mercoledì 30 ottobre 2013

Giorgio Napolitano in campo per la ripresa

SOSTEGNO  DEI  FINANZIAMENTI  ALLE IMPRESE
PER SUPERARE LA CRISI ECONOMICA E SOCIALE
"I primi e incerti segnali di ripresa - ha detto Giorgio Napolitano - devono indurre a rafforzare tutte le azioni di sostegno all'economia, in uno sforzo generale al quale non può mancare l'apporto del sistema bancario e finanziario con un adeguato sostegno dei finanziamenti alle imprese.
Da noi la crisi generale con cui da quattro anni ci si confronta su scala mondiale si è tradotta in crisi di aziende medie e grandi. Per effetto di tutto ciò, e per il peso delle imposte da pagare, per l’aumento del costo di beni primari e servizi essenziali, dobbiamo parlare di una vera e propria “questione sociale” da porre al centro dell’attenzione e dell’azione pubblica. La politica, soprattutto, non può affermare il suo ruolo se le manca la capacità di condivisione umana e morale per le situazioni gravi di persone e di famiglie che bisogna sentire nel profondo della nostra coscienza e di cui ci si deve fare e mostrare umanamente partecipi".
"A partire dalla primavera del 2012 - ha scritto in una nota su Facebook Mario Monti - il Pdl e il Pd, per favorire le categorie economiche e sociali a loro rispettivamente vicine, hanno attenuato e ritardato sia le riforme strutturali  sia i tagli alla spesa pubblica proposti dal "Governo di impegno nazionale". Così facendo, hanno ritardato ulteriormente la ripresa dell'economia italiana in una situazione dell'economia europea già non favorevole".
Nella società politica sono ancora presenti le "male bestie" indicate da Luigi Sturzo, cioè lo statalismo che è contro la libertà, la partitocrazia che è contro l'uguaglianza, l'abuso del denaro pubblico che è contro la giustizia. La morale non può essere disconosciuta da chi governa, cioè l'etica deve stare dentro la politica, perché l'etica sociale è l'anima della politica che permette al popolo di respirare e di esistere secondo una "vita buona" per tutti.
"In un periodo di perdurante crisi economica e sociale - ha affermato Raffaele Squitieri, presidente f.f. della Corte dei conti – forte è l’esigenza di un radicale ripensamento delle politiche pubbliche: dalla revisione della spesa pubblica all’eliminazione degli sprechi, dal potenziamento dei controlli alla semplificazione di norme e procedure, alla prevenzione e alla lotta alla corruzione. Una congiuntura economica negativa come l’attuale, i fenomeni diffusi di corruzione, al di là della gravissima compromissione dei valori etici, comportano anche pesanti conseguenze economiche. La corruzione, infatti, non solo riduce la qualità dei servizi, incide sulle entrate fiscali, aumenta l’ingiustizia sociale e la povertà, ma anche la sua semplice percezione basta a costituire un ostacolo alla crescita, in quanto scoraggia gli investimenti. La lotta alla corruzione e alla cattiva gestione, pertanto, costituiscono per il nostro Paese obiettivi primari ed irrinunciabili".
Globalizzazione, crisi finanziaria, produttiva e sociale hanno alimentato paure e rabbia nel popolo chiamato a fare sacrifici e a sopportare un rigore fiscale per sostenere il debito pubblico che costa “più di 85 miliardi di euro all’anno” di solo interessi. Si migliorano i bilanci pubblici e si riempiono i forzieri delle banche, ma l'ossigeno vitale non arriva alle famiglie che vedono gli imprenditori disperati senza il sostegno del credito e i lavoratori senza un reddito. I nuclei familiari più deboli sono quelli monoreddito che hanno visto anche perdere il loro potere di acquisto. Negli ultimi 4 anni i nuovi poveri sono aumentati del 14%, percentuale che nel Sud (secondo la Caritas) arriva al 74%. 5 milioni di cittadini italiani sono diventati poveri assoluti.
I valori fondamentali della società civile (la persona umana, la famiglia, la sussidiarietà, la solidarietà) passano in secondo luogo nel sistema Stato – mercato che impone le proprie concezioni individualistiche nell’attuale mondo globalizzato, dove le regole del mercato non tengono conto della dignità della persona umana. Allarmano i dati sull'occupazione relativi ai giovani tra i 15 e i 29 anni. Quasi 2 milioni di giovani fuori ogni tipo di occupazione. "Il lavoro non deve essere un privilegio - ha detto il Presidente della Repubblica - ma una normale condizione, soprattutto per i più giovani".
"Uno sforzo aggiuntivo per il credito alle imprese - ha chiesto Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria - perché l’Italia non riesce più a sostenere i limiti di spesa imposti in un momento di recessione. Il principio di risparmio, imposto dai governi negli ultimi anni nel pubblico e nel privato, ha aggravato la crisi e non ha dato soluzioni alla disoccupazione. Le banche hanno già ricevuto un grande sostegno con tassi agevolati dalla Banca centrale europea ma non sostengono il loro ruolo che è quello di "aiutare le famiglie e l'impresa in difficoltà. Ci vuole più coraggio, perché mantenendo lo status quo, anche se ci sono passi nella direzione giusta, che possiamo valutare positivamente, non cambiano l'andamento dell'economia né il futuro del Paese".
 L'ossigeno vitale non arriva a chi è impegnato nella produttività del Paese, cioè i lavoratori si trovano ad affrontare una disoccupazione che diventa sempre più insostenibile e le banche continuano a non agevolare il credito a chi fa impresa e genera produttività e lavoro.
Il “Governo Montiha fatto la sua parte, mettendo a posto la finanza pubblica, promuovendo le riforme del lavoro e delle pensioni, ma ora tocca risolvere la grande questione sociale della disoccupazione. "È giunto il momento di affrontare il tassello fondamentale della produttività del lavoro, abbattendo quello "spread" tra le imprese italiane e i loro concorrenti europei".
Per il Presidente della Repubblica Italiana, c’è una “drammatica perdita dei posti di lavoro”: tre milioni alla ricerca di un lavoro. L’Italia è al terzo posto dopo la Grecia e la Spagna.
