimonie del Serenissimo Principe, il doge di Venezia.
    
Gli occhi delle donne sono rivolti verso gli uomini dell’Occidente, attratte dai loro indumenti e dai loro visi sbarbati. L’imperatrice e le sue figliole conoscono il linguaggio dei latini e si esprimono nell’idioma più consono ai giovani ospiti che fanno fatica a parlare in greco. Le sorelle di Maria, già sposate agli emiri facoltosi, chiedono alla loro madre di invitare Marco e Francesco a raccontare le loro esperienze nella città di Costantinopoli.
    
Le mie figlie vogliono sapere  – dice la basilissa – di tutto ciò che riguarda le spose latine dei principi Paleologhi e come sono apparse durante il loro ricevimento al palazzo delle Blacherne. Quando vivevo nella casa di mio padre, venivo sempre portata alla reggia del basileus Manuele II ed ero curiosa di conoscere quello che si diceva delle donne date in sposa ai principi dell’Occidente che non sanno esprimersi nella nostra lingua”.
      
“Le nobildonne dei principati e delle signorie dei paesi dell’Ovest – interviene l’ambasciatore Filelfo -  conoscono i le opere dei poeti che narravano le gesta degli imperatori di Roma. In questi anni, la lingua degli antichi greci di Sparta e di Atene è oggetto di studio per i giovani che vogliono dedicarsi al commercio e intraprendere i viaggi  verso l’Oriente. Le fanciulle delle famiglie ricche vengono educate da precettori che insegnano la filosofia di Platone e di Aristotele. Le loro opere sono oggetto di studio nei monasteri e la lingua greca è conosciuta dai dotti latini”. 
    
“Non metto in dubbio – risponde Teodora Cantacuzeno - la conoscenza delle opere greche da parte dei letterati e dei monaci dei conventi. I discorsi arditi e furbi, sui matrimoni tra le famiglie nobili che appartengono a due culture diverse, permettono ai giovani di superare la noia e i grandi silenzi del cerimoniale. La presenza delle mie figlie e dei loro consorti esaltano l’importanza della venuta di un ambasciatore la cui fama è giunta alle nostre orecchie prima della sua venuta. La curiosità apre la mente e infiamma i cuori. La meraviglia della vita appartiene ai giovani che vogliono confrontarsi e conoscere sempre nuove esperienze”.
    
Le principesse – afferma il dotto segretario – sono piene di gioia di vivere e i loro occhi radiosi sono colmi di buone speranze per il futuro”.
    
La nostra città – afferma la basilissa - prospera e ci permette di pensare a giorni di pace e di buoni matrimoni per le nostre figlie. Il futuro dipende dalle relazioni di buon vicinato che Alessio riesce a instaurare con gli emiri. Una sola preoccupazione è nascosta nel mio animo ed è anche la volontà del mio consorte: “Un matrimonio regale  per nostra figlia Maria.”. La principessa è molto bella ma è attratta dalle armi ed ama confrontarsi con i giovani nelle gare con i cavalli e con l’arco turcomanno. Il suo confessore, il metropolita di Trebisonda, ci dice che ha un animo coraggioso e un carattere fiero, doti che, unite alla sua rara bellezza, la rendono degna di stare al fianco di un imperatore”.           
    
La principessa Maria – esclama ser Filelfo – parla in latino ed attira gli sguardi dei due giovani veneziani che rimangono fissi nel contemplare i suoi capelli dorati. Ciò significa che sa stupire con le sue parole i figli di mercanti abituati alle feste sfarzose di Venezia, dove le donne gareggiano nel mostrare i vestiti più belli e gli ornamenti più preziosi. La figlia prediletta di un imperatore merita di sposare non un vecchio imperatore ma un principe designato a regnare su vasti territori ed essere basileus di tanti popoli”.
    
“Le tue parole – dice la Cantacuzena – sono un balsamo per l’animo di una madre. I principi ereditari sono sempre sottoposti al volere dei loro genitori. I regnanti non sanno pensare alle aspirazioni recondite dei cuori dei loro figli e spesso ascoltano le dicerie di consiglieri che pensano soltanto alla grandezza dei loro signori. Anch’io sono sottoposta al volere del mio consorte il cui unico pensiero è quello di pensare alla sicurezza e alla prosperità di questa città”. 
    
“Le donne delle famiglie regnanti – afferma ser Filelfo – sono l’unica speranza per restaurare la pace tra i popoli. Il loro sacrificio è ricompensato con l’onore di condividere con i loro consorti, prescelti dalla Divina Sapienza, la corona regale o il titolo nobiliare che permette di governare le città e le genti di vasti territori.
    I governanti pensano di risolvere le loro controversie soltanto con le armi e non si affidano alle soluzioni ritenute più eque per i belligeranti. L’orgoglio spinge i più deboli a cedere alla passione e a perdere la vita e il potere. Le spose fedeli sanno ingentilire gli spiriti focosi dei loro mariti e spingerli a cercare la pace per offrire un futuro alla prole.
    I guerrieri più forti pensano a un potere fatto di terre e di possedimenti sempre più estesi, mentre coloro che hanno poche possibilità di vittoria possono salvaguardare le loro terre e donare una pace duratura al loro popolo”.
Francesco Liparulo - Venezia

PS: Brano tratto da “Storie venete” di Francesco Liparulo. Vedi galeaveneta.blogspot.com su yahoo.it

Da Wikipedia: Maria Comnena di Trebisonda (1403 c.ca -1439), figlia di Alessio IV Comneno di Trebisonda e di Teodora Cantacuzena sposò nel settembre del 1427, all'età di 23-24 anni, Giovanni VIII Paleologo giunto alle sue terze nozze. Era considerata una delle donne più belle del suo tempo
“Un giorno [a Santa Sofia] vidi il patriarca celebrare la funzione alla loro maniera, alla presenza dell'imperatore [Giovanni VIII], di sua madre [Elena Dragas] e di sua moglie [Maria Comnena], che è una dama bellissima, figlia dell'imperatore di Trebisonda, e di suo fratello [Tommaso Paleologo], che era despota di Morea.(...) Rimasi anche senza bere nè mangiare fino al vespro, molto tardi, per rivedere l'imperatrice, che aveva pranzato in una residenza nei pressi. In chiesa, infatti, mi era sembrata bellissima, e io volevo guardarla all'aperto, e anche scoprire come andava a cavallo.(...)  La mia prima impressione fu confermata; anzi, mi sembrò ancora più bella. Mi avvicinai così tanto che mi fu intimato di tirarmi indietro. Mi parve che non si potesse scorgere in lei la minima imperfezione, se non forse che aveva il viso truccato, anche se non ne aveva alcun bisogno, perchè era giovane e di pelle candida.(Bertrandon de la Broquière, Le voyage d'Outre-Mer, 1432-1433)

Da Wikipedia: Francesco Filelfo (Tolentino, 25 luglio 1398Firenze, 31 luglio 1481) è stato un umanista e scrittore italiano.
I suoi primi studi di grammatica, retorica e latino furono compiuti all'Università di Padova, sotto la guida di Gasparino Barzizza
Negli anni acquistò una tale reputazione da ricevere, nel 1417, la cattedra di oratoria e filosofia morale a Venezia. Egli si dedicò principalmente all'insegnamento di Cicerone e Virgilio, considerati al suo tempo l'espressione più alta dello stile latino. 

Nel 1419 il governo di Venezia gli assegnò il ruolo di segretario del massimo rappresentante dei Veneziani (il bailo) a Costantinopoli. Durante i sette anni di permanenza nella città, egli acquisì una conoscenza del greco quotidiano probabilmente superiore a quella di qualsiasi suo contemporaneo, nonostante la sua conoscenza del greco classico rimanesse tutt'altro che impeccabile. In questo periodo sposò anche Teodora nipote di Manuele Crisolora, il dotto bizantino che per primo insegnò il greco in Italia e, su raccomandazione di quest'ultimo, fu impiegato in molte missioni diplomatiche dall'imperatore Giovanni VIII Paleologo. Nel 1427 accettò un nuovo invito delle autorità veneziane a riprendere la sua carriera di insegnante universitario. Da allora, la vita di Filelfo, che si sviluppò nei principali centri della cultura italiani (Venezia, Milano, Firenze, Siena), fu un alternarsi continuo fra lezioni universitarie, pubblicazioni di suoi scritti, amicizie con personaggi altolocati e dispute accese con i suoi avversari. Fu infatti uomo di grande vigoria fisica, con un'inesauribile energia intellettuale, un uomo dalle violente passioni e dai molti desideri; una persona orgogliosa, irrequieta, avida di soldi e gloria, incapace di fermarsi in una sede e sempre impegnato in querelle con i dotti del tempo.