Jacopo Morelli, presidente dei Giovani industriali, ha affermato: "Gli Italiani hanno già dato una grande prova di responsabilità, accettando misure drastiche e impopolari. Se questo è vero, c'è anche un dovere morale da parte del governo di ridare subito fiducia al Paese, abbassando in maniera sostanziale la pressione fiscale su chi lavora e sulle imprese che investono". Per Morelli occorre “creare nuove occasioni di lavoro e dare ossigeno alle aziende, per esprimere ogni potenziale al meglio”.
La politica dovrebbe essere capace di dare risposte ai bisogni economici dei lavoratori e delle loro famiglie, di garantire la legalità e i diritti civili, cioè deve essere vero motore di riforme istituzionali equilibrate e condivise. La politica sarà considerata giusta se realizza il compimento del bene comune, cioè se crea prosperità materiale quale presupposto per “un’esistenza buona” del cittadino.
Il compito delle persone investite di potere politico   è quello di emanare una legislazione che garantisca un’ordinata convivenza sociale nella vera giustizia perché tutti i lavoratori possano trascorrere una vita dignitosa. La legge civile deve assicurare soprattutto i diritti fondamentali che appartengono alla persona. Fondamentale fra tutti è il diritto al lavoro per chi presta la sua opera per il bene proprio e della sua famiglia. La società politica necessita di uomini e donne che possano dare un senso all'esistenza concreta del cittadino che è soprattutto aspirazione alla libertà di realizzarsi nell'ambito di una comunità civile. L'attuale crescita degli indigenti evidenzia una forte diseguaglianza tra ricchi e poveri e un fenomeno di ingiustizia sociale.
Si tratta di realizzare un “Programma di cose concrete” miranti ad attuare un piano straordinario per l’occupazione giovanile, a promuovere un piano nazionale per la famiglia con più equità fiscale, a garantire il libero accesso alla Sanità, a sostenere le imprese agricole tutelando il “made in Italy”, a sostenere l’accesso al credito delle piccole e medie imprese, ad accrescere gli investimenti nella ricerca, ridurre la spesa pubblica, sviluppare la lotta all’evasione, modificare le regole del patto di stabilità, valorizzare il patrimonio paesaggistico, artistico e culturale.
Gli uomini in grado di guidare una coalizione di forze responsabili per una "politica necessaria" sono Mario Monti e i componenti di Scelta Civica. Si tratta di politici in grado di stimolare nel "Governo Letta" un'economia che arreca sviluppo e crea il bene comune che possa riversarsi su tutti i cittadini.
Si tratta di affrontare con trasparenza le patologie politiche, la diffusione del crimine, la droga, il degrado urbano, la prostituzione, l’inquinamento, l’abbandono della famiglia a se stessa. I valori spirituali del popolo italiano devono essere difesi e tramandati per conservare la nostra identità e promuovere un futuro per la nostra società civile.
Coloro che vogliono il "Bene comune dell'Italia" sono chiamati a "mantenere desta la sensibilità" per il riconoscimento dei diritti e della dignità dell'uomo, di fronte "all'attrattiva dell'utilità individualistica" a danno delle persone che costituiscono la comunità civile.  
Occorre generare nuove imprese, attrarre nuovi investimenti, dare un valore positivo a chi fa impresa, riportare al centro il lavoro con un mercato inclusivo per i giovani, le donne e gli immigrati.
L’esortazione è quella di costruire una società più giusta il cui centro è la persona che si realizza liberamente, cioè una comunità fondata sul progresso della vita e sulla forza della libertà in cui sia riconosciuta la dignità dell'uomo esistenziale dal suo concepimento fino alla sua morte naturale.
Non è un partito che fa l'Italia giusta, ma la scelta oculata di chi possa rappresentare il popolo con una “specchiata moralità personale”, abbia dimostrato di vivere con rettitudine, abbia “competenza e passione per il bene comune”, sia credibile per risolvere le “patologie politiche” della città. Aumentano gli elettori che vedono in Monti l'uomo giusto perché ha già saputo portare l’Italia lontano dal baratro, dal fallimento dello Stato ed è in grado di dare speranza agli Italiani “illusi” per tanti anni da rappresentanti politici che hanno permesso fenomeni di degrado del costume, di scivolamento nell'illegalità, provocando un “fuorviante rifiuto della politica”.
Il popolo sa distinguere il bene dal male, cioè ciò che è giusto e ingiusto per l'Italia. La soluzione per governare oggi il Paese è sostenere il movimento Scelta Civica e il senatore Mario Monti, considerato “punta di diamante” per scalfire e infrangere la barriera della recessione. I cittadini non vogliono demagoghi e imbonitori del popolo, ma chi ha saputo ridare credibilità all’Italia nell’ambito europeo, cioè chi ha esperienza di saper affrontare i problemi imposti dalla globalizzazione dei mercati finanziari e commerciali e possiede la capacità responsabile di risolvere la questione sociale italiana.
Scelta civica è in grado di proporre agli Italiani una società fondata sulla libertà e sullo sviluppo economico con le sue "nove proposte programmatiche prioritarie". La politica funziona se toglie gli ostacoli che ogni persona ha nella ricerca del suo appagamento. Il suo fine più profondo quando la società matura sul piano etico. Etica intesa come respiro complessivo di un popolo, come etica pubblica, cioè come trasparenza dei rapporti sociali.
Occorre "eliminare gli sprechi e chiudere le falle nelle amministrazioni pubbliche, togliere sabbia dagli ingranaggi del proprio tessuto produttivo e valorizzare le  proprie eccellenze ".
La politica economica non deve essere basata su continue tasse. Nella riforma tributaria bisogna porre al centro la famiglia per una "società a misura di famiglia". Sì al risanamento finanziario e alla crescita tenendo conto che bisogna dare risposte ai giovani ed eliminare la disoccupazione per garantire "l'equilibrio democratico e la convivenza civile".
Sì a Monti e a Scelta Civica per una Patria nella quale tutti gli Italiani si riconoscono.
Francesco Liparulo - Venezia

martedì 22 ottobre 2013

Mario Monti per un'azione civile e forte

MISSIONE DI SCELTA CIVICA
PER  IL  BENE  DELL'ITALIA
"È paradossale - ha scritto il senatore Mario Monti - accusare Scelta Civica di non dare adeguato sostegno al Governo, quando in questi mesi le turbolenze , le minacce e i diktat al Governo sono venuti piuttosto dal Pd, impegnato in vivaci dibattiti precongressuali, e soprattutto dal Pdl che ha cercato di usare il Governo, a volte riuscendoci, per adempiere a carico dello Stato alle sue promesse elettorali. La posta in giogo è troppo elevata: a volte qualche strattone può essere utile e necessario, senza dover essere accusato di oscure trame volte a mettere a repentaglio la vita del governo presieduto da Letta."
"Gli sforzi compiuti per affrontare la crisi - ha detto Giorgio Napolitano - hanno indirizzato l'Italia sul giusto binario. L’Italia condivide con l’Europa fenomeni di recessione e di disoccupazione crescente. La preoccupazione per quei fenomeni e per il malessere sociale che ne deriva, e quindi per i rischi cui è esposta la coesione sociale, deve essere al centro dell'attenzione delle istituzioni.
Si invita il governo ad "alzare l'asticella" per la ripresa dell'economia. Il ritorno alla crescita contribuirebbe "a un miglioramento delle condizioni del credito e del clima di fiducia".
La questione del governo del Paese richiede la costituzione di un Partito costituito da cittadini decisi ad ascoltare il popolo e a trovare i rimedi per uscire dalla crisi economico – finanziaria in un momento di profonda recessione per l’Italia. Il Governo Monti è riuscito a impedire il tracollo dello Stato. Il passo restrittivo, imposto dai tecnici per la salvaguardia delle finanze pubbliche, richiede un ulteriore passo nella direzione dello sviluppo e dell'occupazione per uscire dalla recessione.
C'è l'esigenza per la società civile di uno Stato più umano chericonosca e sostengail cittadino secondo il principio della sussidiarietà, agevolando lo sviluppo di tutte quelle energie delle singole persone e delle organizzazioni sociali per creare una comunità civile che si conserva nel tempo.
“Il compito di ristabilire un'Italia capace di crescere – ha sostenuto Monti – è appena cominciato. Il futuro dell'Italia dipende dalla volontà riformatrice della politica in Italia. La crisi sta imponendo un prezzo altissimo alle famiglie, ai giovani, ai lavoratori, alle imprese”.
“Indispensabile l'impegno comune - ha sostenuto il capo dello Stato - per far fronte alla difficile situazione economica e finanziaria”. Per il Presidente, la parola unità “si sposa con pluralità, diversità, solidarietà, sussidiarietà. Sentirsi Italiani significa riconoscere come problemi di tutti quelli che preoccupano le famiglie in difficoltà”.
“Siamo ad un punto di disfunzione democratica pericolosissima – ha detto Marco Vitale al Centro Congressi della Fiera di Verona – dobbiamo ricostruire la democrazia del nostro Paese e mondialmente dobbiamo ricostruire il pensiero economico”. L’economista ha incitato i giovani a impegnarsi per una “Democrazia Sostanziale Coerente” in grado di consentire “un paziente lavoro coerente” da parte della società politica per “traghettare l'Italia fuori da questa situazione attraverso dismissioni, sviluppo del reddito e la diminuzione della macchina politica che è la più costosa del mondo”.
In un mondo sempre più connesso, il commercio è globalizzato con investimenti e reti di produzione che uniscono tutti I Paesi in grado di produrre beni e servizi competitivi. Si produce dove è più conveniente. L'Italia non è più competitiva per la mancanza di leggi e regole idonee a far fronte alle sfide del mondo globalizzato. Negli ultimi anni l’economia mondiale e la politica mondiale sono cambiate. Gli Stati Uniti d'America e l'Europa hanno perso i loro primati con lacrescita di produttivitàdi Cina, India e di altrimercati emergenti” tra cui Brasile e Russia che sono in grado di attrarre i capitali per le loro produzioni industriali e per la fornitura di energie. I costi di trasporto intercontinentali sono stati ridotti e si produce dove il costo della mano d'opera è di gran lunga inferiore rispetto a quello dell’Occidente. Beni che una volta erano prodotti negli USA o in Europa ora sono fabbricati in Paesi che, pur essendo considerati in via di sviluppo, hanno un prodotto interno lordo che cresce più del 7%.
Qual è il problema?
L'incubo della disoccupazione affligge "le fasce più deboli" degli Italiani. “La creazione di occupazione è una sfida per tutti i Paesi – ha detto Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia – e tocca al settore privato creare lavoro economicamente e socialmente sensibile, mentre ai governi tocca fornire le condizioni macroeconomiche stabili, un clima favorevole per gli investimenti, un solido quadro legislativo e una regolamentazione bilanciata del mercato del lavoro”.
Si tratta di riaffermare e realizzare per la nostra “società attenta ed esigente” ivalori forti” del popolo italiano che sono “dignità della persona che lavora, famiglia, solidarietà, sussidiarietà, economia sociale di mercato” per far fronte all’impoverimento delle famiglie, alla crescente disaffezione verso la politica, al peggioramento delle prospettive di stabilità per il lavoro dei giovani, all’ingiustizia sociale, costituita dall’aumento di ricchezza per pochi e dall’indebitamento crescente per molti. Occorre generare nuove imprese, attrarre nuovi investimenti, dare un valore positivo a chi fa impresa, riportare al centro il lavoro con un mercato inclusivo per i giovani, le donne e gli immigrati.
L’esortazione è quella di costruire una società più giusta il cui centro è la persona che si realizza liberamente, cioè una comunità fondata sul progresso della vita e sulla forza della libertà in cui sia riconosciuta la dignità dell'uomo esistenziale dal suo concepimento fino alla sua morte naturale.
Lo Stato deve provvedere a migliorare le infrastrutture, a sostenere la ricerca scientifica e a regolamentare il mercato, producendo normative finanziarie e creando maggiore equilibrio tra domanda e offerta nell’ambito del territorio nazionale. Si tratta di frenare la povertà dilagante e la perdita dei posti di lavoro, garantendo equità sociale ed eliminando le ingiustizie sociali tra chi ha troppo e chi non ha nemmeno il necessario per mantenere la famiglia.