Gentiloni continua Renzi ed annulla il Referendum

IL POPULISMO DEI GOVERNANTI
NON RISOLVE I PROBLEMI DEL PAESE
Oggi si dice che "viviamo in società liberale e democratica". Per i padri fondatori del liberalismo occorreva il bilanciamento dei poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario) e c'era intuizione di moderato pessimismo sulla natura umana per il fatto che l'uomo cerca di abusare del potere. C'era anche l'intuizione dell'idea di libertà sotto la legge, cioè la libertà deve essere regolata dalla Legge.

Nella società tra individuo e Stato vi sono varie formazioni come la famiglia, i raggruppamenti professionali e i sindacati. Nel pensiero repubblicano democratico si da rilievo alle virtù civiche e alla partecipazione sociale, cioè non solo libertà da intrusione nel mio spazio privato, ma anche e, soprattutto, "libertà per" fare qualcosa. Si tratta di essere attenti alle esigenze della società civile ed impegnarsi nel presente per cose concrete, cioè essere aderenti alle attese dei lavoratori e dei giovani. In Europa decisi per contare e promuovere leggi europee per uscire dalla globalizzazione attuando un mercato sociale per il benessere di tutti gli Europei.

La società civile è tale se fondata sul rispetto dell’uomo esistenziale e concreto, dei suoi diritti, se è ben salda sulla fede nel progresso interno della vita e della storia del popolo italiano e se si avvale della forza della libertà.

L'attuale momento storico europeo è segnato dal dualismo Stato – mercato e dalla mescolanza di neoliberalismo e di socialismo democratico. Di fronte allo Stato e al mercato sta l’individuo, sottoposto alle decisioni del potere economico e del potere politico.

Le attuali democrazie devono fare i conti con le sfide del mondo globalizzato. Si auspica un diverso rapporto tra individui e società civile, un diverso modo di concepire la dignità della persona e la dignità del suo lavoro, cioè si chiede una maggiore cittadinanza attraverso una maggiore attenzione alla persona e ai suoi bisogni di esistenza.

Le democrazie devono risolvere il problema della ridistribuzione dei beni per evitare la scissione dei legami sociali. Le "male bestie " di Sturzo sono ancora oggi lo statalismo, la partitocrazia e lo sperpero del denaro pubblico.

I valori del popolo italiano (dignità della persona umana, famiglia, solidarietà e sussidiarietà) sono indispensabili ad una valida democrazia perché promuovono un sentimento della vita, ancorato alla centralità dell’uomo, e permettono "una convivenza ordinata e feconda". Le basi della nostra nazione, come entità permanente, sono le regole immutabili della legge naturale, insite in ogni uomo e donna, la continuità culturale, la tradizione, la consapevolezza storica, l'amore di patria. A questi valori sono ancorati i cuori di tutti gli Italiani.

I cittadini che credono nei valori della persona umana e della sua libertà, si rivolgono a tutti gli elettori che vogliono mantenere nel tempo presente i valori del popolo italiano che hanno ispirato tutti coloro che ci hanno preceduti nell’amore verso la nostra Patria, resa una e indivisibile da coloro che seppero offrire anche la loro vita per il bene di tutti. 

Ogni cittadino ha il diritto di essere rispettato, cioè ha una sua dignità in quanto persona e soggetto di diritto che possiede dei diritti dovuti dalla sua necessità di esistere in libertà, nell’ambito di una società in cui si impegna per il bene comune.

La cellula vitale della società è la famiglia e lo Stato non può disinteressarsi. C’è un basso tasso di natività in Italia perché non si promuove un’agevolazione di tipo fiscale ed economico per i nuclei familiari. La società politica deve perpetuare se stessa ed occorre introdurre più profondamente i criteri di solidarietà e sussidiarietà. Soltanto la sussidiarietà, cioè la possibilità di permettere alle famiglie di trovare i giusti rimedi ai loro bisogni, può evitare le derive di tipo corporativistico e la formazione delle "lobby" che fanno eleggere deputati per i loro interessi e non per il bene di tutti i cittadini.


Francesco Liparulo - Venezia

venerdì 30 dicembre 2016

                          Le strade dei piccoli mercanti
IL LINGUAGGIO DEL COMMERCIO A COSTANTINOPOLI
    Un vociare confuso, proveniente dalla piazza del quartiere dei veneziani, sveglia i due giovani mercanti, ospiti del bailo della colonia. I venditori ambulanti fanno sentire le loro grida, annunciate dal suono del corno e dal battito del tamburello.
    
Qualcuno bussa alla porta e con voce suadente esclama: “Il bailo vi aspetta nel salone. Fate presto a scendere, ser Benedetto deve recarsi al Consiglio dei mercanti e vuole farvi alcune raccomandazioni”.
    
"Francesco, sbrigati, sono già pronto - esclama Marco - ­e ti aspetto fuori per rassicurare Rodopios che è venuto a darci la sveglia".
    
"Vedo che siete desiderosi - dice il padrone di casa ai due giovani - di conoscere la  città e vi affido a ser Ludovico. II mio tesoriere conosce tutti i segreti di coloro che tengono bottega lungo le strade della città. Rodopios vi accompagna e vi fa assaggiare tutte le leccornie esposte sulle bancarelle".

I1 quartiere dei Veneziani é vicino alla strada con i portici che attraversa da Nord a Sud la città, cioè dal porto del Corno d'Oro fino al mare Pontico. L'asse viario incrocia la strada principale di Costantinopolì che tutti chiamano Mesè. La grande arteria attraversa nel mezzo la città da Est a Ovest ed è l'anima commerciale della capitale dell'Impero romano d'Oriente. Tutti gli imperatori la percorrono nei giorni del trionfo per gioire ed essere acclamati dalla popolazione, ma anche per piangere nei giorni di lutto. Il percorso trionfale ha come traguardo la casa della Santa Sapienza, collocata nell'Estremità della città, sul primo dei sette colli del territorio urbano, da dove la popolazione vede sorgere il sole che illumina e riscalda tutte le case. Il tempio è sormontato da una grande cupola nel cui interno appare la Vergine che mostra il Figlio.
    
"Siamo nel centro dei commercio della città - dice con entusiasmo ser Ludovico, dopo aver percorso alcune strade -­e qui ci fermiamo un attimo per prendere fiato e per guardare la magnificenza delle costruzioni che ci circondano. Tutta questa gente viene qui dove si compra e si fanno piccoli affari. Alle nostre spalle la via che abbiamo percorso, proveniente dal porto, che incrocia questa grande
via, larga circa 12 cubiti e fiancheggiata da portici in doppio ordine. È la Mesè. Alla vostra destra, si vede il grande arco che è l’ingresso  del Foro di Teodosio. A sinistra, la via porta al Foro di Costantino. II tratto più importante per noi mercanti inizia proprio da qui e ci porta ad Est verso l'antica reggia degli imperatori".
    
"Perché questo tratto della strada - esclama Marco - è così importante per noi veneziani? Non bastano le botteghe all'interno del nostro quartiere dove i locali sono ampi e ben tenuti? Perché tutti vengono in questa strada dove ci sono alcuni portici in uno stato fatiscente che risentono degli effetti degli agenti atmosferici? Penso che una bottega, con la merce messa in ordine e al riparo dalle intemperie, possa essere più ricercata da chi vuole acquistare la mercanzia esente da qualsiasi danno, causato dal trasporto o dalla continua esposizione all'aperto”.
    