La “cellula vitale” della società, la famiglia naturale, costituita dall’amore di un uomo e una donna che attraverso la procreazione dei loro figli tramandano i valori del loro popolo, è minacciata dalla pressione degli interessi utilitaristici  che non considerano il valore e la dignità dell’essere umano. Questa espressione originaria della società umana richiede il rispetto del principio di sussidiarietà, inteso come aiuto economico, istituzionale, legislativo offerto alla famiglia. Soltanto la costituzione di una società a misura di famiglia” può garantirla dalle derive individualiste perché la persona e i suoi bisogni devono essere al centro delle attenzioni delle Autorità politiche.
La politica degli interessi ha dimenticato i valori del popolo italiano. I partiti non sono strutturati dal basso e non sono radicati sul territorio; questo denota mancanza di democrazia. Si auspica la reintroduzione della preferenza nella scheda elettorale. Le liste elettorali fatte a Roma non permettono di risolvere i gravi problemi della crisi economico – finanziaria che crea disoccupazione e toglie il reddito alle famiglie italiane.
La democrazia è un sistema politico in cui il popolo ha bisogno di testimoni che gli insegnino ad essere autenticamente popolo. Il corpo politico necessita di persone che mantengano la tensione morale nella comunità civile, perché ha esigenza di ritrovare la propria identità attraverso l’azione di politici che sappiano promuovere il benessere sociale per tutti. I valori del popolo italiano tra cui in primo luogo quello della persona e del lavoro devono essere difesi per conservare la nostra identità. 
"Adesso" c'è recessione in Italia con un debito pubblico che sfiora 2 mila miliardi di euro di cui ogni anno il contribuente deve pagare circa 80 miliardi di interessi. La crisi economico - finanziaria ha portato disoccupazione e povertà per 8 milioni di cittadini italiani. I vecchi partiti rischiano di scomparire, dilaniati da beghe interne.
La società civile italiana - ha detto Angelo Scola, arcivescovo di Milano - è una grande risorsa. Ci vuole una nuova cultura della politica”. Per il cardinale, la città italiana è una realtà che “scopre il suo nuovo volto di città plurale, in cui si incontrano mondi e credi diversi. Dobbiamo trovare un criterio che ci consenta una vita buona anche dentro la società plurale. Non ci si può lasciare schiacciare sulla crisi finanziaria, che pure va presa di petto con estrema serietà. Se non si rinnova la politica, attraverso una nuova cultura non sarà possibile creare soggettività sociale nuova.
Scelta civica è in grado di proporre agli Italiani una società fondata sulla libertà e sullo sviluppo economico con le sue "nove proposte programmatiche prioritarie". La politica funziona se toglie gli ostacoli che ogni persona ha nella ricerca del suo appagamento. Il suo fine più profondo quando la società matura sul piano etico. Etica intesa come respiro complessivo di un popolo, come etica pubblica, cioè come trasparenza dei rapporti sociali.
Occorre "eliminare gli sprechi e chiudere le falle nelle amministrazioni pubbliche, togliere sabbia dagli ingranaggi del proprio tessuto produttivo e valorizzare le  proprie eccellenze ".
La politica economica non deve essere basata su continue tasse. Nella riforma tributaria bisogna porre al centro la famiglia per una "società a misura di famiglia". Sì al risanamento finanziario e alla crescita tenendo conto che bisogna dare risposte ai giovani ed eliminare la disoccupazione per garantire "l'equilibrio democratico e la convivenza civile".
Francesco Liparulo - Venezia

giovedì 17 ottobre 2013

Il ddl Stabilità preoccupa Scelta Civica

"LE   SENTINELLE   ANTITASSE"
HANNO LAVORATO POCO E MALE
"Il Pdl - ha detto Mario Monti - si presenta come partito anti-tasse. Se vi è davvero, nel governo, un partito delle "sentinelle antitasse", esso ha operato poco e male. Non corrisponde alla realtà che Scelta Civica, secondo alcuni organi di stampa, avrebbe condiviso le scelte del disegno di legge di stabilità. Ci sembra soddisfacente per quanto riguarda il rispetto dei vicoli europei; insoddisfacente per quanto riguarda l'orientamento alla crescita. Vi sono poche tracce di riforme strutturali che costituiscono la via maestra alla crescita".  
Il popolo italiano sta soffrendo per la recessione e la povertà dilaga per le Regioni italiane.
"L’economia italiana - si legge nell'ultimo Rapporto del Cnel (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro) - è attraversata da una fase di profonda crisi. Le politiche di bilancio di segno restrittivo, la caduta del clima di fiducia degli operatori economici, e la riduzione del credito si sono tradotti in un crollo della domanda interna. "Tra il 2008 e il 2012 i disoccupati ufficiali sono aumentati di oltre un milione di unità ma "l'area della difficoltà occupazionale" registra un aumento di circa 2 milioni di persone. Italiani in povertà assoluta raddoppiati (4,81 mln).
"La coalizione - ha specificato il leader di Scelta Civica - serve a condividere la responsabilità politica per fare le riforme che, nell'interesse della crescita e dell'equità, colpiscono interessi costituiti; non può diventare un accordo per distribuire favori da una parte e dall'altra".
Mario Monti ha già presentato al presidente del Consiglio Letta un "patto di coalizione dettagliato e verificabile" con proposte di riforme realizzabili.
“Costruire un mercato sociale più competitivo in Italia e in Europa - ha detto l’emerito professore della Bocconi – è l’essenza del mio impegno. È un’agenda ambiziosa, ma tutti dobbiamo rendere conto al popolo del nostro Paese e soprattutto ai più fragili della società. I nostri giovani sono le vittime di governi che spesso non sono stati abbastanza forti nell’affrontare la lotta alla corruzione, all’evasione fiscale e ai gruppi di interesse, cioè sono le vittime di politici che spesso si sono impegnati in promesse elettorali non pensando al fatto che quelle promesse potessero essere mantenute o meno. Gli Italiani, che hanno già guardato a noi, troveranno un punto di riferimento ispirato alla serietà, alle riforme rigorose e all'Europa".
C'è ancora recessione in Italia: Il Prodotto interno lordo nell'area della moneta unica è cresciuto dello 0,3% trimestrale nel periodo aprile-giugno, ma l'Italia resta allo -0,2%.