"Le tue domande - risponde il camerlengo - non mi sorprendono perché non conosci questa città e non hai imparato a capire l'animo degli uomini. La Mesè è sempre esistita fin dalla fondazione della città di Costantino. Da più di mille anni questa via è in mezzo a tutti i sogni e le aspirazioni dei mercanti che parlano tante lingue e intendono una sola cosa: «Guadagnare». Venezia è nata ed è diventata grande grazie a questa città. II leone di San Marco ha imparato a ruggire perché ha sempre sentito la voce del potente imperatore, designato a governare il mondo e a provvedere alle aspettative degli uomini. Le guerre civili e le contese tra i Principi delle case regnanti hanno indebolito il ruolo dell’imperatore che ha sempre chiesto l'aiuto della Serenissima Repubblica. I Veneziani hanno sempre messo a disposizione tutele loro energie e tutte le loro disponibilità pur di difendere la fonte della loro sopravvivenza. Se Costantinopoli vive, anche Venezia può aspirare al benessere dei suoi cittadini. Il grande organismo del commercio di tutto il mondo vive perché qui c'è un’anima che la tiene in vita. Lo spirito del commercio vive in questa strada che conduce al sacro palazzo dell'imperatore e si alimenta di tutte le aspirazioni e i sogni di coloro che credono di poter cambiare in meglio i loro destini e le loro fortune. In questa strada tutto si svolge alla luce del sole e la merce è esposta per chi la sa apprezzare. Lo sguardo, di chi è interessato ad acquistarla, la valuta  al di là del suo aspetto presente e le dà un valore che è fonte di guadagno. Non conta l'aspetto esteriore dei portici ma la fiducia che ogni venditore fa nascere in chi viene a fare acquisti in questa via. Uomini, donne, giovani, ragazzi, trovano quello che cercano, perché tutto ciò che produce la natura o la fantasia umana viene esposto qui per appagare ogni desiderio del cuore. Molti artigiani e venditori sì riforniscono presso i magazzini dei nostri mercanti. Anche in questa strada ci sono i veneziani che hanno preso in affitto le botteghe per svolgere la loro attività artigianale o per vendere la merce che arriva con le navi. Tante uomini capaci si sono trasferiti in questa città che è diventata la loro seconda patria ed hanno acquisito i costumi dei locali. I loro figli sanno parlare la lingua greca e sanno sostituirsi ai loro genitori nella gestione della bottega Nella Mesè sì usa il linguaggio del commercio che è quello di saper vendere e tutti si sentono di appartenere a ad un'unica grande famiglia".
    
"Rodopios - grida un venditore ambulante di leccornie -  da  tanto tempo non porti più le figlie dei bailo ad assaggiare le mie frittelle al miele. Vedo che sei accompagnato da giovani che sembrano appena arrivati in questa città. Le loro tuniche, ben strette ai fianchi e fieramente portate, mi fanno capire che sono nobili veneziani. Il miele della Tracia è veramente squisito e si accompagna bene alle focacce fritte”.

    
“Sono lieto di vederti, Nicolas, e di far assaggiare agli amici del mio padrone le prelibatezze esposte sul tuo carrettino. Io prendo le mandorle tostate. Vedo che i prezzi sono un po' lievitati rispetto al passato ed occorrono più monete con l'effigie del nostro imperatore".
Francesco Liparulo - Venezia

PS: Brano tratto da "Mercanti veneziani a Costantinopoli" di Francesco Liparulo in "Storie venete" di Francesco Liparulo. Vedi galeaveneta.blogspot.com su yahoo.it

giovedì 29 dicembre 2016

Patrizi veneziani alla corte del basileus di Costantinopoli

LO SCRIGNO DEL DOGE TOMMASO MOCENIGO
Le notti di settembre, qui a Costantinopoli, fanno sognare. 
I marinai, sistemati tra i banchi sopracoperta, guardano il cielo stellato e, pensando alla casa lontana, fantasticano un ritorno prospero e felice. Sulla nave c’è chi sorveglia e vigila. Il punto di approdo è circondato da una grossa catena. Nessun forestiero può avvicinarsi. 

Appare l’alba. La città sta ancora dormendo. Si sente un galoppo proveniente da Ovest, lungo le mura marittime che si affacciano sul grande porto di Costantinopoli, lungo l’estuario del Corno d’Oro. Il comandante è già al suo posto sul castello di poppa, attorniato dai suoi ufficiali. Una leggera brezza gonfia lo stendardo di San Marco. Dalla porta di Perama, adiacente all’allo scalo, escono dei cavalieri con le insegne imperiali. 

Il battito del tamburo della galea risponde al suono delle trombe imperiali. I cavalli si arrestano alla catena che circonda il punto di approdo.  Un nobile cavaliere scende dal suo destriero e chiede di salire a bordo. Il capitanio fa disporre la passerella e, accompagnato da due giovani patrizi veneti,  scende dalla nave per accogliere l’ospite atteso.     

“Sono Andronico – esclama il cavaliere - primo ministro del basileus Manuele, ho l’ordine di scortare il  capitanio di questa galea al palazzo imperiale delle Blacherne”.    

Sono Giovanni, il comandante della nave. Sono pronto a seguirti con il mio ufficiale, ser Domenico, e con il nobile ser Pietro, incaricato dal nostro Serenissimo Principe, il doge Tommaso Mocenigo, di portare uno scrigno all’imperatore”.       

I patrizi di San Marco, scortati dalla Guardia Variaga, lasciano il porto e si dirigono al Sacro Palazzo  dell’imperatore, situato nel distretto delle Blacherne all’estremità Nord occidentale della città. I cavalieri percorrono la strada interna alle mura marittime lungo il porto del Corno d’Oro ed entrano nella reggia imperiale, costituita da alcuni edifici. Il corteo si ferma davanti al palazzo, sede degli appartamenti imperiali. 

Nel piazzale, antistante alla residenza dell’imperatore, è presente il bailo con il suo segretario, ser Francesco Filelfo, esperto non solo di diritto e di letteratura, ma anche della lingua greca.     
I nobili veneziani, scortati dai funzionari del palazzo, vengono portati nella sala del trono, dove i principi della famiglia imperiale e alcune nobildonne sono in attesa di accogliere il basileus.    
Tra i presenti ci sono alcuni che portano vistosi copricapi e sono oggetto degli sguardi furtivi delle nobildonne. Si tratta di  musulmani accreditati alla corte paleologa ed appartenenti alle famiglie regnanti dell’Oriente: Arabi, Turchi seleucidi e ottomani, Mori dell’Africa, principi del Vicino, del Medio e dell’Estremo Oriente. 

Ogni credente religioso ha nella città il  luogo di preghiera inserito nel suo quartiere. Tutti sono mercanti e rispettano le leggi imperiali: il basileus è per tutti il giudice supremo e il legislatore unico della città.       

All’improvviso si interrompe il brusio degli astanti e il silenzio domina nella sala.  
Il responsabile del cerimoniale di corte, capo degli eunuchi di palazzo, fa sentire la sua voce: “Onore al basileus Manuele II ed al coimperatore Giovanni VIII”.    
Ho interrotto il mio ritiro dalla vita pubblica – dice l’imperatore rivolgendosi agli ospiti – la mia età non mi consente di dedicarmi alla difesa della città, affidata al mio figlio Giovanni che ha respinto nello scorso mese di agosto un sanguinoso attacco dei nemici della città. Alcuni degli assalitori bivaccano fuori le mura terrestri e impediscono l’apertura delle porte. Sono venuto per accogliere gli inviati del Serenissimo Doge che mi ha sempre accolto con tutti gli onori quando sono stato in Occidente, per chiedere aiuto ai regnanti e al venerabilissimo papa  che ci sostiene con la sua opera mediatrice. Invoco sempre  la Vergine Blachernissa, che ha sempre salvato la città, affinché continui a tenere le braccia alzate per tutti noi. 
Nel convento, dedicato a Santa Maria Peribleptos,  trascorro i miei giorni di silenzio e di preghiera. Venezia ha custodito da anni un pegno in gioielli che appartenevano alla basilissa Anna, di Casa Savoia e consorte di mio nonno, Andronico III
La mia riconoscenza al Serenissimo Governo Veneto per la restituzione di questo scrigno. La famiglia imperiale sarà sempre riconoscente a chi difende l’imperatore dei Romani e la città consacrata alla Vergine, Madre della Santa Sapienza
Io, che rappresento sulla Terra l’Onnipotente, dichiaro che Venezia ha il diritto di custodire e difendere per sempre il Sacro Palazzo”. 
Francesco Liparulo - Venezia 


PS: Brano tratto da “Mercanti veneziani a Costantinopoli” di Francesco Liparulo in “Storie venete” di Francesco Liparulo. Vedi galeaveneta.blogspot.com su yahoo.it

Trovare soluzioni per la povertà


LA PERDITA DEL LAVORO E DELLA CASA
È  MANIFESTA  INCAPACITÀ  POLITICA
"A Milano e provincia la Croce Rossa Italiana - ha detto Francesco Rocca, commissario straordinario della Cri - distribuisce cibo a 50 mila indigenti. Le nuove povertà sono una delle principali sfide che stiamo affrontando e dovremo affrontare sempre di più nel prossimo futuro. I volontari sono impegnati nella raccolta e distribuzione di abiti e generi alimentari non solo ai senza fissa dimora, ma anche alle famiglie colpite da un impoverimento progressivo a causa della perdita del lavoro o della casa".
Per l'Istituto nazionale di statistica l'11,1% delle famiglie italiane, circa 3 milioni di nuclei familiari, è povero in termini relativi. Per l'Istat la soglia di povertà relativa per una famiglia di due componenti è pari a 1.011,03 euro al mese. Il dato statistico si riferisce a circa 8 milioni di poveri. In Sicilia è povero il 27,3% delle famiglie e in Calabria la percentuale è al 26,2%.