Per l’Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l'Italia non cresce: il Prodotto interno lordo per il 2013 subirà una contrazione stimata all’1,5%, in ribasso rispetto all’1% previsto nello scorso novembre. Il ritorno alla crescita non è previsto prima del 2014. “Con un rapporto debito/Pil vicino al 130% e un piano di ammortamento del debito particolarmente pesante, l’Italia rimane esposta ai cambiamenti improvvisi dell’umore dei mercati finanziari. La priorità rimane sempre la riduzione ampia e prolungata del debito pubblico. La scarsa competitività, la riduzione dei prestiti bancari e l'impatto immediato dei tagli alla spesa pubblica e degli aumenti impositivi che gravano sulle famiglie e le imprese continuano a indebolire la crescita sul breve termine".
Il leader di Scelta Civica e gli aderenti al suo movimento politico vogliono aiutare le famiglie e le imprese italiane per affrontare la “perfida crisi” sociale e produttiva.
"La legge di stabilità" proposta dal Governo Letta suscita preoccupazioni e insoddisfazioni per le attese disilluse. "Manterremo gli impegni presi in Europa - ha detto il presidente del Consiglio - il tema delle forme e dei modi con cui troveremo le risorse è un fatto di casa nostra, non ho da spiegarlo a nessuno”. Fabrizio Saccomanni, ministro dell'Economia e delle Finanze, ha anche affermato di voler proseguire "con fermezza sulla strada delle riforme strutturali già iniziate".
"Uno sforzo aggiuntivo per il credito alle imprese - ha chiesto Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria - perché l’Italia non riesce più a sostenere i limiti di spesa imposti in un momento di recessione. Il principio di risparmio, imposto dai governi negli ultimi anni nel pubblico e nel privato, ha aggravato la crisi e non ha dato soluzioni alla disoccupazione. Le banche hanno già ricevuto un grande sostegno con tassi agevolati dalla Banca centrale europea ma non sostengono il loro ruolo che è quello di "aiutare le famiglie e l'impresa in difficoltà. Ci vuole più coraggio, perché mantenendo lo status quo, anche se ci sono passi nella direzione giusta, che possiamo valutare positivamente, non cambiano l'andamento dell'economia né il futuro del Paese".
 L'ossigeno vitale non arriva a chi è impegnato nella produttività del Paese, cioè i lavoratori si trovano ad affrontare una disoccupazione che diventa sempre più insostenibile e le banche continuano a non agevolare il credito a chi fa impresa e genera produttività e lavoro.
Il “governo Mario Montiha fatto la sua parte, mettendo a posto la finanza pubblica, promuovendo le riforme del lavoro e delle pensioni, ma ora tocca risolvere la grande questione sociale della disoccupazione. "È giunto il momento di affrontare il tassello fondamentale della produttività del lavoro, abbattendo quello "spread" tra le imprese italiane e i loro concorrenti europei".
Per il Presidente della Repubblica Italiana, c’è una “drammatica perdita dei posti di lavoro”: tre milioni alla ricerca di un lavoro. L’Italia è al terzo posto dopo la Grecia e la Spagna.
Jacopo Morelli, presidente dei Giovani industriali, ha affermato: "Gli Italiani hanno già dato una grande prova di responsabilità, accettando misure drastiche e impopolari. Se questo è vero, c'è anche un dovere morale da parte del governo di ridare subito fiducia al Paese, abbassando in maniera sostanziale la pressione fiscale su chi lavora e sulle imprese che investono". Per Morelli occorre “creare nuove occasioni di lavoro e dare ossigeno alle aziende, per esprimere ogni potenziale al meglio”.
La politica dovrebbe essere capace di dare risposte ai bisogni economici dei lavoratori e delle loro famiglie, di garantire la legalità e i diritti civili, cioè deve essere vero motore di riforme istituzionali equilibrate e condivise. La politica sarà considerata giusta se realizza il compimento del bene comune, cioè se crea prosperità materiale quale presupposto per “un’esistenza buona” del cittadino.
C'è l'esigenza, in questo momento di recessione, di uno Stato che riconosca e sostenga le famiglie e le imprese secondo il principio della sussidiarietà, agevolando lo sviluppo di energie singole e di organizzazioni sociali per creare una comunità civile che si conserva nel tempo e non degeneri per “le patologie politiche” presenti nella comunità.
I valori fondamentali della società (la persona umana, la famiglia, la sussidiarietà, la solidarietà) passano in secondo luogo nel sistema Stato - mercato che impone le proprie concezioni individualistiche nell’attuale mondo globalizzato, dove le regole del mercato non tengono conto della dignità della persona umana.
Nel mondo del lavoro, anche nei settori in forte sviluppo, conta la competizione e la produttività, cioè l’orientamento culturale è favorevole sempre di più all’individualismo e al “privatismo”, a scapito di coloro che hanno soltanto le proprie braccia per provvedere a se stessi e alle proprie famiglie.
Lo Stato è il primo responsabile di tutta la politica del lavoro, cioè è il datore di lavoro indiretto che deve provvedere all’emanazione delle leggi che disciplinano il settore lavorativo. Le attività delle società produttive, direttamente responsabili perché determinano i contratti e i rapporti di lavoro, esigono una politica che garantisca il rispetto degli inalienabili diritti delle persone.
La giustizia nei rapporti lavoratore - datore di lavoro non solo si attua con una equa remunerazione, ma anche e soprattutto con una legislazione che aiuti le imprese a garantire posti di lavoro per il sostentamento delle famiglie.
La difesa degli interessi esistenziali dei lavoratori in tutti i settori produttivi è resa possibile soltanto da uno Stato che dispone di istituzioni che considerano la persona umana come soggetto del lavoro e non come “merce” per aumentare la ricchezza del Paese.
La responsabilità primaria in una società civile e politica spetta al''autorità politica, intesa come funzione essenziale senza la quale la persona umana non può acquisire il bene comune, indispensabile alla sua vita e a quella di tutta la società civile.
Il compito delle persone, investite di potere politico, è quello di emanare una legislazione che garantisca un'ordinata convivenza sociale nella vera giustizia perché tutti i lavoratori possano trascorrere una vita dignitosa. La legge civile deve assicurare soprattutto i diritti fondamentali che appartengono alla persona.