Il Rapporto annuale della Caritas italiana evidenzia che il 33,3% degli Italiani si rivolge alla Caritas per povertà economica, lavoro e casa. Nel documento è denunciata una "evidente incapacità" del "welfare" italiano, cioè del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, a trovare soluzioni idonee per le nuove forme di povertà, delle nuove emergenze sociali emerse negli ultimi tre anni con la crisi economico - finanziaria.    
Le famiglie italiane risparmiano su tutto. Inoltre sono calati anche gli acquisti di medicinali e prodotti per la cura delle persone. Le manovre governative hanno peggiorato una situazione già drammatica.

La politica sembra assente perché imperversano “statalismo, partitocrazia e sperpero del denaro pubblico”.

"Illegalità, corruzione e malaffare - ha evidenziato Luigi Giampaolino, presidente della Corte dei conti - sono notevolmente presenti nel Paese

Le manovre di riequilibrio del bilancio, di dimensioni imponenti, se assunte sotto la spinta dell'emergenza, necessariamente non possono non determinare iniquità, squilibri ed effetti recessivi.

“La crisi internazionale ha colpito tutti – ha detto Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea – ma in modo particolare i giovani. La iniqua distribuzione del peso della flessibilità solo sui giovani porta le imprese a non investire nei giovani il cui capitale umano spesso si deteriora in impieghi in scarso valore aggiunto. Oltre a ferire l’equità, costituisce uno spreco che l’Italia non può permettersi perché il sottoutilizzo delle risorse dei giovani riduce in vari modi la crescita”. 

Per l'Istat, più di 2 milioni di giovani italiani tra i 15 e i 29 anni, non studiano, non lavorano e non si preparano a farlo. 

La generazione italiana esclusa dal mondo del lavoro è la più numerosa nell'Eurozona dove il dato complessivo si attesta su 14 milioni di giovani inattivi. La disoccupazione giovanile italiana, secondo i dati di Eurofound (Fondazione dell’Unione europea per i temi del lavoro e le condizioni di vita) porta a una perdita di 32,4 miliardi di euro del prodotto interno lordo nazionale. “Le conseguenze di una generazione perduta – si evidenzia nel rapporto di Eurofound – non sono solo economiche, ma anche sociali. Si rischia che tanti giovani rinuncino alla partecipazione democratica della società.   

C'è l'esigenza di uno Stato che riconosca e sostenga le famiglie e le imprese secondo il principio della sussidiarietà, agevolando lo sviluppo di tutte quelle energie delle singole persone e delle organizzazioni sociali per creare una comunità civile che si conserva nel tempo. L’esortazione è quella di realizzare una società giusta il cui centro è la persona.

Si tratta di rispondere ai bisogni dei meno abbienti, di riequilibrare le aree produttive e abitative, di garantire lavoro ai capifamiglia e prospettive di impiego per i milioni di giovani che sperano nei loro governanti, di realizzare trasporti senza inquinamento, di garantire servizi sostenibili per gas, acqua, energia e raccolta rifiuti.

Ci si domanda come è possibile curare le “patologie politiche”, quando trionfano le passioni che fanno degenerare la democrazia?

Si auspica una società politica fondata sul rispetto dell’uomo esistenziale e concreto, dei suoi diritti, sulla “fede nel progresso interno della vita e della storia del popolo italiano, sulla forza della sua libertà. L’azione dell’eletto del popolo deve alimentare il progresso della civiltà nel senso di arricchire il bene comune che è fatto di prosperità materiale e spirituale per tutti gli uomini e donne della cittadinanza italiana. 

Molti cittadini vogliono agire politicamente per poter partecipare alla costruzione di un Paese dove ciascuno possa realizzarsi e dare il meglio di sé, dove lo Stato non espropri i cittadini di ciò che sono riusciti a conquistare con il lavoro e i sacrifici di una vita. Si tratta di realizzare uno Stato dove ciascuno possa tenere aperta la porta della speranza e tenere alta la bandiera della libertà.    

Si rivendica una discussione dentro il Parlamento italiano per una maggiore aderenza alle istanze del popolo. I problemi dell’immigrazione, quelli legati alla perdita dei posti di lavoro, quelli del precariato giovanile sembrano non aver spazio nelle proposte del potere esecutivo. La politica deve dare risposte ai bisogni economici dei lavoratori e delle loro famiglie, deve garantire la legalità e i diritti a tutti i cittadini, deve frenare la corruzione, impedire lo sperpero del denaro pubblico, cioè deve essere vero motore di riforme istituzionali equilibrate e condivise.

Le famiglie diventano sempre più povere. Il principio di sussidiarietà deve spronare i cittadini a controllare lo Stato per farlo intervenire quando essi non possono raggiungere con le loro forze i beni e i servizi a cui tengono. È questa la missione che ciascuno di noi, con il proprio operato facendo attività politica, deve sentire come missione principale, per poter partecipare alla costruzione e al mantenimento di una società civile. 

Si tratta di spronare i parlamentari e gli amministratori pubblici ad eliminare gli sprechi e risolvere il problema dei 2 milioni di giovani senza lavoro, cioè per risolvere i gravi problemi che sono uno Stato indebolito di fronte alle speculazioni del mercato finanziario, una democrazia apparentemente fragile di fronte alla crisi, un elettorato che sfiducia i partiti tradizionali e si lascia convincere dalle parole dei nuovi demagoghi del popolo.

Francesco Liparulo - Venezia
Vedi galeaveneta.blogspot.com su yahoo.it

Inquietudine per la povertà dilagante

SOCIETÀ PIÙ GIUSTA CON LA SUSSIDIARIETÀ
Nella società politica sono ancora presenti le "male bestie" indicate da Luigi Sturzo, cioè lo statalismo che è contro la libertà, la partitocrazia che è contro l'uguaglianza, l'abuso del denaro pubblico che è contro la giustizia. 

C'è l'esigenza per la società civile di uno Stato più umano che riconosca e sostenga la persona umana secondo il principio della sussidiarietà, agevolando lo sviluppo di tutte quelle energie delle singole persone e delle organizzazioni sociali per creare una comunità civile che si conserva nel tempo.

Le società liberal democratiche falliscono se non riusciranno a includere quelli che sono esclusi dalla creazione della ricchezza, cioè entreranno in crisi le società se non pongono rimedio al senso di estraneità e di anomia delle persone. 

La preminenza conferita al singolo con la scissione dei legami sociali muta la democrazia che per l'americano Abraham Lincoln è "il governo del popolo, da parte del popolo e per il popolo".

L'esortazione è quella di costruire una società più giusta il cui centro è la persona che si realizza liberamente, cioè una comunità fondata sul progresso della vita e sulla forza della libertà in cui sia riconosciuta la dignità dell'uomo esistenziale dal suo concepimento fino alla sua morte naturale.

Il compito delle persone investite di potere politico è quello di emanare una legislazione che garantisca un’ordinata convivenza sociale nella vera giustizia perché tutti i lavoratori possano trascorrere una vita dignitosa. La legge civile deve assicurare soprattutto i diritti fondamentali che appartengono alla persona.

Fondamentale fra tutti è il diritto al lavoro per chi presta la sua opera per il bene proprio e della sua famiglia. La società politica necessita di uomini e donne che possano dare un senso all'esistenza concreta del cittadino che è soprattutto aspirazione alla libertà di realizzarsi nell'ambito di una comunità civile. 

L'attuale crescita degli indigenti evidenzia una forte diseguaglianza tra ricchi e poveri e un fenomeno do ingiustizia sociale.

Gli esponenti politici non devono accettare il relativismo che svilisce la dignità della persona umana nella sua stessa comunità con la diffusione del crimine, la droga, il degrado urbano, la prostituzione, l’inquinamento, l’abbandono della famiglia a se stessa. 

I valori spirituali del popolo italiano devono essere difesi e tramandati per conservare la nostra identità e promuovere un futuro per la nostra società civile.

Francesco Liparulo - Venezia

mercoledì 28 dicembre 2016

I remigi delle galea veneziana

LE DONNE DEL QUARTIERE DI SANT’EUFEMIA
Il rito mattutino nella chiesa di Sant’Eufemia è finito. Le donne attendono il loro turno per accendere i sacri ceri e implorare il ritorno della prosperità nelle famiglie. L’odore dell’incenso concilia l’apertura dello spirito alla speranza di un avvenire migliore per i figli del popolo. Il rappresentante del santo Patriarca ascolta con pazienza le suppliche delle madri che chiedono l’intercessione del Primate per allontanare la miseria dal quartiere. Il prelato promette l’intervento della Grande Madre Chiesa che non abbandona mai i suoi figli.

Il vocio dei venditori ambulanti nella piazza, antistante il sacro luogo, desta l’attenzione delle donne, perché si sentono gli inviti dei marinai stranieri che offrono la loro mercanzia.

L’arrivo della Capitana da alcuni giorni è argomento di ragionamenti e di pettegolezzi tra le popolane interessate alla merce che proviene dalla lontana città di San Marco. Il rullio cadenzato dei tamburi e le grida del banditore sono passati per tutte le strade del quartiere ed hanno annunciato la vendita al dettaglio delle stoffe e degli oggetti necessari agli usi domestici. La vendita avviene sotto il patrocinio del governatore della colonia veneziana e secondo le regole del Prefetto della città.

Le donne si avvicinano ai banchetti dei rematori veneziani perché hanno la possibilità di acquistare tanti oggetti di metallo e di vetro, indispensabili in qualsiasi casa ed introvabili nei negozi del quartiere.
“Tommaso, si stanno avvicinando due belle donne – esclama il prodiere Virgilio – fai in modo che possano interessarsi alle tue collane di Murano. Gli ornamenti femminili attirano le fanciulle e le loro madri. Io faccio vedere le serie di coltelli per trinciare le carni. Marin, metti in mostra tutto il fustagno e fatti notare perché si avvicinano le donne che vogliono parlare con i remigi giovani”.

Cosa devo dire – sussurra Tommaso – a queste due che guardano la merce? Il cuore mi batte forte”.

“Non è necessario che tu sappia parlare in greco – risponde Virgilio – perché queste popolane conoscono alcune parole della nostra lingua. Chi è interessato alla merce tocca quello che vuole acquistare e mostra in una mano quanto è disponibile a pagare”.

“Guarda, madre, come sono belle queste collane di Venezia – dice una fanciulla con la tunica azzurra e il velo bianco sul capo - e come attraggono questi colori dorati”.

“È proprio vero, Laimorosina, le pietre preziose dell’Oriente – esclama la donna con la capigliatura ricciuta sotto un velo trasparente - non emanano, sotto i raggi del sole, tutti questi riflessi. Puoi provare la collana che più ti piace”. 

La fanciulla si fa aiutare dalla mamma per cingere il suo collo roseo con le perline luccicanti. L’emozione le fa palpitare il petto e arrossire le gote paffutelle.

Questa collana ti sta proprio bene, figlia mia, perché si armonizza al colore della tua pelle e anche alla tua veste. Le perline di Murano esaltano la tua bellezza”.
Il remigio si fa coraggio e dopo aver deglutito il suo stupore, fissa negli occhi la fanciulla ed esclama: “Solo una moneta d’oro con l’effigie dell’imperatore”.

“Non essere precipitoso, Tommaso – interviene Virgilio – e lascia che la mamma esprima un’offerta. La sua valutazione è importante perché determina la possibilità di acquistare la collana. Il desiderio della donna, di rendere la figlia più bella, aumenta il pregio dell’oggetto e fa lievitare l’offerta che ripaga le nostre fatiche per il lungo viaggio”.

“Mi chiamo Trixobostrina. Io e mia figlia siamo popolane del quartiere e non disponiamo di monete d’oro. La collana è molto bella e posso scambiarla con la seta lavorata che conservo a casa”.

“Io sono Virgilio – risponde il venditore – e il mio amico Tommaso è disposto a cedere la collana anche con una pezza di seta lavorata nei laboratori della città. Il tessuto che si ottiene con il filo del baco è molto apprezzato nella nostra patria e siamo disposti a scambiarlo con le collane. Sono curioso di sapere l’origine della pezza per darle un giusto valore”.

“Ogni donna di questa città apprende, fin da bambina, la lavorazione della seta. I bozzoli del baco o la seta grezza vengono venduti al mercato. Ogni famiglia del popolo conosce il segreto per tessere il filo necessario a confezionare un velo prezioso, per adornare il proprio capo nei giorni di festa. Il Prefetto della città permette alle popolane di lavorare la seta a condizione che venga portata ai magazzini imperiali. Mio marito, coltivatore del gelso nei campi imperiali, situati fuori la città, è stato sorpreso dall’esercito del sultano ed ha perso la vita nell’ultimo attacco alla mura della città. Mia figlia ed io viviamo con il lavoro artigianale della tessitura della seta grezza. L’assedio degli Ottomani ha interrotto l’allevamento del baco da seta intorno alla città e il prezzo della seta grezza è salito così tanto che non rende più concorrenziale la nostra manifattura artigianale. Conservo alcune piccole pezze che ho tessuto quando mio marito mi comprava il filo di seta al mercato”.

“Se ci porti la seta – incalza il remigio - Tommaso è disposto a dare a tua figlia la collana più bella”. 
Francesco Liparulo - Venezia


P.S. Brano tratto da "Mercanti Veneziani a Costantinopoli" di Francesco Liparulo galeaveneta.blogspot.com

Il benessere sociale appartiene a tutti

SCARTI TRA CONCEZIONI SOCIAL DEMOCRATICHE 
E LA CONDIZIONE REALE DELLA CITTADINANZA
Il corpo politico necessita persone che mantengano la tensione morale nella comunità civile, perché ha esigenza di ritrovare la propria identità attraverso l’azione di politici che sappiano promuovere il benessere sociale per tutti.
L'idea civica repubblicana rispetto alle "soluzioni social democratiche" del "Partito democratico renziano" è più esigente in quanto richiede che i cittadini sviluppino disposizioni e scelte orientate verso il bene comune piuttosto che centrate sul self-interest, cioè siano capaci di vivere legami morali, umani e spirituali con altri.
Se la libertà di coscienza dovesse comportare una completa traduzione nell'azione e nei comportamenti, qualsiasi legislazione verrebbe travolta e ci sarebbe l'arbitrio.
Questione fondamentale della nostra epoca è soprattutto il tema dell'inclusione/esclusione civile. Le attuali social democrazie europee devono fare i conti con numerose sfide.
Si auspica un diverso rapporto fra persona e comunità, cioè un diverso modo di concepire il lavoro.
Si vuole una società civile attraverso più attenzione ai bisogni delle persone e non cittadinanza attraverso più mercato.
Ci sono scarti tra le concezioni ideali delle social democrazie e la condizione socio politica reale.
Francesco Liparulo - Venezia

Lo Stato datore di lavoro indiretto

LA SINISTRA, LA DESTRA E IL CENTRO
DISCONOSCONO I VALORI FONDAMENTALI

La politica deve dare risposte ai bisogni economici dei lavoratori e delle loro famiglie, deve garantire la legalità e i diritti a tutti i cittadini, deve frenare la corruzione, impedire lo sperpero del denaro pubblico, cioè deve essere vero motore di riforme istituzionali equilibrate e condivise.