Il lavoro è un bene essenziale perché con esso l’uomo realizza se stesso ed espleta la sua libertà nella comunicazione con gli altri per la creazione del bene comune, necessario al benessere materiale e spirituale della società civile. L'operaio ha anche una vita familiare che è un suo diritto e una sua vocazione naturale. La sua attività è condizione per la nascita e il mantenimento della famiglia, ritenuta cellula primordiale di tutta la comunità civile. La perdita del salario del capo famiglia mina alla radice l'unità fondamentale della stessa società.
Il responsabile di questo stato sociale è lo Stato che non salvaguarda la coesione sociale e permette la nascita di una contraddizione tra sviluppo economico e il fondamento della comunità, perché consente l’inversione dei valori che sono alla base della comunità civile. La dignità della persona e della famiglia passa in secondo ordine rispetto alla produzione dei beni economici.
L'esigenza di creare ricchezza e sostenere la competizione nel mondo globalizzato non può tralasciare la preminenza dei valori essenziali e il mantenimento della coesione sociale, cioè non può tralasciare di assicurare il sostentamento e l’esistenza quotidiana della vita dell’uomo, soggetto inalienabile di tutte le attività sociali.
Il valore del lavoro umano, che è tale perché caratteristica essenziale di ogni persona e bene fondante di ogni sviluppo sociale, non può essere calpetato per finalità non rispondenti ai veri bisogni primari dei cittadini. Il benessere materiale perde significato se non si dà importanza alla dignità del lavoro, cioè la società civile si disgrega e perde coesione se l’attività che genera ricchezza non è protetta da norme che assicurino l’esistenza del lavoratore e della sua famiglia.
Francesco Liparulo - Venezia

sabato 12 ottobre 2013

Pd e Pdl illudono gli elettori italiani

MARIO MONTI   E   SCELTA CIVICA
CONTRO "L'ILLUSIONISMO FISCALE"
"Il Pdl - ha detto Mario Monti - si presenta come partito anti-tasse, ma con i suoi comportamenti costringe ad aumentarle. Con la sua ostinazione contro l'Imu, alla quale troppo docilmente il governo ha dato retta, il Pdl è di fatto il responsabile dell'aumento dell'Iva e della impossibilità di ridurre fortemente il cuneo fiscale, che è quello di cui avremmo bisogno. Così ha ottenuto non di ridurre le tasse, ma di imporre una fiscalità regressiva e recessiva che penalizza ulteriormente la  competitività del Paese. Predicano la riduzione delle tasse ma poi, come è successo con l'ultimo Governo Berlusconi, fanno guai che obbligano ad aumentare ancora il carico fiscale. Così c'è il rischio che la grande coalizione si trasformi in una grande collusioneAllora noi di Scelta civica  saremo la 'sentinella contro il loro illusionismo fiscale'''.
"Deve essere chiaro a tutti - ha detto Enrico Letta, presidente del Consiglio dei ministri - che la Legge di Stabilità non è uno strumento in cui ciascun partito scarica le proprie richieste, dobbiamo selezionare gli obiettivi e rispettare delle priorità".
"Siamo immersi in un angoscioso presente - ha detto il Capo dello Stato - e bisogna proiettarsi oltre approcci legati a pur legittimi interessi. È chiaro che c'è un urgente bisogno di dare maggiore attenzione al tema del disagio sociale, perché abbiamo un aggravarsi del disagio delle famiglie e un aggravarsi della povertà".
"L’economia italiana - si legge nell'ultimo Rapporto del Cnel (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro) - è attraversata da una fase di profonda crisi. Le politiche di bilancio di segno restrittivo, la caduta del clima di fiducia degli operatori economici, e la riduzione del credito si sono tradotti in un crollo della domanda interna. "Tra il 2008 e il 2012 i disoccupati ufficiali sono aumentati di oltre un milione di unità ma "l'area della difficoltà occupazionale" registra un aumento di circa 2 milioni di persone. Italiani in povertà assoluta raddoppiati (4,81 mln).
Questa è la ripresa?
"Dovremmo recuperare lo spirito per cui è nato il governo Letta - ha affermato Linda Lanzillotta, vice presidente del Senato - invece in questi mesi abbiamo assistito ad ultimatum da parte dei due maggiori partiti come se le larghe intese servissero per nascondere debolezze interne e restituire mance elettorali".
Sia a destra che a sinistra - ha esplicitato  Mario Mauro, senatore di Scelta civica e ministro della Difesa dell’esecutivo Letta - c’è chi sa avere un ruolo solo nello scontro". 
PD e PDL sono dilaniati nel loro interno e nuovi sedicenti leader si confrontano per l'accaparramento delle simpatie degli elettori, sfiduciati da una politica disattenta ai veri bisogni dei cittadini, impegnati a fronteggiare la galoppante disoccupazione e la povertà che colpisce i ceti meno abbienti della società civile. Per l’Istituto nazionale di statistica, l'11% delle famiglie italiane, circa 3 milioni di nuclei familiari, è povero.
C'è recessione: il prodotto interno lordo italiano è sceso dell’1,2%. La Banca d'Italia, nel suo ultimo bollettino economico, ha evidenziato che l'Italia avrà nel 2013 un Pil negativo dello 0,7%, inferiore a quello europeo, previsto intorno allo 0,2%. Si invita il governo a "procedere con decisione e tempestività nelle misure già adottate" per la ripresa dell'economia. Un ritorno alla crescita contribuirebbe "a un miglioramento delle condizioni del credito e del clima di fiducia".
Come affrontare la crisi?
"La coalizione - ha specificato il leader di Scelta Civica - serve a condividere la responsabilità politica per fare le riforme che, nell'interesse della crescita e dell'equità, colpiscono interessi costituiti; non può diventare un accordo per distribuire favori da una parte e dall'altra".
Mario Monti propone un "patto di coalizione dettagliato e verificabile".
L'on. Enrico Zanetti, responsabile delle politiche fiscali di Scelta Civica, presenta 7 priorità per un patto di coalizione:
1 - Rilanciare sin dalla Legge di Stabilità per il 2014 - 2016 il processo di controllo della spesa pubblica avviato dal Governo Monti. I tagli di spesa potranno essere restituiti ai cittadini sotto forma di tagli di imposte.
2 - Creare "l'anagrafe della spesa" per monitorare la spesa e contrastare gli sprechi.
3 - Razionalizzare gli incentivi e le agevolazioni fiscali.  
4 - Dismettere patrimonio pubblico per finanziare investimenti.