C'è l'esigenza, in questo momento di recessione, di uno Stato che riconosca e sostenga le famiglie e le imprese secondo il principio della sussidiarietà, agevolando lo sviluppo di energie singole e di organizzazioni sociali per creare una comunità civile che si conserva nel tempo e non degeneri per “le patologie politiche” presenti nella comunità.
I valori fondamentali della società (la persona umana, la famiglia, la sussidiarietà, la solidarietà) passano in secondo luogo nel sistema Stato - mercato che impone le proprie concezioni individualistiche nell’attuale mondo globalizzato, dove le regole del mercato non tengono conto della dignità della persona umana.
Lo Stato è il primo responsabile di tutta la politica del lavoro, cioè è il datore di lavoro indiretto che deve provvedere all’emanazione delle leggi che disciplinano il settore lavorativo. Le attività delle società produttive, direttamente responsabili perché determinano i contratti e i rapporti di lavoro, esigono una politica che garantisca il rispetto degli inalienabili diritti delle persone.
La difesa degli interessi esistenziali dei lavoratori in tutti i settori produttivi è resa possibile soltanto da uno Stato che dispone di istituzioni che considerano la persona umana come soggetto del lavoro e non come “merce” per aumentare la ricchezza del Paese.
Francesco Liparulo - Venezia

L'identità del popolo va difesa

LO STATO DEVE COMPENDIARE 

L'AZIONE  DEGLI  INVESTITORI
I valori del nostro Paese tra cui in primo luogo quello della persona e del lavoro devono essere difesi per conservare la nostra identità. 
La globalizzazione si governa promuovendo occupazione che dà prosperità, garantendo l'equità che elimina le ingiustizie sociali e armonizzando la sostenibilità per le prossime generazioni.
Lo Stato italiano deve compendiare l'azione degli investitori mondiali in modo da attrarre i capitali con una giusta ed equa regolamentazione finanziaria e commerciale in ambito europeo e mondiale per promuovere occupazione e progresso per tutta la cittadinanza europea, cioè attuare un'economia sociale di mercato e promuovere la solidarietà e la sussidiarietà.
Il Paese soffre e sprofonda ogni giorno con l'aumentare dell'indigenza per tanti Italiani che oggi stentano a vivere con dignità. Molti vecchi genitori continuano a mantenere i loro giovani figli in un'età che dovrebbe permettere loro un sostentamento autonomo e un'affermazione nella società con un lavoro adeguato e dignitoso. 
Francesco Liparulo - Venezia

La libertà del cittadino italiano è in pericolo

PAESE IN BALIA DI POTERI E INTERESSI 
ESTRANEI ALLA CITTADINANZA ITALIANA
La Bce - si evince da F. Q. | 27 dicembre 2016 - posta: per mettere in sicurezza Monte dei Paschi di Siena servono 8,8 miliardi di euro invece dei 5 richiesti fino alla settimana scorsa. I ritardi del governo Renzi hanno reso ancora più critica la situazione dell’istituto senese, che ha già incassato il previsto fallimento del piano di salvataggio di mercato rendendo indispensabile l’intervento dello Stato al capezzale della banca senese per il quale è stato varato un decreto ad hoc lo scorso 23 dicembre dall’esecutivo Gentiloni”.

Il superamento degli egoismi, cioè il trionfo della giustizia sociale, costituisce il fine dell’agire politico che diventa leva che trasforma l’ingiusto in giusto. L'azione coraggiosa del testimone del popolo non è semplice sopportazione, cioè non è calma imperturbabile, ma è provocazione che mira ad eliminare gli ostacoli della vita dei cittadini per la pace e la riconciliazione sociale.

La vita democratica dovrebbe essere un’organizzazione razionale di libertà eticamente e umanamente fondata. L'esigenza di libertà tende a realizzare progressivamente nella vita sociale l’aspirazione dell’uomo a essere trattato nel tutto sociale come una persona e questa aspirazione è un’espressione di un ideale attuabile soltanto con lo sviluppo del diritto, di un senso sacro della giustizia, dell’onore e con lo sviluppo dell’amicizia civica.

La società politica è destinata allo sviluppo delle condizioni di ambiente che portano la moltitudine a un grado di vita materiale, intellettuale e morale conveniente al bene e alla pace del tutto sociale.

Si tratta di realizzare una democrazia nella quale i cittadini non abbiano solo diritto di suffragio, ma si trovino impegnati in modo attivo nella vita politica del Paese. Lo Stato sia strumento a servizio della comunità civile, cioè lo Stato proporzionerà il suo modo di agire in rapporto ai valori della comunità.

Il Partito Democratico  non è più il partito dei lavoratori perché si sottopone alla "troika" europea. Le famiglie dei lavoratori sono disperate, perché non hanno più il vecchio partito di riferimento e cercano nuovi cittadini a cui affidare le loro speranze per un "reddito di cittadinanza" che possa permettere di sopravvivere in un momento di recessione e di mancanza di credito alle piccole e medie industrie italiane.

Il vecchio partito di Berlusconi e gli altri agglomerati sedicenti politici, che appoggiano il governo, hanno perso il contatto con la cittadinanza, vessata da tasse e senza l'apertura di un orizzonte migliore. 
Francesco Liparulo - Venezia


PS: galeaveneta.blogspot.com su yahoo.it

venerdì 23 dicembre 2016

L’ossigeno vitale non arriva alle famiglie


SI SALVANO LE BANCHE 
CON IL DEBITO PUBBLICO 
L’Italia con l’elevata tassazione imposta dal governo non riesce più a sostenere i limiti di spesa imposti in un momento di crisi generalizzata e di fuga dei giovani all'estero perché non trovano lavoro. Il principio di risparmio, imposto dai governi negli ultimi anni nel pubblico e nel privato, ha aggravato la crisi e non ha dato soluzioni alla disoccupazione.

Le banche hanno già ricevuto un grande sostegno con tassi agevolati dalla Banca centrale europea ma non sostengono il loro ruolo che è quello di "aiutare le famiglie e l'impresa in difficoltà". Anzi alcune banche con "raggiri e imposizioni" vendono "azioni" a rischio il cui esito prosciuga i risparmi dei cittadini e anche le buone uscite dei lavoratori in pensione.
L'ossigeno vitale non arriva a chi è impegnato nella produttività del Paese, cioè i lavoratori si trovano ad affrontare una disoccupazione che diventa sempre più insostenibile e le banche continuano a non agevolare il credito a chi fa impresa e genera produttività e lavoro.

C'è l'esigenza, in questo momento di disagio sociale, di uno Stato che riconosca e sostenga le famiglie e le imprese secondo il principio della sussidiarietà, agevolando lo sviluppo di energie singole e di organizzazioni sociali per creare una comunità civile che si conserva nel tempo e non degeneri per “le patologie politiche” presenti nella comunità.

I valori fondamentali della società (la persona umana, la famiglia, la sussidiarietà, la solidarietà) passano in secondo luogo nel sistema Stato - mercato che impone le proprie concezioni individualistiche nell’attuale mondo globalizzato, dove le regole del mercato non tengono conto della dignità della persona umana.

Lo Stato è il primo responsabile di tutta la politica del lavoro, cioè è il datore di lavoro indiretto che deve provvedere all’emanazione delle leggi che disciplinano il settore lavorativo. Le attività delle società produttive, direttamente responsabili perché determinano i contratti e i rapporti di lavoro, esigono una politica che garantisca il rispetto degli inalienabili diritti delle persone.

La difesa degli interessi esistenziali dei lavoratori in tutti i settori produttivi è resa possibile soltanto da uno Stato che dispone di istituzioni che considerano la persona umana come soggetto del lavoro e non come “merce” per aumentare la ricchezza del Paese.

La responsabilità primaria in una società civile e politica spetta all'autorità politica, intesa come funzione essenziale senza la quale la persona umana non può acquisire il bene comune, indispensabile alla sua vita e a quella di tutta la società civile.
Il compito delle persone, investite di potere politico, è quello di emanare una legislazione che garantisca un'ordinata convivenza sociale nella vera giustizia perché tutti i lavoratori possano trascorrere una vita dignitosa.

La legge civile deve assicurare soprattutto i diritti fondamentali che appartengono alla persona.
Il lavoro è un bene essenziale perché con esso l’uomo realizza se stesso ed espleta la sua libertà nella comunicazione con gli altri per la creazione del bene comune, necessario al benessere materiale e spirituale della società civile. L'operaio ha anche una vita familiare che è un suo diritto e una sua vocazione naturale. La sua attività è condizione per la nascita e il mantenimento della famiglia, ritenuta cellula primordiale di tutta la comunità civile. La perdita del salario del capo famiglia mina alla radice l'unità fondamentale della stessa società.

Il valore del lavoro umano, che è tale perché caratteristica essenziale di ogni persona e bene fondante di ogni sviluppo sociale, non può essere calpestato per finalità non rispondenti ai veri bisogni primari dei cittadini.

Il benessere materiale perde significato se non si dà importanza alla dignità del lavoro, cioè la società civile si disgrega e perde coesione se l’attività che genera ricchezza non è protetta da norme che assicurino l’esistenza del lavoratore e della sua famiglia.

Francesco Liparulo - Venezia

giovedì 22 dicembre 2016

Un Natale per tutti gli Italiani


BENESSERE E GIUSTIZIA SOCIALE 
CON LA FORZA DELLA SOLIDARIETÀ
Come è possibile una società più umana di fronte alla situazione del mondo presente con tutte le minacce di degradazione? Il male sembra trionfare agli occhi di tutti di fronte al degrado sociale e alle tragedie familiari che appaiono sugli schermi televisivi o sulla stampa quotidiana e periodica.
Lo stato di pace, di benessere e di giustizia sociale dipende dalla coesione tra le persone, cioè dalla forza vitale della solidarietà che costituisce l’anima della società, fatta di ciò che esprimono le persone che si aprono agli altri con generosità, anche a costo del sacrificio, inteso come impegno di sé al servizio degli altri.

Soltanto coloro che "permettono la coesistenza e il dialogo" delle persone creano una società civile che si conserva nel tempo, perché lottano per la giustizia, l’amicizia civica e la fede nell’essere umano che sono la forza che la fa vivere.
L'azione morale di ogni persona si realizza nella costituzione del bene comune, cioè nell'agire sociale attraverso varie forme espressive che sono la famiglia, i gruppi sociali intermedi, le associazioni, le imprese di carattere economico, le città, le regioni, lo stato e la comunità di un popolo.

Le maggioranze governative, dominate da una concezione individualistica della politica, non tengono conto del valore sociale della famiglia. Il fine delle Istituzioni politiche è quello di aiutare le persone per il loro pieno sviluppo, cioè di garantire ad ogni uomo o donna l’accesso ai beni materiali, culturali, morali e spirituali che sono patrimonio di tutto il popolo.

La dignità della persona si promuove soprattutto con la cura della famiglia naturale, considerata cellula vitale di ogni società civile. Questa espressione originaria della socialità umana richiede il rispetto del principio di sussidiarietà, inteso come aiuto economico, istituzionale, legislativo offerto alla famiglia. Soltanto la costituzione di una società “a misura di famiglia” può garantirla dalle derive individualiste perché la persona e i suoi bisogni devono essere al centro delle attenzioni delle Autorità politiche.

L'applicazione del principio di sussidiarietà significa che lo Stato non deve togliere alla famiglia quei compiti che essa può svolgere da sola o associata con altre famiglie e deve garantirle il suo sostegno, assicurando l’aiuto di cui ha bisogno per assumere le sue responsabilità. La solidità del nucleo familiare è una risorsa per la qualità della convivenza sociale.

La richiesta di uno Stato "più umano e solidale" significa che il mutamento della società spetta alle persone che, chiamate a rappresentare il popolo nelle Istituzioni locali e nazionali, si liberino dalle loro chiusure individualistiche e si aprano per una società vitale i cui membri possano vivere nella costruzione e nella condivisione della “vita buona” per tutti. 

Francesco Liparulo - Venezia

Gli ambulanti di Venezia per la loro sopravvivenza

VENEZIA RIORDINA PLATEATICI E CHIOSCHI
PER  RAZIONALIZZARE GLI  SPAZI  PUBBLICI
Sessione straordinaria del Consiglio Comunale in Ca’ Loredan giovedì 22 dicembre per la discussione e definizione delle linee di indirizzo per uno sviluppo armonico e condiviso dei pianini, ed in generale per l’utilizzo degli spazi pubblici.

Il 10 novembre scorso il Consiglio ha già approvato le proposte di deliberazione P.D. 334/2016 e P.D. 411/2016: Riordino dei Pianini e Chioschi - approvazione dell’Intesa fra Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto - Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna, Regione e Comune.

“Manca - affermava il mese scorso Giovanni Pelizzato della Lista Civica Casson - un quadro di insieme, una valutazione generale, la nostra idea sul futuro della città storica. Riflettere, se non è il caso di cambiare l’ordine dei fattori. Chiedo di non votare in questo Consiglio le delibere, sospendere la votazione e passare a discussione”.

“È previsto - diceva la dott.ssa Ermelinda Damiano, presidente del Consiglio Comunale, prima di passare al voto, un parere favorevole o contrario”.

“Dobbiamo inquadrare la situazione - affermava Paolo Pellegrini di Lista Luigi Brugnaro Sindaco - in prospetti di tempi. Siamo in situazione indipendente dal Consiglio Comunale. È urgente approvare le delibere per dar campo, per bandire il concorso per le concessioni, per regolarizzare. Sarei contrario ad approvare la Mozione di Pelizzato perché i tempi incalzano in maniera drastica”.

Monica Sambo del Partito Democratico sosteneva la Mozione Pelizzato e si appellava ai principi di “eguaglianza e imparzialità” invitando i consiglieri ad “avere visione di insieme. “Non abbiamo - evidenziava la consigliera - un Piano Generale della città. Ci sono criteri più o meno restrittivi in queste delibere per i Pianini. Credo rinviare a visione generale sia scelta migliore per evitare disparità”.

Si votava alle 17.42 la proposta di Pelizzato. 

Presenti 30, votanti 30, favorevoli 8, contrari 22. Il Consiglio non approva.

“Ritenuto che si possono verificare diseguaglianze di zone in esame rispetto a quelle già esaminate - affermava Sara Visman del Movimento 5 Stelle - chiedo sospensione delle richieste ex novo per evitare diseguaglianze per chi fa domanda su zona già esaminata e chi fa domanda su zona non esaminata”.

Paolo Pellegrini esprimeva “parere contrario” alla proposta della consigliera.

“Chiediamo che il Consiglio - diceva Rocco Fiano della Lista Civica Casson - sia in condizione  di definire il Quadro generale senza danneggiare nessuno.  Ci troviamo sempre a sentire cose già confezionate. Siamo il Consiglio per definire le linee guida di questa materia importante. Il Consiglio è artefice e decide indicazioni per gli Uffici. Siamo disponibili”.

Si votava la proposta Visman.
Presenti 27, votanti 27, favorevoli 6, contrari 21. Il Consiglio non approva. 


L’architetto Leo Schubert veniva invitato a intervenire in qualità di rappresentante delle zone interessate dalle delibere. “Voi qui decidete - sosteneva Schubert - su una piccola porzione che non è nemmeno il 20% ; sono aree di maggior pregio della città, siamo apolitici. Vogliamo la pianificazione. Non incentivare trasformazione di varie attività, inserire aree ludiche e lasciamo aree libere”.

Alle 17.55 veniva sospesa la seduta per una riunione dei capigruppo. Si riprende la discussione alle 18.20.  

Damiano La Rocca della Associazione (ambulanti) veniva invitato quale rappresentante di categoria. 

“Necessità mantenere - affermava La Rocca - la specificità dimensionale del mercato per i posteggi. Non sappiamo nulla di  come si vuol procedere sui banchi tipo, sulle loro misure reali. Non è vero che la Soprintendenza può intervenire in maniera autoritaria”.

Con queste delibere - affermava l’assessore Renato Boraso - l’Amministrazione porta il riordino delle aree così descritte: Campo Santa Margherita, Campo San Lio, Campo Santa Maria Formosa, Campo Santa Maria del Giglio, Campo Sant'Angelo, Campo San Polo, Campo Santo Stefano, San Vidal, San Leonardo e chioschi Fondamenta del Monastero. In ogni singolo campo riordinati plateatici e banchi. Ci sono state 11  Conferenze di servizio dal mese di aprile fino ad oggi e altresì 7 incontri con Soprintendenza, Regione e Uffici comunali. Si è cercato di salvaguardare ogni singola attività”.

Il pubblico in Sala manifestava la sua contrarietà con grida nei confronti della dirigente comunale Battaggia e con l’esposizione di scritte e striscioni: “Abbiamo mutui da pagare”, “Dacci spiegazione su singola delibera”, Battaggia a casa tua, verremo a mangiare tutti i giorni”. 

La dott.ssa Stefania Battaggia (Direzione Servizi al cittadino e Imprese) il 24 ottobre nella IX Commissione aveva illustrato le delibere con la proiezione di slide ed ha spiegato il lavoro dei tecnici per la mappatura nel centro storico di Venezia, indicando i plateatici già esistenti in Campo Santa Margherita. “Si vedono i plateatici già concessi - sosteneva Battaggia - e poi ci sono tratteggiamenti per quelli possibili. Si sono svolte 10 Conferenze di Servizi per fare le planimetrie e incontri con i tecnici per capire la posizione della Sovrintendenza per un punto di raggiungimento finale. Ci sono alcune modifiche. Dall’analisi paesaggistica con la Sovrintendenza, c’è posizione nel riordinare e ridimensionare le occupazioni di suolo pubblico. Decisioni che non penalizzano nessuno. Modifiche per diverse collocazioni private e allineamento diurno. Abbiamo riordinamento per ricollocazione e spostamento di alcuni plateatici; c’erano occupazioni che si sovrapponevano. Per Campo Santa Margherita le richieste della Sovrintendenza erano più morbide. San Lio è il secondo Campo ed è particolarmente compresso, è Campo piccolo con chiesa e presenza di plateatici. Ci sono 2 banchetti addossati alla chiesa e vengono spostati in Santa Maria Formosa. La situazione si è risolta. Non vengono soppressi i due posteggi ma spostati e ricollocati in maniera significativa”. 