5 - Ridurre la pressione fiscale partendo da lavoro e impresa.
6 - Contrattare con l'Europa una maggiore agibilità finanziaria per assicurare all'Italia di agganciare la ripresa.
7 - Introdurre un contributo di solidarietà sulle pensioni di più elevato importo per garantire equità intergenerazionale anche nei sacrifici.
I testimoni del popolo devono impegnarsi affinché sia applicata la giustizia in ogni attività della persona umana e perché sia rispettata la sua dignità in ogni manifestazione della sua opera, contrastando ogni disconoscimento dei valori che costituiscono l’essenza della vita, cioè opporsi con qualsiasi mezzo non violento di persuasione. Si tratta di interagire con tutte le forze della società civile per instaurare quella saggezza che è razionalizzazione morale della politica.
Spetta alla comunità politica mediare tra le necessità funzionali del mercato e la vita quotidiana delle persone, cioè promuovere i contenuti valoriali nelle decisioni del mondo produttivo e finanziario. La necessità della ricchezza e la competizione mondiale devono armonizzarsi con i valori dell’uomo che è soggetto e fine di ogni produzione e benessere sociale. Gli esponenti politici non devono accettare il relativismo che svilisce la dignità della persona umana nella sua stessa comunità con la diffusione del crimine, la droga, il degrado urbano, la prostituzione, l’inquinamento, l’abbandono della famiglia a se stessa. I valori spirituali del popolo italiano devono essere difesi e tramandati per conservare la nostra identità e promuovere un futuro per la nostra società civile.
La “cellula vitale” della società, la famiglia naturale, costituita dall’amore di un uomo e una donna che attraverso la procreazione dei loro figli tramandano i valori del loro popolo, è minacciata dalla pressione degli interessi utilitaristici che non considerano il valore e la dignità dell’essere umano. Si avverte la certezza che i valori fondanti della cultura europea sono messi in secondo ordine rispetto all’attrattiva della globalizzazione economica e finanziaria che non riconosce il vero valore del bene comune della società che è tale se e solo se si riversa su ogni cittadino.
Non basta una bandiera, un logo o un inno per fare un partito, ma occorre un'unità di intenti, cioè essere convinti di servire il popolo e testimoniare le sue esigenze. Si tratta di servire la comunità vivendo per la famiglia, attuando la solidarietà sociale e facendo applicare il principio di sussidiarietà da parte dello Stato.
Francesco Liparulo - Venezia

venerdì 4 ottobre 2013

Il bisogno di vivere insieme agli altri

Italiani  del nostro tempo, animati da un profondo amore per la Patria, hanno la necessità di unirsi per promuovere una politica riformista, cioè aderente ai bisogni di ragioni di vita e di speranza di ogni essere umano per cui valga la pena di vivere.
I cittadini che vogliono una politica riformista, cioè gli uomini e le donne che credono nei valori della persona umana, si rivolgono a tutti coloro che vogliono mantenere nel tempo presente i principi cristiani che hanno ispirato i nostri Padri che ci hanno preceduti nell’amore verso la nostra patria, resa una e indivisibile dagli eroi che seppero offrire anche la loro vita per il bene di tutti.
Ogni essere umano ha un sapere che concerne ciò che deve fare. In questo sapere c’è una morale che scaturisce dalla coscienza di come bisogna fare perché la sua opera sia ben fatta. La morale, insita in ogni persona, è conoscenza di libertà.
L’essere umano con l’intelligenza entra nella sua volontà e decide dei suoi atti con le sue virtù, cioè con le sue capacità di essere prudente, giusto, forte e temperante. Queste sue doti, acquisite con l’esperienza, gli permettono di discernere il bene dal male e di agire in modo da evitare rischi inutili a sé e agli altri.
L’atto morale appartiene al mondo della libertà
, cioè al mondo delle relazioni tra le persone. La radice della libertà è la libera scelta, insita nella natura ragionevole di ogni essere umano, che gli permette di governare la sua vita e di badare a se stesso, cioè di agire come essere morale.
Ogni persona ha bisogno di vivere insieme agli altri per esprimere la sua libertà per un interesse comune, in rapporto alla parte di benessere che ne trae, esprime il suo essere politico, inteso come inclinazione a vivere in società. Questo bisogno scaturisce dalla sua necessità di aprirsi alle comunicazioni della conoscenza e dei rapporti di amicizia che esigono di relazionarsi con gli altri.
La società umana è una società di persone e l’unità sociale è la persona umana. Il bene della società, cioè il bene di tutte le persone, è tale se giova alle persone individuali. La persona umana e il bene comune sono in una relazione di dipendenza reciproca.
Il bene comune della città salvaguarda la persona umana soltanto se è subordinato a tutto ciò che appartiene alla sua libertà di esistere e di relazionarsi con le altre persone.
Nella vita sociale vi è una tendenza ad assoggettare la persona,  a diminuirla, considerandola come un semplice individuo materiale, cioè privo delle sue aspirazioni di libertà e di amicizia. Questo conflitto richiede una soluzione dinamica perché la società si evolve nel tempo sotto la spinta delle istanze di libertà e di aderenza alle necessità del tempo presente. Questa spinta tende a realizzare progressivamente l’aspirazione di ogni uomo o donna a essere trattato come una persona. Questa aspirazione è l’espressione di un ideale attuabile soltanto con lo sviluppo del diritto, della giustizia, dell’onore e con lo sviluppo dell’amicizia tra i cittadini.
La giustizia e il diritto, imponendo la loro legge all’essere umano come ad un agente morale e, rivolgendosi alla ragione e alla sua libertà, riguardano la sua personalità e trasformano la relazione tra la persona e la società. Questa interazione deve concepirsi su di un tipo specificamente etico -sociale, cioè al tempo stesso personalistico e comunitario.
La società politica ha il compito di sviluppare le condizioni di ambiente che portino tutte le persone a un grado di vita materiale, intellettuale e morale necessario al bene e alla pace di tutti i cittadini.
La comunità civile richiede di essere ordinata al bene comune temporale che è materiale, intellettuale e morale perché mira al bene della persona umana. Questo ideale richiede che la politica, l’economia, le soluzioni sociali e l’azione dello Stato soddisfino il principio del male minore, ritenendo che i mezzi di costrizione, purificati dalla giustizia, siano nelle mani di un’autorità che ha il diritto di farsi ubbidire.