“Le dimostrazioni di banco tipo - aveva affermato Boraso - saranno oggetto di discussione per evitare inutili speculazioni su tema delicato, rinviamo tema discussione alla specifica delibera; le dimostrazioni saranno oggetto di delibera alla specifica seduta”. 

Alle 18.32 si apriva il dibattito generale sulle delibere.

“Il problema - sosteneva Giovanni Giusto di Lega Veneta Lega Nord - è lo Stato; 3 interlocutori: Soprintendenza, Regione e Comune di Venezia con 3 luoghi distinti. Voglio distinguere i luoghi di Stato e Amministrazione comunale. L’Amministrazione comunale e il Consiglio comunale rappresentano i cittadini che li hanno eletti per difendere i diritti dei plateatici e la cultura cittadina. Lo Stato applica le imposizioni senza andare a leggere il problema che crea con le comunità. Lo Stato ci impone la rielaborazione, l’adeguamento dell’attività commerciale che per i cittadini è unica risorsa di sopravvivenza e non gli frega se perdono tutto o in parte. Molti si sono indebitati; alcuni hanno fatto il mutuo. Lui decide, impone, ti obbliga. Noi siamo unica garanzia nei confronti nostra comunità. Seduta imposta da Stato per avere un riordino garantito entro il prossimo gennaio, non si può sforare. Come affrontare la contrapposizione avversaria, lo Stato? Se poi deve essere fatto rielaborazione, un riordino, mi sento di difendere un criterio in difesa della comunità, per il loro interesse. Considerare la meritevolezza di chi fa vero commercio, abilitato nella città e chi fa commercio abusivo. Conosciamo chi sono, sono schedati, arriveranno anche i vigili e li andiamo a beccare a casa. L’irregolare fruitore è l’abusivo, è gente che arriva da tutte le parti del mondo”.

Il pubblico gridava: “Bravo!”  

“Non ho capito il senso - affermava Giorgia Pea di Lista Brugnaro Sindaco - la città di Venezia sta a cuore a tutti noi. Lavoriamo tutti in modo intenso. Io non permetto di ridere sul nostro lavoro”.

“Se non ci permettete di continuare - diceva alle 18.40 la presidente del Consiglio -  sarò costretta a farvi allontanare dall’aula”.

Paolo Pellegrini sosteneva le parole di Pea. 

“Noi - diceva Nicola Pellicani del Partito Democratico -  andiamo a regolamentare chi è già regolamentato e poi esiste un modo nel commercio abilitato che è libero commercio. Siamo in discussione su questioni importanti per la città. Andiamo a regolamentare ambito molto complesso, trovare equilibrio  tra le varie esigenze dei lavoratori come abbiamo ricordato in commissione. partito con piede sbagliato in commissione. È vero, stretti dalla legge Bolkestein, dobbiamo identificare il ruolo del Consiglio Comunale della città. Siamo partiti con il piede sbagliato. Noi prima definiamo i criteri per regolamentare e riorganizzare i campi. Ci sono conflitti come quelli dei ristoranti, banchi e plateatici. Dopo i criteri si decide per le questioni, andiamo forti con le decisioni. Dopo 11 Conferenze di servizio, dibattito con le categorie interessate, ci troviamo a dover ratificare decisioni già prese.  Non ci stiamo”. 

“Damiano La Rocca (dell’Associazione ambulanti) - diceva Maurizio Crovato di Lista Luigi Brugnaro Sindaco - chiedeva un altro consiglio comunale, di slittare fino al 2020. Lo Stato ci da direttive e lo slittamento non è possibile.  Come è stata trovata da Brugnaro la soluzione per Ruga degli Oresi, anche per voi il lavoro sarà rispettato. Noi ora abbiamo il compito di tutelare gli interessi generali. Il banco tipo è stato stralciato dalle delibere però non è stato toccato il posto di lavoro, più disponibilità di cosi!”.  

Sara Visman alle 18.58 riteneva che l’Amministrazione non abbia fatto “una discussione complessiva sull’attività della città”. “I posteggi - sostiene la consigliera - hanno criticità per l’estetica? Deve decidere su quale tipo di lavoro. I posteggi spostati per motivi paesaggistici, decretando la fine della città. Un ridimensionamento e questo è impossibile per certi operatori. Come diceva Pelizzato e Pellicani, dobbiamo fare qui discussione su ciò che si intende difendere, anche il tipo di lavoro. Non possiamo fare spostamenti per colpire gli abusivi, quando alla fine vengono colpite le attività veneziane. Bisogna partire dalla base e prendere la direzione che si vuole e non veleggiando a vista”.

Renzo Scarpa della Lista Brugnaro Sindaco diceva: “Ho già detto in Commissione quello che penso”. 

Il consigliere aveva sostenuto il 24 ottobre che “il governo ha emanato leggi ed occorre muoversi nelle leggi e un riordino  della città è necessario”. L’attività turistica per Scarpa costituisce "la maggiore attività economica” in quanto a Venezia trovano lavoro molte persone che abitano fuori del Comune. “Si sta andando verso situazione che potrebbe impoverire la città - ha detto il consigliere - e nel riordino della città, chiarire alcuni elementi: quale città vogliamo? Monumenti, attività economiche o abitanti? Probabilmente l’insieme delle tre macro motivazioni però con il riferimento che questa città ha esigenze particolari secondo i periodi. Le attività di vendita nel passato contribuivano alla floridezza della città; oggi per contro abbiamo una legislazione che cerca di spostare i banchi che impediscono la visione dei palazzi. Questa legislazione culturale privilegia i monumenti e crea problemi alle attività economiche? NO! A un chiosco di questa città è stata imposta la cessazione; cessa l’attività. Non credo che possa ripetersi questo, la morte delle attività che oggi sono attive”.

Per Scarpa “se ci sono persone che protestano vuol dire che temono per il valore della loro attività”. “Ci sono questioni - sosteneva Scarpa - che non riguardano lo Stato. Il riordino  è esigenza di viabilità e questo è gestione locale. Non è vero che dobbiamo scaricare sullo Stato. La Sovrintendenza ha compito diverso. Si tratta di contemperare le esigenze dell’attività commerciale con le esigenze paesaggistiche e culturali”.

Si votava l’emendamento Scarpa con parere negativo di Giunta. 
Presenti 28, votanti 27, favorevoli 12, contrari 15, astenuti 1. Il Consiglio non approva. 

Venivano discussi diversi emendamenti tra cui quello di Monica Sambo del PD che chiede di dare vivibilità  nei Campi ed evitare potenziali richieste evidenziate con il tratteggio delle planimetrie di zona.    

Si votava per la delibera n. 334 che interessa il riordino dei pianini di Campo Santa Margherita, Campo San Lio e Campo Santa Maria Formosa.
Presenti 29, votanti 21, favorevoli 20, contrari 1, astenuti 7, non votanti 1.  Il consiglio approva

Si discuteva la delibera n. 411 per il riordino dei panini di Campo Santa Maria del Giglio, Campo Sant’Angelo, Campo San Polo, campo Santo Stefano, San Vidal, San Leonardo e chioschi Fondamenta del Monastero.

Per Monica Sambo, lo spostamento dell’area banchetti dal centro strada all’area di fronte Sala San Leonardo andava a colpire l’attività dei residenti.  

Gli emendamenti proposti ottenevano parere negativo di Giunta e non vengono approvati dalla maggioranza del Consiglio. L’emendamento di Sambo, per la creazione di un’area ludica in Sant’Angelo, ottiene l’approvazione del Consiglio.  

Si chiedeva la dichiarazione di voto sulla delibera.

Sara Visman del Movimento 5 Stelle alle 20.44 diceva che il suo voto era “contrario” in quanto il Comune non aveva fatto nulla per preservare l’attività e che mettere a lavorare persone in condizioni precarie è deleterio. 

Si votava la delibera n. 411.
Presenti 26, votanti 21, favorevoli 20, contrari 1, astenuti 4, non votanti1. Il Consiglio approva.


Francesco Liparulo - Venezia