Ci si domanda come è possibile una società più umana di fronte alla situazione del mondo presente con tutte le minacce di degradazione. Il male sembra trionfare agli occhi di tutti di fronte al degrado sociale e alle atrocità che appaiono sugli schermi televisivi o sulla stampa quotidiana e periodica.
Soltanto coloro che permettono la coesistenza e il dialogo delle persone creano una comunità civile che si conserva nel tempo, perché lottano per la giustizia, l’amicizia civica e la fede nell’essere umano che sono la forza che la fa vivere”.
Ugo Sartorio, Direttore editoriale della rivista mensile “Messaggero di sant’Antonio”, nella sua prefazione al volume “LA VITA BUONA” di Angelo Scola e Aldo Cazzullo, afferma: “Il cardinale Angelo Scola, quando parla di forme sostanziali di vita buona, solleva al contempo la questione del buon governo, nel tentativo di promuovere una convivenza partecipata da tutti con autentico protagonismo dei soggetti”.
Si tratta di “una nuova laicità”, cioè di un metodo per una vita buona per tutti.
“Noi Occidentali - sostiene Scola nel libro sopracitato – non possiamo continuare a pensare che la nostra visione della società civile e delle istituzioni statuali, la nostra idea di razionalità, valgano anche per le altre aree culturali. Asia, Africa, America Latina, hanno altri parametri”.
Le autorità costituite devono essere “garanti di una pluriforme società civile”.
Le organizzazioni sindacali dei lavoratori sono chiamate a farsi carico – secondo la lettera enciclica Caritas in Veritate - dei nuovi problemi della società, cioè volgere lo sguardo anche verso i lavoratori dei Paesi in via di sviluppo.
L'attuale democrazia deve fare i conti con le sfide del mondo globalizzato. Si auspica un diverso rapporto tra individui e società civile, un diverso modo di concepire la dignità della persona e la dignità del suo lavoro, cioè si chiede una maggiore cittadinanza attraverso una maggiore attenzione alla persona e ai suoi bisogni di esistenza. I beni primari della persona non possono essere decisi dalle maggioranze politiche e dai mercati, dominati dagli interessi economici e finanziari di uomini in grado di muovere i loro capitali nel mondo globalizzato.
La società politica necessita di politici che cercano di dare un senso all’esistenza concreta del cittadino che è soprattutto aspirazione alla libertà di realizzarsi nell’ambito di una comunità civile. L'azione del rappresentante del popolo deve mirare alla crescita del bene comune che è fatto di prosperità materiale e spirituale per tutti gli uomini e le donne. Le virtù del politico devono basarsi sul coraggio, la disciplina, il senso dell’onore, lo spirito di giustizia e lo spirito di sacrificio. “Servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia sociale è e rimane il compito fondamentale del politico”.
L'attuale crescita degli indigenti evidenzia una forte diseguaglianza tra ricchi e poveri e un fenomeno di ingiustizia sociale. L’attività politica deve basarsi sui bisogni della vita delle persone e dell’esigenza della pace sociale. 
Nel momento storico della globalizzazione occorre migliorare l'organizzazione economica mondiale che risulta scompensata con il movimento dei capitali e con le conoscenze tecnologiche. Occorre affrontare i problemi della comunità facendo riferimento al cittadino come persona umana e alla società politica strutturata in grande quantità di società e comunità d’ordine inferiore.
I problemi dell’immigrazione e integrazione sono interpretati in termini di sicurezza. Questi temi dovrebbero essere considerati affari sociali ed affidati al Ministero degli Affari Esteri e al Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.
Nei prossimi 30 anni per mantenere l’attuale tasso di attività della popolazione in età di lavoro e di sviluppo economico dobbiamo ricevere dai 200 ai 300 mila lavoratori l’anno.
Per l'Italia come per l’Europa, il livello di benessere dipenderà dalla capacità di attrarre i lavoratori stranieri. Il problema è inserire gli immigrati nel tessuto produttivo e farli partecipare alla vita sociale senza pretendere con ciò che essi rinuncino alla loro identità culturale e religione.
Sono due milioni i lavoratori stranieri in Italia e un milione è iscritto ai sindacati. Circa il 50% sono donne che operano per le famiglie italiane.
Le autorità costituite devono essere “garanti di una pluriforme società civile”.
Le organizzazioni sindacali dei lavoratori sono chiamate a farsi carico – secondo la lettera enciclica Caritas in Veritate - dei nuovi problemi della società, cioè volgere lo sguardo anche verso i lavoratori dei Paesi in via di sviluppo.
I sostenitori del "Bene comune dell'Italia" sono chiamati a "mantenere desta la sensibilità" per il riconoscimento dei diritti e della dignità dell'uomo, di fronte ai rappresentanti del popolo che hanno piegato la propria ragione "all'attrattiva dell'utilità individualistica" a danno delle persone che costituiscono la comunità civile. Occorre vincere lo statalismo, la partitocrazia ed eliminare lo sperpero del denaro pubblico per il trionfo della giustizia sociale. Si tratta di raggruppare tutti coloro che vorranno dedicarsi a una certa concezione di democrazia da perseguire e dei mezzi idonei per il conseguimento della "vita buona" per tutti. L'azione del testimone del popolo non è semplice sopportazione, cioè non è calma imperturbabile, ma è provocazione che mira ad eliminare gli ostacoli della vita dei cittadini per la pace e la riconciliazione sociale.
Spetta alla comunità politica mediare tra le necessità funzionali del mercato e la vita quotidiana delle persone, cioè promuovere i contenuti valoriali nelle decisioni del mondo produttivo e finanziario. La necessità della ricchezza e la competizione mondiale devono armonizzarsi con i valori dell’uomo che è soggetto e fine di ogni produzione e benessere sociale. Gli esponenti politici non devono accettare il relativismo che svilisce la dignità della persona umana nella sua stessa comunità con la diffusione del crimine, la droga, il degrado urbano, la prostituzione, l’inquinamento, l’abbandono della famiglia a se stessa. I valori spirituali del popolo italiano devono essere difesi e tramandati per conservare la nostra identità e promuovere un futuro per la nostra società civile.
Francesco Liparulo - Venezia